Blog

Da Gutenberg a Pubcoder: l’evoluzione del libro, e del futuro


2243410847_88e6ca8df6

Dopo aver esplorato il lato oscuro dell’industria, con i falsi scrittori, voglio proporvi un pezzo pieno di speranza e sono certa di grande ispirazione, perché a firmarlo è un ospite di prestigio: Paolo Giovine.

Il co-fondatore e Ceo di Pubcoder, startup che sviluppa uno dei software di riferimento per la produzione di ebook interattivi, non è qui soltanto per raccontarci dell’evoluzione dell’oggetto libro, ma dei benefici concreti che questa avrà nella vita di ognuno di noi. Giovine ci introduce in un contesto del tutto nuovo, dove anche un piccolo scrittore sconosciuto, ma con tanta voglia di sperimentare, può contribuire allo sviluppo di una società più equa… Proprio così, attraverso una storia…
Buona lettura.

Johannes, quello è un libro?

2243410847_88e6ca8df6

“La promessa del libro digitale è quella di rendere la conoscenza più semplice, vicina, accessibile. Tutti i libri dovrebbero essere raggiungibili con pochi click, da qualsiasi strumento di lettura. Una scuola dovrebbe poter mettere in gara i produttori di hardware ogni anno, e comprare di volta in volta le macchine migliori al prezzo migliore, senza per questo temere di perdere intere biblioteche né pregiudicando il lavoro di insegnanti e studenti, anzi permettendo a questi di utilizzare i propri device personali. Interoperabilità e accessibilità non dovrebbero essere un problema: un bambino cieco, dislessico o autistico nel mondo ideale dei libri digitali dovrebbe trovare una versione del libro che gli permetta di condividere le stesse letture o le stesse lezioni dei suoi compagni, usando versioni o strumenti adatti a lui, quando non anche personalizzati dal suo insegnante.
Intere famiglie si spostano nel mondo, e con loro i più giovani, spesso portati via da crisi o da guerre: le scuole americane ed europee sono frequentate da molti studenti che non sono madrelingua inglese, francese, tedesca, spagnola, italiana: il digitale rappresenta la possibilità di accelerare la loro integrazione, studiando una nuova lingua anche con l’ausilio di un audio sincronizzato o di versioni semplificate o bilingui.

“Su tutti questi punti i risultati visibili, ad oggi, sono quelli di tanti piccoli sistemi virtuosi, che soddisfano le esigenze di alcune comunità o di utenti particolari: spesso si tratta di tecnologie proprietarie, sviluppate senza tener conto della possibilità di estensione o scalabilità. Sempre più si avverte il bisogno di definire modelli estesi, standard condivisi (come dovrà essere presto o tardi EPUB, nella sua versione 3, 4 o successive), pratiche diffuse tra i costruttori di hardware, nuovi modelli di gestione del digital rights management, con l’obiettivo di rendere il libro digitale davvero sempre raggiungibile, nel tempo e nello spazio.

“Contemporaneamente (e non dopo) bisogna tornare a parlare del contenuto, ovvero di che cosa possa essere un libro nella sua evoluzione digitale o, meglio, di come costruire un modo di raccontare, insegnare, spiegare, che utilizzi davvero le opportunità del digitale. Qualsiasi processo di conversione dalla carta, anche se ben fatto, non modifica l’esperienza di un libro, e non è difficile concordare con chi, potendo scegliere, continua a preferire la carta in molte situazioni. Occorre lavorare sulla sottrazione della carta e sull’aggiunta di metadati, link, audio sincronizzato, animazioni, interazioni; dobbiamo aprire a nuovi modi di raccontare le storie e immaginare il futuro della lettura e dello studio, partendo dai bambini che in tutto il mondo oggi raggiungono ed utilizzano più velocemente un telefono cellulare di un lungo testo scritto.

Oggi gli editori, gli autori, i creativi, hanno a disposizione molti strumenti per costruire nuovi prodotti, da distribuire con modalità sempre nuove: ci sono gli store, i siti, i social network, le televisioni connesse; i contenuti si possono vendere, affittare, regalare per vendere altro (merchandising, pubblicità). Se gli ebook crescono è per effetto di una quantità crescente di self-publishers, che potranno diventare sempre meno convenzionali e non limitarsi alla replica delle modalità tipiche di un editore.

ebook downloading

“Le barriere tecniche si riducono esponenzialmente, i costi non sono più un alibi: la vera difficoltà è quella di cambiare abitudini, workflow, opinione. Non si tratta più di sperimentare, c’è una solida domanda di nuovi contenuti digitali. Ci sono centinaia di bravi illustratori, videomaker, musicisti, attori, scrittori che potrebbero incontrarsi e inventare il futuro della narrazione e che affollano le conferenze dove si racconta di nuovi strumenti mirabolanti per costruire nuove storie, per raggiungere in maniera diversa i lettori, per rendere una storia competitiva con un videogame od un cartone animato.

“Gli strumenti ci sono, abbiamo trascorso gli ultimi mesi incontrando editori di tutto il mondo che vedono un EPUB3 suonare, muoversi, interagire; e poi la stessa cosa esportata in HTML5, e poi la stessa cosa dentro un app-reader per Android, o su Readium, e ci dicono: “quello è un libro digitale? e lo possiamo costruire da soli?”; in realtà “quello” è un modo per conquistare nuovi lettori, per non replicare il lavoro fatto per la carta, anzi, per amplificarlo. “Quello” è un prodotto o un potentissimo strumento per il marketing, che può gestire in autonomia, senza mettersi in coda davanti all’ufficio dell’IT manager: i nuovi contenuti, realizzati con costi ridotti, possono essere anche usati in modo innovativo, come strumento per vendere altro, sotto forma di preview, teaser, banner, branded content.

Anche le startup possono essere uno strumento, per sperimentare nuove soluzioni, per avvicinarsi a nuove opportunità; le startup hanno il vantaggio di dover vivere nel mondo, per anticipare le esigenze non di un target indefinito, ma delle persone che si incrociano in metropolitana, sul pianerottolo, nelle scuole pubbliche del centro e della periferia.
Per una startup che si occupa di contenuti digitali, di libri e di education è difficile immaginare un bambino delle scuole elementari che, nei prossimi anni, non usi un libro digitale tagliato sulle sue esigenze: lo immaginiamo fare ricerche su internet con la voce, navigare librerie digitali costruite per lui da insegnanti, genitori, amici; lo vediamo rielaborare le informazioni e contribuire ad un miglioramento continuo della didattica. Userà al meglio la carta e il digitale, riuscirà a ridurre la schizofrenia tra mondo fisico e virtuale che oggi preoccupa e alimenta tante analisi. Gli editori, piccoli o grandi, dialogheranno con il loro nuovo pubblico, apriranno i loro contenuti, daranno a molti prodotti vite e versioni diverse.
Ovviamente è difficile investire su un mondo così complesso e lento: questo è il motivo per cui gli editori si muovono tra mille incertezze, spesso limitando le risorse e la fantasia dei propri digital manager; oggi però le barriere all’ingresso sono ridotte, si può ripartire con un mercato a disposizione, si possono rimettere i contenuti al centro in modo nuovo, anche trovando alleati dove si cercano nemici, e penso ad Amazon, Apple, Google e Facebook.

“Un mio amico newyorchese mi dice che le startup che si occupano di libri ed editori sono per i venture capital come la kryptonite per Superman (e per questo la mia stima e riconoscenza va a quanti hanno rischiato e rischieranno sul mio lavoro e su quello di tanti colleghi). In effetti anche lo startupper Johannes Gutenberg è morto povero e ammalato, in buona parte per colpa del suo primo finanziatore: la stampa delle copie delle bibbie richiese molto più tempo del previsto, e Gutenberg fu costretto a cedere le sue macchine per ripagare il debito.
Nel lungo periodo, però, mi pare abbia avuto ragione lui”.

ABOUT THE AUTHOR
Blogger, Seo copywriter e Web editor. Autrice delle Guide alla Letteratura 2.0, per aspiranti scrittori e self-publisher.
View Website
Related Posts
5 Comments
  • Reply

    LA diffusine del libro digitale per creare una rete virtuosa che democratizzi la cultura , l’accesso alla lettura e alla scrittura, avvicinando due mondi da sempre molto distanti: quello tra tra produttori di cultura e consumatori. Bene, affinché si realizzi attraverso la digitalizzazione del libro , questo auspicato abbattimento delle barriere “archiitettoniche” della cultura che per tanto tempo hanno emarginato coloro che si esprimevano in un linguaggio originale, perché nuovo o espressione di una minoranza, è necessario innanzitutto uscire dalla cultura dell’autoreferenzialità e concepire la discussione ( da quella culturale a quella quotidiana di tutti i giorni), come uno spazio in cui realmente ci si incontra per scambiarsi le esperienze e ci si aiuta vicendevolmente affinché la voce di tutti sia ascoltata, letta e interpretata. Finchè prevarrà la presunzione di mettersi in mostra, apparire migliori degli altri, più bravi, più intelligenti , più sensibili…più….allora la digitalizzazione della cultura, passando attraverso sgomitate, vili percorsi segreti seguiti da chi, barando , arriverà primo, (sembra una versione (vedi alla voce cultura) della politica dei nostri giorni ), dunque approfittando dei vantaggi che offre la visibilità a beneficio di tutti, culminerà in una dittatura senza volto. Ma forse a questa soluzione finale ci siamo arrivati già

  • MV
    Reply

    Credo che ci sia grande confusione su diversi punti.
    “il punto è il contenuto, che può restare un libro per carità, ma all’occorrenza possa anche trasformarsi per diventare accessibile a tutti, attraverso qualsiasi mezzo.”

    Che cosa vuol dire?
    Con accessibilità che cosa si intende?
    E in che cosa si può trasformare di diverso da un libro digitale, a parte quello già detto?

  • Reply

    Il fulcro del discorso sugli ebook rimane appunto di “non replicare il lavoro fatto per la carta”. Lo sento declinare in vari modi ormai da diversi anni, ma non mi sembra circolino -a parte alcune esperienze didattiche e/o destinate ai bambini- davvero questi prodotti innovativi. Sono disinformata? Graditissime delle indicazioni.
    L’edizione digitale simil cartacea un senso ce l’ha pure quanto a economia di spazio e (meno) di costi (infatti gli editori di solito la propongono in contemporanea al volume): per com’è fatta rimane tuttavia un sorta di “ripiego”.

  • Reply

    Come spiega Giovine, il punto è il contenuto, che può restare un libro per carità, ma all’occorrenza possa anche trasformarsi per diventare accessibile a tutti, attraverso qualsiasi mezzo.

  • MV
    Reply

    Io mi chiedo come si dovrà considerare. Un prodotto multimediale o un libro?
    Si intede a sostituire o a creare qualcosa di alternativo?
    Un po’ come già è il libro e il cinema. Un modo di racconatre diverso, ma che tuttavia uno non escluda l’altro.
    In un libro sono le parole dell’autore a darmi l’input per immagini e suoni e io, lettore, entro nella storia, percorro la vita dei personaggi, grazie al suo talento.
    Il prodotto multimediale usufruisce, giustamente, di una gamma di strumenti più ampia, per creare musiche e suoni. Immagini e animazioni. In altre parole, le immagini, i suoni, gli eventi, mi vengono imposti e la mia fantasia non è stimolata dalle parole perché mi viene già proprosto il tutto. Non potrò aggiungere nulla alla figura del coniglio bianco.
    Non so se sia sensato parlare di evoluzione.
    Ciò di cui parla Giovine è qualcosa di diverso da un libro, a mio parere, ovviamente.

Lascia un commento

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: