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Promuovere la lettura: a chi serve davvero?


#ioleggoperché

Che provengano dall’Istat, dall’Aie o Nielsen, tutti gli studi prodotti sullo stato dell’editoria confermano che l’Italia è un paese in cui si pubblica molto e si legge poco, troppo poco. Addirittura, complice l’esplosione del selfpublishing, i primi mesi del 2016 hanno fatto registrare un incremento del 54% solo della produzione di ebook, che per la prima volta superano la carta per numero di titoli. Purtroppo sulle vendite il segno resta negativo su entrambi i fronti (-2,9% sulla carta, -5% sugli ebook). Secondo l’Istat solo 14 persone su 100 leggono almeno un libro al mese e una su due non più di tre in un anno.

Giustamente si intensificano gli sforzi e le iniziative in favore della diffusione della lettura, come il bonus cultura del governo Renzi, o la settimana di #ioleggoperché, che vede lo sforzo congiunto dell’Associazione editori, Centro per il libro e MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo) per “portare la lettura nella quotidianità delle persone”.

Ahimè, le buone intenzioni non trovano poi riscontro nella realtà. Se torniamo ai dati, infatti, è evidente che l’interesse per la lettura cala drasticamente nel corso degli anni. I lettori forti in Italia sono quelli nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 19 anni. Cosa succede dopo l’adolescenza? E’ questo l’interrogativo che bisognerebbe porsi prima di ogni altra iniziativa.

Viviamo in un’epoca in cui l’offerta di contenuti è troppo ampia e variegata? Magari è la scuola che non riesce a trasmettere la passione per lettura, insomma, chi è che non si ricorda quanto fosse noioso leggere a scuola? Oppure, il problema sta proprio lì nei libri?

Osservando il genere di bestseller che si sono diffusi tra i ragazzi negli ultimi anni, c’è da chiedersi se siano educativi per la lettura.

Maghi, vampiri, sesso e romanticismo, stimolano alla riflessione e al senso critico, che è poi la funzione che la lettura dovrebbe avere, o sono essi stessi un ponte verso altre forme di intrattenimento? Ricordiamo che i giovani in questa fascia di età sono capaci di spaziare da un media all’altro, con un solo supporto come lo smartphone possono di leggere, giocare, guardare un video. Inevitabilmente, finiranno per virare verso un contenuto che sentono come più stimolante, dinamico e inclusivo di quanto riesca ad essere un libro. Il romanzo sta diventando una sorta di estensione di un’esperienza già vissuta online.

A tornare alla lettura sono gli over 60, soprattutto grazie agli ereader. Pertanto è chiaro che c’è un’ampia fetta di popolazione per la quale, come si dice, la spesa non vale l’impresa, almeno non più di 11 euro; tanto in media si spende nelle famiglie italiane per i libri. Tenendo conto che nove famiglie su dieci non hanno alcun libro in casa, e poco più di 6 ne contano al massimo 100, il quadro è completo.

Sondaggio Scholastic Corp. Fonte: IlPost.it

Eppure, il ruolo fondamentale dei genitori nell’instillare il gusto per la lettura è più che dimostrato: legge il 66,8% dei ragazzi che hanno entrambi i genitori lettori contro il 30,9% di coloro che non hanno genitori appassionati di letture. Non ci vuole un filosofo per capirlo, ma se può servire, ecco cosa sostenne Matthew Crawford in un articolo apparso su Le Mon­de:

“Il fenomeno del mimetismo ri­veste un ruolo fondamentale in materia di lettura. Il ragazzo che vede un genito­re o un adulto leggere e divertirsi avrà più propensione a imitarlo naturalmente che nel caso contrario”.

Mi sorge il dubbio che è ai grandi e non ai giovani che dovrebbero essere indirizzati i bonus cultura.

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Blogger, Seo copywriter e Web editor. Autrice delle Guide alla Letteratura 2.0, per aspiranti scrittori e self-publisher.
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1 Comment
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    L’articolo è interessante e mi permetto di fare questo commento. Assodato che si legga abbastanza dai 14 ai 20 anni e successivamente si torni a leggere dai 60 in su, mi viene da pensare: “Ma dai 20 ai 60 che fa la gente?” Risposta:
    dai 20 ai 60 la gente è impegnata col lavoro, con le angherie della vita italiana, con gli stipendi bassi con la lotta quotidiana del sopravvivere, con i figli da mantenere, con i figli da seguire nei compiti. L’italiano medio anche se colto quando giunge a casa e talmente stressato che non ha neppure la forza di guardare il TG, anzi meglio non lo guardi altrimenti si deprime ancora di più.
    Crolla sul divano, e anche se prende un libro in mano dopo tre righe è cotto… Qualcuno si rilassa o di deprime maggiormente sui social.. e non venite a dirmi che non legge, solo che legge le cavolate degli amici…. o scrive lui stesso cavolate a go go…
    Cordialmente Gabriele

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