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Il misuratore di bestseller


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Immaginate un giorno di poter accedere a tutti i dati che Internet o dispositivi elettronici di lettura possono fornire sulle abitudini dei lettori per creare il libro ideale e farlo arrivare direttamente nelle mani del vostro pubblico. E’ il modello che le case cinematografiche e televisive stanno già seguendo, con l’aiuto di Netflix e Amazon, quindi perché l’editoria non dovrebbe usufruire di queste informazioni?

Anche se i Big data sono un argomento tabù quando si tratta di pubblicazione, ci sono vantaggi innegabili nell’utilizzare piattaforme che danno a editori e scrittori informazioni precise su come investire il loro tempo e denaro.

Non c’è nessun intento di distruggere l’editoria, soltanto di diffondere conoscenza sulla base dei dati, assicurano Jodie Archer e Matthew L. Jockers, autori del libro “The Bestseller Code: Anatomy of the Blockbuster Novel”, che raccoglie le ricerche fatte presso la Stanford University per sviluppare un algoritmo in grado di prevedere il successo di vendite di un libro, con almeno l’80% di accuratezza.

Bestsellercode_cover Archer, ex ricercatrice presso la Apple, si è detta computer scettica, eppure dopo aver lavorato come redattrice alla Penguin, in pieno delirio da “Codice Da Vinci” (stroncato dalla critica, il romanzo ad oggi ha raggiunto gli 80 milioni di copie vendute), si è chiesta cosa spinge le persone a leggere uno stesso libro. Così, nel 2008, inizia le sue ricerche insieme a Jockers, professore associato di letteratura inglese all’università Lincoln del Nebraska. L’analisi riguarda ben 20.000 libri estratti dalle classifiche bestseller del New York Times degli ultimi 30 anni.

I due rilevano alcune caratteristiche ricorrenti nei libri più venduti: una voce autorevole, una prosa spesso libera, schietta e colloquiale, personaggi orientati all’azione. Insomma, niente di nuovo, almeno finché sul mercato non irrompe “Cinquanta sfumature di grigio”. Secondo quanto riportato in The Bestseller Code, non è stato il tema piuttosto spinto a determinarne il successo, bensì la “vicinanza umana”: Cinquanta sfumature è incentrato principalmente sull’intimità emotiva tra i due personaggi.

La traiettoria della trama, tracciata in base alle parole del testo, ha un ritmo ciclico tra alti e bassi emozionali; riportata in un grafico descrive una forma ad onda quasi perfetta. Sembra che la James scriva con una tale regolarità che le sue parole sul lettore hanno lo stesso effetto della musica.

Ora potete non crederci, anche se è tutto documentato, ma se ripercorriamo la storia del libro, passato dal selfpublishing all’editoria tradizionale e alle case cinematografiche, diventa difficile contraddire gli autori del Codice, quando sostengono che il loro è un prototipo che potrebbe servire agli editori per affinare le loro capacità di identificare potenziali bestseller in fase di scrittura.

Naturalmente, l’inerzia intorno ai cosiddetti autori “franchising”, che siedono perennemente in cima alle classifiche, indica che gli editori sono sempre meno inclini ad investire i loro fondi per gli scrittori sconosciuti. Ed è qui che il “bestsellerometro” può trovare la sua più nobile applicazione, dice Archer: come una forza di democratizzazione, uno strumento per alleviare le preoccupazioni degli editori di prendere in considerazione autori, come lo furono JK Rowling o John Grisham ai loro esordi, senza pedigree letterario; l’algoritmo potrebbe suggerire che certi manoscritti valgono un secondo sguardo.

In pratica, anche la sconosciuta casalinga di Voghera, che nelle poche ore libere ha scritto un libro, potrebbe avere una chance. Che è poi esattamente la storia editoriale di Anna Todd, se ci pensate.
Nel caso voleste prepararvi a questa eventualità ecco un’infografica utile

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Blogger, Seo copywriter e Web editor. Autrice delle Guide alla Letteratura 2.0, per aspiranti scrittori e self-publisher.
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