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anarchist_anger

Albus edizoni

40 risposte in questa discussione

[Casa Editrice già archiviata come Albus]

 

Spero sia questo il luogo adatto per portare una mia testimonianza su di un episodi strano:

ho ricevuto due comunicazioni identiche da due case editrici differenti che non sembrano avere legame alcuno, La Firenze Libri www.firenzelibri.com e la Albus Edizioni www.albusedizioni.it (che non mi è sembrato vedere nella lista EAP). Premetto trattasi di due libri differenti, un saggio per la albus e un thriller per la Firenze libri. La prima mi ha inviato una lettera cartacea, la seconda una mail, ma il contenuto è identico ed è il seguente

Abbiamo letto da un punto di vista editoriale - cioè in funzione delle Collane del nostro Catalogo - la Sua Opera XXX, trovandola adatta al nostro Programma. Saremmo quindi interessati alla sua pubblicazione, che potrebbe avvenire entro la prossima Primavera.

Per quanto sopra è però indispensabile superare alcune riserve di ordine commerciale, dato che - oggi come non mai, e come Lei sicuramente saprà - in un mondo editoriale chiuso a investimenti su autori non ancora particolarmente affermati, e quindi senza un pubblico sicuro, i risultati di un'edizione letteraria (condizionati da fattori del tutto estranei al suo effettivo valore) sono assolutamente imprevedibili.

Pertanto, siamo pronti a includere l'Opera nel nostro Programma qualora Le sia possibile darci una Sua indispensabile collaborazione: e cioè fare acquistare da Terzi presso la Casa editrice (o in alternativa, a Sua scelta, acquistare direttamente) un limitato numero di copie del Suo libro, al prezzo di copertina. Si tratta di una forma di collaborazione relativa soltanto alla prima edizione, in quanto l'impegnativa realizzazione dell'Opera, la pubblicazione e la pubblicità saranno a complete cura e spese della Casa editrice qualunque possa essere il numero delle edizioni e delle copie di eventuali nuove tirature.

Qualora Le interessi approfondire l'offerta, e senza alcun impegno preventivo da parte Sua, di nessun genere, a Sua richiesta Le invieremo un Accordo di Edizione scrupolosamente referente alle disposizioni della Legge sul Diritto d'Autore, con una dettagliata proposta alla quale Lei, dopo attento esame, potrà rispondere liberamente.

Grati (per ragioni di Programma - oltre che di ricorrenti aumenti nei costi editoriali) per una Sua cortese risposta (anche telefonica al nostro numero 055 750 815, tutte le mattine, escluso il sabato, dalle ore 9.00 alle ore 13.00) - e lieti se potremo averLa tra gli Autori della Firenze Libri - Le inviamo i migliori saluti.

p. Maremmi Editori - Firenze Libri

La Segreteria Generale

Modificato da ElleryQ
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decisamente bizzarra e sono sicuro al 90% che le due case editrici non siano riconducibili l'una all'altra, ma giuro le parole erano identiche ;)

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Riporto una testimonianza arrivata poco fa:

Io ho pubblicato alcuni anni fa un libro con la casa editrice Firenze Libri. Tralasciando il fatto che se avessi avuto allora le informazioni che ho ora (anche grazie al vostro sito) non lo avrei fatto, reputo l'esperienza negativa, ma non troppo. Nel senso che da una parte il libro alla fine ha venduto poco più di 50 copie e non è stata prevista distribuzione nelle librerie, al punto che anche ordinarlo era impossibile in quanto la casa editrice non rientrava nella catena distributiva né delle grandi catene di librerie (feltrinelli etc.) né di quelle più piccole. Però è anche vero che ho ottenuto la recenzione su due siti internet (fantascienza.com e darklava) e che il libro era presente su internetbookshop.it e quasi tutte le principali librerie on-line e che sia il lavoro per realizzare la copertina sia l'editing sono stati realizzati in maniera molto più che soddisfacente, a differenza di mie conoscenze che hanno pubblicato con altre case editrici a pagamento (ad esempio il filo) e si sono trovati persino errori di battitura all'interno del testo stampato. Il numero di copie che ho dovuto comprare però è stato sopra la media delle case editrici a pagamento, ho tirato fuori circa 3.000€.

Grazie per il lavoro che fate con il vostro sito, l'informazione è essenziale perché quando si ricevono le prime proposte editoriali è veramente difficile frenare l'istinto e se non si sanno certe cose si cade in molte trappole purtroppo.

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[Casa Editrice non più attiva]

Nome: Albus

Sito web: http://www.albusedizioni.it/

 

 

Richiesta di contributo con acquisto copie

sul rifugio degli esordienti e su altri due siti importanti si parla di questa casa editrice come free, invece è a pagamento. Ricevura ieri la loro risposta dopo 4 mesi e dopo aver inviato il manoscritto in cartaceo (non accettano altro), mi hanno chiesto di acquistare un centinaio di copie.
Spero che l'ebook esploda e ponga fine alle case editrici e spero che tutti gli editori disonesti muoiano nella povertà.

Modificato da ElleryQ
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Io ho appena pubblicato con loro e non mi hanno chiesto un centesimo.

Sono l'autrice di "Al buio non parliamo delle stagioni". Il contratto l'ho ricevuto come vincitrice del loro concorso "Narrando". Nessun obbligo di acquisto copie (anzi, me ne hanno regalate 10). E 10% di diritti. Ah, si occupano anche della promozione, finora sta andando tutto bene. Se questo non è un buon contratto...

Sinceramente mi spiace moltissimo che ti abbiano fatto questa proposta, anche perché, veder messa in dubbio la serietà della casa con cui hai appena pubblicato (e, ripeto, senza pagare nulla, neanche mezza copia) non è affatto piacevole.

Se dici di aver letto in rete altre testimonianze positive... c'è qualcosa di strano. Al massimo sarà da purgatorio, se fa una doppia politica.

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Anche a me piace leggere ebook (anche per ragioni ecologiche), ma ho amici che preferiscono leggere su carta e li rispetto. E poi non vedo cosa abbia a che fare questo con la Albus.

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http://www.albusedizioni.it/

sul rifugio degli esordienti e su altri due siti importanti si parla di questa casa editrice come free, invece è a pagamento. Ricevura ieri la loro risposta dopo 4 mesi e dopo aver inviato il manoscritto in cartaceo (non accettano altro), mi hanno chiesto di acquistare un centinaio di copie.

Spero che l'ebook esploda e ponga fine alle case editrici e spero che tutti gli editori disonesti muoiano nella povertà.

Chiedere contributi non è sinonimo di disonestà, Predator, non è vietato dalla legge. E cosa c'è scritto in alto su fondo rosa, in cima a ogni topic? Le regole.

Ecco, attieniti a quelle.

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Io ho appena pubblicato con loro e non mi hanno chiesto un centesimo.

Sono l'autrice di "Al buio non parliamo delle stagioni". Il contratto l'ho ricevuto come vincitrice del loro concorso "Narrando". Nessun obbligo di acquisto copie (anzi, me ne hanno regalate 10). E 10% di diritti. Ah, si occupano anche della promozione, finora sta andando tutto bene. Se questo non è un buon contratto...

Sinceramente mi spiace moltissimo che ti abbiano fatto questa proposta, anche perché, veder messa in dubbio la serietà della casa con cui hai appena pubblicato (e, ripeto, senza pagare nulla, neanche mezza copia) non è affatto piacevole.

Se dici di aver letto in rete altre testimonianze positive... c'è qualcosa di strano. Al massimo sarà da purgatorio, se fa una doppia politica.

Se hai vinto un concorso è normale che non ti chiedano soldi (al limite una quota d'iscrizione) ma ciò non vuol dire che siano a pagamento (come ha fatto notare ayame questo non vuol dire che siano disonesti). personalmente ho ricevuto ben due proposte di contratto con aquisto copie da questo editore. Entrambe le richieste erano accompagnate dalla stessa lettera sulle condizioni del mercato ecc. che come feci notare tempo fa era identica in tutto e per tutto a quella inviatami da una casa editrice di firenze

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Devo ammettere le vostre testimonianze mi amareggiano un pochino. Non sapevo che fosse questa la loro politica editoriale con altri autori. Sono contraria all'editoria a pagamento. Prima di partecipare al concorso e prima di firmare il contratto, ho cercato in internet testimonianze sulla casa editrice. Erano tutte positive, da quelle del rifugio alle varie interviste. I pochi titoli sul catagolo, infine, mi rassicuravano come prova di serietà: una casa editrice a pagamento, di solito, ha un catalogo molto più affollato.

Con me si sono comportati in modo molto serio e professionale. Il contratto è chiaro, la percentuale dei diritti è fin troppo alta per un piccolo editore. Pensavo fosse un "bonus" che mi davano come vincitrice del concorso. Sospettavo che le percentuali per gli altri fossero un po' più basse, non certo che obbligassero all'acquisto di copie.

In ogni caso, non chiedono sempre contributi, quindi non dovrebbero stare nella lista a doppio binario?

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http://www.albusedizioni.it/

sul rifugio degli esordienti e su altri due siti importanti si parla di questa casa editrice come free, invece è a pagamento. Ricevura ieri la loro risposta dopo 4 mesi e dopo aver inviato il manoscritto in cartaceo (non accettano altro), mi hanno chiesto di acquistare un centinaio di copie.

Spero che l'ebook esploda e ponga fine alle case editrici e spero che tutti gli editori disonesti muoiano nella povertà.

Chiedere contributi non è sinonimo di disonestà, Predator, non è vietato dalla legge. E cosa c'è scritto in alto su fondo rosa, in cima a ogni topic? Le regole.

Ecco, attieniti a quelle.

Mi spiace Ayame, ma questa volta sono in disaccordo con te. Prima di tutto non credo di aver offeso nessuno e quindi violato il regolamento; in secondo luogo ci sono tante cose nella vita che la legge (per ora) non vieta, ma ciò non significa che siano oneste.

Il problema non sta nell'offerta a pagamento, quanto nella lettera ricevuta: i soliti complimenti, un' opera che vale e poi le cretinate sul mercato e scuse varie. Sarebbe meglio dire la verità.

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A me le scuse riguardanti l'andamento del mercato fanno incazzare...

Comunque, vista la testimonianza di uiuisa, io la sposterei in "doppio binario"

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Comunque, vista la testimonianza di uiuisa, io la sposterei in "doppio binario"

Se non ho capito male, uiuisa ha pubblicato con loro perché vincitrice di un concorso. Ciò non è sufficiente per giudicare una casa editrice come doppio binario.

Bisognerebbe raccogliere ulteriori testimonianze per capire se la loro politica, al di là del discorso concorsi e premi, è quella di richiedere sempre un contributo all'autore o no.

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Comunque, vista la testimonianza di uiuisa, io la sposterei in "doppio binario"

Se non ho capito male, uiuisa ha pubblicato con loro perché vincitrice di un concorso. Ciò non è sufficiente per giudicare una casa editrice come doppio binario.

Bisognerebbe raccogliere ulteriori testimonianze per capire se la loro politica, al di là del discorso concorsi e premi, è quella di richiedere sempre un contributo all'autore o no.

Secondo me il discorso "concorso" è un caso a parte e non è sufficiente a spedire un editore nella sezione doppio binario.Va considerato inoltre che il concorso puo essere un buon modo per fare cassa. pansateci bene, le tasse per questi concorsi di solito vanno dalle 10 ai 25 euro (giustificati come spese di segreteria), ora se ci sono centinaia di autori disposti a pagare anche 3000 euro per essere pubblicati, riuescite ad immaginare quanti sono quelli disposti a pagarne 25 euro per un concorso (sia chiaro non condanno l'autore che paga per partecipare ad un concorso,anci non escludo che potrei farlo anche io se l'editore m'ispira fiducia), l'editore guadagnerà di sicuro e con il minimo sforzo. Ribadisco ho ricevuto ben due offerte con contributo da parte di albus, per due libri diversi per genere, un saggio e un thriller, le lettere erano identiche

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Per chiarezza, la quota di partecipazione al concorso era 10 euro e non per un solo raccontino da pubblicare in antologia. Di solito, per un romanzo o una raccolta di racconti sono più alte (appunto, 25 euro). Non partecipo mai a concorsi che richiedono una quota di partecipazione, a meno che il promotore del concorso non mi ispiri fiducia. E allora le testimonianze erano tutte positive.

Inviterò l'editore a fare chiarezza sulla sua politica, non so che altro posso fare.

Una volta ho rifiutato l'offerta di lavoro da parte di un editore a pagamento (quando avevo mandato il cv non sapevo che fosse a pagamento). E avevo davvero bisogno di un qualsiasi lavoro. Questo tanto per dirvi quanto sia ferma la mia posizione in proposito, ai limiti dell'autolesionismo.

Spero che almeno finisca come per Montag, perché le premesse ci sono.

Anche se ho pubblicato senza contributo, sono un po' preoccupata per il libro. Ma spero che il mio modestissimo curriculum e la prefazione di Tullio Dobner possano controbilanciare ogni possibile pubblicità negativa portata da questa scoperta. Certo, che tempismo, potevate scoprirlo prima. (Sto scherzando, eh...)

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Per chiarezza, la quota di partecipazione al concorso era 10 euro e non per un solo raccontino da pubblicare in antologia. Di solito, per un romanzo o una raccolta di racconti sono più alte (appunto, 25 euro). Non partecipo mai a concorsi che richiedono una quota di partecipazione, a meno che il promotore del concorso non mi ispiri fiducia. E allora le testimonianze erano tutte positive.

Inviterò l'editore a fare chiarezza sulla sua politica, non so che altro posso fare.

Una volta ho rifiutato l'offerta di lavoro da parte di un editore a pagamento (quando avevo mandato il cv non sapevo che fosse a pagamento). E avevo davvero bisogno di un qualsiasi lavoro. Questo tanto per dirvi quanto sia ferma la mia posizione in proposito, ai limiti dell'autolesionismo.

Spero che almeno finisca come per Montag, perché le premesse ci sono.

Anche se ho pubblicato senza contributo, sono un po' preoccupata per il libro. Ma spero che il mio modestissimo curriculum e la prefazione di Tullio Dobner possano controbilanciare ogni possibile pubblicità negativa portata da questa scoperta. Certo, che tempismo, potevate scoprirlo prima. (Sto scherzando, eh...)

Al posto tuo non mi preoccuperei per il libro che pubblicherai con questa casa editrice. Ciò che è fatto è fatto.

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Per chiarezza, la quota di partecipazione al concorso era 10 euro e non per un solo raccontino da pubblicare in antologia. Di solito, per un romanzo o una raccolta di racconti sono più alte (appunto, 25 euro). Non partecipo mai a concorsi che richiedono una quota di partecipazione, a meno che il promotore del concorso non mi ispiri fiducia. E allora le testimonianze erano tutte positive.

Inviterò l'editore a fare chiarezza sulla sua politica, non so che altro posso fare.

Una volta ho rifiutato l'offerta di lavoro da parte di un editore a pagamento (quando avevo mandato il cv non sapevo che fosse a pagamento). E avevo davvero bisogno di un qualsiasi lavoro. Questo tanto per dirvi quanto sia ferma la mia posizione in proposito, ai limiti dell'autolesionismo.

Spero che almeno finisca come per Montag, perché le premesse ci sono.

Anche se ho pubblicato senza contributo, sono un po' preoccupata per il libro. Ma spero che il mio modestissimo curriculum e la prefazione di Tullio Dobner possano controbilanciare ogni possibile pubblicità negativa portata da questa scoperta. Certo, che tempismo, potevate scoprirlo prima. (Sto scherzando, eh...)

Non è che se hai pubblicato per un editore a pagamento, automaticamente il tuo libro è una schifezza, anzi potrebbe essere molto piu valido di tanti altri libri pubblicati con editori free. Secondo me hai fatto bene a pubblicare non avendo dovuto pagare nulla

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Per chiarezza, la quota di partecipazione al concorso era 10 euro e non per un solo raccontino da pubblicare in antologia. Di solito, per un romanzo o una raccolta di racconti sono più alte (appunto, 25 euro). Non partecipo mai a concorsi che richiedono una quota di partecipazione, a meno che il promotore del concorso non mi ispiri fiducia. E allora le testimonianze erano tutte positive.

Inviterò l'editore a fare chiarezza sulla sua politica, non so che altro posso fare.

Una volta ho rifiutato l'offerta di lavoro da parte di un editore a pagamento (quando avevo mandato il cv non sapevo che fosse a pagamento). E avevo davvero bisogno di un qualsiasi lavoro. Questo tanto per dirvi quanto sia ferma la mia posizione in proposito, ai limiti dell'autolesionismo.

Spero che almeno finisca come per Montag, perché le premesse ci sono.

Anche se ho pubblicato senza contributo, sono un po' preoccupata per il libro. Ma spero che il mio modestissimo curriculum e la prefazione di Tullio Dobner possano controbilanciare ogni possibile pubblicità negativa portata da questa scoperta. Certo, che tempismo, potevate scoprirlo prima. (Sto scherzando, eh...)

Non è che se hai pubblicato per un editore a pagamento, automaticamente il tuo libro è una schifezza, anzi potrebbe essere molto piu valido di tanti altri libri pubblicati con editori free. Secondo me hai fatto bene a pubblicare non avendo dovuto pagare nulla

Condivido pienamente! D'altronde qualcuno di voi ha il coraggio di asserire che "La coscienza di Zeno" sia una schifezza!

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Per chiarezza, la quota di partecipazione al concorso era 10 euro e non per un solo raccontino da pubblicare in antologia. Di solito, per un romanzo o una raccolta di racconti sono più alte (appunto, 25 euro). Non partecipo mai a concorsi che richiedono una quota di partecipazione, a meno che il promotore del concorso non mi ispiri fiducia. E allora le testimonianze erano tutte positive.

Inviterò l'editore a fare chiarezza sulla sua politica, non so che altro posso fare.

Una volta ho rifiutato l'offerta di lavoro da parte di un editore a pagamento (quando avevo mandato il cv non sapevo che fosse a pagamento). E avevo davvero bisogno di un qualsiasi lavoro. Questo tanto per dirvi quanto sia ferma la mia posizione in proposito, ai limiti dell'autolesionismo.

Spero che almeno finisca come per Montag, perché le premesse ci sono.

Anche se ho pubblicato senza contributo, sono un po' preoccupata per il libro. Ma spero che il mio modestissimo curriculum e la prefazione di Tullio Dobner possano controbilanciare ogni possibile pubblicità negativa portata da questa scoperta. Certo, che tempismo, potevate scoprirlo prima. (Sto scherzando, eh...)

Non è che se hai pubblicato per un editore a pagamento, automaticamente il tuo libro è una schifezza, anzi potrebbe essere molto piu valido di tanti altri libri pubblicati con editori free. Secondo me hai fatto bene a pubblicare non avendo dovuto pagare nulla

Condivido pienamente! D'altronde qualcuno di voi ha il coraggio di asserire che "La coscienza di Zeno" sia una schifezza!

Di chi è?

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Italo Svevo. Il quale pubblicò a pagamento, purgandosi tra l'altro di una cifra all'epoca considerevole.

Questo, però, non vuole assolutamente essere uno spot a favore delle E.A.P. - sia chiaro! - solo un dato di fatto.

Mai estremizzare, "beatificando" una propria convinzione. Comunque è altrettanto vero che la maggior parte delle case editrici a pagamento, si limitano quasi esclusivamente a vendere all'autore, senza fare altro. Purtroppo!

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Italo Svevo. Il quale pubblicò a pagamento, purgandosi tra l'altro di una cifra all'epoca considerevole.

Questo, però, non vuole assolutamente essere uno spot a favore delle E.A.P. - sia chiaro! - solo un dato di fatto.

Mai estremizzare, "beatificando" una propria convinzione. Comunque è altrettanto vero che la maggior parte delle case editrici a pagamento, si limitano quasi esclusivamente a vendere all'autore, senza fare altro. Purtroppo!

A parte che erano altri tempi, quelli di Svevo, non capisco perché i paragoni si facciano sempre con quello 0,00001% che è emerso, e si tratta di grandissimi scrittori, e non con il 99,9999% di scrittori che, per mediocrità o ingenuità, si rivolgono all'editoria a pagamento.

Sì, siamo sognatori, ma sognare non significa illudersi. Sognatori sì, ma realisti. La realtà è brutta e cattiva, ma dice che chi pubblica a pagamento rimane anonimo. Lo dicono i fatti, lo dice la pura e semplicissima realtà.

Io nelle librerie indipendenti e nelle Mondadori della mia città ho trovato dei piccoli e medi editori: tutti non a pagamento, però.

Uno su mille ce la fa...

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Italo Svevo. Il quale pubblicò a pagamento, purgandosi tra l'altro di una cifra all'epoca considerevole.

Questo, però, non vuole assolutamente essere uno spot a favore delle E.A.P. - sia chiaro! - solo un dato di fatto.

Mai estremizzare, "beatificando" una propria convinzione. Comunque è altrettanto vero che la maggior parte delle case editrici a pagamento, si limitano quasi esclusivamente a vendere all'autore, senza fare altro. Purtroppo!

A parte che erano altri tempi, quelli di Svevo, non capisco perché i paragoni si facciano sempre con quello 0,00001% che è emerso, e si tratta di grandissimi scrittori, e non con il 99,9999% di scrittori che, per mediocrità o ingenuità, si rivolgono all'editoria a pagamento.

Sì, siamo sognatori, ma sognare non significa illudersi. Sognatori sì, ma realisti. La realtà è brutta e cattiva, ma dice che chi pubblica a pagamento rimane anonimo. Lo dicono i fatti, lo dice la pura e semplicissima realtà.

Io nelle librerie indipendenti e nelle Mondadori della mia città ho trovato dei piccoli e medi editori: tutti non a pagamento, però.

Uno su mille ce la fa...

Infatti io mi sono limitato a dire che "schifezza" non sia inopinabilmente riconducibile a "pubblicazione a pagamento", riprendendo un discorso precedente. Io sono abituato a non generalizzare per forza. Non ho letto tutti i titoli a pagamento per poter eprimere un giudizio inesorabile.

Per il resto sono della tua stessa opinione: Uno su mille ce la fa... e diventa uno scrittore a tutti gli effetti!

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Al posto tuo non mi preoccuperei per il libro che pubblicherai con questa casa editrice. Ciò che è fatto è fatto.

Sì, è vero. Ma voglio scoprire la verità. E' vero che in fondo non dovrebbe interessarmi, visto che non ho pagato nulla e mi sto trovando bene. Ripeto, la mia esperienza è molto positiva, perché oltre a non avermi chiesto alcun contributo la Albus sta curando anche la promozione (nei limiti delle possibilità di ogni piccolo editore). All'inizio temevo di dovermi organizzare io con le librerie, come ho visto fare a un mio amico. Invece, sorpresa!, fa tutto lui. Be', quasi, mi do da fare anch'io per diffondere la voce, ma è naturale.

Ora gli altri elementi del caso sono:

a) le vostre testimonianze di contratti con richiesta di contributo.

:) testimonianza positiva sul Rifugio e dichiarazioni nelle varie interviste online

La prossima settimana ho un reading, per cui dovrei incontrare l'editore, così magari glielo chiedo di persona (se non mi ammazza la timidezza)

Intanto vi chiedo: sono recenti questi proposte? Perché forse ha cambiato politica solo di recente. Voglio capire.

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Al posto tuo non mi preoccuperei per il libro che pubblicherai con questa casa editrice. Ciò che è fatto è fatto.

Sì, è vero. Ma voglio scoprire la verità. E' vero che in fondo non dovrebbe interessarmi, visto che non ho pagato nulla e mi sto trovando bene. Ripeto, la mia esperienza è molto positiva, perché oltre a non avermi chiesto alcun contributo la Albus sta curando anche la promozione (nei limiti delle possibilità di ogni piccolo editore). All'inizio temevo di dovermi organizzare io con le librerie, come ho visto fare a un mio amico. Invece, sorpresa!, fa tutto lui. Be', quasi, mi do da fare anch'io per diffondere la voce, ma è naturale.

Ora gli altri elementi del caso sono:

a) le vostre testimonianze di contratti con richiesta di contributo.

:) testimonianza positiva sul Rifugio e dichiarazioni nelle varie interviste online

La prossima settimana ho un reading, per cui dovrei incontrare l'editore, così magari glielo chiedo di persona (se non mi ammazza la timidezza)

Intanto vi chiedo: sono recenti questi proposte? Perché forse ha cambiato politica solo di recente. Voglio capire.

Io ho ricevuto una proposta, se ricordo bene ad ottobre e l'altra a dicembre, su per giu. Comuque io non chiederei nulla all'editore, come ha detto qualcun altro quello che fatto è fatto.

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Ho già chiesto all'editore e ho fatto bene. Come immaginavo sono molto seri e non meritano proprio di stare in questa lista. Ma sarà lui stesso a presentarsi qui... aspettiamo.

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Ho già chiesto all'editore e ho fatto bene. Come immaginavo sono molto seri e non meritano proprio di stare in questa lista. Ma sarà lui stesso a presentarsi qui... aspettiamo.

Non aspettiamo altro, :D

La chiarezza prima di tutto, quindi ben vengano interventi da parte dell'editore.

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Scusate se vado un po' off topic, ma volevo dire che le domande da farsi per valutare e capire un editore per me sono tre:

1) Perché fa l'editore. Per soldi e/o per passione? (qui non c'è giudizio, i soldi servono a tutti per vivere)

2) Chi sono i suoi clienti. I lettori o gli scrittori? (e qui il giudizio c'è, sappiamo che i clienti del vero editore sono i lettori. Se il cliente è lo scrittore, dovrebbero per lo meno cambiare il nome dell'azienda. Se il mio prodotto non sono i libri, ma la vanità, non posso chiamarmi editore. Come un negozio di alimentari non può mica chiamarsi ferramenta.)

3) Qual era il suo capitale di partenza.

E ne escono tre profili.

1) Grande o medio editore. Fa l'editore per soldi e per passione (in misura variabile, c'è chi tiene più ai soldi e pubblica solo se va sul sicuro e chi è disposto anche a rischiare, dipende).

I clienti sono i lettori.

Il capitale di partenza era molto alto, sufficiente a comprare diritti da agenti esteri e romanzi di successo. All'inizio molti non aprono agli esordienti, ma lo fanno in seguito, quando si sono consolidati come azienda e possono rischiare un po' e al tempo stesso guadagnare una nuova fetta di pubblico.

2) Piccolo o medio editore. Fa l'editore per soldi.

I clienti sono gli aspiranti scrittori.

Il capitale di partenza è irrilevante, forse non c'era neanche. Eccolo qui, l'editore a pagamento.

3) Piccolo editore. Fa l'editore per passione. Spera di farlo anche per soldi, in un lontano futuro, sognando di fare il salto, magari con l'opera di un loro giovane autore, capace di sbaragliare col passaparola (o con un miracolo) l'ostilità dei librai e dei distributori... e il disinteresse del pubblico.

I clienti sono i lettori.

Il capitale di partenza era basso. Quindi non può comprare diritti di romanzi esteri di successo, non può assicurarsi un grosso distributore, non può fare tante cose non perché non sia competente o i suoi autori non siano validi. Semplicemente perché non ha potuto cominciare con un grosso investimento. Infatti, spesso, a meno che non faccia quel famoso salto, questo editore fa altri lavori per vivere. Ma la sua passione restano i libri, i suoi clienti restano i lettori.

Ora, qui il profilo si divide ulteriormente: da una parte quelli che, duri e puri, si rischiano pure le mutande pur di non chiedere un centesimo all'autore. Si sono ritagliati una identità precisa, una fetta di mercato definita e controllabile. E ci sono quelli che talvota chiedono un contributo, di solito in acquisto copie e sempre per opere poco vendibili (poesia, racconti e via dicendo). Tanto per non rischiare di andare in perdita. Ma il prodotto resta il libro, il cliente il lettore.

Ecco, Albus rientra sicuramente nel profilo numero 3.

Scusate, ho scritto un papiro. Magari dovevo postare altrove questo schemino.

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Il modo di scrivere, e di difendere una causa non tua, comincia a farmi pensare a male. Hai partecipato al concorso indetto da Albus e lo hai vinto. Ok! Hai ricevuto un'offerta di pubblicazione gratuita. Ok, complimenti!

Ora però vorrei sapere il perché ti stia prendendo a cuore (secondo me troppo) questa situazione. Che Albus sia a pagamento oppure no a me scrittore con contratto non fregherebbe nulla. Continuerei per la mia strada. Sembra quasi che tu, invece, sia più interessata alla buona reputazione di codesta casa editrice che al tuo romanzo. Che Albus chieda contributo oppure no non significa che non pubblicizzi bene la tuo opera, quindi rilassati.

Il mio discorso si riferiva alla proposta di pubblicazione che ho ricevuto: "opera buona che ha bisogno del giusto editing, ma interessante per la casa editrice Albus, disposta a pubblicare qualora io compri un centinaio di copie del mio libro.

Ora, il mio manoscritto potrebbe essere buono oppure una merda, ma un ente SERIO parla chiaro: o non ti piace e lo scarti oppure ti piace e se sei interessato a investire su di esso vai avanti. Che razza di richiesta seria mi rappresenta il dover comprare copie del mio manoscritto?

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Ho solo esposto uno schemino che mi sono fatta dei vari tipi di editori. E l'avevo costruito prima di capitare in questo topic, durante un incontro (molto recente), in cui sono capitata un po' per caso, fra ragazze che lavorano in editoria (erano rappresentati nel gruppo tutti e tre i profili che ho esposto sopra) e che volevano aprire una casa editrice. Così ho potuto osservare le dinamiche e capire i problemi e le domande che si pone chi decide di cominciare un'impresa del genere. Tutto qui. Scrivendo non pensavo ad Albus, ma a tutti i vari piccoli, medi e grandi editori.

Poi è ovvio che voglio fare chiarezza e capire con chi ho pubblicato. L'editore è importante, se no ti rivolgi a un POD o a una tipografia. E visto che con me sono sempre stati così corretti, che mi piacciono come persone, che si stanno dando da fare per il libro (e poi oggi mi hanno chiamata per spiegarsi prima con me e per dirmi che verranno a scrivere qui), mi sembra normale dire (da quello che mi hanno riferito) che nel mio schemino li colloco nel secondo gradino del profilo 3.

Poi sono fatta così: faccio volontariato, mi prendo a cuore regolarmente cause non mie. E ho un debole per il donchisciottismo. Mi appassiono a un tema e faccio domande finché non l'ho capito a fondo. Tempo fa era la libertà religiosa in Italia (e sono atea), poi c'è stato il periodo delle piccole band punk-alternative (e non suono) eccetera. Ora voglio capire come funziona l'editoria in Italia, come se la cavano i piccoli editori, che fanno, perché lo fanno...

Parliamo sempre dei problemi dello scrittore esordiente. Ma c'è anche l'editore esordiente. E sono più affini di quanto possa sembrare.

E non sto pensando ad Albus adesso. Mi riferisco a qualsiasi editore esordiente. Non mi interessa più di tanto il mio punto di vista o il mio interesse in una questione. Mi piace guardare dal punto di vista dell'altro, non dare nulla per scontato, cambiare sempre prospettiva. Sarà deformazione professionale? Sono antropologa.

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Comunque ho sbagliato a mettere qui lo schema, visto che era una cosa generale. Sono andata off topic.

Prima o poi lo apro un topic per editori esordienti. Come gli scrittori esordienti sognano di diventare Calvino o Faletti, gli editori esordienti sognano di diventare Adelphi o Mondadori. Quali erano le loro aspettative all'inizio, i loro sogni? Come si sono ridimensionati col tempo? Cosa hanno fatto di fronte alle difficoltà? Perché fanno gli editori? Quali sono i loro obiettivi, i loro modelli di riferimento?

Trovo affascinante capire come funzionano le cose. Io non ho le competenze per farlo, ma sarebbe interessante una indagine socio-antropologica nel mondo editoriale sulle orme di quella che fece Pierre Bourdieu con "Le regole dell'arte" o "La distinzione" (ancjhe se non parlava esattamente di editoria...).

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