Category : Self publishing

Boopen chiude e si trasforma in Photocity


Boopen (1)

Era trascorso parecchio tempo da quando avevo visitato Boopen per l’ultima volta; però, quando stamattina ho digitato il link del sito e mi si è aperto un misterioso “Photocity” ho pensato di aver sbagliato indirizzo. Mi sono affidata a mamma Google (chi l’ha detto che Google è un maschio?) e ho verificato che no, non avevo sbagliato niente. Semplicemente, Boopen non esiste più: è stato acquisito dal gruppo Photocity. Sul sito si legge:

 A partire dall’estate del 2011 il gruppo Boopen, forte dei grandi risultati raggiunti in questi anni, entra nel network Photocity, leader italiano nel settore della stampa fotografica.

Nasce così Photocity Edizioni, il primo network integrato in Europa: un progetto ambizioso e innovativo per dare ancora più forza e visibilità ai nostri autori.

Photocity.it vanta un’esperienza decennale nell’e-commerce e il suo marchio è sinonimo di affidabilità e garanzia per la stampa digitale. Inoltre Photocity, rispetto a Boopen, ha un bacino di utenti molto più ampio. Quindi ci sono maggiori possibilità di vendita del le opere.

 

Personalmente, non la trovo una buona scelta. Sicuramente sarà stata ottima sotto il profilo di vantaggi economici e quant’altro per il gruppo Boopen; per chi si trova di fronte questo nuovo servizio, però, le conseguenze non sono positive. Il servizio è molto più “rudimentale”: a disposizione dell’utente ci sono solo l’edizione in copertina morbida – non si può avere un’edizione con copertina rigida – e anche le opzioni di rilegatura e di scelta della carta sono molto limitate. Si può scegliere solo tra carta a 70gr o 90gr, non si può scegliere la grammatura della copertina, né il tipo di rilegatura, che è indicato appunto con un generico “rilegatura”. Presumo si tratti di brossura, ma potrebbe anche trattarsi di rilegatura termica.

Inoltre, errori di battitura e sviste ortografiche lasciano il tempo che trovano. L’impressione è quella di un sito nato per la stampa di foto, calendari e ammennicoli che funziona bene in cui è stato inserito a forza un servizio di self publishing.

Anche il progetto Boopen Led si è perso nel rinnovamento di Boopen. Può darsi che, essendo nuova la fusione, vengano fatti dei miglioramenti in seguito; per ora, tuttavia, non posso che bocciare il risultato.

Self publishing VS Editori a pagamento


Paper_Man___Gasp_by_Narutard1010

Nel web italiano c’è questa querelle, abbondantemente condita dall’ignoranza – e talvolta dalla cattiva fede – di chi scrive sulla questione, che confonde gli autori italiani e aspiranti tali.

“Autopubblicarsi è come pubblicare a pagamento”, proclamano. E dato che oltre ai proclami puntano il ditino verso chi consiglia il self publishing – e tra quel qualcuno ci siamo anche noi – facciamo luce sull’argomento e spieghiamo una volta per tutte perché autopubblicarsi è tutt’altra cosa rispetto alla pubblicazione a pagamento. Una nota, prima di cominciare: sentirete molti blogger cianciare di etica compromessa in egual modo dal self publishing e dall’editoria a pagamento. Noi, francamente, ce ne freghiamo: in questo sito non si è mai parlato di etica, né si è mai ragionato secondo i suoi criteri. Sicuramente, non inizieremo a farlo ora. Se vi si sconsiglia l’editoria a pagamento non è perché non è etica: è perché è una pratica assurda, equiparabile solo a stipendiare il proprio capo pur di lavorare per lui. Dell’etica e delle questioni morali non ce ne frega niente.

Passiamo dunque allo sfatare i falsi miti messi in circolazione dai sedicenti guru e consiglieri dell’editoria:

1. “Per autopubblicarsi è necessario pagare, come nell’editoria a pagamento”
Completamente falso. Ci si può autopubblicare senza spendere un centesimo, lavorando personalmente su testo, grafica e promozione. Per la copertina, ad esempio, ci sono migliaia di immagini gratuite utilizzabili a scopi commerciali, pronte per essere usate e permettere anche a chi non sa usare un programma di fotoritocco o non sa disegnare di farsi la sua copertina. Inoltre, in giro per il web ci sono molte iniziative gratuite che permettono all’autore di avvalersi di servizi di editing ecc. gratuitamente.

2. “Ma per avere un buon libro occorre investirci e assumere dei professionisti: tanto vale pagare un editore a pagamento”
La prima parte della frase è parzialmente vera: infatti, grazie alla moltitudine di community nella rete, è possibile trovare persone competenti disposte ad aiutare con editing, correzione bozze (nel mondo delle fanfiction queste figure sono numerosissime, lavorano totalmente gratis e si chiamano beta reader) o realizzano copertine e illustrazioni gratuitamente in cambio di pubblicità. In ogni caso, qualora vogliate rivolgervi ad agenzie di servizi, ce ne sono a bizzeffe, per tutti i gusti e per tutte le tasche, anche le più malandate. “Ma allora tanto vale pagare un EAP!” Decisamente no, per due motivi. Il primo è puramente economico: rivolgersi a un’agenzia costa molto, molto meno. Il secondo è che la maggioranza degli EAP non fa niente di ciò che vi promette e vi vende: l’editing non esiste, la grafica fa pena e la promozione è nulla.

3. “In entrambi i casi però l’autore paga. Quindi non c’è differenza”
La differenza c’è eccome, ed è grande quanto una cattedrale. Autopubblicandosi, l’autore investe sì su sé stesso, ma diventa anche il proprio editore e assume il ruolo di un piccolo imprenditore, con tutti i rischi e benefici che questo comporta. È come un libero professionista che si crea da sé il proprio lavoro. Pubblicare a pagamento, invece, significa pagare per lavorare: non solo non guadagnare nulla sul proprio lavoro, ma addirittura pagare per poterlo fare. È il famoso idraulico che viene a casa vostra, vi aggiusta il lavandino e vi dà pure 100€ per ringraziarvi e scusarsi per il disturbo. Esiste, un idraulico così?

4. “Comunque, sia se ci si autopubblica che se si paga per pubblicare, non c’è selezione”
Ancora una volta, nient’affatto. Nel self publishing a fare la selezione è direttamente il lettore, il quale sa che quel libro è offerto direttamente dall’autore e non è stato filtrato da nessuno. Con una pubblicazione a pagamento, invece, il lettore la selezione se l’aspetta: pur essendo un EAP è pur sempre un editore, e l’editore funge da filtro tra il creatore dell’opera e i suoi usufruenti. In altre parole, nel primo caso il lettore è consapevole di ciò che va a leggere e l’autore è trasparente (questo dovrebbe interessare a chi tanto ciancia di etica); nel secondo, il lettore viene imbrogliato.

5. “In entrambi i casi l’autore non avrà lettori”
Falso, falsissimo e stra falso. Se l’autore che si autopubblica gestisce un blog o un sito web di qualità, con uno zoccolo affezionato di lettori (bastano un migliaio di visite al giorno, non cifre astronomiche) e/o frequenta i canali giusti (siti web e forum seri, non luoghi dove ci si scambiano marchette) e presenta un libro con una buona veste, le possibilità di farsi un pubblico sono infinite. Basti pensare agli americani John Locke e Amanda Hopkins, che hanno venduto un milione di copie dei loro eBook autopubblicati. Siamo, appunto, nell’era degli eBook, dove ogni giorno si aprono nuovi scenari e possibilità prima impensabili. Fino a poco tempo fa chi avrebbe mai pensato che un tizio qualunque, senza nome, senza mezzi economici, senza un editore, potesse vendere un milione di copie del suo libro? Pubblicando a pagamento, invece, le possibilità si riducono a zero: se con l’autopubblicazione c’è la possibilità di farsi notare dalle persone, spingere sul passaparola e venir notati anche dai media tradizionali, con un EAP alle spalle questi scenari sono impossibili. I media tradizionali disdegnano sempre di più le pubblicazioni a pagamento – si sono occupate del caso testate come Repubblica e Il Giornale – i siti web e i blog del settore (quelli seri, s’intende, quelli che hanno un qualche valore) ignorano i libri pubblicati a pagamento e non concedono loro spazio e anche i lettori semplici sono sempre più consapevoli di come funziona l’EAP, e si guardano bene dall’avvicinarcisi. Al contrario, l’apertura a chi si autopubblica è sempre più grande.

Infine, una nota personale che riguarda noi di Writer’s Dream: non è certo per un banner pubblicitario che svendiamo le nostre idee e i nostri ideali. Sul forum abbiamo i banner di ebookVanilla e Youcanprint, due ottimi – a nostro parere i migliori – servizi di self publishing in Italia. Non è certo per i 200€ guadagnati da quei banner che sosteniamo l’autopubblicazione: di possibili acquirenti per gli spazi pubblicitari ne abbiamo a bizzeffe; a noi interessa dare spazio a realtà e possibilità in cui crediamo. Il fatto che questi siti affianchino al servizio gratuito di self publishing e distribuzione un’agenzia di servizi letterari che fornisce editing e altro è perfettamente naturale: non sono servizi obbligatori, sono semplici possibilità offerte all’autore. Non c’è niente di sbagliato, immorale, illegale o qualsiasi altro aggettivo sconclusionato che possa venire in mente ai detrattori del self publishing.

Concludendo: se siete tentati dall’idea di autopubblicarvi fatelo senza timore e soprattutto senza farvi impressionare da chi parla di “etica tradita”, vi paragona agli autori a pagamento e vi assicura che finirete all’Inferno degli autori autopubblicati. Il self publishing sta prendendo piede ogni giorno di più, cresce vertiginosamente con il passare delle settimane e sono tanti quelli che credono si tratti del futuro dell’editoria. Tra quei tanti ci siamo anche noi.

Tirando un po’ di somme


hms-lapalisse-icon

È passata solo una settimana dal lancio di Bookaholic e dal progetto a lui collegato; tuttavia, dati alla mano, ci siamo ritrovati un po’ tutti a fare delle considerazioni e a tirare le prime somme. Ecco a voi il frutto delle nostre riflessioni.

A oggi, i testi caricati per la valutazione sono oltre sessanta: sessanta testi, quasi tutti di narrativa e fantasy, con poche – ma davvero poche – digressioni su thriller, giallo e vari altri generi. Solo un romance presente, due romanzi di fantascienza e sempre un solo storico.

Sempre a oggi, sono appena trenta i testi acquistati: vero è che, trattandosi di un eBook e di un genere molto di nicchia – il fantasy orientale – si tratta di dati di vendita importanti, specie considerato che si tratta di una sola settimana.

Però, non può non far riflettere il fatto che i testi acquistati siano esattamente la metà di quelli proposti; anche perché, di chi ha proposto il testo, nessuno ha comprato l’eBook e viceversa: nessuno degli acquirenti ha caricato un manoscritto. Sembra quasi che lettori e scrittori siano due categorie completamente distinte. Naturalmente, i fattori che possono aver influenzato gli aspiranti scrittori sono molti: disinteresse per l’argomento del – per ora – unico eBook presente, scarsa attrattiva nei suoi confronti e altro ancora: tutti fattori pienamente legittimi.

Tuttavia, si tratta di dati interessanti, che ci mettono in condizione di operare, nel tempo, un’analisi del pubblico scrittevole: chi legge? Chi scrive? Chi si preoccupa di cosa pubblica l’editore – o in questo caso, l’intermediario (non siamo una casa editrice, ma curatori di una collana!) – a cui ci si propone? Vi terremo aggiornati, perché si tratta di una ricerca sul campo molto interessante.

Un’ultima aggiunta, sempre a proposito di Bookaholic: dalla scorsa settimana fino a ottobre pubblicheremo a cadenza settimanale un nuovo libro nella collana Writer’s Dream. Oggi tocca alla nuova versione – ritoccata e rimessa a nuovo – di Cronache del mondo strambo. Se vuoi consultare il calendario completo ti basta cliccare qui.

Agenzie, print on demand ed editoria a pagamento


No EAP

È da tanto che Writer’s Dream si muove nei meandri dell’editoria italiana e portando avanti la sua crociata contro l’editoria a pagamento, il cui punto fondamentale è “facciamo informazione”. Fare informazione a volte vuol dire parlare di cose che non piacciono a molti e che ci hanno portato a un sacco di guai, flame, guerre con troll e strani soggetti, ognuno portatore della sua personale interpretazione.

Con questo post speriamo di fare un po’ di chiarezza sulla gestione degli “affari” che ruotano attorno al libro e allo scrittore.

L’Editore è la figura centrale di tutto questo processo. Lo scopo finale di un autore che vuole pubblicare è quello di vendere il suo libro. Il soggetto incaricato di ciò è appunto l’editore. L’editore è colui che investe in un’opera e ci lavora sopra rendendola fruibile dal mercato, cosa vuol dire in parole semplici? Vuol dire: scoprire il nuovo talento, sistemare il romanzo (correzione di bozze, editing impaginazione, veste grafica) e infine promuoverlo e distribuirlo attraverso i vari canali: librerie fisiche e librerie online. L’editore investe in tutti questi passaggi e guadagna sulla vendita dei libri.

E l’autore?

L’autore guadagna anche lui dalla vendita dei libri in due modi: attraverso le royalties, ossia la percentuale sul venduto, e attraverso gli anticipi (che sono una somma di denaro che l’editore corrisponde all’autore in previsione delle future vendite). Ovviamente gli anticipi li ottengono solo gli autori affermati, quelli che offrono la vendita sicura.

Ora, quand’è che un Editore diventa un Editore a pagamento (o EAP)?

Quando, invece di investire e guadagnare esclusivamente sulle vendite, cerca di lucrare anche sull’autore chiedendo che contribuisca alle spese (e quindi al rischio di impresa) però senza offrire in cambio nulla che giustifichi un tale investimento.

Insomma immaginate di essere un mugnaio che consegna la farina a un panificio. E il proprietario del panificio vi dice: dammi 1000 euro e userò la tua farina a fare le pagnotte, poi con calma, ti darò il 10% sulla vendita delle pagnotte fatte con la tua farina. Peccato che sulla rivendita delle pagnotte non guadagnerete mai una cifra del genere che copra la vostra spesa. Vi sembra logico?

Eppure per molti lo è, tanto che non ci pensano due volte a mettere mano al portafogli pur di vedere il loro nome in copertina e fregiarsi del titolo di “scrittori”. Dove sta l’intoppo in tutto questo? Sta nel fatto che molti sovrastimano sia le loro capacità di scrittori sia la loro appetibilità sul mercato.

È provato che un autore esordiente quando vende 200 copie è già un successo (che in soldoni sono circa 100-200 euro di guadagno per l’autore).

È provato da numerose testimonianze che gli editori che chiedono soldi pubblicano tutto quello che arriva loro senza fare editing e presentando libri illeggibili che nessun Editore serio si sognerebbe di pubblicare. E molto spesso le uniche copie vendute sono quelle che l’autore si compra e rivende da solo.

È provato che gli EAP non fanno promozione perché non sono in grado di rischiare e di investire su un autore (tanto che pubblicano solo se hanno la certezza di coprire le spese grazie ai soldi dell’autore).

Per tutte queste ragioni diciamo che pagare per pubblicare non è illegale, non è immorale, è semplicemente STUPIDO.

E questo è quello contro cui lottiamo noi del Writer’s Dream: l’ingenuità degli autori e le false illusioni degli EAP.

Questo però non vuol dire che siamo contro chiunque chieda dei soldi per offrire un servizio. Perché c’è una bella differenza tra una truffa e una prestazione di lavoro.

Per questo nel nostro sito parliamo tranquillamente sia di Agenzie Letterarie che di Print on Demand. E di alcuni di loro parliamo ovviamente bene se sanno fare il loro mestiere. Vediamo nello specifico:

L’agenzia letteraria è un’agenzia di servizi che offre la sua competenza professionale per migliorare e promuovere il testo di un autore, esordiente o meno.

Il suo lavoro è fare editing (revisionare e migliorare il testo) e altri servizi accessori (correzione bozze, impaginazione, ghost writing, promozione) e rappresentare l’autore, che significa proporre i suoi manoscritti agli editori per la pubblicazione e assisterlo nella firma del contratto. Su questo ultimo servizio l’agenzia guadagna a percentuale sulle copie vendute da un’eventuale pubblicazione.

Quindi a parte la rappresentanza che si basa sulle vendite, tutti gli altri servizi offerti sono a pagamento perché è su quelli che l’agenzia campa.

È un po’ come il vostro idraulico che viene a ripararvi il rubinetto che perde, anche lui va pagato, no? Si tratta di gente che fa una professione seria e ha diritto a una remunerazione. Poi si può discutere se i prezzi siano troppo alti o sulla qualità del servizio, ma se vi rivolgete a un’agenzia sapete che state chiedendo un servizio e che quel servizio otterrete e fatto in modo professionale.

Stessa cosa vale per i Print on Demand.

Il POD non è altro che un tipografo, qualcuno che stampa le copie di un libro su richiesta. È ovvio che se acquistate copie del vostro libro le dobbiate pagare. La carta non ve la regala nessuno.

Se andate in cartoleria e comprate un quaderno bianco non lo pagate? Poco importa se poi ci scriverete su un best seller, la materia prima bisogna pagarla e con quella ci fate poi ciò che vi pare.

La confusione nasce dal fatto che il POD si sta evolvendo e sta diventando una specie di ibrido tra tipografo e editore perché alcuni offrono anche il codice ISBN, una vetrina virtuale e la possibilità di vendere il proprio libro sul web (alcuni addirittura in libreria ma con un costo accessorio).

Qual è la differenza tra un POD e un EAP?

Innanzitutto il prezzo: il POD vi fa pagare unicamente i servizi di cui usufruite e solo quando ne usufruite, mentre l’EAP vi chiede cifre esorbitanti e vi fa pagare le copie a prezzo pieno (in pratica vi fa pagare anche la percentuale che sarebbe il vostro guadagno) e poi i diritti: con il POD voi siete imprenditori di voi stessi, siete voi a detenere ogni diritto sulla vostra opera e a decidere cosa farne, come impaginarla, come editarla, come distribuirla. Con l’EAP è l’editore che decide cosa fare del vostro libro, distribuendolo secondo le sue – scarse – possibilità e presentandolo in una veste grafica su cui avete poco controllo e che potrebbe anche procurarvi un danno di immagine se è poco curata, inoltre i diritti di sfruttamento economico, traduzioni e quant’altro rimangono all’editore che può fare il bello e cattivo tempo con la vostra opera e può di fatto “affossarla” limitandone la distribuzione: ad esempio se non fornisce una versione in ebook voi non potete farlo circolare in quel modo, se non distribuisce in libreria voi non potete fare arrivare il libro dove vorreste e così via.

Per questo il POD lascia molta più libertà all’autore di gestire come meglio crede la sua opera e di farla circolare liberamente. Di contro l’Editore a pagamento frena la diffusione dell’opera che sarà mal realizzata e mal distribuita con il risultato di bruciare all’autore la prima pubblicazione e di portargli una pubblicità negativa (immaginate qualcuno che legga il vostro libro e lo trovi pieno di strafalcioni perché l’editore ha fatto un pessimo editing).

Una pubblicazione a pagamento è un inutile spreco di denaro e una macchia sul proprio curriculum.

Molto meglio a questo punto rivolgersi a un’agenzia letteraria onesta che faccia un vero lavoro di editing e permetta all’autore di diffondere le sue opere autopubblicandole in una veste più dignitosa.

Meglio ancora impegnarsi per scrivere un buon libro e proporlo ai veri editori, che lo pubblicheranno senza chiedervi un soldo, lo distribuiranno e vi daranno la vostra sudata percentuale sulle vendite.

Perché anche scrivere è un lavoro che va remunerato. Non dimenticatelo mai.

 

Come scegliere il Print on Demand giusto?


Abbiamo già parlato di self publishing qui e qui.

C’è una domanda fondamentale che chi decide di autopubblicare presto o tardi deve porsi, ossia a quale Print on Demand affidarsi?

Di servizi di stampa on demand ce ne sono parecchi, sia italiani che esteri e ognuno ha caratteristiche diverse.

Vediamo un po’ cosa prendere in considerazione quando ci si decide a stampare il proprio libro.

 

  • La tiratura.

Con il print on demand si diventa editori di se stessi, ciò significa che saremo noi a doverci occupare di tutto quanto, dalla promozione alla distribuzione, e dovremo un po’ fare “i piazzisti” per cercare di vendere il nostro libro. Dobbiamo quindi decidere quante copie abbiamo intenzione di acquistare per la “vendita diretta” e questa stima la possiamo fare solo sulla base del nostro giro di conoscenze.

continue reading

Web Fiction Authors


Ascend by amanda hocking

Proprio in questi giorni, per esempio, si sta discutendo moltissimo, in America, di un nuovo fenomeno che sta sconvolgendo il mondo della scrittura, un fenomeno che negli States è in espansione e che sta sbarcando anche in Europa. Oltreoceano li hanno già battezzati Web Fiction Authors, si tratta di scrittori che, emarginati o rifiutati dal sistema editoriale, diventano editori di se stessi e pubblicano i propri libri in formato ebook a proprie spese, ottenendo risultati sconvolgenti.

Il miglior esempio di questo fenomeno sembra essere Amanda Hocking, 26enne di Austin, in Minnesota, che negli ultimi anni ha pubblicato otto romanzi e un racconto, vendendoli con un successo incredibile su Amazon, Barnes & Noble, Apple, e Smashwords in formato digitale a prezzi che oscillano tra i 3 e i 5 dollari. La dimensione approssimativa di questo “successo incredibile” è, se ci basiamo su dati indicativi pubblicati negli States, di circa 100mila copie vendute ogni mese: una cifra veramente astronomica.

Continua a leggere

 

Piccola editoria vs Print On Demand: cosa scegliere?


taz_perplesso

Prendo spunto da questo articolo di Morgan Palmas per porre una questione che mi gira in testa già da un po’.
Morgan Palmas ci dice che

il dato che emerge dalla più recente sintesi del Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia è che a fronte di 10335 case editrici censite, soltanto 2600 circa hanno una presenza organizzata sul mercato e con almeno un titolo venduto. Sembrerebbe che quasi 8000 case editrici vivano nell’oblio

Conti alla mano, 2600 su 10335 significa solo il 25%.

E ancora, Morgan Palmas ci fa notare che

Nel 1990 le tirature medie di un libro si aggiravano sulle 7000 copie, nel 2000 erano 4910, nel 2007 ancora più giù: 3980. Una discesa continua. I libri pubblicati ogni anno aumentano, ma la tiratura media diminuisce.
Il dato medio di tiratura d’un libro per le grandi case editrici è poco più di 5000 copie. Quindi, piccola curiosità e presa di coscienza: quando sentite uno scrittore famoso bearsi del proprio talento, sappiate che il suo libro avrà probabilmente venduto poco più di 5000 copie, non decine di migliaia o centinaia di migliaia, i fortunati da best seller si contano in poche mani. Spesso il marketing è ingannevole in questi casi.

E in ultimo

le fusioni e le conquiste societarie sono sempre più la regola fra i tre grandi gruppi editoriali italiani: Mondadori, RCS MediaGroup, Mauri Spagnol. Quindi, potere economico uguale potere “politico” (sui canali di distribuzione ovviamente – inutile dire qui che se spesso nelle librerie vedete le case editrici note in bella vista un motivo c’è… e indovinate quale…) uguale maggiore diffusione dei propri libri uguale migliori investimenti.
Un gatto che si morde la coda? Sì. In questa situazione le piccole e medie case editrici – soprattutto le piccole – sono costrette a fare miracoli per non finire in rosso (che la cosa resti fra noi… sono quasi tutte in rosso, ma non diciamolo in giro che qualcuno è permaloso).

La conclusione a cui giunge Morgan Palmas è semplice:

Riprendiamo brevemente i seguenti dati.

1- Circa 8000 case editrici sembrano non attive. Sembrano.
2- I libri pubblicati ogni anno aumentano, ma la tiratura media diminuisce.
3- I grandi gruppi editoriali schiacciano il mercato assottigliando le fette della torta che si dividono la piccola e media editoria.

Secondo voi, tante piccole case editrici apparentemente non attive e altre invece attive che cosa potrebbero fare per rimpinguare le casse?
Bravissimi, avete indovinato: print on demand!

Dopo questo necessario preambolo, vorrei aprire una discussione con voi analizzando la situazione dal punto di vista dell’autore.
Di recente abbiamo esposto le nostre perplessità in merito alle scelte editoriali di molte delle piccole e medie case editrici indipendenti, tirandoci dietro una sequela interminabile di polemiche e insulti più o meno velati.
Probabilmente chi ci ha additati come ignoranti aveva ragione: partivamo da un presupposto sbagliato, ossia che una piccola casa editrice indipendente dovesse necessariamente puntare sulle vendite, e quindi sulla qualità dei propri testi, per sopravvivere.
Alla luce di quanto apprendiamo sul rapporto sempre più stretto tra POD e piccole case editrici, molte delle nostre perplessità potrebbero essere finalmente svelate.
Non è difficile infatti arrivare alla conclusione che tramite l’uso del POD i costi di una casa editrice siano notevolmente abbattuti.
Un editore che usufruisce del POD e non offre un contratto chiaro in termini di distribuzione e promozione (ATTENZIONE, non stiamo dicendo che i contratti siano tutti così, ma sicuramente ce ne sono) abbatte notevolmente i propri costi, potendosi permettere anche di vendere quelle cento/centoventi copie per ogni titolo rientrando abbondantemente delle spese e ottenendo un cospicuo guadagno.
Vengono infatti drasticamente eliminati i costi di distribuzione, perché l’editore farà arrivare le copie in libreria solo se e quando la libreria glieli ordinerà e vengono drasticamente ridotti i costi per la promozione, perché basterà avere una vetrina internet per far sì che il testo sia ordinabile e/o prenotabile.
Passiamo alla seconda riflessione, l’editing, croce e delizia. Quanti libri di piccole CE vengono sottoposti a un editing se non perfetto quanto meno accettabile? Pochi, troppo pochi per giustificare la perdita di guadagno di un autore che decide di affidarsi a una piccola CE piuttosto che autopubblicarsi.
I POD oltre a offrire impaginazione e stampa professionale, ormai offrono quasi tutti anche la possibilità di ottenere l’ISBN, alcuni fanno addirittura servizio di editing applicando una maggiorazione al prezzo di produzione.
E a questo punto mi viene spontanea una domanda.
Considerando che:
– la distribuzione delle piccole CE è scarsa quando non del tutto assente;
– il prezzo di copertina lo decide l’editore, mentre con il POD a decidere è l’autore;
– l’editing di una piccola CE è spesso insufficiente;
– la promozione di una piccola CE si limita agli annunci in rete;
– l’organizzazione delle presentazioni pubbliche con le piccole CE è lasciata quasi completamente nelle mani dell’autore, che spesso è costretto anche a comprarsi le copie per conto suo perché molti editori non le forniscono;
– pubblicando con una piccola CE l’autore ottiene il 10% sul prezzo di copertina (quando va bene) mentre affidandosi a un POD ottiene un guadagno pari al prezzo pieno di copertina;
– comprarsi uno spazio internet dove pubblicizzare il proprio libro costa in media 20 Euro all’anno e usufruire dei social network per la stessa operazione è totalmente gratuito e offre ampia visibilità

la domanda è: se Mondadori, RCS e compagnia bella ci ignorano, mandando in frantumi le nostre speranze di arrivare al grande pubblico, è meglio optare per una pubblicazione con una piccola CE o affidarsi direttamente a un POD?
A voi le risposte.

La via dell’autopubblicazione – II


monster_book

A metà dicembre abbiamo iniziato una guida a puntate sull’autopubblicazione; chi si fosse perso la prima parte può trovarla qui. Oggi parliamo di editing e revisione del testo.

Rivedere un testo e fargli l’editing sono due passaggi fondamentali per qualunque libro: una volta terminato di scrivere, infatti, sappiamo bene come sia necessario rileggerlo e modificarlo, per eliminare refusi, errori e migliorare in generale il testo. Sfatiamo un mito: qualunque libro, scritto da qualunque autore ha bisogno di editing, sia che l’autore sia il più famoso in tutto l’universomondo, sia che l’autore sia il più sfigato sulla faccia del pianeta.

L’intervento dell’autore, però, può arrivare solo fino a un certo punto. Credo di dire una cosa ovvia dicendo che il creatore di un’opera non può avere uno sguardo oggettivo sulla propria creazione. Anche il più modesto e autocritico autore non potrà fare un lavoro completo di revisione – e tantomeno di editing – sul proprio testo; i motivi sono svariati e molto semplici. Un esempio: l’autore ha ben chiara, nella sua testa, la storia che ha scritto e non è in grado di leggerla come un lettore esterno. Questo porta l’autore a non riconoscere i punti oscuri nella trama, perché nella sua mente è tutto perfettamente logico ed evidente.

Per questo – e molti altri – motivi è necessario che a compiere l’editing sia una figura esterna. Gli amici possono aiutare fino a un certo punto – ricordiamoci sempre che il parere di un amico, salvo rare eccezioni, è trattenuto dal legame di amicizia che ha con l’autore – ma ci sono vari servizi gratuiti in rete che possono aiutare. Anche sul nostro forum è nato un piccolo gruppo di utenti che si scambiano questo genere di favori.

Se si desidera un servizio professionale, tuttavia, è inevitabile doversi rivolgere a un’agenzia di servizi letterari. Ce ne sono per tutte le tasche (e qui colgo l’occasione per mandarvi a Servizi Letterari, gestita da noi di Writer’s Dream); tra questi vi segnaliamo la già citata Servizi Letterari, Servizi Letterari Mezzanotte, Sul Romanzo, Studio83 e altri che trovate elencati sul nostro forum.

In ogni caso, vi mettiamo a disposizione una guida – scritta da Tanja Sartori – che vi sarà utile per dilettarvi autonomamente con l’editing e la revisione del testo. Per scaricarla cliccate qui.

Nella prossima puntata parleremo di impaginazione e copertine (e di titolo e quarta di copertina!)

La via dell’autopubblicazione – I


monster_book

Inizia oggi una serie di post dedicati all’autopubblicazione. Alla fine risulterà una piccola guida passo passo per chi sceglie la via del self publishing, con consigli e dritte che vanno dall’editing iniziale alla scelta del pod alla promozione, passando per tanti piccoli punti intermedi molto importanti. Iniziamo con una panoramica generale, scritta da Tanja Sartori:

Arrivare a pubblicare con una vera casa editrice è un’impresa tutt’altro che facile. Ci sono poi particolari tipi di testi, magari di nicchia, la cui collocazione è ancora più difficile e che probabilmente non arriverebbero mai a vendere un quantitativo di copie sufficiente per coprire l’investimento di un editore.

Per gli scrittori che non vogliono cadere nella trappola dell’editoria a pagamento, esiste però un sistema di autoproduzione dei propri testi che viene chiamato “Print on demand” ossia stampa su richiesta. Con questo sistema un qualunque autore può autopubblicarsi semplicemente rivolgendosi ad appositi editori-stampatori che si occupano di stampare un numero variabile di copie, su richiesta dell’autore, e possono offrire vari servizi quali: impaginazione, attribuzione del codice ISBN, messa in vendita dei libri su appositi siti web con tanto di royalities sul venduto.

Dov’è la differenza con un qualunque editore a pagamento? Innanzitutto le cifre più contenute, la possibilità di acquistare a prezzo di stampa solo il numero di copie richiesto (anche una sola copia) e il totale controllo sull’opera. L’autore è editore di se stesso e non è vincolato a pagare cifre esorbitanti per nebulose spese di promozione, segreteria o quant’altro. C’è da tener presente che in questa situazione la promozione del libro è tutta a carico dell’autore e l’andamento delle vendite dipende unicamente da lui. Ci sono vari tipi di Print on Demand che offrono servizi diversi: si parte da veri e propri “editori on demand” che forniscono ISBN e una vetrina di vendita, a semplici tipografi che forniscono all’autore le copie stampate senza ISBN e senza codice a barre, e che spesso richiedono un acquisto di un quantitativo minimo.

Nella prossima puntata parleremo dell’editing e della revisione di un testo.

L’autopubblicazione di Simplicissimus: Narcissus


home_head

È nato da poco il servizio di autopubblicazione di Simplicissimus: si chiama Narcissus, un’autoironia sulla vanity press. Dato che il servizio è nuovo di zecca e che già piovono commenti, ho approfondito la conoscenza con Narcissus e ho trovato i germogli della classica editoria a pagamento. Il che, come sapete, non mi piace.

Leggendo il contratto emergono punti alquanto interessanti. Per esempio, l’autore dovrà pagare per la semplice conversione del manoscritto in ePub 0,60€ a cartella. Un romanzo di circa 200 cartelle verrà a costare ben 120€, senza avere nient’altro che la produzione del file ePub. Nessun editing, nessun altro servizio: 120€ per il semplice file.
A Simplicissimus andrà il 40% del prezzo di copertina, al netto di Iva al 20%: ciò significa che se il vostro eBook costerà 8€, avrà un’iva di 1,6€; l’effettivo prezzo sarà quindi di 6,40€, di cui Simplicissimus incasserà 2,56€. Ricordo che il modello più diffuso per i distributori è l’incasso del 30% del prezzo di copertina.

Questi sono i costi obbligatori; i costi accessori sono i seguenti:

3) Proof reading – controllo sintattico dei contenuti: 3,60€ a cartella – 10 giorni
lavorativi aggiuntivi
4) Proof reading e editing – correzione ed intervento sui contenuti stessi: 14,40€ a
cartella – 10 giorni lavorativi aggiuntivi
5) personalizzazione copertina dell’opera: 30,00€
6) attribuzione del codice ISBN di S.B.F.: è previsto un rimborso spese forfettario di
2,00€ una tantum (per ciascun titolo)
7) attivazione di criteri di protezione dell’e-Book “Watermark”: gratuita
8) Creazione pagina Facebook: gratuita
9) servizio di valutazione dei manoscritti: 99,00€ a manoscritto

Per contratto, infatti, i vostri eBook saranno distribuiti con l’ISBN di Simplicissimus, il che fa rientrare le autopubblicazioni di Narcissus nelle pubblicazioni “ufficiali” di Simplicissimus: non si tratta di semplici servizi editoriali, si entra nella pubblicazione vera e propria. Infatti nel contratto appare quanto segue:

– a comparire verso i terzi quale fosse unico editore dell’e-Book e ad agire come tale nei rapporti con le piattaforme informatiche di distribuzione, le librerie online e con tutti i soggetti terzi nell’ambito della pubblicazione, riproduzione, comunicazione, versione 1.0it 20101111 distribuzione e vendita dell’e-Book, attribuendo ad S.B.F. a tal fine ogni necessaria facoltà;

Non è finita. Gli eBook pubblicati da Simplicissimus verranno distribuiti sulla piattaforma Stealth e nelle librerie aderenti; nel contratto, però, è espressamente dichiarato che le librerie hanno la facoltà di rifiutarsi di distribuire gli eBook autopubblicati, e che la distribuzione è garantita solo dallo store di Simplicissimus.

Gli elementi che accomunano Narcissus all’editoria a pagamento sono molti. Come self-publishing non è per nulla conveniente, inoltre: è ben più caro di Lulu, Boopen e Ilmiolibro, costringe a un esborso prima delle vendite – mentre i print on demand sono famosi proprio perché permettono all’autore di non spendere soldi e di guadagnare sulle singole copie vendute – e non garantisce alcuna visibilità, non più di qualsiasi altra autopubblicazione.
Con lo svantaggio di essere solo in eBook: e dato il mercato non proprio fiorente di eBook, in Italia, non so quanto sia conveniente investire un centinaio di euro per un prodotto editoriale non finito.

Meglio rivolgersi ai cari vecchi Lulu e Boopen.

1 2