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228 risposte in questa discussione

Loro insistono che chiedere un contributo a scopo pubblicitario non voglia dire essere un editore a pagamento.

E' la mia primissima esperienza, vi lascio immaginare quanto sono confusa e altalenante nelle sensazioni.

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Nel senso che è successa la stessa cosa anche a te con loro?

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Perché superfluo? Credimi, io non so cosa pensare e cosa fare.

Gli ho espresso tutto il mio stupore e il mio scettiscismo e al tempo stesso la voglia di crederci.

La mia ssoluta mancanza di esperienza, ovviamente, mi rende insicura e timorosa di perdere forse un treno..

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A casa mia se scrivono che non chiedono soldi e invece li chiedono si chiama pubblicità ingannevole :li: ed è gravissimo

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Ripeto, perché loro me lo hanno ripetuto e specificato. Non lo ritengono un contributo alla pubblicazione, ma un contributo per le spese di pubblicità, indispensabile per far circolare un nome assolutamente sconosciuto.

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Ripeto, perché loro me lo hanno ripetuto e specificato. Non lo ritengono un contributo alla pubblicazione, ma un contributo per le spese di pubblicità, indispensabile per far circolare un nome assolutamente sconosciuto.

Evidentemente non sono capaci a fare pubblicità e hanno carenze nel settore marketing... tu ti fidi a pubblicare con loro a questo punto?

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Io non so cosa pensare. Ecco perché sono qui a confrontarmi con chi ha un pò più di esperienza in questo mondo.

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Anche questa? : WallBash :

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Manuela modera i termini e le accuse.

Patrizia per quanto mi riguarda l'autore non deve mai pagare l'editore, per nessun motivo.

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Grazie a tutti. Confrontarmi con chi ci è già passato, con chi ci prova da più tempo di me, mi è di grande aiuto.

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In breve, il contributo che mi chiedono serve a coprire, in parte, le spese di pubblicità, visto che io, essendo una perfetta sconosciuta, venderei copie solo nell mia ristretta cerchia di amici e conoscenti, non uscendo nemmeno dalla mia città.

Vista la crisi del momento, che ovviamente non risparmia di certo l'editoria, loro per pubblicare un esordiente, vedi una perfetta sconosciuta come me, per investire nel suo lavoro e per dargli visibilità necessitano di promuoverlo, in primis con banner su siti appositi, per cui chiedono che anche il perfetto sconosciuto investa, come investrirebbe in una qualunque attività voglia intraprendere.

Direi che queste sono esattamente le stesse frasi che usano da anni alcuni editori a pagamento per convincere gli esordienti a pagare.

Per quel che mi riguarda non sono motivazioni sufficienti, ci sono case editrici che investono molto in pubblicità mettendoci soldi di tasca propria, quindi il mio consiglio è quello di cercare altrove.

Per curiosità: quanti soldi ti hanno chiesto?

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In breve, il contributo che mi chiedono serve a coprire, in parte, le spese di pubblicità, visto che io, essendo una perfetta sconosciuta, venderei copie solo nell mia ristretta cerchia di amici e conoscenti, non uscendo nemmeno dalla mia città.

Vista la crisi del momento, che ovviamente non risparmia di certo l'editoria, loro per pubblicare un esordiente, vedi una perfetta sconosciuta come me, per investire nel suo lavoro e per dargli visibilità necessitano di promuoverlo, in primis con banner su siti appositi, per cui chiedono che anche il perfetto sconosciuto investa, come investrirebbe in una qualunque attività voglia intraprendere.

Direi che queste sono esattamente le stesse frasi che usano da anni alcuni editori a pagamento per convincere gli esordienti a pagare.

Per quel che mi riguarda non sono motivazioni sufficienti, ci sono case editrici che investono molto in pubblicità mettendoci soldi di tasca propria, quindi il mio consiglio è quello di cercare altrove.

Per curiosità: quanti soldi ti hanno chiesto?

Non so se è opportuno dire qui le cifre. Comunque decisamente di più di un paio di CE a pagamento che mi hanno contattata

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Ripeto, perché loro me lo hanno ripetuto e specificato. Non lo ritengono un contributo alla pubblicazione, ma un contributo per le spese di pubblicità, indispensabile per far circolare un nome assolutamente sconosciuto.

Sono scenette viste e sentite decine di volte.

E' solo un modo come un altro per giustificare una richiesta di soldi che non dovrebbe mai essere chiesta.

Sono senza parole, se non: lascia perdere

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Qui decine di utenti hanno riportato le cifre e altri dati relativi alle proposte, quindi non preoccuparti. :) L'unica cosa che devi evitare è mettere dati sensibili (indirizzi, nomi o numeri di telefono che non siano pubblici), ma per il resto non c'è niente di male.

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Che roba! Anch'io ritenevo Leone free... Manca la testimonianza di qualcuno che abbia effettivamente pubblicato con loro. Se c'è, si faccia avanti e racconti :bla: :bla:

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Guarda che uno degli aspetti meravigliosi della rete è proprio la possibilità di fare pubblicità in maniera assolutamente e del tutto gratis.

E non esiste solo Facebook. Certo, se vuoi andare sul sicuro e sul massimo dell'efficacia (aderendo per esempio al programma AdWord di Google), lì servono soldi.

Ma esistono tanti sistemi, tra cui lo scambio di banner tra siti amici. Pensa solo alla marea di siti (gratuiti) per comunicati stampa, o a quelli di editoria sociale come OkNotizie.

Pensa che in rete trovi persino database delle email di un sacco di giornalisti!

Ora, alla luce di questo, pensi davvero che dicendo di no a questa gente tu possa perdere un treno?

Dammi retta (e non solo a me), lascia perdere, o il treno, invece di perderlo, ti investirà.

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Ayame, hai poi deciso di mandarla, la mail? Strano che la CE in questione non sia ancora intervenuta qui, qualche mese fa l'avevano fatto in un'altra discussione (per una questione molto meno spinosa, tra l'altro)

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Cari tutti,

a questo punto ci sembra fondamentale inserirci nella discussione. Cerchiamo di farlo senza essere invadenti, ma con chiarezza e trasparenza, proprio perché - come abbiamo già avuto più volte occasione di dire in questo forum - non abbiamo niente da nascondere. Quindi siamo diretti:

- no, non siamo un editore a pagamento, non chiediamo soldi per la pubblicazione dei nostri libri. Tutte le attività standard editoriali, dall'attività redazionale, alla promozione, alla distribuzione, alla comunicazione e al marketing, da prima della nascita fino al termine della vita editoriale del libro, sono la nostra attività quotidiana e restano parte del nostro rischio d'impresa;

- sì, abbiamo chiesto a Patrizia di partecipare attivamente alle spese di pubblicità che normalmente già sosteniamo, chiedendole di coprirne una parte, nella misura - diciamo la cifra, proprio perché non c'è davvero niente da nascondere - di 5.000 € + iva.

Perché questa scelta: per ragioni di mercato, semplicemente. Non dimentichiamoci che se non tutti gli scrittori sono artisti, certamente tutti gli editori sono aziende. Quindi abbiamo deciso di orientare il nostro piano editoriale principalmente verso le traduzioni dall'estero (che siamo noi a "pagare", certamente non chiediamo contributi a uno Stuart McBride o a una Louise Welsh…) e di selezionare una ristretta cerchia di autori italiani che già pubblichiamo, riservando spazi molto oculati agli esordienti.

Perché? Questo lo sapete meglio di noi. Le librerie sono sature di proposte, il 25% dei libri pubblicati non vende neanche una copia, il crollo generale delle vendite - complice anche la crisi economica - sta mietendo vittime a catena, sia tra gli editori che tra i librai, e la visibilità per un esordiente è bassissima, sia attravero i canali tradizionali che con le nuove soluzioni offerte dal web. Se siamo ancora qui a fare il nostro mestiere, pur con tutte le difficoltà del momento, è perché evidentemente i nostri piani di marketing (che sono qualcosa di più consistente di qualche contatto facebook, pubblicità sparse su internet, copie spedite a caso a sedicenti giornalisti o blogger…) funzionano. Se siamo ancora qui è perché non ci interessa stampare 50/100 copie di un titolo, tenerle in magazzino a prendere la polvere, sperare che se le compri l'autore cercando di venderle ad amici e parenti, ma perché investiamo - concretamente e onerosamente - in termini di materiale promozionale (locandine, segnalibri), allestimento vetrine (vi stupirà ma sì, chiedere ai librai di esporre il libro con la dovuta visibilità ha spesso un costo, che diventa esorbitante se parliamo di grandi catene e di periodi particolari dell'anno, come Natale), organizzazione di presentazioni (vi stupirà ma sì, librerie, biblioteche e comuni fanno spesso pagare l'affitto della sala), pubblicità mirate e davvero efficaci (le operazioni a costo zero o quasi le lasciamo a chi si autopubblica e autopromuove, con i nostri migliori auguri. Noi abbiamo altri obiettivi e un altro pubblico).

E allora se le cose funzionano così bene, perché chiedere un contributo pubblicitario a un esordiente? Le ragioni sono due. La prima è ancora una volta di ordine commerciale: pubblicare per noi non significa soddisfare il desiderio intimo di uno scrittore, appagare il suo ego, ma investire cifre rispetto alle quali il contributo richiesto è a mala pena una percentuale in doppia cifra. Una casa editrice a pagamento chiede circa la metà, semplicemente per coprire i costi di tipografia; nel nostro caso la stampa fisica del libro è una voce irrisoria nel budget per una pubblicazione. Ci sembra ovvio quindi che il titolo di un esordiente possa essere una buona operazione commerciale solo se adeguatamente sostenuto: non bastano la sola forza del nostro marchio, la bontà del testo e la buona volontà del suo autore a vendere un libro, saremmo degli ingenui se ragionassimo così.

La seconda motivazione è relativa al rapporto che intendiamo costruire con gli autori: non vogliamo generalizzare ma capita fin troppo spesso che un esordiente, una volta che ha in mano il proprio romanzo stampato, consideri chiuso il suo lavoro. Gli scrittori scrivono e ci mettono le idee, gli editori vendono e ci mettono i soldi. Non funziona così, non ci interessa avere a che fare con soggetti di questo tipo. Chiediamo un interesse e una partecipazione attivi, un impegno forte a crescere insieme (di qui la lunga durata dei nostri contratti): su un libro si scommette insieme, ma non possiamo accontentarci di promesse e dichiarazioni d'intenti, che purtroppo spesso vengono disattese. Chiedere un contributo anche in termini economici ci sembra un vincolo forte al rispetto reciproco, esattamente come le salate parcelle degli analisti.

Quindi siamo diventati editori a pagamento? Siamo convinti di no, anche se potremmo passare ore in discussioni oziose su cosa significhi essere editori a pagamento (o più semplicemente editori e non tipografi). Certo è che la definizione "se parlano di soldi sono editori a pagamento" è un po' fatta con l'accetta, ma ci rendiamo conto che al solo nominare un contributo di natura economica salti la mosca al naso, e che gli autori conoscano molto molto poco il funzionamento di una casa editrice, perché per forza di cose vedono solo un lato della nostra attività, e dall'esterno. Il resto lo immaginano: noi abbiamo provato a spiegarlo, e continueremo a farlo. Le nostre porte (virtuali, ma anche fisiche - l'invito è rivolto a chiunque volesse venire a trovarci in redazione) sono sempre aperte.

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Vi avevo segnato nel taccuino dei possibili editori a cui proporre il mio romanzo. Anzi, più che romanzo un progetto editoriale. Da tipografo posso tranquillamente affermare che a quel prezzo riuscirei a stampare almeno mille copie in filo refe, copertina e sovracopertina, addirittura! (Visto che la crisi colpisce anche i tipografi e le legatorie i prezzi sono drasticamente scesi).

Se questa sarà prossimamente la scelta condivisa da tante altre realtà editoriali, prevedo un boom di autoproduzioni, con conseguente fallimento di moltissime realtà della micro e media editoria italiana.

Ho provveduto a depennarvi dal taccuino, mi dispiace.

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Davvero un peccato, ho sempre ammirato molto i vostri libri.

Mi dispiace, ma farsi pagare per qualsiasi voce nella lista dei costi di produzione di un libro, che sia un editing, o la stampa, o la promozione, per me rientra nell'editoria a pagamento.

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Inviato (modificato)

Nei servizi forniti da un editore la pubblicità per l'opera credo sia scontata... questo significa che se la casa editrice si definisce non a pagamento allora tutti i suoi servizi legati alla promozione dell'opera sono tali. Il mio punto di vista è questo, possiamo non essere d'accordo ma bisognerebbe chiamare le cose con il loro nome non crearne uno per l'occasione.

Modificato da Manuela82
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6000 mila euro? Non sono solito usare emotes ma... :sss: :sss: :facepalm:

CiaO

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  • Voglio ringraziare Leone Editore per avere chiarito la sua posizione, confermando quanto avevo scritto io quando, tra l'entusiasmo per la telefonata, lo scetticismo per la richiesta e l'insicurezza di chi affronta un viaggio che non sa dove lo porterà, entrai in questo forum per un confronto con persone un pò meno inesperte di me.

All'inizio non ero nemmeno stata creduta, tanto sembrava impossibile quanto stavo dicendo.

Ringrazio tutti coloro che hanno dato e daranno il loro contributo a questa discussione. I confronti aperti, disinteressati e partecipati come questo sono estremamente utili.

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Patrizia, è un piacere ritrovarti anche qui e speriamo che la discussione possa esserti d'aiuto.

Le risposte che leggiamo ci convincono sempre più di quanto poco si conosca e si comprenda dell'attività di una casa editrice.

@Apuo: implicitamente confermi che non chiediamo soldi per stampare copie, visto che solo la prima tiratura di un nostro titolo è tra le 1000 e le 2000 copie; in più abbiamo gia avuto modo di chiarire che la stampa è un costo minimo, e che autopubblicazione e autopromozione hanno obiettivi diversi rispetto a una casa editrice strutturata.

@Vale: non stiamo chiedendo contributi per nessuno dei costi di produzione, ci siamo già abbondantemente diffusi sul tema. Attraverso una partecipazione all'investimento pubblicitario, che nonostante quello che sostiene Manuela non è scontato, chiediamo un'assunzione di responsabilità da parte dell'autore, che deve essere conscio della situazione del mercato, che mal recepisci esordienti indipendenti (quelli cioè che non si appoggiano ad agenti, e quindi pagano per vedersi pubblicati), e deve sentirsi parte attiva e coinvolta di un progetto di lungo periodo. Senza queste premesse e questo impegno, non è immaginabile un rapporto commerciale di alcun tipo.

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Sconfortante. Debbo mandare una mail affettuosa :love: al mio piccolo editore free (distribuito maluccio ma ben presente nel web) che ogni tanto critico perché dovrebbe (di tasca sua, si capisce) attivarsi maggiormente nella promozione. Non lo nomino qui; c'è un topic in Promozione :saltello:

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Mah. Gli esordienti che conosco io non hanno pagato e non pagano niente, e niente significa zero. Nemmeno per la pubblicità. E non sono tutti con le spalle coperte da un agente. No, non sono per niente convinta, resto del parere che le spese di promozione facciano parte dei doveri dell'editore tanto quanto editing, grafica e stampa.

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@Vale: non stiamo chiedendo contributi per nessuno dei costi di produzione, ci siamo già abbondantemente diffusi sul tema. Attraverso una partecipazione all'investimento pubblicitario, che nonostante quello che sostiene Manuela non è scontato, chiediamo un'assunzione di responsabilità da parte dell'autore, che deve essere conscio della situazione del mercato, che mal recepisci esordienti indipendenti (quelli cioè che non si appoggiano ad agenti, e quindi pagano per vedersi pubblicati), e deve sentirsi parte attiva e coinvolta di un progetto di lungo periodo. Senza queste premesse e questo impegno, non è immaginabile un rapporto commerciale di alcun tipo.

Ripeto a costo di sembrare scontata, sono punti di vista, l'autore partecipa ad una spesa in termini di tempo speso per scrivere, di fatica, di attesa di una risposta e quanto altro... l'editore partecipa con denaro e altri mezzi... se non ci fosse l'autore l'editore non venderebbe, se non ci fosse l'editore l'autore magari se è bravo troverebbe i mezzi per farlo (difficile ma non impossibile).

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Senza queste premesse e questo impegno, non è immaginabile un rapporto commerciale di alcun tipo.

E' proprio con le vostre premesse che non è immaginabile da parte di noi autori un rapporto commerciale di alcun tipo.

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