Boicottare l'editoria a pagamento PDF Stampa E-mail
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Sabato 26 Dicembre 2009 22:22

Vi rivolgo un appello, o una preghiera. Intendetela come preferite.

La maggior parte di quelli che passano di qui sono aspiranti scrittori o scrittori esordienti; tutti noi desideriamo emergere.
Emergere non è possibile non per colpa dei grandi editori: non solo.

E' colpa di editori che infognano il panorama editoriale con centinaia di pubblicazioni annue, tutte assai poco curate - per non dire peggio - e di pessima qualità materiale e di contenuti stessi.
Ci lamentiamo tutti di questa situazione: ne abbiamo ogni ragione, ma le parole non bastano: c'è bisogno di fare qualcosa.

Non vi sto chiedendo grandi gesti, assolutamente. Quello che vi chiedo è di non dare spazio, nei vostri siti, blog, forum, librerie anobiane e scaffali di casa, wish list e discussioni, a titoli o autori pubblicati a pagamento.
Ignorateli, fate finta che non esistano; non recensiteli, non comprateli, non leggeteli; sconsigliateli agli altri, perché su 10'000 libri pubblicati a pagamento forse uno o due sono meritevoli o contengono qualche buona idea.

I libri sono tanti, troppi: dare spazio a chi non lo merita danneggia chi ne è meritevole, voi compresi!

E non pubblicate a pagamento, per carità... se volete togliervi uno sfizio, rivolgetevi ai print on demand.
O, meglio ancora, lavorate con umiltà e non alzate la testa furiosi se vi rifiutano, andando a umiliarvi - sì, umiliarvi - pagando fior di soldi per pubblicare.
Se il vostro testo merita prima o poi qualcuno che vi pubblica gratis lo trovate.

Se la Rowling avesse accettato di pagare, per pubblicare, quando i grandi editori l'hanno rifiutata nessuno di noi saprebbe chi è.
J. K. Rowling ha pubblicato con un piccolo editore sconosciuto in Inghilterra: il successo non è impossibile. Pagando, invece, lo diventa.

Gli editori a pagamento immettono sul mercato migliaia di titoli l'anno, rendendo impossibile entrare in libreria, per chi non è pubblicato dai big.
Non lo dico io, lo dicono le statistiche: sessantamila libri pubblicati ogni anno, la metà degli editori a pagamento ne mette sul piatto un centinaio all'anno: considerato che gli editori a pagamento sono più di 1000, vedete voi quali sono i numeri in gioco!

Eliminando gli editori a pagamento è possibile per moltissimi autori ed editori accedere alle librerie: di conseguenza i lettori potranno acquistare prodotti che si avvicinano di più alle loro esigenze, non solo per trama, qualità materiale ecc ma anche per prezzo, in quanti i piccoli e i medi editori hanno prezzi di copertina più bassi; come naturale conseguenza di tutto ciò, i big subiranno dei colpi, che li costringeranno a pubblicare non solo le schifezze che troviamo sugli scaffali, ma autori davvero meritevoli.

Se in questo processo, che porta IMMENSI benefici a TUTTI si perde per strada qualche bel libro, pazienza.

Pensateci.

Commenti
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Marco Segnini (Registered) 2010-01-31 13:35:02

Salve a tutti.
Mi capita spesso, in quanto vorace lettore, di finire in blog come questi.
Il vostro l'ho scoperto dato che leggo quello di Zero91. Riporto qui alcune mie considerazioni. Come lettore di AP (autori a pagamento, ambito ampio in cui trovo quello che i puritani non pubblicano… ad esempio tanta poesia ma pure saggi e romanzi) e attento visitatore di blog, siti e forum come questo, sono ben lieto di portare finalmente un punto di vista diverso dall’idealismo imperante di cui ENAP e belligeranti autori autoreferenziali s’imbevono.
Tra l’altro ravvisando in molti ENAP la voglia di farsi pubblicità sfruttando le campagne anti EAP e stilando le orma note “liste nere” dei cattivoni approfittatori.
Sgombriamo il campo da un bell’equivoco di fondo.
L’arte (letteratura e musica comprese) nel momento in cui decide di palesarsi diventa un prodotto.
E come tale fa girare soldi.
Come non ci si stupisce di pagare il parrucchiere se ci taglia i capelli, non capisco perché ci si debba stupire di pagare un editore se ci fa un libro e non siamo nessuno (condizione questa, di non essere nessuno editorialmente parlando e di non smuovere più di 50/ 100 copie comune a moltissimi, anche se non vogliono sentirselo dire).
I tempi d’oro dell’editore mecenate sono finiti da anni ormai.
Il mercato è saturo.
Leggono in pochi.
Non c’è giro.
E non per colpa degli editori a pagamento purtroppo.
Questo vale anche e soprattutto per gli ENAP, anche se si vantano di fare selezioni qualitative (ho letto vari libri di editori che blateravano di non chiedere contributi e spesso li ho trovati di qualità scadente e pieni di errori… ah già, ma in quel caso l’autore non può lamentarsi perché non ha pagato!)
L’autore si dovrebbe preoccupare di muovere il sedere e promuovere da solo il suo libro, che abbia pagato meno, invece di pensare (come succede nel 90% dei casi) d’avere esaudito il suo compito scrivendolo.
Gli ENAP dovrebbero dimostrare su ogni singolo titolo che pubblicano quanto effettivamente hanno venduto e si sono messi in tasca, per dire che vivono solo di editoria e non altro.
Anche se ovviamente, stante l’atteggiamento aggressivo e parziale che trovo, farò la solita battaglia contro i mulini a vento…
Sembra giusto agli ENAP prendere in giro gli autori che leggono blog come questi e sperano di essere pubblicati (perché la vanità trabocca dai loro pori) spingendoli a dire “Ah, il vero editore è quello che crede in me e investe…”. Sì sì. Come no. Da quando in qua un esordiente ha la faccia di pretendere che sia qualcun altro a dover credere in lui?
Prima l’autore dimostri di valere qualcosa e poi solo poi speri che qualcuno gli pubblichi gratis il libro.
Con 70000 titoli che escono all’anno in Italia e pochissimi lettori, sembra deontologicamente corretto agli ENAP dire che pubblicano 1500 copie di un libro che verrà messo in tutte le librerie etc etc?
Messo in libreria come?
Di costola sulle mensole o vicino alle casse?
Perché se sta di costola sulle mensole chi lo vede (e quindi chi lo compra)?
Quanta pubblicità (vera non facendo spammin sul web, parlo di giornali, webzine, radio, tv e a riptezione) viene fatta su ciascun titolo degli ENAP per sperare che i lettori si accorgano che il libro esiste vadano effettivamente a cercarlo in libreria o a ordinarlo su IBS?
Mettere 1000, 1500, 800 o quante ve ne pare copie in libreria non significa venderle!
E se gli ENAP non ne vendono almeno 2000 di copie (ma son poche…) non ci guadagnano nulla e non possono pagare chi lavora per loro.
Ora mi domando come si facciano a vendere 2000 copie degli sconosciuti (senza offesa per gli sconosciuti ovvio) che compongono i catalogi degli ENAP (eccezion fatta una tantum per qualche nome noto).
Il mercato editoriale è saturo anche per gli ENAP, mica solo per gli EAP…
E quello librario pure.
Giocare sulla vanità degli scrittori è anche questo: invitarli ad aspettare l’editore che crederà in loro (sapendo che nel 90% dei casi non arriverà), e spingendoli così a lasciare i propri lavori nel cassetto o ad andare in tipografia pur di non contattare un EAP.
Perché loro non avrebbero diritto comunque di pubblicare?
E’ il pubblico ce fa la selezione, il passaparola, non certo l’editore.
Che problema c’è?
Quale legge violano a pagare un EAP che spesso (tranne casi reali, è vero, di gente che nemmeno legge i dattiloscritti e nemmeno fa una presentazione del libro e tantomeno sa cos’è una fiera) sono sinceri e diretti nello spiegare come funzionano le cose?
Che servizio pensano di fare gli ENAP agli autori imbevendoli di puritanesimo?
E spingendoli a dire “non pagate per i vostri sogni”?
E poi vorrei vedere i veri bilanci degli ENAP…
i rendiconti effettivi delle librerie…
e quanto pagano i professionisti (editor, correttori bozze, grafici impaginatori, magazzinieri, consuleneti editoriali e voi stessi) che tengono in piedi le loro realtà.
Capire se vivono solo di editoria, insomma.
Questo continuo sparare a zero sugli EAP (tra l’altro senza distinguere chi è davvero professionale e chi no) è ridicolo e un po’ spiazzante. C’è un’aggressività che appare fuori luogo.
E dove le liste degli ENAP? Quelle dove si legge chi davvero ha mantenuto le promesse e chi invece, campando d’altro nella vita, ha pubblicato un libro senza chiedere all’autore contributi e poi non ne ha fatto di nulla in concreto?
Mi piacerebbe leggerle!

Autori, svegliatevi!
Ma non nel senso che intendono loro…
e pubblicate quello che vi pare, senza aspettare che qualche pseudo-guru-puritano vi dia il là.
Non c’è nulla di male a pagare. Non viola nessuna legge. E nemmeno nessun precetto morale.
L’editoria del 2000 è diversa da quella degli anni Cinquanta.
Avete diritto di essere pubblicati come tutti.
Sarà il pubblico poi a decidere se siete bravi o un po’ meno di bravi.
E non andate in tpografia. Avete diritto a un codice ISBN, a una correzione bozze, a un editing, a una presentazione, a una fiera etc…

Buon lavoro a tutti!
admin (SAdministrator) 2010-02-02 22:32:41

Facciamo una cosa bella: leviamoci dalla testa che pubblicare sia un diritto. E che sia un servizio.
E' un diritto della persona che ha la seconda elementare fare l'architetto, e magari far crollare la casa in testa al proprietario?
E' un servizio lavorare?
In entrambi i casi, no.

E allora, perché lo scrittore che non sa scrivere e scrive da cani, mettendo insieme un testo raffazzonato e orribile ha il diritto di essere pubblicato? E il lettore che malauguratamente lo acquista, non ha il diritto di essere trattato bene?
Qui ci scordiamo che realizzare un sogno non è un diritto, che pubblicare solo perché lo si vuole tanto è una stupidaggine.
Al mondo non c'è posto per tutti, il successo, la pubblicazione non è per tutti. E' necessario avere delle capacità ben precise per avere un qualche tipo di successo.

Tu dici che gli ENAP promettono posto in libreria. Ed è falsissimo, perché sono proprio gli EAP, gli Editori A Pagamento non solo a promettere, ma ad assicurare un posto negli scaffali di tutt'Italia!

Lo ripeto: pubblicare non è un diritto. Pubblicare è un diritto se è solo se si ha talento; ma, da soli o con l'aiuto di amici e parenti, è impossibile saperlo.
Avatar (Editor) 2010-04-01 14:21:10

Pubblicare è un diritto se si ha talento E l'editore ci guadagna.
Pubblicare è un diritto se hai scritto roba buona E versi un contributo (la valutazione è individuale) E l'editore si dà da fare per vendere.
Pubblicare per divenire famosi E' un diritto (nel senso che è un desiderio legittimo) A CONDIZIONE CHE sia anche roba buona. E che venda. Soprattutto.

Perchè possiamo fare tutti i più bei discorsi su EAP/ENAP, ma alla fine...
o l'editore vende e forse ti pubblica
o non vende e se vuoi paghi per toglierti lo sfizio
admin (SAdministrator) 2010-04-01 14:30:43

No, pubblicare non è un diritto. In nessun caso, e ti spiego il perché: come fa l'autore a stabilire se ha talento o no? Ha bisogno di un parere esterno; chi glielo dà, amici e parenti? Non sono obiettivi o preparati per farlo. Un'agenzia letteraria? Quasi tutte vogliono soldi per una lettura - cosa inaudita all'estero - e come si fa a fidarsi di un parere positivo ottenuto pagando?
Metti in giro una copia del tuo libro stampata da un tipografo tramite una catena di lettura: esperienza insegna che il 98% dei lettori dicono che il libro è bellissimo IN OGNI CASO.
Autopubblicazione? Non lo compra nessuno.
eBook a pochi euro (2 o 3)? Ecco. Quello funziona.
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