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Come stanno cambiando i libri (e gli scrittori)


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Se si da uno sguardo agli ultimi dati Istat sulla produzione libraria, si nota come all’annosa questione della crisi editoriale in Italia gli editori rispondano seguendo ormai vecchi schemi. Si attendono le risposte della politica, incentivi economici che cadano dall’alto o semplicemente lamentandosi del generale basso livello culturale. Ben pochi sono quelli che si interrogano su come stia cambiando il modo di leggere, l’accesso e l’offerta di intrattenimento.

Mario Mancini su EbookExtra propone un interessante paragone, prendendo ad esempio la serie House of Cards: “Una puntata della serie occupa 55 minuti e un’intera stagione 12 ore di tempo non esclusivo; Il Cardellino di Donna Tartt richiede 32 ore e 29 minuti di tempo esclusivo. Quando si legge un libro non si può fare altro. Con un episodio di House of Cards si può anche cucinare o stirare”.

Insomma, non se ne esce… A meno che non siano gli stessi scrittori a predere atto del cambiamento e agire di conseguenza.

Oltreoceano autori del calibro di Jonathan Franzen e Bret Easton Ellis stanno dibattendo molto circa lo stato attuale della letteratura e come i libri stanno cambiando, giungendo alla conclusione che i lettori di oggi non hanno né il tempo né la capacità di dedicarsi alle gradi opere epiche.

E se c’è chi discute, c’è anche chi agisce come James Patterson, 36 libri nella lista dei bestseller del New York Times solo nell’ultimo anno, 325 milioni di copie vendute in tutto il modo, uno degli scrittori più ricchi secondo Forbes.

bookShots Bene, Patterson, grazie al sostegno dell’editore Haschette, lancerà dal prossimo giugno una collana di libri pensati per coloro che hanno perso interesse – o non ce l’hanno mai avuto – per la lettura (il 27% degli americani, stando ai dati Pew Research Center).

I BookShot non supereranno le 50 pagine di lunghezza e i 5$ di prezzo, coprendo un’offerta che va dal thriller, alla fantascienza, dal mistero al rosa. Sarà come leggere dei film, ha spiegato lo scrittore, e si potranno trovare anche in luoghi dove normalmente non ti aspetti di trovare dei libri, farmacie, negozi di alimentari, gli espositori delle riviste accanto alle casse dei super-mercati.

L’idea è di catturare l’attenzione di un pubblico che potenzialmente ha già sviluppato un certo gusto per i contenuti brevi (un formato che nelle librerie fisiche non trova il giusto rilievo) certi che il nome di Patterson sia forte abbastanza da garantire il successo dell’operazione.

Rimangono comunque delle riflessione da fare: quali sono le responsabilità di un scrittore? Continuare a scrivere secondo la propria ispirazione, o lasciare che la sua arte si uniformi ai tempi? E quali sono le conseguenze in questo caso?

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Blogger, Seo copywriter e Web editor. Autrice delle Guide alla Letteratura 2.0, per aspiranti scrittori e self-publisher.
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2 Comments
  • Reply

    Interessante l’idea di Patterson, ma non mi convince: se fosse come dice lui, le vendite dei fumetti dovrebbero aumentare. Lettura veloce, immagini auto-esplicative, generi che coprono dal thriller alla fantascienza, dal rosa all’avventura… eppure, da quello che leggo in giro, anche il fumetto è in difficoltà (se si esclude il successo di Zerocalcare, che però fa un altro tipo di fumetto, più vicino ai libri).

    Ciao
    Angelo

  • Reply

    Secondo me, è l’ennesima dimostrazione che si tende a seguire le mode: poco tempo fa si esaltavano i libri da migliaia di pagine, ora si punta ai libri brevi per inseguire un’altra fetta di mercato.
    Io sono convinto che bisogna assecondare la storia, se la storia è di corto respiro sarà un racconto, se di ampio respiro un romanzo, ma non potrei mai mettere un limite al numero di pagine. Poi con gli ebook, il numero di pagine non ha senso, fra poco inizieranno (o torneranno) a parlare di lunghezza in termini di caratteri.

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