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Diritto d’autore: cosa potrebbe (e dovrebbe) cambiare


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Lo scorso 10 aprile è scaduto il termine entro il quale il Governo avrebbe dovuto adeguarsi alle direttive europee in materia di gestione del diritto d’autore. Il provvedimento è teso a smantellare in pratica un monopolio, quello della Siae, che dura ormai da più di 130 anni e non ha pari nel resto d’Europa, ad eccezione della Repubblica Ceca.

Cosa potrebbe cambiare con la Direttiva 2014/26/UE.

Le indicazioni che si leggono all’interno del documento mirano, in sintesi, a lasciare liberi autori ed artisti di scegliere a quale organismo affidare la gestione dei diritti di cui sono titolari, “indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, residenza o stabilimento dell’organismo di gestione collettiva, dell’altra entità o del titolare dei diritti.”

Possibilità di ricorrere alle licenze Creative Commons

Occorre che gli organismi di gestione collettiva che gestiscono diversi tipi di opere e altri materiali protetti, come opere letterarie, musicali o fotografiche, permettano ai titolari dei diritti di gestire in maniera altrettanto flessibile i diversi tipi di opere e altri materiali protetti. Per quanto concerne gli utilizzi non commerciali, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché gli organismi di gestione collettiva prendano i provvedimenti necessari per assicurare che i titolari dei diritti possano esercitare il diritto di concedere licenze in relazione a tali utilizzi.

Maggiore trasparenza

È opportuno che gli organismi di gestione collettiva agiscano nel migliore interesse collettivo dei titolari dei diritti che rappresentano. È pertanto importante istituire sistemi che consentano ai membri di un organismo di gestione collettiva di esercitare i loro diritti di membri partecipando al processo decisionale dell’organismo. (…) È pertanto necessario
garantire che l’assemblea generale sia convocata a cadenza regolare, almeno annua, e che le principali decisioni dell’organismo di gestione collettiva siano adottate in sede di assemblea generale.

È opportuno che gli importi riscossi dovuti ai titolari dei diritti siano mantenuti separati nella contabilità dalle eventuali attività dell’organismo. Fatta salva la possibilità degli Stati membri di stabilire norme più rigorose in materia di investimenti, tra cui il divieto di investire i proventi dei diritti, nel caso in cui tali importi siano investiti occorre che l’investimento sia effettuato in linea con la politica generale di investimento e gestione dei rischi dell’organismo di gestione collettiva.

Poiché ai titolari dei diritti spetta un compenso per lo sfruttamento dei loro diritti, è importante che le spese di gestione non superino i costi giustificati sostenuti nella gestione dei diritti e che qualsiasi detrazione che non sia effettuata a titolo di spese di gestione (…) Gli organismi di gestione collettiva dovrebbero essere trasparenti nei confronti dei titolari dei diritti per quanto riguarda le norme che disciplinano tali detrazioni.

La distribuzione e il pagamento degli importi dovuti ai singoli titolari dei diritti o, se del caso, a categorie di titolari dei diritti, dovrebbero essere effettuati in tempo utile e nel rispetto della politica generale di distribuzione dell’organismo di gestione collettiva in questione.

Questa, invece, la situazione attuale della Siae secondo una infografica diffusa da Il Fatto Quotidiano.

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L’ultima assemblea sembra essere stata convocata ormai tre anni fa, periodo a cui risalgono anche gli ultimi dati di bilancio disponibili. Il 60% degli artisti dichiara di guadagnare meno di quello che versa, mentre i conti sono è in rosso.

Il Ministro dei Beni culturali, in questa situazione in cui tutto potrebbe cambiare, da buon italiano, decide di non decidere. Davanti alle commissioni Cultura e Politiche Ue della Camera dichiara: “sono partito dalla propensione verso una logica di liberalizzazione, ma ho cambiato idea perché molti Paesi guardano con attenzione e invidia al fatto che abbiamo un’unica società.

“In questo momento di globalizzazione e integrazione europea uno strumento unico che ci consenta di avere una posizione di forza nel confronto con gli altri Paesi europei e nel mercato globale è una cosa a cui non si può rinunciare.

“La valutazione più che fondata sull’inadeguatezza e sulla necessità di una maggiore trasparenza, efficienza e funzionalità della Siae, non è un buon motivo per cambiare il sistema ma per riformarlo”.

Quando?

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Blogger, Seo copywriter e Web editor. Autrice delle Guide alla Letteratura 2.0, per aspiranti scrittori e self-publisher.
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