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Un autopubblicato al Premio Strega: Riccardo Bruni ci svela la formula del suo successo


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Siamo con Riccardo Bruni candidato al Premio Strega 2016 con “La notte delle Falene” edito da Amazon Publishing. Una candidatura, proposta da Giancarlo De Cataldo e Roberto Ippolito, che ha destato molto scalpore: una scelta “movimentista” l’ha definita Ippolito, e molte testate giornalistiche hanno titolato “per la prima volta il selfpublishing al Premio Strega”.

E’ proprio così? Ci vuoi chiarire cos’è Amazon Publishing e come sei entrato a farne parte?

Amazon Publishing è un editore a tutti gli effetti. Nasce in Usa nel 2009 e in Italia arriva lo scorso dicembre. Io sono stato uno dei primi autori pubblicati. Avevo già lavorato con Amazon come self publisher, utilizzando il programma di autopubblicazione del Kindle Direct Publishing. Tra i romanzi pubblicati in questo modo c’è ‘Il leone e la rosa’, che Amazon Crossing (la parte che si occupa di traduzioni) ha deciso di tradurre prima in inglese e poi in tedesco. Quando poi Amazon ha iniziato a pianificare l’apertura della casa editrice anche in Italia, io stavo terminando un nuovo romanzo. Ci siamo sentiti, è piaciuto, eccomi qua. ‘La notte delle falene’, quindi, non è un romanzo autopubblicato: ha un editore che si chiama appunto Amazon Publishing.

Dal tuo profilo sembri proprio essere quello che io definisco l’Autore 2.0: dal sito in Html, al concorso Io Scrittore, fino alla pubblicazione con un editore, e addirittura la candidatura allo Strega! L’esempio lampante che editoria e self-publishing non si escludono l’un l’altro. Ma come si fa a destreggiarsi tra questi due mondi? Come scegli cosa autopubblicare e cosa invece affidare a lavoro di un editore?

Non ho una regola precisa, dipende un po’ da quello che succede. Per ‘Zona d’ombra’, per esempio, l’editore (in questo caso Anordest) mi ha contattato quando il romanzo era già in distribuzione come prodotto ‘self’. Ma siccome al tempo Anordest non pubblicava ebook, ho tenuto per me i diritti sul digitale e quel libro, quindi, è al tempo stesso ‘self’ (per quanto riguarda l’ebook) e pubblicato da editore nell’edizione cartacea. Situazioni simili anche per gli altri libri. ‘Il leone e la rosa’, per esempio, ha un editore (Amazon Crossing) per le traduzioni, ma in italiano è sempre ‘self’. ‘Sette racconti’, invece, è ‘self’ al cento per cento, ma qui la scelta è chiara: i racconti non piacciono molto agli editori.

Nelle motivazioni della candidatura di Ippolito e De Cataldo si legge: Bruni guarda dentro al dolore e dentro al cinismo, scava nell’opportunismo di certi legami e nella famiglia che copre le responsabilità. E’ questo il quadro che intendevi dipingere ne “La notte delle Falene”?

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I protagonisti della storia sono un gruppo di amici, con le loro ramificazioni familiari. Ognuno di loro porta con sé un carico di sensi di colpa e cose non dette. Lo facciamo tutti, fa parte del nostro modo di diventare adulti. L’unica che cerca di liberarsi spontaneamente di un segreto è Alice, che è anche l’unica del gruppo che non diventerà mai adulta. Senza rivelare troppo della trama, la tensione della storia si sviluppa proprio nel modo in cui a un certo punto proprio i segreti che ci portiamo dietro, le cose non dette, prendono il sopravvento sulle nostre scelte e ci restiamo come incastrati dentro.

Il tuo segreto è solo la buona scrittura o hai utilizzato qualche efficace strategia di marketing per scalare la Top 100 di Amazon? Esistono delle “buone pratiche” per autopubblicarsi con successo?

Ogni tanto arriva quello che ti propone la sua ‘ricetta per vendere un milione di copie’, ma di solito è aria fritta. Da self publisher però devi occuparti anche degli aspetti legati alla promozione, quindi devi utilizzare gli strumenti che hai a disposizione, stando sempre attento agli ‘effetti collaterali’. Il prezzo, per esempio. Se parliamo di un libro autopubblicato puoi organizzare un ‘lancio’ a un prezzo bassissimo, che sicuramente di porterà vendite. Ma comprerà il tuo libro anche chi è stato attirato soltanto dal prezzo, magari per curiosità, quando invece di solito detesta il tuo genere e quindi, è probabile, la copia venduta in più genererà un feedback negativo. È tutta una questione di equilibri. Di fatto le ‘buone pratiche’ sono sempre le stesse: lavorare sodo, studiare, rileggersi e farsi leggere dagli altri. Se hai intenzione di autoprodurti devi subito capire che la pubblicazione è soltanto un passaggio, poi devi garantire alla storia che vuoi raccontare tutta la cura che avrebbe avuto in un contesto editoriale più tradizionale. Un’ottima cosa, per esempio, è creare un gruppo di lettori cui far leggere il libro prima di una stesura definitiva, così da poter utilizzare i loro suggerimenti. Io l’ho fatto per ‘Zona d’ombra’: c’erano autori, lettori, alla fine da loro sono arrivati input importanti. E poi serve un editor. Se non te lo assega un editore devi andartelo a cercare. Ma è fondamentale lavorare con chi ti aiuta a guardare la tua storia da un punto di vista diverso dal tuo.

Write’s Dream è un sito dedicato agli aspiranti scrittori – alcuni stanno provando a farsi conoscere grazie al self-publishing, altri inviando manoscritti alle case editrici – che consiglio daresti ai primi e quale ai secondi?

Il consiglio di non mollare. Quando arrivano apprezzamenti, commenti positivi, email di chi ha letto il tuo libro e voleva scriverti che gli è piaciuto, insomma: quando hai il vento in poppa trovare l’energia è più semplice. Quando tutto questo non succede, invece, è dura. Lasciar perdere tutto, in quei casi, può sembrare la scelta più saggia, ma non è così. La voglia di scrivere, l’emozione di una nuova storia, prima o poi ritorna. E come ci insegna la narratologia, l’eroe risponde sempre alla ‘chiamata’. Chi sceglie la via del self publishing deve essere consapevole che da quel momento in poi è in cabina di regia e tutto dipende da lui, per cui in caso di difficoltà la cosa migliore è contattare chi ha già fatto un po’ di esperienza in questo campo. Nel mondo dei self di solito c’è sempre una salutare disponibilità a sostenersi, e questo mi piace molto. Chi ha scelto l’invio del manoscritto, invece, dovrebbe darsi un termine, oltre il quale, se è davvero convinto del suo lavoro, dovrebbe prendere in considerazione l’idea dell’autoproduzione. Perché le storie non sono scritte per restare in un hard disk.

ABOUT THE AUTHOR
Blogger, Seo copywriter e Web editor. Autrice delle Guide alla Letteratura 2.0, per aspiranti scrittori e self-publisher.
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    Io che nell’hard disc non ho un romanzo, ho un’intera biblioteca di inediti. E sono malato gravemente, le lancette girano senza mai fermarsi. Ma la scrittura è molto più salutare di qualsiasi chemio, perciò vado avanti. Ho sempre avuto grandi riserve verso il selfpublishing ma la tua partecipazione allo Strega mi fa sognare, e di sogni si vive. Chiederò forse aiuto a qualcuno, devo anche scegliere la storia inedita a cui dedicarmi, e non è facile. Intanto ho realizzato una vetrina di anteprime su wattpad, giusto per farmi conoscere e magari scatenare l’interesse di qualcuno, compreso a questo punto Amazon Publishing. Avrei potuto pubblicare sul mio blog democraticoebasta, ma sarei andato fuori tema e non amo prendere in giro i miei lettori. Questo l’indirizzo su wattpad: https://www.wattpad.com/user/Ciubestories.Ciube perché, fra l’altro sono un fan sfrenato di questo personaggio di Star Wars.
    Lo so, è’ una bottiglia lanciata nell’oceano, e devo anche sperare che un buon vento di terra la conduca al largo.
    Insomma, come si dice: chi vivrà vedrà. E’divertente, in fondo 😀

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