Category : Self publishing

Author Earnings: brusco calo nelle vendite del self-publishing


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Dopo due anni e mezzo di crescita trimestre su trimestre, stando all’ultimo Author Earnings Report, la quota di mercato del self-publishing si riduce in modo significativo, tornando ai livelli del 2015.

I dati si riferiscono ovviamente al mercato degli ebook e, in particolare, alle vendite tramite Amazon USA, principale distributore per gli auto-pubblicati, almeno fino ai primi mesi del 2016. Secondo Author Earnings, a partire da maggio, la maggior parte della quota di mercato persa dagli indie è andata agli stessi marchi editoriali di Amazon, che hanno guadagnato un enorme 4%; in misura minore sugli indipendenti guadagnano anche i Big Five, insieme a piccoli e medi editori, ciascuno con un +1%.

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Il romanzo rosa domina il mercato del self-publishing


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Non sono certa sia una buona notizia (per qualcuno, o meglio qualcuna, di certo lo sarà): stando agli ultimi dati rilevati da Autorearning.com, l’unico modo che ha uno scrittore di guadagnare con il self-publishing è pubblicando romanzi rosa.

Negli Stati Uniti ben l’89% di tutte le vendite di romanzi appartenenti al genere avvengono in digitale e più del 50% sono prodotti da autori autopubblicati; il 75% delle vendite avviene, poi, tramite Amazon.com

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Tenendo conto delle dovute differenze tra il mercato Usa e quello italiano, vale comunque la pena di approfondire l’analisi del report presentato alla conferenza RWA di San Diego, poiché emergono aspetti ancora inediti dell’autopublicazione.

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L’inarrestabile crescita del self-publishing


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I numeri sono impressionanti. Secondo i dati di Bowker, società che si occupa dell’assegnazione dei codici ISBN negli Usa, negli ultimi cinque anni il self-publishing ha continuato a mostrare un tasso di crescita costante, e sempre più autori optano per l’editoria indipendente o tradizionale in base alle esigenze specifiche del loro lavoro, senza impegnarsi esclusivamente in un metodo o nell’altro.

Dal 2010 al 2015 le registrazioni di ISBN effettuate da auto-editori sono cresciute più del 375 per cento, salendo da 152.978 a 727.125.

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Il mercato del self-publishing secondo gli scrittori italiani


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L’ultimo report di Author Earnings dipinge un quadro roseo per gli scrittori indipendenti. Ormai, il self-publishing sembra pienamente accettato dal mercato e per coloro che riescono a realizzare un buon prodotto e una buona promozione, ci sono lettori disposti ad acquistare. Stupendo no? Allora, che aspettate ad autopubblicarvi?

La verità è che la questione è molto più complicata di così, e perfino dagli Stati Uniti, considerato il mercato più maturo, sia per gli ebook che per il self-publishing, giungono opinioni nettamente contrastanti.

Orna Ross, fondatrice della Alliance for Indipendent Authors, crede che il duro lavoro può pagare e che il 70% delle royalty offerte da Amazon siano sempre meglio del 10% offerto in media da un editore tradizionale. Ma avere potenziali margini di profitto più alti, non significa poi necessariamente guadagnare, come ha invece spiegato Philip Jones, editor di The Bookseller.

Insomma, se ne la mecca del self-publishing stanno messi così, chissà com’è la situazione qui in Italia. Mi sono chiesta: i nostri autori guadagnano con il self-publishing? Se sì, come? Se no, perché allora scegliere di auopubblicarsi?

Per capirlo ho interpellato quelli che considero alcuni dei nostri migliori scrittori indipendenti, che hanno trovato il tempo di rispondermi mentre erano affaccendati nello scrivere articoli, terminare l’editing dell’ultimo romanzo, seguire l’attività dell’ufficio stampa… Questo per darvi un’idea di cosa significhi veramente autopubblicarsi.

Li ringrazio per la disponibilità e invito chiunque volesse raccontarci la sua esperienza con il selfpublishing a lasciare un commento.

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Deinos: La Razziatrice, di Gianluca Santini – Recensione #TrUr


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In teoria questa recensione era già stata scritta, in pratica qualche entità cibernetica ha deciso che non doveva esistere quell’insieme di parole sotto al nome “recensione del racconto La Razziatrice” e quindi la riscrivo alla faccia delle entità cibernetiche e lo faccio avendo anche la febbre.

Iniziamo: una delle cose divertenti di Deinos sono i vari cambi di punto di vista nei confronti dell’apocalisse-saura (si può dire così?).
Abbiamo avuto una prospettiva da soldati, anche se improvvisati.
Ne abbiamo avuta una dal punto di vista di due ragazzi ingegnosi ma poco fortunati.
Ne abbiamo avuta una culinaria.
Ora, con questo racconto, ne è arrivata una cinica e crudele (per alcuni): la protagonista del racconto è, come si può intuire dal titolo, una razziatrice.
Uno sciacallo che non guarda in faccia nessuno pur di sopravvivere, che importa dell’umanità? Che importa di valori comunitari, basati sull’aiuto reciproco, quando depredando e razziando è più semplice sopravvivere?
Quindi, perché non usare un altro razziatore come esca per dei velociraptor, così da liberarsene e poterne depredare le scorte? Perché tenere in vita qualcuno che ti ha salvato la vita, quando ammazzandolo puoi recuperare la sua arma, con la quale falciare qualunque sauro ti si metta davanti?

E se incontri il tuo vecchio capo, uno stronzo egoista, perché non sorridere alla buona sorte?

Ho fatto tante domande me ne rendo conto*, però è proprio così che vedo questo racconto: l’insieme di tutte le risposte a quelle domande, una visione diversa dell’apocalisse dove non ci sono eroi o anti eroi, solo una tizia che ha deciso di sopravvivere e di farlo senza compromessi, nemmeno di fronte all’Apocalisse.
E tra le strade che poteva intraprendere ha scelto quella che per tutta la vita gli è stato detto essere quella vincente: al Diavolo tutti e pensa a te stessa, finché cercherai di arraffare tutto il prendibile, finché sarai in grado di avere tutto quello che vuoi prendendolo anche a costo di fare del male, allora sarai una vincente.
Amore? Che te ne fai?
Compassione? E a che serve quando un velociraptor ti insegue?
Empatia? Utile se si è dei masochisti.

E quindi, che fare? Fuggire, armarsi, aspettare: che siano gli altri a fare gli eroi, che siano gli altri a morire.
E se tutto questo portasse alla morte invece che alla sopravvivenza? Che così sia, intanto sino ad allora, penso che la nostra razziatrice risponderebbe solamente con un “Mors tua, vita mea” per poi spararci un colpo in fronte.
Si è capito, vero, che il racconto mi è piaciuto?

– – – – – – – – – –
*Tra l’altro, tutte ste domande non dovrebbero incuriosire un po’? Forza, scaricate l’eBook e leggetelo, non perdete tempo che i Raptor sono già sotto casa vostra, approfittatene finché sono impegnati a mangiare i vostri vicini.

Deinos: Deinosrestaurant, di Alessandro Forlani – Recensione #TrUr


Deinos

«E quanto sono fighi?»

Terzo racconto e terzo recensione monoposto, oggi parlo di Deinosrestaurant, di Forlani.
Come per il racconto “Effetto Lazzaro” non sapevo cosa aspettarmi da questo testo (bene o male seguo gelostellato sul suo blog, avevo una vaga idea di cosa mi sarei trovato davanti leggendo il suo racconto, cosa invece che non potevo sapere col primo e con quest’ultimo racconto) e l’ho iniziato prevedendo (grazie al titolo) solo in minima parte il tema (il mio primo pensiero è stato: i rettiliani hanno trasformato gli umani in portate  per un ristorante futuristico in mondo ormai da decenni colonizzato nuovamente dai sauri e dai loro nipoti ultraevoluti che noi ignoranti umani scambiavamo per alieni, quando invece erano solo dei Dinosauri sopravvissuti e cambiati col tempo, alla fine ci sono andato vicino, circa).

Anche stavolta siamo in un mondo post-invasione dei carissimi lucertoloni a differenza però delle due precedenti istantanee stavolta gli esseri umani hanno prevalso, si desume senza eccessivi problemi, e riescono ad allevare i dinosauri per trasformarli, come solo gli uomini sanno fare* in ottimi manicaretti per Gourmet e per gente con abbastanza soldi da potersi permettere un pasto a base di triceratopo.
Accantonato il messaggio inviatomi dalle papille gustative che mi dicevano “Quindi i triceratopi sono commestibili?” (i sauri d’allevamento sono infatti dei Triceratopi ma presumo che siano semplicemente la specialità del nostro ristorante protagonista e che, in base ai gusti e ai menù, siano allevate tante altre piccole, si fa per dire, creaturine giurassiche) sono andato avanti con la lettura conoscendo la simpaticissima** (non leggete la nota se non volete uno spoiler sul finale) Antonietta, un paio di sconosciuti estranei (a cui si deve la citazione a inizio articolo) e i vari dipendenti di Antonietta, oltre, ovviamente, ai Triceratopi.
Questi ultimi vengono tenuti buoni e tranquilli grazie a vari tranquillanti cui, però, stanno diventando immuni: inutile spiegarvi cosa succederà, leggete e divertitevi per saperlo.

Di questo racconto mi è piaciuto particolarmente il cambio di tono, la prospettiva più positiva*** (se paragonato ai due precedenti e sì, c’è di nuovo uno spoiler nella nota) e, mi secca un po’ ammetterlo, non mi è piaciuto molto il come è stato scritto**** (solo una considerazione completamente marginale sulla quale non mi voglio dilungare troppo).
Poco male, però, perché alla fine, nonostante l’antipatia nata verso la forma mi son divertito un sacco** seguendo l’idea alla base del racconto e gongolando come un matto sul finale.

– – – – – – – – – –

*C’è un racconto di SF di cui non ricordo il titolo in cui, in una Terra priva ormai di risorse alimentari, una multinazionale (o forse era il governo? Non ricordo proprio) finanzia dei viaggi nel sistema solare con il solo scopo di cercar provviste.
E vediamo gli uomini conoscere civiltà più o meno evolute e… mangiarle.
Niente conquista per un grande impero umano, solamente una battuta di caccia spaziale.
Cose da uomini umani (cit.)

**Alla fine Antonietta viene annientata dai triceratopi imbizzarriti, alla fine io urlavo (mentalmente, per non farmi dare del pazzo una volta di troppo) “Sì! Muori stronza!” mai preso così in antipatia un personaggio di un racconto e lo intendo in senso buono, mi piace trovare antipatici dei personaggi, è un modo come un altro per appassionarsi al loro destino (sperando che muoiano presto e in maniera atroce).

***Be’, almeno all’inizio. La possibilità che non succeda niente di male al Ristorante esiste, speri di no però esiste.

****Non c’entra il POV che va dove gli pare (cit. o comunque fosse) o altre cose del genere, semplicemente non mi ha preso.

 

 

Deinos: Profumi, di Raffaele Serafini – Recensione #TrUr


Deinos

In ritardo sul mio personale programma (mi sarebbe piaciuto far uscire questa recensione nel week-end) continua la full immersion in Deinos col secondo racconto dell’antologia.

“Profumi”, di Raffaele Serafini
Anche qui, come nel precedente, il mondo (o quanto meno  Udine) è stato invaso dai Dinosauri e noi arriviamo a cose fatte, in un posto che ha subito tutto il peggio che l’invasione di grossi rettili carnivori possa causare.
In questo scenario due ragazzotti, Leonardo  e Filippo, sembrano essere gli unici sopravvissuti, uno grazie alla propria casa (dotata di finestre blindate, i Dino non sono scemi e non continuano a dar craniate contro qualcosa che non si rompe quando basta girare l’angolo per mangiare una vecchina) mentre l’altro grazie a una brillante intuizione (che non vi spiego da dove gli è nata, meglio mantenere al minimo gli spoiler) e cioè che i Dinosauri non sopportano l’odore dell’alcol.

Guarda, una vecchina da asporto!

Così, dopo una pratica doccia alcolica,  Filippo raggiunge l’amico (che nel frattempo ha finito le (poche, data l’inaspettata invasione) provviste e insieme decidono di fuggire da Udine. Verso dove? Ovunque, purché sia lontano dai lucertoloni affamati e bramosi di carne umana.

Se in “Effetto Lazzaro” la componente avventurosa e lo humor non mancavano, in questo racconto predominano invece una cupezza e una crudezza maggiori: abbiamo due ragazzi – non dei soldati – che cercano di sopravvivere e le cui uniche conoscenze in ambito di sopravvivenza sono una botta di culo iniziale e la speranza che qualcuno più in alto di loro (magari l’esercito) abbia fatto o stia facendo qualcosa per salvarli.
Non sono guerrieri, non sono eroi, sono due tipi normali che rischiano d’essere mangiati e non hanno il tempo di far niente se non fuggire e sperare.

Ed è qui il bello del racconto: una storia come ce ne sono tante (non oso immaginare quante coppie o gruppi di “Leonardo e Filippo” ci siano sparpagliati per l’Italia e, chi lo sa, nel mondo intero) e che normalmente verrebbe trattata in maniera banale qui trova invece il suo spazio, la propria dimensione.

E quando arrivi alla fine sei lì e non ti piace quel che pensi perché una parte di te sa come andrà a finire, nonostante tutto.
Però speri e la speranza, stavolta, si trova in una manciata di boccette di profumi.

Link all’eBook: cliccami.

Deinos: Effetto Lazzaro, di Valentina Coscia – Recensione #TrUr


Deinos

Nei film americani, a questo punto il protagonista di turno diceva sempre: “Rock’n roll!”. Vecchi film del cazzo, scommetto che manca un po’ non sai neanche di cosa parlo.

Premessa rapida e indolore, ché voglio parlare dell’antologia e del racconto: da qualche mese stavo progettando di iniziare a recensire i racconti delle antologie singolarmente, parlando di ogni testo e non facendo una recensione unica per l’intera raccolta.
Il motivo? Io ODIO profondamente recensire antologie: non so mai come dosare le informazioni, né come impostarle per non farle troppo corte/lunghe o per renderle interessanti.

Quindi al Diavolo l’impostazione classica e che siano i singoli racconti a parlare, così chi verrà dopo di me saprà perfettamente cosa si trova tra le mani al momento dell’acquisto/download dell’antologia – e io mi tolgo dall’impiccio di dover dare equità di parole ai singoli racconti senza dover scrivere trattati o monografie.

E la prima antologia di cui parleremo (perché non farò così soltanto io) è Deinos.
Perché Deinos? Perché sull’e-reader ho lei, e stasera avevo voglia di dinosauri, non di horror (di cui ho letto solo il primo racconto, per ora), non di vampiri o maschere (toccherà a uno di loro tre però, per la prossima serie di racconti. Forse).

Cos’è Deinos? Deinos è un’antologia nata da uno sforzo collettivo che ha dato ottimi frutti (sì, sono in vena di link, anche perché questa è la definizione migliore che mi viene in mente, quindi perché non usare l’originale invece di una semplice citazione?) sul blog di Minuetto Express.
Io al concorso avrei voluto partecipare, ma la mancanza di idee interessanti (le uniche cose che mi passavano per la testa erano T-Rex che apparivano all’improvviso all’interno di un palazzo devastando la struttura e se stessi, un po’ poco per un racconto, no?) mi ha spinto a evitare di mandare qualche idiozia e a limitarmi ad aspettare che tutto uscisse per leggerlo.

L’e-Book è uscito questo Lunedì e, messo sul lettore, ho iniziato qualche sera fa a leggerlo.

L’antologia si apre con “Effetto Lazzaro” (già il titolo mi piace) e ci immerge in un mondo già invaso dai Sauri che, senza troppa fatica,  hanno capito che mangiare esseri umani è più facile che predare Triceratopi, Stegosauri e compagnia bella.
Protagonista del racconto è un novellino in una squadra speciale anti-dinosauri che si è arruolato per spirito di sacrificio ma che viene accolto dal suo superiore (una geologa alquanto simpatica) con abbastanza astio: il mondo là fuori è duro e pericoloso e se sbagli mezzo passo finisci divorato, non c’è spazio per l’idealismo: bisogna soltanto cercare di sopravvivere.

Di primo acchito questo racconto non mi aveva preso; colpa del dialogo a una voce che ne costituisce la forma narrativa (e anche perché i personaggi in stile Hartman di solito non mi prendono, preferisco soltanto il caro Sergente Maggiore). Poi sono andato avanti.
E andando avanti si comincia a ridere (il che è ironico, in un paesaggio di pessimismo, morte e devastazione causa sauri) ed è tutto merito della nostra geologa, che ci racconta com’è il mondo post-invasione e ci dice, chiaro e tondo e senza fronzoli, che il mondo non appartiene più agli umani e che è tornato ai vecchi padroni, quei giganti carnivori (e ogni tanto cannibali, se c’è scarsità di prede) che per tanto tempo hanno camminato sulla Terra facendola tremare.

Non so che altro dire, è un racconto breve (e a dire troppo rischio di esagerare, togliendo il piacere della lettura) ma che funziona egregiamente e, soprattutto, è divertente.
Ti fa ridere, ti trascina sino alla fine e, alla fine, ti fa ridere di nuovo ricordando l’inizio.

Concludo con il link al Minuetto Express da dove scaricare il tutto: cliccami.
L’eBook è gratuito, in ePub e Mobi: scaricatelo, leggetelo e parlatene. Io nei prossimi giorni scriverò un articolo per ogni racconto dell’antologia così potrò inaugurare l’acronimo del titolo di questo post (se qualche anima pia si domandava cosa volesse dire: Ti Racconto Un Racconto).
Ah e c’è anche l’hashtag (#Deinos) su Twitter: usatelo che son curioso di leggere altre opinioni sul racconto.

A domani con “Profumi” di Raffaele Serafini.

Creare un eBook professionale in formato ePub


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Creare un eBook professionale, ormai, non è più solo “cosa da professionisti”: non è necessario spendere soldi in conversioni professionali, prodotti costosi e quant’altro; con pochi strumenti gratuiti possiamo crearci “in casa” un eBook in formato ePub professionale con tutti i crismi.

Primo Passo: la formattazione del testo

Una delle prime cose di cui aver cura per ottenere un buon eBook è l’impaginazione del testo; molti autori sono convinti che l’unico modo possibile per personalizzare l’aspetto dei propri romanzi sia quello di aguzzare l’ingegno e inventarsi modi sempre nuovi di “decorare” (perché spesso e volentieri si tratta più di questo che di reale formattazione) il proprio scritto.
Altri, molto più semplicemente, usano Word (o OpenOffice) al livello più basilare: scrivi, vai a capo, vai tanto a capo per lasciare una pagina bianca, allinea a destra/sinistra/centro/giustificato, fine.
In pratica ignorano completamente l’utilizzo di tutti gli strumenti che gli editor di scrittura mettono a disposizione creando file che al momento della conversione in altri formati faranno impazzire i software e i lettori.
Ma andiamo al sodo: la prima cosa da sistemare una volta completato il proprio romanzo sono proprio le interruzioni di pagina “create” andando a capo una decina di volte (nel migliore dei casi).
Spazi lasciati in questo modo vanno eliminati e sostituiti dalla funzione apposita raggiungibile dal menù (o dalla scheda, per chi usasse Word 2011) “Inserisci”, qui, in bella evidenza c’è il comando “Interruzione di pagina”, all’autore basterà posizionare il cursore nel punto in cui termina il capitolo dal quale vuol creare lo stacco e inserire l’interruzione, in alternativa si può usare il comando da tastiera ctrl + invio: questo passo da solo permetterebbe già di per se la creazione di un eBook leggibile ma non ancora del tutto perfezionato.

Un secondo passo è quello di utilizzare per le varie porzioni del testo tutti gli stili disponibili con i vari editor di scrittura, qui basta anche un po’ di intuito e selezionando le porzioni esatte è possibile settarle come “Titolo” o “Intestazione” e così via, dando a ogni parte del testo la sua funzione esatta.
Nel caso in cui si vogliano creare delle TOC pulite e ordinate del testo (evitando così di dover inserire nel corpo del testo un “vero” indice, che per un eBook è tendenzialmente inutile o quantomeno fastidioso, in quanto costringerebbe ogni lettore a dover tornare all’inizio o alla fine del documento per raggiungere i vari capitoli del testo) l’intuito va ignorato e per i titoli dei capitoli non va usato lo stile “Titolo” (come molti sono portati a credere) ma quello di “Intestazione”, scorrendo da “Intestazione 1” a “Intestazione 2” e così via mano a mano che ci si addentra nella struttura del testo (in pratica: se il testo è diviso in Parti e poi in Capitoli le Parti usano “Intestazione 1” i Capitoli “Intestazione 2” e via di seguito)  in questo modo, al momento della conversione in ePub del file, vi ritroveremmo delle pulitissime TOC (che per chi non lo avesse capito è l’Indice) raggiungibili tramite il menù del lettore da qualsiasi punto del testo, semplificando di molto la vita del lettore.

Altro “trucco” utile riguarda l’impostazione del layout di pagina, non è strettamente necessaria (data le tante possibilità di personalizzazione del testo che permettono i file ePub e gli e-reader) però è utile per riuscire ad avvicinare il più possibile l’effetto visivo del documento al pc con quello sull’e-reader: il modo più semplice è settare manualmente (tramite il righello) o tramite il menù (Formattazione) dell’editor i margini del foglio impostando una distanza di 2 cm per quello destro e il sinistro, mentre per i margini superiore e inferiore impostare rispettivamente 2 e 2,5 cm.

Un ultima nota per la formattazione: è inutile usare font particolari o insoliti, la maggioranza dei lettori (soprattutto se si usano e-reader veri e propri) non riuscirebbero a visualizzarli, basta quindi affidarsi a qualcosa di più semplice come il garamond o il cambria e il testo sarà pronto per subire la conversione.

 

 Secondo Passo: la conversione vera e propria

Adesso che il vostro testo è stato formattato in maniera ordinata e pulita bisognerà convertirlo in ePub, ci sono due modi, altrettanto validi e rapidi: il primo consiste nel salvare il testo in formato HTML (scelta consigliata qualora nel testo siano presenti molte note ipertestuali) e convertirlo tramite il programma Calibre, che permette la conversione da/a moltissimi formati.

Il risultato (lo abbiamo testato) è ottimale, si ottiene un file funzionale e leggibile da tutti i lettori che supportano il formato ePub.
Un secondo metodo consiste nell’utilizzare OpenOffice e una sua macro, Writer2Epub, nella pratica basta: salvare il file in odt (se non si usa OpenOffice come editor principale, altrimenti il salvataggio in questo formato è ovviamente automatico) e usare in ordine le funzionalità aggiunte dalla macro, prima di tutto l’impostazione dei metadati (l’icona con la “i” blu), cioè titolo, autore, descrizione… etc.

Una volta compilato tutti i campi con i dati corrispondenti salvare il lavoro svolto e creare l’ePub tramite la prima icona, ci vorranno pochi secondi e nella stessa cartella in cui è presente il file che state convertendo verrà salvato il testo in ePub.
Qualche nota per quel che riguarda l’estensione Writer2Epub: funziona principalmente con file di solo testo e privi di immagini o tabelle all’interno del medesimo, tentare di convertire un file di quel tipo porterebbe il testo in errore, in ogni caso per evitare qualunque problema è sempre consigliabile usare copie del file originali per le conversioni, così che se anche ci dovessero essere problemi non si rischierebbe di perdere il proprio testo.
In secondo luogo la macro permette anche una personalizzazione del testo più “tecnica”, premendo infatti l’icona con la “p” rossa si può accedere a un menù col quale sistemare ulteriormente l’ePub finale, di base non è necessario apporre alcuna modifica a questo menù potendo lasciare tranquillamente le impostazioni di base, in ogni caso le funzioni sono abbastanza intuitive ma se doveste avere problemi nel comprenderle potete scriverlo nei commenti qui sotto e aggiungeremo una piccola (realmente piccola) “guida esplicativa” agli elementi più tecnici della macro.

Terzo Passo (o Passo Due e Mezzo): la copertina

In base al programma che si è scelto ci sono più modi per inserire la copertina all’interno del file: se si salverà il file in HTML per una conversione tramite Calibre basterà inserire l’immagine all’inizio del file (separandola dal testo con una pagina bianca o con la sola interruzione di pagina) e procedere come detto sopra, altrimenti la si può inserire nel file tramite lo stesso Calibre che in fase di conversione chiederà se si desidera aggiungere al testo una copertina, da qui basta selezionare l’immagine e alla formattazione penserà Calibre.
Se invece si sta usando OpenOffice e Writer2Epub è ancora più facile, in quanto nel menù dei metadati è presente un comando proprio per la copertina, anche qui basta selezionarla e la macro farà il resto.
Un unico consiglio: il peso dell’immagine non deve essere troppo alto, un file di 100/150 Kb è l’ideale, l’ePub funzionerebbe comunque (in molti casi) anche con immagini più pesanti ma bisogna tener conto che più sarà possibile che il lettore rallenti durante la lettura del file o che addirittura (ma questo solo nei casi più estremi, di file ePub pesanti e mal formattati pieni di errori) si verifichi un crash degli stessi.

Note a margine: ulteriori perfezionamenti

Se si volesse perfezionare ulteriormente il file ePub consigliamo l’uso del programma Sigil, non dovendolo sfruttare a pieno l’utilizzo del medesimo risulta piuttosto semplice e intuitivo anche per chi non mastica per nulla l’inglese, senza necessità di guide.
Tramite Sigil infatti possiamo effettuare alcune operazioni che gli altri programmi non permettono, la prima è la più evidente: possiamo modificare il testo come in qualunque altro editor di testo.
Così se durante le altre operazioni qualcosa nella formattazione è andato storto, si può rimediare tramite questo e modificare direttamente l’ePub senza dover ripetere tutti i passaggi precedenti, editando il testo direttamente.
La seconda funzione (più importante ma che può essere effettuata anche tramite online, vedere i link utili alla fine della guida) è la validazione dell’ePub: tramite questa funzione (“Validate ePub” appunto) Sigil analizzerà il file alla ricerca di errori e problemi, se il file è stato ben convertito e formattato Sigil non vi troverà errori di sorta e il vostro ePub avrà superato la prova del nove.

Link Utili:

 

 

Aggiornamento delle 18.08:

Per quel che riguarda Writer2Epub ecco una rettifica segnalataci dallo stesso creatore della Macro:

Devo però fare alcune correzioni a quanto hai segnalato.
Nella versione corrente la quasi totalità dei limiti che hai segnalato sono stati superati. Ora W2E gestisce perfettamente le immagini, le tabelle, le note a piè di pagina, copertine, metadati etc.
W2E, a differenza di Calibre, non è un convertitore di formati, ma un vero e proprio creatore di ePub. Ciò si traduce in un codice pulito, leggibile e facilmente editabile, che il professionista potrà usare come base per eventuali elaborazioni e personalizzazioni. Inoltre W2E guida in maniera invisibile l’utilizzatore alla realizzazione di un ebook in linea con le regole tipografiche più tradizionali, correggendo gli errori più comuni e applicando quelle regole di buona tipografia che molto spesso vengono ignorate.
Ho realizzato W2E proprio per aiutare tutti coloro che desiderano realizzare un libro senza la necessità di avere esperienza in tipografia, e per consentire di realizzare ebook stilisticamente più corretti anche di alcuni ebook commerciali frutto di banali conversioni.

 

Ho riportato solo la parte inerente quello che c’è di errato nell’articolo ma il commento completo è qui sotto, leggete e approfittate per commentare, che se avete altri consigli su come rendere al meglio un eBook in ePub sono tutti bene accetti.

Impaginazione: alcuni consigli


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Se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, è altrettanto vero che nel momento in cui vogliamo autopubblicare il nostro romanzo, questo debba essere il più possibile piacevole per l’occhio e agevole per la lettura.

Tutto sta a gestire bene pochi parametri: pagina, margini e caratteri.

Innanzitutto teniamo presente che il print on demand a cui ci rivolgiamo potrebbe avere degli standard o delle richieste particolari, quindi prima di tutto informiamoci presso di loro su quali siano i requisiti per l’impaginazione o meglio ancora, se forniscono un modello già impaginato, atteniamoci a quello.

Il punto principale di cui tenere conto è la dimensione della pagina. Nella maggioranza dei casi i POD stampano in formato A5 (15x21cm). Convertire il foglio in questa dimensione è questione di pochi click. Ad esempio da Word 2007 basta andare alla scheda “Layout di Pagina” > “Dimensioni”.

Nella stessa scheda troverete anche l’opzione “Margini” che vi permetterà di regolare lo spazio attorno al foglio. Se non specificato diversamente, per evitare problemi di sorta la dimensione ottimale è quella predefinita: 2 cm a destra e sinistra, 2,5 cm il superiore e 2 cm l’inferiore.

Un’altra cosa da definire è l’interlinea, che per un formato A5 è meglio singola (l’interlinea 1,5 va bene per le cartelle in A4 ma in una pagina così piccola renderebbe la lettura fastidiosa), facendo attenzione che non ci sia spaziatura tra i paragrafi (settate il valore a 0) in modo che la distanza tra le righe sia sempre uguale.

Un tocco in più, che dà un aspetto più professionale, è quello di inserire il rientro della prima riga di ciascun paragrafo, attenzione però, questo non va fatto premendo lo spazio o con il tasto tab, ma utilizzando l’apposito comando dal menu “Paragrafo” alla voce Rientri > Speciale > Prima riga, impostando un valore a vostro piacimento (già 0,5 cm è sufficiente).

Per quanto riguarda la scelta del carattere, se il testo è per la stampa, meglio optare per un carattere “con grazie” (ossia gli abbellimenti alle estremità delle linee) che sia chiaro, leggibile e non troppo inusuale. Dei buoni esempi possono essere il Book Antiqua, il Garamond o il Georgia. Alcuni usano il sempreverde Times New Roman, ma secondo me non rende molto bene perché è troppo stretto e a molti non piace.

La dimensione del carattere ideale potrebbe essere 11, il 10 è piccolo ma può andare se il testo è lungo e volete risparmiare spazio (sconsigliato per il Garamond che è un carattere già piccolo di per sé) oppure il 12 se volete un carattere chiaro e bello grosso, comunque non più di 12 e non meno di 10 altrimenti la lettura potrebbe diventare fastidiosa.

Un altro piccolo accorgimento è quello di dare “ariosità” alla pagina, ciò significa non presentare un muro di testo compatto, ma andare a capo quando necessario e lasciare il giusto spazio tra un capitolo e l’altro o tra una scena e l’altra.

Fate attenzione anche a inserire le interruzioni di pagina (con l’apposito comando Inserisci > Interruzione di pagina, oppure Ctrl+invio) alla fine di ogni capitolo in modo che il testo vada nella pagina successiva nel modo giusto. Premere ripetutamente invio provoca solo disallineamenti e spaziature anomale che rovinano l’estetica del testo.

Ultimo, ma non meno importante: ricordarsi sempre di inserire la numerazione di pagina. Potete scegliere tra varie opzioni, ma se non volete complicarvi troppo la vita, è sufficiente inserire i numeri di pagina in basso al centro (utilizzando sempre la numerazione automatica), nello stesso carattere del corpo del testo ma leggermente più piccolo in modo da non infastidire.

Chi vuole dare un tocco in più può anche decidere di inserire titolo e autore nell’intestazione di ogni pagina (alternati) ma non è indispensabile. Già i piccoli accorgimenti consigliati qui sopra dovrebbero essere sufficienti ad avere un testo pulito e leggibile che soddisfi i lettori.

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