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  3. Partirei dalla domanda :"Perché scriviamo?" . E credo la risposta sia :"Per raccontare qualcosa". Ora, se nessuno ci pubblica l'intento fallisce, perciò autopubblicandosi accettiamo in ogni caso dei rischi che solo la nostra convinzione e determinazione giustificano. Ci possono ridere dietro, snobbarci, criticarci, compatirci (come un piccolo troll poco fa) però almeno ci mettiamo in gioco e ci esponiamo ai giudizi (che forse aiutano a migliorare). La mancanza di una CE per quanto mi riguarda dovrebbe essere penalizzante solo se fosse in grado di regalarci, senza che facessimo nulla, qualche migliaio di lettori. Cosa che le piccole CE non fanno. Autopromuoversi un romanzo SP comporta impegno, costanza, una rete di seguaci e complici che supportino presentazioni, diano disponibilità di affiancamento, e non è affatto facile. Se poi lo si fa per autocompiacersi, pazienza. Si parla sempre, e molti sembrano dimenticarlo, di piazzare poche copie che non inquineranno certo la letteratura italiana. Crederete mica di campare facendo gli scrittori? (l'ho messa perché non la mette mai nessuno)
  4. Ciao @Dca Benvenuto nel WD. Ho già dato un'occhiata alla tua poesia, passerò sicuramente a lasciarti le mie impressioni. Per quanto riguarda il mio componimento, è il tentativo di mettere in versi una parte di un testo in prosa, in cui la coppia protagonista esplora i propri immaginari partendo dalle mani. Questa è l'immagine iniziale, poi è lecito leggere nelle parole un significato più fisico. Scrivo in maniera molto aperta e ognuno segue la sua sensibilità nel dare un senso al testo. Grazie del passaggio e del commento. Alla prossima.
  5. @Abigail1977 La CE non ha risposto alla nostra mail. Provo a contattarla di nuovo, ma se non riceviamo notizie né altre testimonianze non possiamo spostarla in nessuna categoria.
  6. Commento. http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/32207-un-amore-malato/?do=getNewComment – Balena! – Esclamò Oscar rivolto ad Anna Kamaka, 90 chili di peso, qualche goccia di sangue reale hawaiano nelle vene e le spalle di una nuotatrice di fondo. Un'affermazione che era un cocktail dolceamaro di derisione e definizione accettata, anche se imprecisa. Perché Anna non era interessata alle balene ma ai delfini, cui avrebbe voluto somigliare e che amava di un amore poco platonico. Desiderava ogni istante carezzare la loro pelle finemente rugosa, prendere tra le mani i bordi laterali della loro bocca cornea, baciarli e toccare con la lingua i loro dentini aguzzi. Avvertire il loro alito che sapeva di pesce fresco e di alghe. Ma non voleva confessare apertamente la sua passione, così tagliò corto, per non dare inizio a uno scambio di insulti che li avrebbe portati lontano. Un tempo avrebbe mostrato maggior interesse per il giovane fatuo e lentigginoso. Era stata una ragazza molto disponibile durante l'adolescenza. Era diventata campo di addestramento per gli umori in rapida definizione dei suoi compagni di scuola; poi era derisa alle spalle per questo. Quando aveva cominciato a negarsi era stata l'ultima a capire la natura della farsa di cui era protagonista. Perso qualsiasi interesse positivo per gli uomini lo aveva acquisito per i delfini. Ora era nel posto giusto per avvicinarli, non fosse che il suo passato di ingenua puttana l'inseguiva anche là. Era ancora una ragazza facile, ma solo per gli amati cetacei odontoceti. In quella piccola baia i delfini venivano a cercare la compagnia degli uomini e delle donne. Non c'erano piscine dove esibirsi con palle colorate e cerchi da attraversare in un balzo; erano lì di loro volontà. Poi se ne andavano quando erano stanchi dell'insistenza umana nel voler comunicare. Pensavano non capissero? Erano gli uomini che avevano difficoltà a comprenderli, non il contrario. Tranne Anna, Lei intuiva il sottile senso di invidia che i giovani maschi, color del mare se il cielo è coperto, provano per i loro omologhi umani. Il suo passato intuito di giovane disponibile a ogni capriccio ora l'aiutava: i delfini, i maschi, avevano, per essere brutali, il problema della masturbazione. Sembra cosa da poco per chi ha mani, corpo flessibile e bocca dotata di lingua estendibile. Per i cetacei il sesso consensuale tra due individui era già un problema. Era bello farlo in sincronia con le onde, lasciando loro il più del del lavoro, sentirsi parte del tutto che era il mare. Però, quando separati in piccoli branchi di maschi o femmine, lontani dal desiderato periodo degli accoppiamenti, cosa dovevano fare i giovani delfini strabordanti di ormoni a bruciar loro la pelle fino alla punta delle pinne? Anche volendo aiutarsi l'uno con l'altro – non si dica “darsi una mano” per favore! – non era facile. A questo si prestava molto volentieri Anna, perché riteneva di non essere disprezzata come le era successo con gli umani. Per i delfini lei era una manna dal cielo, una pioggia d'aringhe lasciata cadere da una tromba marina. Ma da qualche settimana qualcosa disturbava le sue festose attività. Fuori dall'acqua il giovane Oscar la perseguitava, tentava spavaldi e fallimentari approcci e nulla lo scoraggiava. Nonostante la sproporzione tra la possanza fisica di Anna e l'esilità dell'altro, la cui carnagione lattea rigettava l'abbronzatura. Era sempre al margine del suo campo visivo, qualunque cosa facesse. Per fortuna i giochi coi delfini avvenivano per lo più sotto il pelo dell'acqua e non erano visibili dalla spiaggia. Perché spesso Oscar era lì, coperto di una crema che sembrava stucco, e la guardava. Dovette avvertire i suoi amici pinnati di limitare le effusioni. Era frustrante. A volte le acque della baia erano talmente limpide che ogni cosa traspariva. In questi casi non ci si poteva limitare a tenere la testa fuori e operare più in basso: bisognava scendere più giù. Anna era in grado di trattenere a lungo il respiro, ma non sempre il tempo che riusciva a passare in immersione bastava. – Adesso ho capito – disse Oscar afferrandole una caviglia mentre lei le passava accanto sulla spiaggia – non sei cambiata. Hai solo sostituito gli uomini coi delfini. – Uomini? – Rispose sarcastica – io di uomini non ne ho mai conosciuti. – Posso farlo anch'io, sai? Perché non mi presenti qualche tua amichetta disponibile? Anna rise, era totalmente ridicolo. Quell'idiota non sapeva nulla di delfini. D'altra parte anche per quel tipo di attività le braccia sarebbero risultate utili, ma quale delfina avrebbe accettato di accoppiarsi con uno come lui? Si sentiva come ubriaca e ragionava confusamente. Aveva rischiato più volte di andare in iperventilazione e ora si sentiva il sangue frizzante come acqua minerale. Di sicuro Oscar stava scherzando. O no? – Non ci pensare nemmeno – disse – ne devi mettere su, di massa muscolare, prima di interessare una della banda. Così avrebbe l'impressione di accoppiarsi con un polpo. Oscar la prese male. – Dici? – Disse. – Ma io sono attrezzato meglio nelle cose essenziali. E fece per srotolar fuori qualcosa dagli slip. – Fermati! – Gridò Anna. – Non hai da mostrarmi niente che mi interessi. – Ma lo stordimento che provava invece di scemare sembrava accentuarsi, le impediva di ragionare. – Vieni – disse Oscar – mostriamo come lo fanno gli essere umani. Si diresse verso l'acqua. Avrebbe voluto prendere Anna per una mano e trascinarla con se, ma la differenza di corporatura l'impediva. Quello che non sapeva – ma nemmeno Anna ne era del tutto cosciente – era che tra i delfini tutto ruotava intorno a due fattori: la solidarietà di gruppo e una fortissima competizione sessuale. Insomma stavano continuamente a confrontarselo, ma se la sfida veniva da fuori tornavano subito solidali. E quella di Oscar appariva una sfida a tutti gli effetti; anche perché ritenevano avesse sottratto loro Anna. Così, appena ebbe sfiorato con la mano il dorso d'una femmina curiosa, un maschio lo colpì con il rostro sulle natiche e, non appena assunse l'angolazione adatta, un altro lo colpì giusto sull'inguine. A vederli sembravano colpetti amichevoli, a riceverli facevano un male del diavolo. I delfini presero a spingere Oscar l'uno verso l'altro, giocandoci come fosse una palla. Anna si tuffò per recuperare l'incauto, ma ricevette un duro colpo anche lei. Non era stato un errore – si rese conto – le stavano dicendo che non erano affari suoi; che stesse al suo posto. Il suo amor proprio ne risentì profondamente. Ma era più attrezzata di Oscar per la lotta in immersione. Lo raggiunse che giaceva sul pelo dell'acqua senza più difendersi. L'afferrò per la testa, tenendogli la bocca fuori dall'acqua, e lo trascinò fino alla spiaggia. Non fu facile. Sulla sabbia cominciò a fargli la respirazione bocca a bocca, ma lui non aveva respirato acqua, era solo pieno di lividi. Ripresosi le mise una mano dietro la nuca e schiacciò la bocca contro la sua. – Oh, Anna, finalmente! – Disse con voce flebile non appena si staccò da lei. – Ho sempre sognato questo momento. – Non perderai mai questo tuo senso dell'umorismo del cazzo? – Le rispose lei, senza però riuscire ad arrabbiarsi veramente. – Non scherzo. Ti ho sempre amata. – Ma brutto imbecille. Mi hai sempre trattato da puttana! – Lo so, mi sono comportato come uno stronzo, ho sbagliato tutto. Ma dimmi: come devo fare? Tu sei una fortezza! Vorrei passare tutta la mia vita con te. Anna si sentiva sciogliersi come un marshmallow sulla fiamma. I suoi amici umani l'avevano tradita, i suoi amici delfini picchiata. Diceva bene Oscar: aveva sostituito gli uomini coi delfini. Offrendosi in cambio di mancanza di rispetto e derisione. Possibile che l'unica cosa che gli restasse fosse il suo pallido e infingardo pretendente? Guardò verso il mare, i delfini si erano allontanati e sembravano volutamente ignorarli. Erano sicuri sarebbe tornata: pensavano avesse bisogno di loro e non il contrario. – Beh, proviamo anche questa – si disse. E strinse tra le sue possenti braccia il corpo martoriato di Oscar. Che urlò per il dolore.
  7. Ciao... ci sono news? dunque, è in free?
  8. @Federico72 Problema risolto con l'aggiornamento.
  9. Intervento di Moderazione: @Giulia cinquepalmi Manca il commento previsto dal regolamento. Quando lo avrai fatto, mandami il link via MP e riaprirò la poesia. Chiudo.
  10. Grazie mille! Ci proverò e sarà difficile! @Black
  11. Ti rispondo io Ngannafoddi: io rappresento e dirigo la casa editrice, quindi figuro sempre io, ma ho una famiglia alle spalle che mi aiuta nel lavoro
  12. @Sara7 Non so quanto possano essere pignoli, ma ti suggerirei di provare a ridurre almeno a venticinque. Analizza la sinossi e distingui le varie parti per importanza; quelle meno importanti eliminale o riducile, anche se a primo impatto ti sembrano essenziali. Oppure fai una sinossi della sinossi.
  13. Oggi
  14. Benvenuta!
  15. Io veramente c'ero andato in Info, ma cercavo le modalità per inviare una proposta. Non trovandole, i miei occhi si sono rifiutati di guardare più in basso
  16. @Aporema Edizioni Molto interessante la questione dei 'casi umani'. Indubbiamente il problema esiste, specie in chi scrive, in chi dipinge, in un artista in generale, perchè è noto il pensiero della gente 'comune' riguardo agli artisti: "Ma perchè non vanno a lavorare?" Casi umani si incontrano anche facendo la fila alle Poste, con i biglietti di prenotazione diversificati a seconda di cosa si deve fare. Capita sempre che un Tizio che aspetta da quaranta minuti si vede andare allo sportello un Caio entrato due minuti prima e senza capire il perchè, nemmeno spiegandoglielo pacatamente, comincia a sbraitare contro l'ingiustizia e la prevaricazione umana. Nel caso della scrittura è lo stesso. Immagino che una Casa Editrice abbia a che fare con notevoli casi umani in caso di rifiuti di manoscritti, ma io starei attento anche in caso di accettazioni. Ci sono persone che per l'accettazione di qualcosa frutto del loro ingegno cominciano a camminare a cinquanta centimetri sopra il pavimento e bisogna seguirli... Proporrei un ribaltamento delle regole, e c'è il serio rischio che avrebbe un discreto successo. Io non posso farlo perchè ci vogliono investimenti e il mio conto in banca attualmente è in rosso. Se gestissi una Casa Editrice mi avvarrei, oltre del personale ordinariamente necessario come i lettori, correttori, agenti letterari eccetera, anche di un gruppo di psicologi, appena laureati o con esperienza, dipende. Potrebbero fare un tirocinio presso una Casa Editrice, valido per il loro curriculum, ed esaminare prima a distanza questi 'casi umani' e poi, a seconda della gravità dei casi, anche di persona, andando a visitare le persone presso il proprio domicilio. Va da sé che un servizio del genere, oltre ad avere bisogno di permessi e autorizzazioni varie, contatto con Albi professionali, Università e tutto il mondo civile e globale, avrebbe anche un notevolissimo costo, se eseguito con impegno. Ne nascerebbero fior di relazioni, fior di studi e relative pubblicazioni e nuove professionalità, che non sarebbe neanche male. Non facendone niente ne potrebbe comunque nascere un interessante romanzo social-distopico, avendo però determinate competenze ed esperienze pregresse riguardo il contesto che si vuole rappresentare, o anche una fervida fantasia.
  17. @Plata de -> due (avrei potuto essere)
  18. Buonasera, @Plata. Ti ringrazio per il commento e per le osservazioni che apprezzo sinceramente. Riguardo all'accettazione "sincrono", in realtà intendevo descrivere de mani che eseguono gli stessi movimenti nello stesso momento. Non c'è un particolare motivo per scriverlo, l'ho immaginato così è così ho provato a scriverlo (forse sarei potuto essere più chiaro :-D ). Grazie di nuovo, grazie di cuore, delle osservazioni di cui terrò certamente conto e dei complimenti! Ciao, buona giornata
  19. Avete novità in merito? Ho deciso di proporre alla casa editrice il mio romanzo, ma mi sono accorta che non riesco a ridurre la sinossi a meno di ventotto righe! (Loro ne richiedono venti.) Credete che siano pignoli al riguardo?
  20. Welcome!
  21. Buongiorno, @Letiziadilorenzo. Ti ringrazio per il commento, sono contento che il racconto ti sia piaciuto. Sì, voleva essere la narrazione delicata di un sentimento che… sboccia. Ti confesso però che non mi sono preoccupato più di tanto di tenere nascosta la cecità della ragazza, mi piaceva che si intuisse a poco a poco. Spero che questo non ti faccia rivalutare il giudizio bellissimo che mi hai voluto fare conoscere :-) Grazie di nuovo, buona giornata
  22. Non ne ho idea, ma il romanzo che ho inviato da poco è stato autopubblicato un anno fa! (Anche se attualmente l'ho ritirato dal commercio.)
  23. Ahahahahah ciao
  24. Email inviata
  25. Anch'io! Solo quello passa in convento! Già mi piaci! Ciaooo
  26. Qualcuno mi saprebbe dire se accettano, per la valutazione, manoscritti già autopubblicati? Grazie
  27. Uso lo smartphone
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