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Ospite Nephrem On'Yn'Rah

Di salvo editore

19 risposte in questa discussione

[Casa Editrice non più attiva]

Nome: Di salvo editore

Genere valutati: narrativa di vario tipo

Distribuzione: Billbook

Invio manoscritti: via posta, formato cartaceo

Sito: http://www.disalvoeditore.it/

Facebook: https://www.facebook.com/Michele-Di-Salvo-Editore-152929553451/about/?ref=page_internal

 

Pubblicazione con contributo

Modificato da ElleryQ
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E' vero, Di Salvo non chiede il contributo. Tranne 250 euro più Iva, quasi a tutti anche se non a tutti, come "diritti di segreterie". Il bello viene dopo. La mia non è un'esperienza singola, ho condiviso con un'altra decina di autori un anno di passione. Già all'inizio, dopo aver firmato il contratto, cominciano i dubbi.

A dire il vero a me sono cominciati prima, quando ho letto l'articolo 12, che nel mio caso recitava più o meno così:

"qualora dopo 24 mesi dalla pubblicazione l'autore e l'editore concordino che il libro sia difficilmente smerciabile, l'autore si impegna ad acquistare le copie rimaste, nel numero massimo di 500".

Ora, scusate se mi permetto, ma vi scongiuro: non firmate mai un contratto con clausole di questo tipo. Pare una sciocchezza lì per lì, e comunque ci si dice "tanto devo concordare anch'Io"... è vero, ma avete idea dello stress, della rottura di scatole?

Vado con ordine. Al contrario di altri autori, il mio libro non perdeva le pagine. Non era stampato benissimo ma era dignitoso, diciamo così. I guai sono cominciati, dicevo, appena firmato il contratto. Quando hanno cominciato a premere perché ne comprassi "almeno" 100 copie, con lo sconto. Fatti due conti, ho ceduto. In fondo avevo da regalarle, avevo la promozione... insomma 800 euro me li hanno spillati subito.

La prima presentazione me l'hanno organizzata loro: l'unica cosa che hanno fatto per me. Quelle organizzate da noi sono state un incubo: non ci mandavano i libri. Le due librerie che ho contattato come appoggio li hanno ordinati immediatamente. 60 copie ciascuna. Sono arrivate dopo due mesi e un numero imprecisato di solleciti. Quando li hanno finiti, e li hanno riordinati, non sono arrivati più. Una delle due ha desistito, l'altra no e così è riuscita ad averne 10. Ma altre librerie, e altri lettor, mi scrivevano dicendo "non riusciamo a farci mandare il libro".

IBS rispondeva "spiacente, il libro risulta esaurito in casa editrice". Ma non era esaurito perché ogni settimana io avevo la mia mail di questo tenore "quante librerie hai visitato? quante si sono convinte a tenere il tuo libro? Ne compri 60 con il 30% di sconto?". A un certo punto mi sono stufata, e li ho mandati a stendere: non mi risultava essere stata assunta come rappresentante.

Sono cominciate la mail "non gradevoli" nonché le raccomandate: dopo sei mesi esatti dalla pubblicazione - e non 24 - l'editore dichiarava il libro non più smerciabile e mi chiedeva i soldi in base all'articolo 12. Ovviamente lo rimandai a stendere, ma le mail e le raccomandate sono continuate e quando sono scaduti i 24 mesi ha cominciato a rispondergli il mio avvocato.

Non sono l'unica con questa esperienza. Qualcuno, che aveva poche copie residue e gli doveva solo qualche centinaio di euro, ha pagato per scrollarselo di dosso.

Un'esperienza simile alla mia la trovate qui:

http://www.danaelibri.it/rifugio/agenda ... io=burkina

Ho conosciuto personalmente l'autrice, e come spesso accade nel mal comune è nata una stima e un'amicizia.

Credo di aver detto tutto. Scusate la lunghezza.

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Ma quale free? Questo vuole i soldi anche sotto forma di stage, poi pubblica solo sugli ordini dell'autore. Infatti è sparito ed è giusto così.

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Confermo, è a pagamento.

Mi hanno fatto una proposta di pubblicazione dove mi chiedevano 400 euro per l'editing (romanzo di un centinaio di pagine) e con una clausola in cui m'impegnavo ad acquistare fino a 500 copie di eventuali giacenze scontate fino a un massimo del 70%.

La cosa bella è che nel contratto non specificano nemmeno la tiratura iniziale.

Quando gli ho detto che non ero interessata a una pubblicazione a pagamento, mi hanno risposto che la loro non è una casa editrice a pagamento icon_lol.gificon_lol.gificon_lol.gif

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"Non siamo una casa editrice a pagamento, però l'editing costa 400 euro" icon_lol.gif

Lo fanno nell'interesse dell'autore... icon_lol.gif

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La Redazione della Michele Di Salvo Editore interviene nella discussione per precisare alcuni punti della propria politica editoriale:

1. Le pubblicazioni a pagamento non rientrano nella nostra pratica aziendale. Noi non richiediamo, come avviene normalmente e in maniera diffusa, né acquisti minimi di copie, né versamenti “a fondo perduto”, né contributi per la stampa, per la grafica, per l’impaginazione, per l’attività promozionale. Il nostro mestiere è pubblicare, commercializzare e distribuire libri che dovrebbero essere, nel momento in cui ci pervengono in casa editrice, già “definitivi” e pronti per l’impaginazione e la stampa.

2. La quota richiesta per l’editing, nel caso questo sia ritenuto necessario – non sempre questo avviene, e quando succede la nostra Redazione mette a disposizione dell’Autore qualche pagina del manoscritto sul quale è stato effettuato un primo intervento – è finalizzata all’ottimizzazione di un testo, già ritenuto valido ma che richiede interventi a più livelli: non si tratta, dunque, di una semplice correzione di bozze ma di un miglioramento contenutistico, stilistico, sintattico, lessicale.

3. Ogni autore sa che non è il numero di pagine che quantifica la portata dell’intervento di editing. Quest’ultimo, volendo, può misurarsi solo in base alle necessità stilistiche, sintattiche, lessicali e soprattutto contenutistiche manifestate dal testo e ai tempi e ai costi indispensabili per farvi fronte.

4. La cosiddetta “editoria a pagamento”, quella che cioè prevede il contributo dell’Autore alla pubblicazione del libro, parla nei termini di migliaia di euro, e non di poche centinaia, non sufficienti a coprire neanche le spese di valutazione del testo. Vale la pena ricordare che “sedicenti” agenzie letterarie, per la semplice attività di lettura, richiedono compensi di alcune centinaia di euro, e altrettanti ne chiedono per l’attività di editing, prima di inviare il manoscritto alle case editrici e senza alcuna certezza di successiva pubblicazione. La nostra casa editrice – come altre, del resto – legge, valuta, corregge, migliora, promuove, stampa, distribuisce e pubblicizza, in una parola “cura” , ciò che uno scrittore, senza che gli sia stato richiesto, ha ritenuto di sottoporre alla sua attenzione.

5. Un editing accurato e onnicomprensivo può essere svolto solo ed esclusivamente da un professionista che possiede le competenze specifiche; l’Autore è la persona meno indicata per rivedere il proprio testo perché, abituato ad esso, non noterà i dettagli da modificare e rischierà di dare alle stampe un lavoro contenente errori, i quali possono andare dal piccolo refuso alla grave svista contenutistica. L’editing fatto dall’Autore richiederebbe comunque un’ulteriore fase di valutazione del testo e tale fase, come le altre, ha i suoi costi.

6. Non è possibile stabilire preventivamente – cioè prima che il libro venga rivisto in versione definitiva così come inviata dall’autore, sottoposto a editing e quindi a impaginazione da parte della redazione, e infine prodotto in veste definitiva, cioè accettata dalla casa editrice e dall’autore – la tiratura dell’opera. Il numero di copie che verranno prodotte dipende anche, e in modo consistente dal numero di prenotazioni che la rete commerciale di una casa editrice avrà ottenuto quando il libro, prima della stampa, sarà proposto alla rete di librerie.

7. Il contratto citato in questo forum (e che non è l’unica proposta contrattuale) prevede che “Qualora, trascorsi ventiquattro mesi dalla data di pubblicazione, l’editore e l'autore giudichino l’opera difficilmente smerciabile, potrà venderla sotto prezzo. In tale ipotesi il contratto si intenderà risolto. In caso di esercizio di tale facoltà l'autore si impegna ad acquistare le copie giacenti nel magazzino dell'editore ad un prezzo scontato fino al 70% e nel limite massimo di 500 copie” (art. 12). Il periodo di tempo che intercorre tra la pubblicazione del libro, la cosiddetta “uscita”, e i due anni trascorsi i quali autore ed editore – si badi bene, in modo concorde – decretano la scarsa smerciabilità dell’opera, è la “vita” del libro. In questo periodo, infatti, il libro compie il suo iter, e tale iter “pretende” una partecipazione attiva e intelligente dell’autore che, in coordinamento con l’editore, si spenderà in attività di promozione, presentazione, pubblicizzazione della propria opera d’ingegno. Uno scrittore che, ancor prima che il suo libro nasca in quanto tale (superi cioè la fase del manoscritto e diventi edito), si interroga sulla destinazione dell’eventuale – si badi bene anche a questo, e si ricordi che il successo di un’opera è affare comune di autore ed editore – invenduto, dimostra scarsa volontà a occuparsi della propria opera. Non va trascurato, ancora, il fatto che i costi per produrre un libro sono enormemente superiori a quello che si otterrebbe sfruttando l’art. 12 del contratto. L’acquisto da parte dell’autore di un massimo di 500 copie a un prezzo scontato fino al 70% non riuscirebbe mai a coprire le spese effettuate per l’intero processo editoriale, che inizia con la prima valutazione del manoscritto giunto in casa editrice.

Precisato tutto questo, ci dichiariamo disponibili a rendere pubblici i carteggi con i nostri Autori e gli interventi di editing dimostrativi. Questo lungo e circostanziato intervento nella discussione ha avuto lo scopo di chiarire fattivamente che siamo consapevoli del nostro dovere di esaminare le critiche che ci vengono rivolte ma anche, allo stesso modo, del nostro diritto a replicarvi, nel rispetto delle opinioni altrui.

Concludendo, non siamo spariti, anzi. Siamo qui, in veste rinnovata, e aspettiamo i vostri testi. Per professionalità e correttezza, oltre che per onestà intellettuale, vi risparmiamo le emoticons e rifuggiamo la comodità dell’anonimato dei nicknames.

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Gentile redazione,

come avrete sicuramente letto nei criteri di classificazione, il Writer's Dream non identifica come editori a pagamento solo quelli che chiedono l'acquisto di copie, o quelli che chiedono soldi per l'impaginazione, la grafica e quanto altro.

Per la classificazione ci basiamo sulle testimonianze ricevute (tra cui anche la mia, molto recente) e come voi stessi confermate, nel vostro contratto è previsto che l'autore paghi di tasca propria l'editing e si faccia carico di eventuali giacenze, il che, per i nostri criteri, fa rientrare la vostra casa editrice tra quelle a pagamento.

Nel caso questa non sia una pratica consueta, forniteci pure privatamente (via e-mail) testimonianze di quanto asserite (non ci interessa ricevere stralci di editing, ma contratti di pubblicazione in cui non è prevista richiesta di contributo di nessun tipo, né antecedente la pubblicazione né postuma per l'acquisto delle giacenze) e saremmo ben lieti di riparlarne.

cordiali saluti

Enrica Aragona (nayan)

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Come gruppo editoriale composto da quattro case editrici, abbiamo quasi 450 titoli in catalogo, e ciascuno è "storia a sé".

Lei "adesso" parla al plurale, e tuttavia vuole prove “in privato", mentre, com’è costume nazionale, senza conoscere molto del settore, alimenta una sorta di processo pubblico.

Un editore fa l'editore. Non il manager dell'autore, il suo analista, il suo agente personale, il suo addetto stampa, il suo correttore ortografico.

Detto questo, in quanto azienda chiamata in causa, nel rispetto dell’impegno delle tante persone che vi lavorano e della professionalità che mettiamo nelle risposte che diamo ai nostri autori, abbiamo ritenuto di replicare ad affermazioni "pubbliche".

Qualsiasi autore è libero di contattarci, mandarci lavori in valutazione, e noi, in base a quello che riteniamo come azienda, tenendo conto di tantissimi fattori ed elementi, rispondiamo, dialoghiamo, proponiamo. Successivamente, ciascuno per ciò che gli compete, in totale libertà, decide se lavorare assieme oppure no.

Un editore è e resta un imprenditore della comunicazione che pubblica libri.

Non un "realizzatore di sogni" da processare per la mancata realizzazione del sogno stesso.

Con cordialità,

Redazione Michele Di Salvo Editore

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Un editore è e resta un imprenditore della comunicazione che pubblica libri.

Non un "realizzatore di sogni" da processare per la mancata realizzazione del sogno stesso.

Mi scusi, al di là di questa stilettata dove vorrebbe arrivare? Malgrado la lunghezza dei suoi post mi sembra chiaro che il Suo gruppo editoriale pratichi una politica compartecipativa, il che é legittimo.

Il WD tuttavia non apprezza l'editoria a pagamento in toto e ciò dovrebbe esserle noto.

Il fatto che magari piccola parte dei suoi autori non sia onerata di contributi, o che i suoi editor siano degli assi superlativi ok, buon per loro ma non é che sposti di molto i termini del problema.

Nessuno chiede a un editore di vendere sogni ma libri.

Al pubblico, non agli autori.

Cordialmente

Vito Introna

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Lei "adesso" parla al plurale, e tuttavia vuole prove “in privato", mentre, com’è costume nazionale, senza conoscere molto del settore, alimenta una sorta di processo pubblico.

Di solito gli editori non sono propensi a rendere pubbliche le proprie e-mail o i propri contratti, per questo offriamo di fornirli privatamente a noi, per poi rendere partecipe il forum di quanto apprendiamo. Se preferisce, può postare qui tutto ciò che ritiene importante ai fini di chiarire la vostra posizione, ma se lei (o la sua casa editrice) vive un semplice scambio di informazioni e testimonianze come processo pubblico, non credo sia un problema del forum che rappresento, e per il quale parlo al plurale.

D'altra parte chiunque entri in contatto con voi e riceva una vostra proposta editoriale potrà rendersi conto autonomamente di quale sia la vostra politica e decidere con la propria testa se la proposta sia conveniente o meno; noi ci limitiamo a informare i nostri utenti che si troveranno di fronte a una richiesta che prevede un contributo economico, poiché al di là delle tante parole prufuse, l'unico dato certo finora è che la casa editrice che lei rappresenta chiede soldi agli autori. E constatato che questa è una pratica lecita che non costituisce in alcun modo un reato, non vedo perché dovremmo astenerci dal fare informazione a riguardo.

Se mi dà l'autorizzazione, posso postare il contratto che è stato proposto a me, con relative e-mail di spiegazione alle mie perplessità.

Cordiali saluti.

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La quota richiesta per l’editing, nel caso questo sia ritenuto necessario – non sempre questo avviene, e quando succede la nostra Redazione mette a disposizione dell’Autore qualche pagina del manoscritto sul quale è stato effettuato un primo intervento – è finalizzata all’ottimizzazione di un testo, già ritenuto valido ma che richiede interventi a più livelli: non si tratta, dunque, di una semplice correzione di bozze ma di un miglioramento contenutistico, stilistico, sintattico, lessicale.

Questo punto mi lascia perplessa, dal momento che l'editing dovrebbe essere un passo obbligatorio per qualunque manoscritto, non solo per alcuni.

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Il punto è differente, perché è differente il punto di partenza.

Una casa editrice dovrebbe ricevere direttamente un testo "per la pubblicazione".

Senza entrare nel merito di una serie infinita di considerazioni – su cui a firma mia sono reperibili numerosi articoli – “i nostri contratti” è plurale perché tali contratti prevedono condizioni molteplici e dunque plurali.

Il punto di partenza "differente" è esattamente questo.

Nel caso specifico – o in casi simili a quello di cui stiamo parlando – accanto a una "idea di libro" valida vi è una "forma" in merito alla quale non va semplicemente corretto qualche refuso, ma è necessario un tipo di intervento differente e più profondo.

Questa attività NON è propria del ruolo di un editore.

Per intenderci, così da dare un'idea "reale":

– noi riceviamo circa 1200 testi in valutazione ogni anno;

– di questi 1200, ne selezioniamo positivamente una cinquantina;

– di questa cinquantina, per vari motivi, scegliamo di pubblicarne mediamente 20-30;

– di questi 20-30,circa 15 hanno bisogno di interventi di editing profondo.

Se, come sostengono il sig. Introna o la sig.ra Aragona, la nostra politica fosse quella di "lucrare" sulle copie vendute all'autore o sull'editing, i numeri sarebbero decisamente diversi.

Proprio perché vendiamo i libri ai lettori e non agli autori, proprio perché ci impegniamo seriamente sia nella promozione che nella distribuzione, proprio perché investiamo moltissimo lavoro e moltissima passione nel fare dei "buoni libri", che non solo siamo così selettivi, ma cerchiamo anche di "salvare" delle "buone intuizioni letterarie", e quando necessario forniamo un servizio di editing al quale una casa editrice NON è tenuta.

Questi – insieme ad altri – sono i motivi per i quali le "grosse" case editrici non esaminano testi di autori esordienti. Troppo lavoro da fare, troppe cose da spiegare di un settore del quale tutti pensano di sapere e pochi davvero conoscono. Meglio qualcuno che si è già “fatto le ossa", che ha già "imparato" altrove o che, magari e meglio ancora, può godere dell'intermediazione di un’agenzia letteraria. Quest’ultima, richiede, mediamente, nel caso si tratti di un’agenzia seria, 500 euro per valutare un testo e fare una scheda di lettura, 2500 euro per fare l'editing e altrettanti per proporre alle case editrici "maggiori" dei testi che alla fine sono validi e pronti per la pubblicazione, in questo caso davvero. È infatti solo alla fine di questo lungo processo, che ha richiesto un grande investimento da parte dell’autore e ha garantito alla casa editrice un notevole risparmio di tempo, lavoro e risorse, e che si è basato soprattutto su un testo davvero meritevole, che si avrà un manoscritto pronto a diventare un libro.

Chiediamo scusa per la rinnovata "lunghezza" della nostra risposta, motivata da una legittima richiesta di

"rispetto" per il lavoro e le professionalità che spesso vengono messe in discussione senza che vi sia una reale e concreta conoscenza e competenza. Una cosa è "mettere del tempo" in un blog amatoriale, ben altra è investire risorse in una struttura aziendale che va "difesa" e possibilmente "tutelata".

Distintamente,

Michele Di Salvo

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forniamo un servizio di editing al quale una casa editrice NON è tenuta

no, mi scusi ma qui non sono per nulla d'accordo.

Nessuno dice che chiediate contributi spaventosi, nessuno contesta la vostra filosofia aziendale e non credo che il WD abbia quale oggetto sociale la 'sovversione del capitalismo' quale modello politico-economico.

Ma i contributi comunque li richiedete, l'editing é l'ABC di ogni editore degno di questo nome e il farlo pagare a parte non vi fa per nulla onore.

Quanto alle frecciatine sul blog... onestamente le trovo indegne di un imprenditore scrupoloso quale si dichiara.

Ha scelto di pubblicare testi selezionati e ciò é bene per lei oltre che per il movimento letterario in generale.

Ha scelto di chiedere contributi, ciò é un bene per lei solo.

Abbia pazienza.

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forniamo un servizio di editing al quale una casa editrice NON è tenuta

no, mi scusi ma qui non sono per nulla d'accordo.

Nessuno dice che chiediate contributi spaventosi, nessuno contesta la vostra filosofia aziendale e non credo che il WD abbia quale oggetto sociale la 'sovversione del capitalismo' con un nuovo modello politico-economico.

Ma i contributi comunque li richiedete, l'editing é l'ABC di ogni editore degno di questo nome e il farlo pagare a parte non vi fa per nulla onore.

Quanto alle frecciatine sul blog... onestamente le trovo indegne di un imprenditore scrupoloso quale si dichiara.

Ha scelto di pubblicare testi selezionati e ciò é bene per lei oltre che per il movimento letterario in generale.

Ha scelto di chiedere contributi, ciò é un bene per lei solo.

Abbia pazienza.

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Una cosa è "mettere del tempo" in un blog amatoriale, ben altra è investire risorse in una struttura aziendale che va "difesa" e possibilmente "tutelata".

Abbiate pazienza: i criteri secondo i quali operiamo la suddivisione sono chiari e ben esposti anche in apertura di sezione. Per un rapido promemoria li linko anche qui: viewtopic.php?f=17&t=191

Lasciate che "mettiamo del tempo" in questo misero blog amatoriale, ben diverso da una qualsivoglia impresa, non meritevole di qualsivoglia considerazione (ehi, però giusto oggi è uscito un articolo sulla rivista Campus dove figuriamo tra i talenti emergenti d'Italia!). Mi scoccia un po' che si alluda a noi con sufficienza: saremo anche un blog amatoriale, ma ci spendiamo soldi, tempo e pure salute. I criteri sono quelli esposti, non si parla di sfruttamento di autori emergenti, né di operazioni lucrose a discapito di chicchessia. Chiedete un contributo: è l'unica cosa che determina la collocazione in una lista piuttosto che in un'altra. Non si parla né di editing, né di correzione bozze, né di copertine, né di altro.

Pertanto, scusate, ma si sta discutendo di aria fritta.

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Se, come sostengono il sig. Introna o la sig.ra Aragona, la nostra politica fosse quella di "lucrare" sulle copie vendute all'autore o sull'editing, i numeri sarebbero decisamente diversi.

Egregio signor Di Salvo, io non ho MAI detto che la sua casa editrice lucri sulle copie vendute all'autore o sull'editing. Io ho detto (e ripetuto più volte, sia privatamente che qui) che nei suoi contratti di pubblicazione è previsto che l'autore PAGHI DI TASCA PROPRIA l'editing che la sua casa editrice fornisce (e che non metto in dubbio sia professionale) e PAGHI DI TASCA PROPRIA le eventuali giacenze, fino a un massimo di 500 copie. Questo, per i nostri criteri di classificazione, significa rientrare nella lista degli editori a pagamento.

Appurato ciò, se lei ci lucri o meno non lo so, non m'interessa saperlo e sono affari suoi e della sua politica aziendale.

Io sto parlando di fatti documentati e fino a ora confermati anche da lei. L'etica è un'altra cosa.

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Nel caso specifico – o in casi simili a quello di cui stiamo parlando – accanto a una "idea di libro" valida vi è una "forma" in merito alla quale non va semplicemente corretto qualche refuso, ma è necessario un tipo di intervento differente e più profondo.

Questa attività NON è propria del ruolo di un editore.

Allora mi dispiace, ma abbiamo idee differenti. Per me la mancanza di editing in un testo pubblicato è simbolo di scarsa professionalità. Certo, ci sono altri editori che la pensano come lei, difatti non riceveranno mai nessun manoscritto dalla sottoscritta.

Ma ripeto, è questione di scelte, ognuno poi fa come vuole.

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Il link non è più attivo e in rete esiste sono una pagina Facebook, ma a nome Michele Di Salvo Editore, la quale (benché aggiornata) porta a sua volta a un sito non raggiungibile. Archivio.

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