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247 risposte in questa discussione

Scusa ma argomentare cosa? Il forum stesso è una gigantesca argomentazione sul perché non pagare, mai, in nessun caso, nemmeno fosse Mondadori a proportelo. Che domanda è "argomenta un pochino"? Ma che, scherziamo?

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chiedo scusa, non capisco questo tono aggressivo.

io non ho nessuna curiosità di sapere i listini degli editori a pagamento, ne ho visti parecchi e mi sono fatto una idea.

sono anche io contro l'editoria a pagamento, ci mancherebbe altro.

il mio punto è diverso: leone editore mi ha dato l'impressione di sapere cosa fare, di avere le idee chiare.

chiedo se qualcuno qui ha pubblicato con lui e può raccontare la sua esperienza, per capire se leone mantiene quello che promette.

poi farò le mie riflessioni sul fatto di pagare o meno.

grazie

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chiedo scusa, non capisco questo tono aggressivo.

io non ho nessuna curiosità di sapere i listini degli editori a pagamento, ne ho visti parecchi e mi sono fatto una idea.

sono anche io contro l'editoria a pagamento, ci mancherebbe altro.

il mio punto è diverso: leone editore mi ha dato l'impressione di sapere cosa fare, di avere le idee chiare.

chiedo se qualcuno qui ha pubblicato con lui e può raccontare la sua esperienza, per capire se leone mantiene quello che promette.

poi farò le mie riflessioni sul fatto di pagare o meno.

grazie

 

Penso che se qualcuno avesse avuto esperienze, l'avrebbe già scritto (tralasciando il fatto che ci sono sette pagine di topic).

 

Se sei contro l'editoria a pagamento, perché t'interessa sapere la qualità della casa editrice?

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Se sei contro l'editoria a pagamento come fai a prendere in considerazione l'idea di pagare?

Ci sono delle CE a pagamento che fanno bene il loro lavoro? Certo. Ma sopra ho scritto che il pensiero su cui si fonda questo forum è "mai pagare per pubblicare, nemmeno se fosse con Mondadori".

Sono sei anni che si argomenta sul perché siamo contrari al pagare per lavorare, non vedo perché ripetere di nuovo ogni cosa, visto che ogni cosa è scritta qui.

E ribadisco: non puoi sostenere di essere contrario all'EAP se prendi in considerazione la possibilità di pagare. È come se un vegano prendesse in considerazione l'idea di mangiare un coniglio.

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Buondì a tutti. Ero già passato da queste parti essendo un autore sotto contratto con Leone Editore e avevo già parzialmente fornito la mia personale esperienza con la casa editrice. Con loro ho già editato tre romanzi e un quarto è in prossima uscita. Vorrei premettere che, logicamente, ciascuno può formarsi una libera opinione sulla congruenza di una partecipazione economica, da parte di un autore, a una programmata e strutturata campagna di promozione editoriale del proprio romanzo. Mi permetto solo di fornire, pacatamente, un contributo di pensiero spero utile a Robanzat, fermo restando che alcun legame di amicizia o parentela mi lega con l'editore in parola, ma un sincero rapporto di fiducia e stima, spero reciproco. Se non sbaglio Robanzat si domanda e ci domanda, non tanto se sia giustificabile una richiesta di contributo da parte della casa editrice quanto piuttosto se ciò che prospettano, appunto in termini di pubblicizzazione e promozione venga sul serio messo in campo. Qui, perciò, mi limito a dire questo. Dopo 20 di gavetta con pseudo editorucoli a pagamento, dove le pretese economiche da me sempre declinate, avrebbero visto come controprestazione il mero magazzinaggio di volumacci mal stampati in buie cantine, Leone editore ha portato i miei romanzi a primeggiare nella degna classifica IBS (per ben sei mesi, a torto o a ragione, sono stato nella top ten dei best seller dietro al celeberrimo Dan Brown e compagnia cantante), ha diffuso un mio romanzo unitamente a uno dei più importanti quotidiani nazionali realizzando vendite per diverse migliaia di copie in tutta Italia, ha contribuito a far recensire una mia storia sul settimanale Voyager, ha promosso e distribuito i miei titoli nelle librerie italiane dove ne ho personalmente e maniacalmente riscontrato la presenza e, ultimo ma non ultimo, ha consentito acché una mia storia fosse tradotta in Spagna. Ora, dico questo non per convincere qualcuno o per forzare il concetto che il sistema proposto a Robanzat sia eccelso. Lo faccio per consentirgli di decidere se impegnarsi con questo editore sapendo che, per quel poco che la mia povera esperienza di autore può offrire, si tratta di persone serie che,in genere, laddove prospettino richieste di compartecipazione ad ambiti promozionali, lo fanno perché anche loro vanno incontro a impegni economici per servizi che altre case editrici non si sognano neppure di lumeggiare agli autori. In sostanza, Leone non chiede soldi per pubblicare libri ma, preventivando spese in proprio per pagare servizi altrui (esposizioni privilegiate vendute dalle major o da librerie a marchio) non credo possa permettersi di pagare questi extra in proprio. Grazie, come al solito, per l'ospitalità sul forum.

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Grazie per il contributo Detlef.
Le mie posizioni sono spesso distanti da quelle del forum, ma, in questo caso, paradossalmente, la cosa mi intristisce ancora di più rispetto a quando si parla di editori a pagamento che fanno un lavoro simile a quello della tipografia.
Il fatto è questo: anche volendo (e non ho detto che vorrei, è solo un'ipotesi), io non avrei 3000 da spendere. Questo non significa che un mio eventuale testo sia brutto, solo che sono povera.
Con tutti gli enormi problemi che ha la distribuzione editoriale, problemi che chiunque abbia pubblicato credo conosca, sapere che pagare possa essere conditio sine qua non per una visibilità reale lo trovo sconfortante. 

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Grazie a voi per avermi accolto. Ci tenevo solo a precisare che, mille volte, ho ricevuto proposte editoriali (da quando avevo 16 anni) in cui mi domandavano denari. Non ho mai accettato. Poi ho visto la "sorte" dei manoscritti altrui, destinati a essere comprati da un centinaio di amici e parenti, senza alcuna distribuzione, men che meno idee di promozione. Non faccio nomi di queste "case editrici" (meglio, stamperie) ma, credo, siano facilmente individuabili. Mi premeva solo dire che se un Editore che ti porta in mille, duemila librerie, che consente al titolo di arrivare a "numeri" di venduto assolutamente paragonabili con quelli dei giganti dell'editoria, se poi riceve una proposta da dieci, trenta librerie a marchio per esporre, magari su una colonna visibilissima, una ventina di suoi titoli e se, a tal editore, viene chiesto, da parte di queste catene distributive, un notevole importo come prezzo del servizio, questo editore ha due possibilità: o regalare a uno solo dei suoi autori tale visibilità, penalizzando gli altri titoli, o, onestamente e senza "mano armata", cercare di spiegare agli autori stessi che, se vogliono ragionare in termini di efficace promozione, denari per tutti non ce n'è. Ovviamente, ribadisco, ciascuno può poi decidere senza isteria se queste condizioni sono accettabili o meno.

Io sono il primo a sperare che la piccola e media editoria possa avere le stesse possibilità di collocare i propri romanzi, ad esempio, presso i "muri" delle grandi catene commerciali dove campeggiano cinque, sei al massimo grandi case editrici. In tal caso, le barriere promozionali cadrebbero all'istante. Ma così non è.

Ok, credo di avervi ammorbato a sufficienza.

Grazie ancora e un abbraccio a tutti.

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Non faccio nomi di queste "case editrici" (meglio, stamperie) ma, credo, siano facilmente individuabili.

No, guarda, le stamperie sono un'altra cosa. Fanno il loro lavoro - di stampare quello che gli viene chiesto di stampare senza spacciarsi per altro - e meritano tutto il nostro rispetto.

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Ma per favore...

Costruire un folder con la presentazione dei propri volumi è cosa che fa qualsiasi editore che vuole dotarsi di distribuzione

Gli agenti che vanno in giro per le librerie dovranno avere una copertina da proporre al libraio, assieme a uno straccio di riassunto della trama e della biografia, se no cosa gli raccontano?  

Quale poi sia l'accoglienza che i librai riservano a certi folder è cosa che vi potrei raccontare in altro luogo...

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Scusa Nanni, forse mi sono espresso male. Intendevo dire che qualificarsi come casa editrice significa editare, ossia pubblicare, ossia rendere pubblico un romanzo e non solo limitarsi a stamparlo e ficcarlo in archivio. Tutto qua. Lunga vita alle stamperie! Per Marcello, invece, non ho capito il suo commento. Io parlavo di servizi extra richiesti dalle catene di distribuzione e non del folder con la presentazione dei libri. Anche qui, mi scuso se non sono stato chiaro.

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Scusa Nanni, forse mi sono espresso male. Intendevo dire che qualificarsi come casa editrice significa editare, ossia pubblicare, ossia rendere pubblico un romanzo e non solo limitarsi a stamparlo e ficcarlo in archivio. Tutto qua. Lunga vita alle stamperie! Per Marcello, invece, non ho capito il suo commento. Io parlavo di servizi extra richiesti dalle catene di distribuzione e non del folder con la presentazione dei libri. Anche qui, mi scuso se non sono stato chiaro.

 

Quelli di cui parli non sono servizi extra, sono parte del lavoro dell'editore. Del suo lavoro, non di quello dell'autore. L'autore il suo lavoro l'ha già fatto: ha scritto l'opera.

Un editore che fa pagare all'autore il lavoro che deve pagare lui è un editore a pagamento. Se Leone chiede soldi per pubblicare (è la conditio sine qua non per pubblicare, altro che servizi extra), è un editore a pagamento.

Oh, ma che scherziamo? L'autore deve pagarsi la pubblicità e la distribuzione? Ma quindi il lavoro dell'editore quale sarebbe, stampare le copie e basta?

Ma siamo seri, per cortesia. Farsi pagare per pubblicare (e neanche poco, le tariffe sono tra le più care anche nell'ambito degli EAP) è editoria a pagamento. Punto.

E qui l'editoria a pagamento è sconsigliata.

Molto meglio cercarsi un editore che ha voglia di investire nel prodotto proposto, almeno l'autore saprà se ha scritto qualcosa di valido, o se di valido aveva solo il conto in banca.

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Io penso che ognuno debba trarre le proprie conclusioni e fare quel che crede. Come dice Ophelia, anche io sono povero. Per cui non mi posso permettere di sicuro di pagarmi un sogno, e fare leva sui sogni per me non è giusto. Peggio ancora se scrivere per me è un lavoro, io di norma non pago il mio datore di lavoro, al massimo mi faccio pagare: non pago nemmeno se mi promette la luna, se mi porta a tutte le fiere o se mi assicura la vittoria del premio Nobel per la letteratura. Se valgo davvero così tanto, dico che l'azienda si assume il rischio di impresa, o riduce i costi di gestione o ancora fa altro, perché nel momento in cui chiedo i soldi per far lavorare l'autore, dal mio punto di vista non fai editoria, ma diventi altro.

Ma ripeto, ognuno è libero di fare le scelte che ritiene più opportune, io ho all'attivo tre pubblicazioni free: non arrivo serenamente in libreria, le difficoltà sono state tante e permangono tutt'ora, avrò raggiunto di certo meno di 1000 copie vendute sinora, ma sono contento così: ho raggiunto tanta gente che non mi conosceva (e non i 100 amici di cui qualcuno parlava sopra) e comunque, anche se non sono al premio strega, non ho pagato un centesimo. 

Pagare non è reato, e nemmeno chiederli i soldi. Dal mio personale punto di vista è sbagliato pagare per pubblicare, poi ognuno è libero di investire sui suoi sogni come crede.

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Bene, Lem Mac Lem, io accetto la tua opionione senza considerarti "non serio". Spero che, con serenità, tu continui a consentirmi di esprimere la mia. Per il resto, mi pare di aver detto in partenza: liberi di cercarsi qualsiasi editore, liberi di non accettare qualsiasi condizione richiesta da chiunque, liberi, insomma, liberi.

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Ribadisco il mio solito e ormai noioso concetto:
perché tu EDITORE prima ti apri un'azienda e poi io AUTORE devo pagare il TUO rischio d'impresa? Sappiamo un pochino come funzionano queste cose no? Il rischio d'impresa è quella cosa che ogni azienda deve accollarsi quando decide di nascere e che prevede che se le cose vanno male si perdono i soldini... se volevo accollarmi un rischio d'impresa aprivo a partita IVA e mi facevo editore di me stesso

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Qui nessuno mette in dubbio il rispetto della libertà di scelta, quindi tirarlo in ballo è quantomeno ridondante.

Definire un contratto di editoria pagamento come tale non è mancanza di rispetto, è pura e semplice realtà. Chi non paga, non viene pubblicato. Può essere bravissimo, ma se non tira fuori il soldino, avanti a lui passerà gente meno capace, punto.

Ora, se a un autore va bene pagare per sentirsi bravo, liberissimo di farlo, il cliente dell'editore è lui e non il lettore finale.

E sì, ognuno può trarre le proprie conclusioni, su come ne esca l'immagine di un autore disposto a pagare.

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Inviato (modificato)

Vedo che Lem e Gongola mi hanno già preceduto sottolineando il punto essenziale.

Nessuno mette in dubbio la libertà di fare ciò che si preferisce con la propria opera. Rimane però il parere (mio personalissimo, ma forse condiviso anche da altri qui) che un editore che chiede un contributo economico, per quanto piccolo, ad un autore (per qualunque cosa, dall'editing alla stampa alla promozione alla distribuzione) viene meno ai suoi compiti e quindi è, per dirla con un giro di parole, un editore non troppo buono. Un autore poi che è disposto a pagare per la sua opera è libero di farlo, ma io personalmente mi riservo il diritto di giudicarlo e di dire che, secondo me, fa male e potrebbe fare diversamente.

 

Se la Leone Editore quindi chiede un contributo economico sì per la promozione, ma comunque essenziale per la pubblicazione (cioè, senza, non si pubblica), è una CE a pagamento e quindi mi sento di sconsigliarla: ci sono tante CE free che offrono la promozione a gratis: perché non pubblicare con loro? "Perché loro non accettano il tuo manoscritto!" si potrebbe rispondere. E allora perché la Leone lo accetta? Giusto perché pago? Come faccio insomma a sapere che il mio libro vale davvero la pubblicazione? Se la vale, ho tante CE free a cui rivolgermi e che dovrebbero accettarlo comunque; se non la vale, allora non ha senso proprio pubblicare, figuriamoci pagare per farlo.

 

E qui sorge il dubbio su alcune esperienze di altri utenti riportate in post precedenti: buffo come le loro opere fossero già pronte così, senza bisogno di editing. Viene il dubbio che questa CE cerchi di evitare di impegnarsi anche in quello.

Per correttezza, riporto i passaggi in questione; qui c'è l'esperienza di Montag:

La telefonata è stata molto cordiale, la persona con cui ho parlato mi ha decantato l'opera, mi ha chiesto addirittura se l'avessi fatta editare perchè era già in ottimo stato.

 

 

cuido riporta invece diversamente che nel suo caso:

La persona con cui parlai (R.G.) mi fece qualche bel complimento, mi specificò che lui non aveva letto il mio lavoro, ma che esso necessitava di editing, per un costo di 5000 euro. Proposi di apportare io stesso le modifiche che mi sarebbero state suggerite, ma egli mi rispose che avrebbe preferito ingaggiare un professionista; temeva che io fossi troppo innamorato del mio romanzo per rimaneggiarlo con obiettività.

 

l'editing era ritenuto necessario. Ma era necessario anche un contributo. Assurdo: un contributo per l'editing? Allora... Questa CE non mette i soldi per la promozione, non li mette per l'editing... Cosa fa dunque? Stampa davvero e basta? Torno al discorso di prima: perché dovrei rivolgermi a loro quando altre CE mi offrono i medesimi servizi ma gratis?

Modificato da Alexander91
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Ok, d'accordo, forse manco sul serio di chiarezza. Ci riprovo l'ultima volta perché continuare significherebbe annodare i grovigli di una corda secca. Punto primo: mia opinione è mai pagare per pubblicare il proprio romanzo. Punto secondo: se arriva un servizio promozionale extra, del tipo, tre settimane impilato sulla colonnina centrale di una libreria a marchio e se la libreria in discorso CHIEDE all'editore una tal somma e se quel diavolo di editore NON HA quella somma per centocinquanta autori, ma al massimo per uno, due o tre, quell'editore (non, cioè, quello che chiede denari per stampare e portare in libreria) ha due scelte dettate dalla matematica: dire, no grazie, non ho così tante risorse oppure dire chiaramente ai suindicati centocinquanta autori o centottanta o quanti siano, ragazzi miei, OLTRE a portarvi in libreria, OLTRE, ok?, se qualcuno intende aderire a questa promozione extra, ci sarebbe da contribuire, ma non per ingrassarmi a uffo, ma semplicemente perché, caso contrario, amici come prima, su quei totem A PAGAMENTO nessuno di voi potrà salirci. Anche le sponsorizzazioni su IBS non sono un regalo di un munifico babbo natale. Si pagano. Si pagano TANTO. Anche in questo caso: supponiamo che l'editore animato dai più sani propositi, DOPO aver portato in libreria i suoi titoli, diffusi gli stessi nel web, nelle radio, su qualche buona rivista, decida di aderire alla RICHIESTA DI DENARO di ibs, fa due conti e considera che, ahimé, proprio non glie la fa a promuovere da solo su ibs tutti i suoi titoli. Ergo, solita solfa: vuoi tu, autore, darmi una mano per pagare questo servizio extra? Ora, fermo restando che per la centomilionesima volta ribadisco che ognuno è libero di dire no, no, no, no, alla fine dei conti, dopo alcuni anni, un editore pensa: beh, siccome la promozione che passa per questi servizi extra mi costerebbe diciamo diecimila euro a titolo (ho personalmente chiesto a una importante catena libraria quanto costa, per una settimana, esporre titoli in esclusiva di una sola casa editrice), forse mi viene da spiegarlo d'anticipo a un autore, prima di contrattualizzarlo, che chiederò a lui di contribuire per queste spese EXTRA che NON RIESCO A COPRIRE.

Detto ciò, ri-chiedo scusa a tutti se, ancora una volta, non sono stato chiaro, ma ribadisco che questo discorso non mi pare identico a quello praticato da molte case editrici che chiedono cinque, seimila euro per fare una copertina carina, colorata, accattivante e poi il libro non si trova in nessun luogo.

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Quello che io dico è che:
1. se non riesci a coprire una data spesa non è un mio problema ma tuo in quanto editore, se voglio pagarmi la pubblicità lo faccio senza passare per te

2. se sei un editore come mi aspetto che tu sia se non ti bastano i soldi non pubblichi 3 autori ma ne pubblichi solo 2 e quando puoi passi al terzo... se fai il passo più lungo della gamba non sei in grado di fare impresa

3. l'editoria a pagamento per come io la vedo parte dalla copertina per finire alla promozione, se mi chiedi soldi e devo "comprarmi" la pubblicazione o la promozione per ME sei editoria a pagamento, a prescindere dalle definizioni legali che non conosco, parlo di come io mi approccio all'editore tutto qui :)

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Se l'autore che paga per pubblicare, nella mia opinione, pensa soltanto a se stesso e per niente ai suoi lettori, sarebbe ridondante anche che esprimessi la mia opinione su un editore che pubblica 150 autori senza poterselo permettere.

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Scusa, Gongola, solo per capire: tu pensi che esista un editore appartenente alla piccola o media editoria e non, dunque, ai colossi, che pubblica un libro, lo distribuisce in oltre 1000 librerie in Italia, lo traduce e lo vende all'estero in almeno cinque, sei Paesi, pagandoti regolarmente i diritti, compra ogni sei mesi un'inserzione personalizzata su ibs, compra, nella stessa tempistica, una colonna espositiva presso cento librerie a marchio e riesce a fare questo per tutti i suoi titoli? Io penso di no.

Ovviamente (ripeto, e dieci), uno può dire: a me non interessa essere con una casa editrice che, per questi servizi extra, mi chiede di contribuire alla spesa. Altri, invece, possono dire: questa è una promozione meritoria e, siccome, andando a scavare come un maniaco, mi accorgo che questa richiesta di contribuzione va a coprire dei costi vivi altrimenti non sostenibili, decido di aderirvi. Caso contrario, aderisco a un contratto che non preveda alcun mio sforzo economico e, delle due l'una: trovo analogo trattamento (magari ad avere nomi), non trovo analogo trattamento.

Tutto qua.

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Inviato (modificato)

Scusa, Gongola, solo per capire: tu pensi che esista un editore appartenente alla piccola o media editoria e non, dunque, ai colossi, che pubblica un libro, lo distribuisce in oltre 1000 librerie in Italia, lo traduce e lo vende all'estero in almeno cinque, sei Paesi, pagandoti regolarmente i diritti, compra ogni sei mesi un'inserzione personalizzata su ibs, compra, nella stessa tempistica, una colonna espositiva presso cento librerie a marchio e riesce a fare questo per tutti i suoi titoli? Io penso di no.

 

Non lo penso nella maniera più assoluta, ma ti giro la domanda: tu per lavorare pagheresti? Beh io no, la scrittura la reputo un lavoro e per capirci i contributi mi aspetto che mi vengano pagati dalla mia azienda così come la promozione mi aspetto che venga pagata dall'editore, meglio detta così?

Quando invio un manoscritto lo faccio con cognizione di causa, se mi deve pubblicare un editore che non reputo possa permettersi la promozione semplicemente non gli invio il mio romanzo, se invece l'editore dimostra DOPO di non essere in grado io mi attengo al contratto che ho firmato e non pago un bel niente (se il contratto prevede un qualche pagamento non lo firmo fin da subito).

Sta di fatto che come io faccio il mio lavoro lo faccio fatto bene (almeno spero di riuscirci) mi aspetto e pretendo che il mio datore di lavoro si muova con la stessa professionalità... se non è in grado di reggere certi investimenti mi aspetto che non li faccia e di certo non glieli pago io.

 

Modificato da Gongola
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Quindi, ipotizzando che un autore selezionato non voglia pagare, basterebbe che si rifiutasse e verrebbe pubblicato gratuitamente, comunque?

Perché il nocciolo è questo.

E sarebbero utili testimonianze di autori che hanno rifiutato di pagare questi cosiddetti servizi extra, venendo pubblicati ugualmente, anziché solo testimonianze di autori che hanno rifiutato il pagamento e sono stati cassati tout court.

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detlef74, sei stato cristallino; forse quello poco chiaro sono stato io.

 

Punto 1): a leggere le esperienze dirette riportate sopra da alcuni utenti, il contributo è OBBLIGATORIO: non è che l'editore offre diversi pacchetti della serie: "pacchetto free": promozione e distribuzioni un po' limitate, sostenute completamente dall'editore (e limitate quindi alle sue possibilità imprenditoriali) senza alcun contributo dell'autore; "pacchetto con contributo" (cioè quello che dici tu): l'autore aiuta l'editore a sostenere le spese per la promozione e distribuzione. A parte il fatto che in quest'ultimo caso sarebbe da aspettarsi per l'autore comunque una percentuale più alta sul prezzo di copertina per poter rientrare della propria quota, la Leone pare non essere neanche a doppio binario ma esclusivamente a pagamento.

 

Punto 2): chiedere un contributo (di quella cifra poi) per l'editing è una cosa assurda: se una CE non si preoccupa neanche a spese sue dell'editing, ripeto, che fa? Stampa e basta?

 

Punto 3): se una CE non ha i soldi per dare un servizio, non lo dovrebbe dare, semplicemente! Se un imprenditore non ha i soldi per condurre avanti la propria impresa, che chiuda! E' semplice e non c'è nulla di male, moralmente parlando.

 

Sennò a questo punto uno diventa socio dell'editore e fa prima, cosicché il contributo sia davvero proporzionato alla percentuale di guadagno.

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Posso sommessamente e con un filo di voce osservare che scrivere presuppone avere una certa aspettativa di divulgazione e pubblicizzazione? Se tale presupposto è accolto, mi limito a dire che si è liberi di scegliere una promozione/pubblicizzazione di tipo A (libro in alcune librerie, presente su qualche ottimo sito, sui forum, ecc.) oppure una promozione/pubblicizzazione di tipo B (tutti i servizi che ho esposto nel precedente intervento). Uno sceglie. Corretto? Se scegli B, mi domando dove sia un editore (non una major) che te li accordi accollandosi costi che un piccolo e medio editore, per l'appunto, non può accollarsi.

Ergo, uno sceglie, A o B.

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Detlef non mi riferivo espressamente a te, qualcuno negli interventi precedenti parlava di folder e in una discussione in rete non credo sia necessario riferirsi sempre e solo all'ultimo che ha aperto bocca.  Anche perché intanto che scrivo il forum mi avverte che ci sono stati 8 interventi che io leggerò poi, ad esempio.

Editare a pagamento non è un reato, sia chiaro.

Forse non lo è nemmeno prendere la gente per i fondelli.  A me però quello indispettisce. 

Voler far credere a una persona sprovveduta in materia che certi servizi - e non parlo di editing dei testi - siano un'offerta sensazionale che ti porterà addentro alle segrete stanze dell'editoria, quello lo è. 

Raccontare a un povero disgraziato (generico, eh, non mi riferisco a nessuno in particolare nemmeno qui) che una scheda inserita in un copertinario ti farà automaticamente ritrovare sui banchi delle principali librerie italiane a fianco della Allende e di Umberto Eco lo è.

Appoggiare due copie del libro sul banco di una fiera non ti spalancherà la classifica dei bestseller, così come non lo farà l'inviare alcune copie del volume a qualche giornalista locale che, forse, lo recensirà con sei righe in dodicesima pagina.   

Far balenare davanti agli occhi di chi non ne sa mezza scenari quantomeno improbabili é prenderli in giro. 

E la scelta è veramente libera quando uno è informato.

Questo era il senso del mio intervento che, ripeto, non era rivolto direttamente a te.

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Quello che io dico è che:

1. se non riesci a coprire una data spesa non è un mio problema ma tuo in quanto editore, se voglio pagarmi la pubblicità lo faccio senza passare per te

2. se sei un editore come mi aspetto che tu sia se non ti bastano i soldi non pubblichi 3 autori ma ne pubblichi solo 2 e quando puoi passi al terzo... se fai il passo più lungo della gamba non sei in grado di fare impresa

3. l'editoria a pagamento per come io la vedo parte dalla copertina per finire alla promozione, se mi chiedi soldi e devo "comprarmi" la pubblicazione o la promozione per ME sei editoria a pagamento, a prescindere dalle definizioni legali che non conosco, parlo di come io mi approccio all'editore tutto qui :)

 

Quotone.

 

Scusa, Detlef: se tu fossi un cuoco in un ristorante e il titolare volesse comprare una cucina particolarmente bella e costosa nonché dei nuovi arredi per la sala da pranzo ma, ahimè, non avesse soldi a sufficienza e venisse da te e dagli altri dipendenti per chiedere un contributo spese gli diresti di sì? Pagheresti per l'investimento altrui? Perché prima di rientrare in una spesa di 5000€, in diritti d'autore, ce ne vuole eh. E se anche pareggi e non ci guadagni nulla cos'hai ottenuto, specie considerando che editori più grandi, giornali, riviste e anche semplici blog considerano molto negativamente le pubblicazioni a pagamento e non le pubblicizzano né le recensiscono?

 

Poi, liberi di fare quel che volete coi vostri soldi. L'EAP non è certamente illegale, pagare per pubblicare non è illegale, chiedere soldi per pubblicare non è illegale. Ma venire a parlare di "servizi extra" è fuorviante per chi legge: stai facendo passare il messaggio che tutte queste cose siano compito di chi scrive e non chi, di mestiere, si è assunto la responsabilità di pubblicare e vendere libri. 

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Posso sommessamente e con un filo di voce osservare che scrivere presuppone avere una certa aspettativa di divulgazione e pubblicizzazione? Se tale presupposto è accolto, mi limito a dire che si è liberi di scegliere una promozione/pubblicizzazione di tipo A (libro in alcune librerie, presente su qualche ottimo sito, sui forum, ecc.) oppure una promozione/pubblicizzazione di tipo B (tutti i servizi che ho esposto nel precedente intervento). Uno sceglie. Corretto? Se scegli B, mi domando dove sia un editore (non una major) che te li accordi accollandosi costi che un piccolo e medio editore, per l'appunto, non può accollarsi.

Ergo, uno sceglie, A o B.

 

Guarda che i "servizi extra" di pubblicizzazione non sono mica solo gli editori a pagamento o la Leone, a offrirli. Sai quante inserzioni pubblicitarie su Facebook di case editrici Free ci sono? Così come le pile di libri, ricordo bene che Asengard in alcune librerie aveva il cartonato del libro di Lem (sì, quella che ti sta rispondendo qui) e si trova distribuita in grandi librerie.

Idem la Gargoyle.

Case editrici free di medie dimensioni. Quindi, per cortesia, non facciamo passare il messaggio "o paghi o rimarrai sepolto nel nulla", perché non è vero affatto.

Libertà di scelta sempre e comunque, ma senza informazioni corrette non ci possono essere scelte libere.

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Ecco, Alexander91, questo è il punto. Hai centrato in pieno il concetto che cercavo di esprimere. Le esperienze dei singoli, riportate in questo post, io le rispetto. Non ero presente (non sono nel consiglio di amministrazione di Leone Editore e non mi sogno di appartenervi) e non posso, per rigore di pensiero, pronunciarmi in merito. Il mio contributo di pensiero era tassativamente riferito alla valutazione di servizi che un editore vuole programmare e pianificare ed esporre a chi firma un contratto. Io non ho pagato per pubblicare i miei romanzi, quindi non posso che presumere che ci sia spazio per pubblicare senza pagare. Ho ricevuto alcune proposte additive alla pubblicazione, del tipo di quelle da me elencate. Qualcuna l'ho accolta, con benemeriti risultati, alte non mi hanno interessato. Le gomme della mia auto sono ancora integre e nessun ninja mi sorprende nel cuore della notte con una lama alla gola.

Poi, non posso entrare nelle singole posizioni ma, semplicemente, portare la mia testimonianza.

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