Category : Bookaholic

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E concludiamo in bellezza il nostro countdown. Con cosa potevamo chiudere se non con Uno, nessuno e centomila del grande Pirandello?

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Pubblicato nel 1927 è il romanzo più tipico di Pirandello, quello in cui meglio si manifesta il nucleo fondamentale di quel particolare sentimento della vita e della società che sta alla base di tutta la sua grande opera teatrale. Vitangelo Moscarda si convince improvvisamente che l’uomo non è “uno”, ma “centomila”; vale a dire possiede tante diverse personalità quante gli altri gliene attribuiscono. Solamente chi compie questa scoperta diventa in realtà “nessuno”, almeno per se stesso, in quanto gli rimane la possibilità di osservare come lui appare agli altri, cioè le sue centomila differenti personalità. Su questo ragionamento il tranquillo Gengé decide di sconvolgere la sua vita.

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E andiamo sul classico, con una grande autrice: Due, di Irène Némirovsky.

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“Chi meglio della signora Némirovsky, e con un’arma più affilata, ha saputo scrutare l’anima passionale della gioventù del 1920, quel suo frenetico impulso a vivere, quel desiderio ardente e sensuale di bruciarsi nel piacere?” scrisse, all’uscita di questo libro, il critico Pierre Loewel. Le giovani coppie che vediamo amoreggiare in una notte primaverile (la Grande Guerra è finita da pochi mesi, e loro sono i fortunati, quelli che alla carneficina delle trincee sono riusciti a sopravvivere) hanno, apparentemente, un solo desiderio: godere, in una immediatezza senza domani, ignorando “il lato sordido” della vita, soffocando “la paura dell’ombra”. Eppure, quasi sulla soglia del romanzo, uno dei protagonisti si pone una domanda – “Come avviene, nel matrimonio, il passaggio dall’amore all’amicizia? Quando si smette di tormentarsi a vicenda e si comincia finalmente a volersi bene?” – che ne costituirà il filo conduttore. Con mano ferma, e con uno sguardo ironicamente compassionevole, Irène Némirovsky accompagna i suoi giovani personaggi, attraverso le intermittenze e le devastazioni della passione, fino alla quieta, un po’ ottusa sicurezza dell’amore coniugale.

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Rimaniamo in atmosfere orientali con Tre anime di Janie Chang.

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“Abbiamo tre anime, o almeno così mi è stato detto. Ma solo morendo ho scoperto che è vero.” Mentre la giovane Leiyin assiste al proprio funerale dall’alto, in bilico tra due mondi, scopre che l’unico modo per uscire dal limbo in cui è rimasta intrappolata è rivivere una a una le proprie colpe. In un doloroso viaggio tra i ricordi, Leiyin rivede la sua adolescenza privilegiata, trascorsa in un’elegante villa tra l’amore per i libri e le speranze di un avvenire dorato, mentre fuori la Cina è sconvolta dalla guerra civile. Fino all’incontro con l’affascinante Hanchin, poeta e militante comunista, che la seduce al primo sguardo, la corteggia regalandole una copia del romanzo proibito Anna Karenina e la istiga a sfidare il padre, pur di inseguire quell’amore illecito. La punizione avrà conseguenze durissime: un matrimonio non voluto, una maternità difficile, persino la morte di Leiyin. Perché lei per quell’amore è stata disposta a tutto. Persino a un tradimento terribile, che ora, forse, è venuto il momento di espiare.

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Manca poco, manca poco.

E intanto intrattenetevi con Le quattro casalinghe di Tokyo, di Natsuo Kirino.

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La pazienza di Yaoyoi, della dolce e graziosa Yaoyoi, si è rotta oggi improvvisamente come un filo. Nell’ingresso di casa, davanti alla faccia insopportabilmente insolente di Kenji, il marito che ha dilapidato tutti i suoi risparmi, Yaoyoi si è tolta la cinghia dei pantaloni e l’ha stretta intorno al collo del disgraziato. Kenji ha tentato di afferrare la cintura, ma non ne ha avuto il tempo. La cinghia gli è penetrata subito nella carne. È stato buffo vedere come il collo di Kenji si sia piegato all’indietro e le mani abbiano cominciato ad annaspare disperatamente nell’aria. Sì, buffo, veramente buffo, poiché un uomo così, un infelice che beve e gioca, non si cura dei figli, è attratto da donne impossibili e picchia la moglie, non meritava certo di vivere! Le gambe abbandonate storte sul pavimento di cemento dell’ingresso, accasciato sulla soglia, la testa tutta girata, Kenji, a un certo punto, non si è mosso più. Yaoyoi gli ha messo allora una mano sul collo per sentire le pulsazioni. Niente. Sul davanti dei pantaloni ha visto una macchia bagnata. E ha riso, stupefatta della forza furiosa, della crudeltà di cui era stata capace. Ha riso anche quando Masako e Yoshie, le fedeli amiche, l’hanno aiutata trasportando il cadavere a casa di Masako, tagliandolo a pezzetti e gettando poi i resti in vari bidoni d’immondizia.

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Oggi doppio consiglio! Perché? Perché sì.

Il primo è Il libro dei cinque anelli, di Miyamoto Musashi.

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Il libro è conosciuto anche come “Il libro degli elementi” o “Il libro dei cinque elementi”, dato che ognuno dei cinque capitoli del libro ha il nome di uno degli elementi che secondo l’autore costituivano il mondo. I cinque anelli sono: Terra, Acqua, Fuoco, Vento, Vuoto. Ogni elemento rappresenta un differente aspetto della strategia e si presume che il guerriero che sia in grado di padroneggiare perfettamente i cinque elementi sia un guerriero invincibile.

 

Il secondo consiglio è un fumetto: Cinque allegri ragazzi morti, a opera di Davide Toffolo. Ed è anche un consiglio musicale: se non conoscete i Tre allegri ragazzi morti rimediate al più presto.

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Cinque ragazzi zombi, intrappolati da un sortilegio sulla soglia del passaggio alla maturità. Con un’opera che intreccia fumetto e rock Davide Toffolo dà voce a una generazione disorientata, in bilico tra tenerezza e rabbia, in eterna ricerca delle risposte che il mondo adulto non sa dare.

 

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Ormai avrete capito il fil rouge che lega i nostri articoli al conto alla rovescia, no?

Tocca oggi a Sei personaggi in cerca d’autore del grande Pirandello.

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Manca solo una settimana.

Oggi vi consigliamo La casa dei sette abbaini di Nathaniel Hawthorne, più conosciuto per essere l’autore de La lettera scarlatta.

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Una magnifica casa con sette abbaini sorge su un terreno dalle tinte bucoliche, che viene sottratto all’uomo onesto chelo possedeva attraverso una falsa accusa di stregoneria. Condannato al rogo, Matthew Maule maledice in punto di morte il suo assassino, il colonnello Pyncheon, che poco dopo l’insediamento nella casa sarà trovato morto in circostanze misteriose. L’atto di proprietà non viene ritrovato, così la dimora rimane vuota e in decadenza per molti anni, funestata dai fantasmi, finché non vi torna ad abitare la vecchia Hepzibah, discendente della famiglia Pyncheon. Ma non sono gli spiriti le entità da temere, bensì i peccati degli avi e il clima di ipocrita perbenismo della città. La salvezza, se ce ne sarà una, potrà essere raggiunta solo lontano da lì, lontano dalla casa dei sette abbaini.

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Meno dieci a cosa? Lo scoprirete solo vivendo…

In questi dieci giorni vi suggeriremo dei libri a tema. Dopodiché sveleremo il mistero.
Il consiglio di oggi è Dieci piccoli indiani, di Agatha Christie. Se non lo avete mai letto è il momento buono per farlo.

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Cosa vi consigliamo quest’oggi? Nientemeno che Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, di Konrad Lorenz.

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In questo limpido libretto del 1973, che ha già avuto un successo strepitoso in Germania e lo sta avendo ora in tutto il mondo, Konrad Lorenz, premio Nobel per la medicina, affronta, nella prospettiva della biologia e dell’etologia, alcuni problemi capitali che si pongono al mondo di oggi. Tali problemi, secondo Lorenz, corrispondono ad altrettanti «peccati capitali», che la civiltà occidentale ha accumulato nella sua evoluzione e che minacciano oggi di ucciderla. La sovrappopolazione, la devastazione della terra, l’indottrinamento coatto, le armi nucleari, l’ostilità e l’indifferenza che si annidano nel corpo della società sono tutti anelli di una stessa catena fatale, prodotta da un atteggiamento incurante e rapace verso la vita. Distesamente e acutamente, con l’occhio lucido dello scienziato e insieme con appassionata partecipazione, Lorenz analizza le cause e i meccanismi di questi e altri peccati, la cui gravità è spesso tanto maggiore in quanto non vengono riconosciuti come tali – e le sue pagine daranno una prova convincente di quale aiuto prezioso possano offrire antiche e nuove scienze, come la biologia e l’etologia, nel tentativo di comprendere processi che coinvolgono oggi la vita di tutti.

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Mancano nove giorni… e il titolo di oggi è Ghiaccio nove del grande Kurt Vonnegut.

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Uno scrittore decide di scrivere un libro sul giorno in cui è stata sganciata su Hiroshima la prima bomba atomica. Si intitola “Il giorno in cui il mondo finì” ed è centrato sull’idea di descrivere cosa stessero facendo alcuni scienziati nucleari nell’esatto momento in cui avveniva la catastrofe. Attraverso una corrispondenza con i tre figli dell’ormai defunto Felix Hoenikker, il premio Nobel che ha costruito la bomba, lo scrittore tenta di darcene un ritratto. Apprendiamo così che, proprio in quel giorno fatale, il dottor Hoenikker era riuscito a risolvere un gioco che lo stava impegnando da un bel po’ e che la notte della sua morte, avvenuta anni dopo, stava trafficando in cucina con dei pezzetti di ghiaccio: aveva trovato il modo per congelare l’acqua ad alte temperature. Questa sua invenzione è, in realtà, un’arma micidiale, capace di annientare ogni forma di vita sulla Terra. I tre figli cercheranno di utilizzare quest’ultima scoperta paterna. Salutato al suo apparire, nel 1963, da Graham Greene come “uno dei tre migliori romanzi dell’anno scritto dal più bravo scrittore vivente”, “Ghiaccio-Nove” è un libro che contesta la nostra società attraverso la parodia e disegna uno scenario in cui risuonano tutte le paure e le inquietudini dell’epoca contemporanea.

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