Category : Editoria

Il misuratore di bestseller


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Immaginate un giorno di poter accedere a tutti i dati che Internet o dispositivi elettronici di lettura possono fornire sulle abitudini dei lettori per creare il libro ideale e farlo arrivare direttamente nelle mani del vostro pubblico. E’ il modello che le case cinematografiche e televisive stanno già seguendo, con l’aiuto di Netflix e Amazon, quindi perché l’editoria non dovrebbe usufruire di queste informazioni?

Anche se i Big data sono un argomento tabù quando si tratta di pubblicazione, ci sono vantaggi innegabili nell’utilizzare piattaforme che danno a editori e scrittori informazioni precise su come investire il loro tempo e denaro.

Non c’è nessun intento di distruggere l’editoria, soltanto di diffondere conoscenza sulla base dei dati, assicurano Jodie Archer e Matthew L. Jockers, autori del libro “The Bestseller Code: Anatomy of the Blockbuster Novel”, che raccoglie le ricerche fatte presso la Stanford University per sviluppare un algoritmo in grado di prevedere il successo di vendite di un libro, con almeno l’80% di accuratezza.

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Il business dei libri, tra la prima e la seconda rivoluzione digitale


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Tra il 2010 e il 2012, la maggior parte degli osservatori si sono concentrati su quanto velocemente la quota di mercato degli ebook sarebbe cresciuta, rispetto al calo delle vendite della stampa, e su come un numero sempre crescente di lettori avrebbe via via preferito alle librerie fisiche quelle virtuali di Amazon Kindle. Secondo il quadro delineato dall’ultimo report “The Business of Books 2016”, questo punto di vista si è dimostrato un po’ troppo semplicistico, poiché ha sottovalutato le differenze culturali, ignorato le complessità economiche e trascurato mercati come Brasile, Russia, India e Cina, che oggi presentano scenari completamente diversi.

Negli ultimi 12 mesi, molti rapporti sul settore internazionale del libro hanno evidenziato la generale stabilizzazione del settore, ovvero un fievole ritorno alla carta stampata e una crescita del digitale praticamente in stallo. Nessun grande stravolgimento, insomma, rispetto a ciò che ci si aspettava. I più grandi gruppi editoriali si sforzano di diventare veramente globali, o per lo meno i principali attori nel proprio campo di azione – per l’Italia Global-ebook.com segnala l’acquisizione di RCS da parte di Mondadori – ma nessuno di questi cambiamenti ha influito sostanzialmente sull’andamento generale dell’editoria.

Questa relativa calma contrasta fortemente con gli sviluppi osservati in altri ambiti della comunicazione e dell’industria digitale, che sono di grande rilevanza per gli editori.

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La “fatica digitale” segna il declino degli ebook


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Il mercato del libro ha preso una strada differente rispetto a quello della musica o degli home video, che registrano ricavi da record con il digitale (70% del totale per il 2015, secondo le associazioni di settore).

Le vendite di ebook, invece, rappresentano solo 20% del fatturato complessivo del commercio del libro, in calo del 23% rispetto al 2014. Un sondaggio del Gruppo Codex, svolto lo scorso aprile su un campione di 4.992 acquirenti di libri, ha rilevato che la percentuale di ebook acquistati, sul totale dei libri, è passata dal 35,9% dell’aprile 2015 al 32,4% di aprile 2016. L’indagine Codex comprende ebook venduti in tutti i canali e in tutte le categorie, pubblicati sia da editori tradizionale che self-publisher.

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Il lato oscuro di Amazon, che fa guadagnare gli scrittori indipendenti


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L’Author Earnings Report torna anche quest’anno a mostrarci l’andamento delle vendite sullo store di Amazon USA, dove avviene circa l’85% del totale delle vendite di libri, tra cartaceo, ebook e audiobook.

A differenza dei report precedenti, l’ultimo non si limita ad analizzare le liste dei bestseller, ma ha scavato più in profondità in quella che viene definita “la materia oscura”: quasi tre milioni di titoli che non appaiono in nessuna categoria bestseller e rappresentano il 40% delle vendite giornaliere.

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Indagine Nielsen 2016: letteratura sempre meno di moda tra i giovani


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Il Salone del Libro 2016 è stata un’occasione per confermare alcune delle tendenze che abbiamo avuto modo di osservare durante gli ultimi mesi. Una fra tutte, il lento declino della fiction, o meglio della narrativa classica.

L’indagine di mercato, che annualmente l’Aie presenta in collaborazione con Nielsen ad apertura della manifestazione, mostra un fatturato complessivo in crescita del +1,6% (prendendo in considerazione ebook e cartaceo), ma un progressivo calo delle vendite di fiction dal 38,9% del 2015 al 37,5% di quest’anno.

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La rinascita della poesia nel Web 2.0


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Abbiamo da poco celebrato l’immenso William Shakespeare a 400 anni dalla scomparsa, ma c’è da chiedersi se, vivendo ai giorni nostri, il poeta avrebbe avuto una così grande eco. Sì sa, la poesia non vende e rappresenta un rischio che gli editori preferiscono evitare.

Eppure, stando alle cifre rese note da Wattpad, durante l’evento i membri della community hanno dedicato più di due milioni di minuti alla lettura di poesia e condiviso altrettante pubblicazioni nella categoria di genere. Per non parlare poi dei canali YouTube, come Button Poetry, che conta quasi 430.000 abbonati, o l’Accademia dei poeti americani che raggiunge più di 350.000 lettori con l’iniziativa Poem-a-Day.

Voi direte “i soliti americani”, invece no, perché risulta che la percentuale di americani che ha dichiarato di leggere poesia si è praticamente dimezzata negli ultimi 10 anni. Cosa sta succedendo, allora? Questa poesia piace oppure no?

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Audible Italia: gli audiolibri di Amazon apriranno un nuovo mercato per il selfpublishing?


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La partenza non è stata di quelle entusiasmanti – appena 2.000 titoli in lingua italiana sui 12.000 disponibili in catalogo – ma l’arrivo di Audible in Italia lascia ben sperare nel rilancio degli audiolibri, un genere ancora di nicchia nel nostro paese.

La società americana, attiva dal 1995 e poi acquisita da Amazon nel 2008, è diventata leader mondiale del settore, sbarcando sia Europa che in Asia, sempre con ottimi risultati. Il trend degli ultimi anni vede un rapporto tra le vendite di libri cartacei e audio di ben uno a quattro. Successo ottenuto grazie alla stretta collaborazione di Audible Studios con produttori e professionisti del mondo dello spettacolo, rivolta soprattutto a catturare l’interesse delle giovani generazioni.

Tra le teen star, che hanno prestato la loro voce come narratori di audiolibri, figurano Christina Ricci (Gossip Girl), Eliza Dushku (la Profezia delle sorelle), Ed Westwick (Shadowhunters – Città degli angeli caduti).

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Con il self-publishing, gli editori perdono ancora


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Penguin Random House ha di recente venduto la sua divisione self-publishing Author Solutions. Al di là delle controversie legali di cui la piattaforma è stata oggetto fin da subito, con l’accusa di voler fare soldi dagli autori piuttosto che per gli autori, la decisione del gruppo nasce dall’intenzione di tornare ad occuparsi esclusivamente di libri, nel senso più tradizionale.

La cessione non è che l’ennesimo fallimento del tentativo di una casa editrice di introdursi nel bussiness del self-publishing. Dopo il fallimento di HarperCollins con Authonomy, secondo il Financial Times Penguin Random House ha perso una buona percentuale dei 116 milioni di dollari spesi per l’acquisto di Author Solutions nel 2012.

Anche in Italia, esperimenti simili non hanno avuto un esito migliore; alcuni dei servizi che le case ditrici spacciano per self-publishing, in realtà poco hanno a che vedere con l’autopubblicazione.

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La lettura cresce del +1%, c’è da essere contenti?


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Da qualche giorno non faccio che leggere analisi e opinioni sui dati Istat riguardanti la lettura in Italia. Secondo il presidente dell’Associazione Italiana Editori, bisogna festeggiare perché, finalmente, dopo la diminuzione dei lettori che si è registrata tra il 2012 e il 2013, la curva negativa si è assestata e solo un italiano su dieci ha dichiarato di non aver letto nemmeno un libro durante l’ultimo anno.

Nel 2015, il 42% dei cittadini intervistati di 6 anni e più dichiara di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non scolastici o professionali, un +1,7% rispetto al 2014.

Come al solito, mi sono detta, non tengono conto della lettura in digitale, degli ebook. Invece no, l’Istat rileva che nel 2015, quattro milioni e 687mila persone hanno letto o scaricato libri online o e-book (14,1% delle persone di 6 anni e più che hanno utilizzato Internet negli ultimi tre mesi).

Solo che l’ebook non risulta essere alternativo al cartaceo: la quota di persone che negli ultimi 3 mesi hanno letto online o scaricato libri o e-book aumenta in proporzione al numero di libri presenti in casa e tocca il valore massimo (23,8%) proprio tra le persone che dispongono già di una biblioteca domestica con oltre 200 volumi.

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Il libro come status symbol: il 73% dei giovani lo preferisce all’ebook


Studio Deloitte

Ad un decennio dal lancio degli ereader, la carta stampata domina ancora le vendite di libri, anche sui mercati con una più elevata penetrazione di dispositivi digitali.

A mantenere il libro di carta vivo e vegeto, non sono i consumatori più anziani, cresciuti in un mondo di sola stampa. Secondo uno studio del Pew Research Center, ben il 73% dei giovani tra i 18 e i 29 anni sceglie il cartaceo, contro un 37% che invece predilige gli ebook.

Una preferenza che si potrebbe spiegare con la necessità di leggere per studio o per lavoro, quindi, con l’esigenza di fissare meglio nella memoria il contenuto dei testi. Oppure, dal fatto che oltre il 95% dei libri per bambini viene venduto in formato cartaceo, e bambini che leggono libri stampati hanno maggiori probabilità di continuare a prediligere il supporto cartaceo, piuttosto che l’ereader.

In realtà, l’attaccamento all’oggetto libro tra i cosiddetti Millennials sembra essere molto più viscerale.

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