Category : #TrUr

Dissonanze: Quel verso a metà tra un ruggito e un barrito, di Massimo Junior D’Auria #TrUr


dissonanze_copertina

Il nuovo racconto di cui andremo a parlare è “Quel verso a metà tra un ruggito e un barrito” sempre dell’antologia Dissonanze, di Massimo Junior D’Auria.

La prefazione di Luca Filippi ce lo presenta come un racconto attento alle tematiche sociali che, in questo caso, riguardano la situazione “lavorativa” delle comunità extra-comunitarie.
Questo è in parte vero ma anche un po’ fuorviante: l’elemento sociale serve principalmente da motivazione e motore all’avvio della storia, all’escalation che porterà il nostro nuovo protagonista, Amadou, a fare la scelta che gli cambierà la vita.

Ma andiamo con ordine: Amadou è un lavoratore extra-comunitario, africano, che pur di non morire di fame e di guadagnare in maniera onesta i (sempre troppo pochi) soldi necessari a sopravvivere, accetta lavori di ogni genere e tipo, lavori accoumunati tutti dalle stesse dinamiche: troppo lunghi, mal pagati e senza nessun tipo di attenzione alla vita del lavoratore.

“Un giorno muratore, l’altro contadino, un altro scaricatore.

Questa è la vita multiforme di Amadou.

La vita che odia, ma che sicuramente è meglio della morte. “

Dopo l’ennesimo giorno di lavoro massacrante eseguito per pochi euro, Amadou e gli altri lavoratori (conoscenti, più che amici) si preparano a tornare ognuno a casa quando invece la loro routine viene cambiata: un furgone bianco e anonimo si presenta sullo spiazzo dove si preparano ad andarsene e il guidatore offre loro un nuovo lavoro.
Qualcosa per guadagnare una manciata d’euro in più, quel giorno.
Dopo qualche momento di titubanza alcuni se ne vanno, altri accettano.
Accetta anche Amadou.

“Qualche euro in più fa comodo anche a lui, come a tutti del resto.”

Insieme al racconto precedente questo rientra tra i miei preferiti e rispetto agli altri due racconti di cui abbiamo già parlato questo non presenta nessuno dei problemi degli altri: lo sviluppo non è affrettato, non ci sono sbavature psicologiche, il tutto scorre perfettamente senza inciampare.

Non ho molto altro da aggiungere su questo piccolo racconto se non che funziona e che mostra come l’antologia, pian piano, ingrani la marcia e parta, trasportandoci tra le dissonanze della vita.

– – – – – – – – – –

Twitter dell’autore: @MassimoJDAuria

Pagina facebook del libro: Dissonanze

 

Dissonanze: L’Uomo in Nero, di Massimo Junior D’Auria #TrUr


dissonanze_copertina

Ritorna (di nuovo) la rubrica più sfortunata del web (ogni volta che si cerca di darle regolarità spuntano problemi da ogni parte, sia dal mondo fisico che da quello virtuale): Ti Raccnto un Racconto!

Riprendiamo il discorso iniziato qui col primo racconto dell’antologia Dissonanze di Massimo Junior D’Auria e proseguiamo col secondo racconto, quello che è salito senza troppi sforzi in cima alla lista delle mie preferenze.

Dunque: questa volta il nostro protagonista gestisce un bar, è una persona calma e a modo, dialoga coi clienti ed è abbastanza simpatico alle altre persone.
Nella sua vita tutto va relativamente bene, se ci sono problemi sono quelli più comuni e “semplici” che bene o male si risolvono lavorandoci sopra per un po’.
Poi, un giorno, si presenta al suo bar uno strano tipo: un uomo vestito completamente di nero, un tipo inquietante e disturbante e, paradossalmente, gentile e tendenzialmente simpatico.
O almeno è quello il suo comportamento di facciata mentre ispira tutto il resto con la sua presenza.

Il nostro uomo in nero ha una particolarità (come se non fosse già abbastanza strano senza quest’abitudine): si presenta al locale sempre quando non è presente nessun altro cliente.
Come faccia a sapere quando il locale è vuoto e al suo interno è presente solamente il nostro protagonista non ci è dato saperlo.

E qui io mi fermo, non dicendo altro del racconto: andrei troppo oltre.
Questo secondo racconto di Dissonanze ha, rispetto a quello che lo precede, uno sviluppo più concreto: a differenza del precedente leggendolo non ci si ritrova a pensare “è troppo breve”, non si percepisce “eccessiva fretta” durante la lettura
Questo va a contribuire molto al piacere che ne deriva dalla lettura.
Non è però un racconto perfetto: ci sono alcune piccole scelte di stile discutibili, un esempio pratico si trova in prossimità della fine del racconto: lo stato d’animo del nostro protagonista è alterato, furioso, pessimista.
In questo stato ci si aspetterebbe che si esprima in un determinato modo, che usi determinate espressioni al posto di altre.
Ciò non accade, la scrittura (e di conseguenza il nostro protagonista) rimane pulita, quasi impersonale.Questo purtroppo va a danneggiare il lato psicologico del racconto e, data la forma di “ultimo scritto” del protagonista, tale elemento si trova ad essere anche tra i più importanti del testo.

In ogni caso, mettendo da parte piccole sbavature come questa, la lettura risulta nuovamente godibile.
Come anche la volta precedente, volendo dare un voto al racconto, il mio personalissimo giudizio è di quattro su cinque.
E riconfermo quanto ho detto (ed è stato detto): questo racconto sarebbe stato ottimo come introduzione all’antologia.

E per concludere di nuovo qualche link utile:

Twitter dell’autore: @MassimoJDAuria

Pagina facebook del libro: Dissonanze

Dissonanze: Incontro al bivio, di Massimo Junior D’Auria #TrUr


dissonanze_copertina

Riprende la rubrica “Ti Racconto un Racconto”, presto verranno pubblicate le recensioni mancanti dell’antologia Deinos e, nel frattempo, per re-ingranare, parleremo di Dissonanze, di Massimo Junior D’Auria.

Breve introduzione: la raccolta Dissonanze pubblicata dalla Sogno Edizioni è composta da sette racconti, sette storie di un’antologia fatta di “particolari apparentemente trascurabili, ma che emergono dallo sfondo della narrazione per diventare – a un tratto – dominanti” per citare la prefazione di Luca Filippi.
Durante queste recensioni sarà inevitabile esporre l’argomento del racconto, non ci saranno grossi spoiler ma trattandosi comunque di racconti sarà inevitabile esporre un bel pezzo di storia.

Ma andiamo al dunque.
La prima storia si intitola “Incontro al bivio” e ha per protagonista un senzatetto, un barbone dal passato doloroso, un passato che ogni giorno lo tormenta e lo attacca non lasciandogli nessuna dignità o speranza.
Giacomo, questo il nome del protagonista, è un uomo spezzato: non ha più una famiglia (morta in un incidente d’auto), non ha più un lavoro, non ha più alcuno scopo.
Vive o meglio, sopravvive: va avanti, giorno per giorno, accompagnando le ore con del vino scadente, suo unico divertimento

Meno di cinquanta centesimi e ti passa la paura come dicono dalle sue parti.

E tutto questo va avanti sino a quando non incontra uno strano uomo dagli occhi grigi, un uomo che gli cambierà la vita.

Non posso andare oltre per non andare a rovinare la lettura del racconto quindi passiamo alle considerazioni personali: questo primo racconto fa iniziare l’antologia con toni bassi, basse dissonanze, per rimanere in tema.
La lettura è godibile ma presenta un solo difetto: il racconto è troppo corto, tutto si sussegue rapidamente (pur non trasmettendo un senso di fretta) lasciando alla fine della lettura un senso di semi-soddisfazione.
In particolare a rendere lampante questa rapida evoluzione degli eventi è l’evoluzione emotiva nel finale della storia: se da un lato la rapida descrizione di ciò che accade è direttamente corrispondente a ciò che viene narrato la parte psicologica risulta (pur non essendo approssimativa) fin troppo veloce.

Come anche altri non avrei scelto questo racconto come testa di ponte con cui aprire l’antologia, preferendo il secondo “L’Uomo in Nero” ma di questo parleremo mercoledì [la rubrica più sfortunata del web non vuol saperne di funzionare regolarmente, qui la recensione del secondo racconto, “L’Uomo in Nero”] e per oggi ci fermiamo.
Volendo dare un voto a questo primo racconto un tre su cinque ci sta tutto.

Per concludere ecco qualche link utile:

Twitter dell’autore: @MassimoJDAuria

Pagina facebook del libro: Dissonanze

Deinos: La Razziatrice, di Gianluca Santini – Recensione #TrUr


Deinos

In teoria questa recensione era già stata scritta, in pratica qualche entità cibernetica ha deciso che non doveva esistere quell’insieme di parole sotto al nome “recensione del racconto La Razziatrice” e quindi la riscrivo alla faccia delle entità cibernetiche e lo faccio avendo anche la febbre.

Iniziamo: una delle cose divertenti di Deinos sono i vari cambi di punto di vista nei confronti dell’apocalisse-saura (si può dire così?).
Abbiamo avuto una prospettiva da soldati, anche se improvvisati.
Ne abbiamo avuta una dal punto di vista di due ragazzi ingegnosi ma poco fortunati.
Ne abbiamo avuta una culinaria.
Ora, con questo racconto, ne è arrivata una cinica e crudele (per alcuni): la protagonista del racconto è, come si può intuire dal titolo, una razziatrice.
Uno sciacallo che non guarda in faccia nessuno pur di sopravvivere, che importa dell’umanità? Che importa di valori comunitari, basati sull’aiuto reciproco, quando depredando e razziando è più semplice sopravvivere?
Quindi, perché non usare un altro razziatore come esca per dei velociraptor, così da liberarsene e poterne depredare le scorte? Perché tenere in vita qualcuno che ti ha salvato la vita, quando ammazzandolo puoi recuperare la sua arma, con la quale falciare qualunque sauro ti si metta davanti?

E se incontri il tuo vecchio capo, uno stronzo egoista, perché non sorridere alla buona sorte?

Ho fatto tante domande me ne rendo conto*, però è proprio così che vedo questo racconto: l’insieme di tutte le risposte a quelle domande, una visione diversa dell’apocalisse dove non ci sono eroi o anti eroi, solo una tizia che ha deciso di sopravvivere e di farlo senza compromessi, nemmeno di fronte all’Apocalisse.
E tra le strade che poteva intraprendere ha scelto quella che per tutta la vita gli è stato detto essere quella vincente: al Diavolo tutti e pensa a te stessa, finché cercherai di arraffare tutto il prendibile, finché sarai in grado di avere tutto quello che vuoi prendendolo anche a costo di fare del male, allora sarai una vincente.
Amore? Che te ne fai?
Compassione? E a che serve quando un velociraptor ti insegue?
Empatia? Utile se si è dei masochisti.

E quindi, che fare? Fuggire, armarsi, aspettare: che siano gli altri a fare gli eroi, che siano gli altri a morire.
E se tutto questo portasse alla morte invece che alla sopravvivenza? Che così sia, intanto sino ad allora, penso che la nostra razziatrice risponderebbe solamente con un “Mors tua, vita mea” per poi spararci un colpo in fronte.
Si è capito, vero, che il racconto mi è piaciuto?

– – – – – – – – – –
*Tra l’altro, tutte ste domande non dovrebbero incuriosire un po’? Forza, scaricate l’eBook e leggetelo, non perdete tempo che i Raptor sono già sotto casa vostra, approfittatene finché sono impegnati a mangiare i vostri vicini.

Deinos: Deinosrestaurant, di Alessandro Forlani – Recensione #TrUr


Deinos

«E quanto sono fighi?»

Terzo racconto e terzo recensione monoposto, oggi parlo di Deinosrestaurant, di Forlani.
Come per il racconto “Effetto Lazzaro” non sapevo cosa aspettarmi da questo testo (bene o male seguo gelostellato sul suo blog, avevo una vaga idea di cosa mi sarei trovato davanti leggendo il suo racconto, cosa invece che non potevo sapere col primo e con quest’ultimo racconto) e l’ho iniziato prevedendo (grazie al titolo) solo in minima parte il tema (il mio primo pensiero è stato: i rettiliani hanno trasformato gli umani in portate  per un ristorante futuristico in mondo ormai da decenni colonizzato nuovamente dai sauri e dai loro nipoti ultraevoluti che noi ignoranti umani scambiavamo per alieni, quando invece erano solo dei Dinosauri sopravvissuti e cambiati col tempo, alla fine ci sono andato vicino, circa).

Anche stavolta siamo in un mondo post-invasione dei carissimi lucertoloni a differenza però delle due precedenti istantanee stavolta gli esseri umani hanno prevalso, si desume senza eccessivi problemi, e riescono ad allevare i dinosauri per trasformarli, come solo gli uomini sanno fare* in ottimi manicaretti per Gourmet e per gente con abbastanza soldi da potersi permettere un pasto a base di triceratopo.
Accantonato il messaggio inviatomi dalle papille gustative che mi dicevano “Quindi i triceratopi sono commestibili?” (i sauri d’allevamento sono infatti dei Triceratopi ma presumo che siano semplicemente la specialità del nostro ristorante protagonista e che, in base ai gusti e ai menù, siano allevate tante altre piccole, si fa per dire, creaturine giurassiche) sono andato avanti con la lettura conoscendo la simpaticissima** (non leggete la nota se non volete uno spoiler sul finale) Antonietta, un paio di sconosciuti estranei (a cui si deve la citazione a inizio articolo) e i vari dipendenti di Antonietta, oltre, ovviamente, ai Triceratopi.
Questi ultimi vengono tenuti buoni e tranquilli grazie a vari tranquillanti cui, però, stanno diventando immuni: inutile spiegarvi cosa succederà, leggete e divertitevi per saperlo.

Di questo racconto mi è piaciuto particolarmente il cambio di tono, la prospettiva più positiva*** (se paragonato ai due precedenti e sì, c’è di nuovo uno spoiler nella nota) e, mi secca un po’ ammetterlo, non mi è piaciuto molto il come è stato scritto**** (solo una considerazione completamente marginale sulla quale non mi voglio dilungare troppo).
Poco male, però, perché alla fine, nonostante l’antipatia nata verso la forma mi son divertito un sacco** seguendo l’idea alla base del racconto e gongolando come un matto sul finale.

– – – – – – – – – –

*C’è un racconto di SF di cui non ricordo il titolo in cui, in una Terra priva ormai di risorse alimentari, una multinazionale (o forse era il governo? Non ricordo proprio) finanzia dei viaggi nel sistema solare con il solo scopo di cercar provviste.
E vediamo gli uomini conoscere civiltà più o meno evolute e… mangiarle.
Niente conquista per un grande impero umano, solamente una battuta di caccia spaziale.
Cose da uomini umani (cit.)

**Alla fine Antonietta viene annientata dai triceratopi imbizzarriti, alla fine io urlavo (mentalmente, per non farmi dare del pazzo una volta di troppo) “Sì! Muori stronza!” mai preso così in antipatia un personaggio di un racconto e lo intendo in senso buono, mi piace trovare antipatici dei personaggi, è un modo come un altro per appassionarsi al loro destino (sperando che muoiano presto e in maniera atroce).

***Be’, almeno all’inizio. La possibilità che non succeda niente di male al Ristorante esiste, speri di no però esiste.

****Non c’entra il POV che va dove gli pare (cit. o comunque fosse) o altre cose del genere, semplicemente non mi ha preso.

 

 

Deinos: Profumi, di Raffaele Serafini – Recensione #TrUr


Deinos

In ritardo sul mio personale programma (mi sarebbe piaciuto far uscire questa recensione nel week-end) continua la full immersion in Deinos col secondo racconto dell’antologia.

“Profumi”, di Raffaele Serafini
Anche qui, come nel precedente, il mondo (o quanto meno  Udine) è stato invaso dai Dinosauri e noi arriviamo a cose fatte, in un posto che ha subito tutto il peggio che l’invasione di grossi rettili carnivori possa causare.
In questo scenario due ragazzotti, Leonardo  e Filippo, sembrano essere gli unici sopravvissuti, uno grazie alla propria casa (dotata di finestre blindate, i Dino non sono scemi e non continuano a dar craniate contro qualcosa che non si rompe quando basta girare l’angolo per mangiare una vecchina) mentre l’altro grazie a una brillante intuizione (che non vi spiego da dove gli è nata, meglio mantenere al minimo gli spoiler) e cioè che i Dinosauri non sopportano l’odore dell’alcol.

Guarda, una vecchina da asporto!

Così, dopo una pratica doccia alcolica,  Filippo raggiunge l’amico (che nel frattempo ha finito le (poche, data l’inaspettata invasione) provviste e insieme decidono di fuggire da Udine. Verso dove? Ovunque, purché sia lontano dai lucertoloni affamati e bramosi di carne umana.

Se in “Effetto Lazzaro” la componente avventurosa e lo humor non mancavano, in questo racconto predominano invece una cupezza e una crudezza maggiori: abbiamo due ragazzi – non dei soldati – che cercano di sopravvivere e le cui uniche conoscenze in ambito di sopravvivenza sono una botta di culo iniziale e la speranza che qualcuno più in alto di loro (magari l’esercito) abbia fatto o stia facendo qualcosa per salvarli.
Non sono guerrieri, non sono eroi, sono due tipi normali che rischiano d’essere mangiati e non hanno il tempo di far niente se non fuggire e sperare.

Ed è qui il bello del racconto: una storia come ce ne sono tante (non oso immaginare quante coppie o gruppi di “Leonardo e Filippo” ci siano sparpagliati per l’Italia e, chi lo sa, nel mondo intero) e che normalmente verrebbe trattata in maniera banale qui trova invece il suo spazio, la propria dimensione.

E quando arrivi alla fine sei lì e non ti piace quel che pensi perché una parte di te sa come andrà a finire, nonostante tutto.
Però speri e la speranza, stavolta, si trova in una manciata di boccette di profumi.

Link all’eBook: cliccami.

Deinos: Effetto Lazzaro, di Valentina Coscia – Recensione #TrUr


Deinos

Nei film americani, a questo punto il protagonista di turno diceva sempre: “Rock’n roll!”. Vecchi film del cazzo, scommetto che manca un po’ non sai neanche di cosa parlo.

Premessa rapida e indolore, ché voglio parlare dell’antologia e del racconto: da qualche mese stavo progettando di iniziare a recensire i racconti delle antologie singolarmente, parlando di ogni testo e non facendo una recensione unica per l’intera raccolta.
Il motivo? Io ODIO profondamente recensire antologie: non so mai come dosare le informazioni, né come impostarle per non farle troppo corte/lunghe o per renderle interessanti.

Quindi al Diavolo l’impostazione classica e che siano i singoli racconti a parlare, così chi verrà dopo di me saprà perfettamente cosa si trova tra le mani al momento dell’acquisto/download dell’antologia – e io mi tolgo dall’impiccio di dover dare equità di parole ai singoli racconti senza dover scrivere trattati o monografie.

E la prima antologia di cui parleremo (perché non farò così soltanto io) è Deinos.
Perché Deinos? Perché sull’e-reader ho lei, e stasera avevo voglia di dinosauri, non di horror (di cui ho letto solo il primo racconto, per ora), non di vampiri o maschere (toccherà a uno di loro tre però, per la prossima serie di racconti. Forse).

Cos’è Deinos? Deinos è un’antologia nata da uno sforzo collettivo che ha dato ottimi frutti (sì, sono in vena di link, anche perché questa è la definizione migliore che mi viene in mente, quindi perché non usare l’originale invece di una semplice citazione?) sul blog di Minuetto Express.
Io al concorso avrei voluto partecipare, ma la mancanza di idee interessanti (le uniche cose che mi passavano per la testa erano T-Rex che apparivano all’improvviso all’interno di un palazzo devastando la struttura e se stessi, un po’ poco per un racconto, no?) mi ha spinto a evitare di mandare qualche idiozia e a limitarmi ad aspettare che tutto uscisse per leggerlo.

L’e-Book è uscito questo Lunedì e, messo sul lettore, ho iniziato qualche sera fa a leggerlo.

L’antologia si apre con “Effetto Lazzaro” (già il titolo mi piace) e ci immerge in un mondo già invaso dai Sauri che, senza troppa fatica,  hanno capito che mangiare esseri umani è più facile che predare Triceratopi, Stegosauri e compagnia bella.
Protagonista del racconto è un novellino in una squadra speciale anti-dinosauri che si è arruolato per spirito di sacrificio ma che viene accolto dal suo superiore (una geologa alquanto simpatica) con abbastanza astio: il mondo là fuori è duro e pericoloso e se sbagli mezzo passo finisci divorato, non c’è spazio per l’idealismo: bisogna soltanto cercare di sopravvivere.

Di primo acchito questo racconto non mi aveva preso; colpa del dialogo a una voce che ne costituisce la forma narrativa (e anche perché i personaggi in stile Hartman di solito non mi prendono, preferisco soltanto il caro Sergente Maggiore). Poi sono andato avanti.
E andando avanti si comincia a ridere (il che è ironico, in un paesaggio di pessimismo, morte e devastazione causa sauri) ed è tutto merito della nostra geologa, che ci racconta com’è il mondo post-invasione e ci dice, chiaro e tondo e senza fronzoli, che il mondo non appartiene più agli umani e che è tornato ai vecchi padroni, quei giganti carnivori (e ogni tanto cannibali, se c’è scarsità di prede) che per tanto tempo hanno camminato sulla Terra facendola tremare.

Non so che altro dire, è un racconto breve (e a dire troppo rischio di esagerare, togliendo il piacere della lettura) ma che funziona egregiamente e, soprattutto, è divertente.
Ti fa ridere, ti trascina sino alla fine e, alla fine, ti fa ridere di nuovo ricordando l’inizio.

Concludo con il link al Minuetto Express da dove scaricare il tutto: cliccami.
L’eBook è gratuito, in ePub e Mobi: scaricatelo, leggetelo e parlatene. Io nei prossimi giorni scriverò un articolo per ogni racconto dell’antologia così potrò inaugurare l’acronimo del titolo di questo post (se qualche anima pia si domandava cosa volesse dire: Ti Racconto Un Racconto).
Ah e c’è anche l’hashtag (#Deinos) su Twitter: usatelo che son curioso di leggere altre opinioni sul racconto.

A domani con “Profumi” di Raffaele Serafini.