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LeRecensioniCattive: Utente Anonimo


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cover Titolo: Utente anonimo

Autore: Veit Etzold

Editore: Sperling&Kupfer

N°Pagine: 396

Prezzo cartaceo: 9,90€

Prezzo ebook: 6,99€

 

 

Hai 438 amici su facebook. E 1 nemico. Gli amici sono virtuali. Il nemico reale. E sta venendo a cercarti. Dal giorno in cui sua sorella minore fu rapita e uccisa da un assassino rimasto ignoto, ogni anno, in quel funesto anniversario, Clara entra in chiesa a confessarsi. Soltanto là può alleggerirsi, anche solo per un istante, del terribile senso di colpa che la accompagna ovunque: fu lei, quel fatale pomeriggio, a dimenticare di andare a prendere la bambina a scuola, lasciandola sola, preda di chi voleva farle del male. È quel senso di colpa che l’ha spinta a entrare nella polizia di Berlino, nella sezione crimini efferati. Come quelli che stanno sconvolgendo la città: omicidi violentissimi, opera di un assassino silenzioso e invisibile come un virus informatico. È proprio su Internet che il killer, chiamato dai giornali il Senza nome, recluta le sue vittime, adescandole su Facebook. Dove, di volta in volta, ruba identità altrui, spesso addirittura quelle delle sue prede successive, dimostrandosi un abilissimo hacker: col risultato che Clara, e con lei l’intera polizia di Berlino, si ritrovano su piste sempre sbagliate. Ma la sfida solo all’inizio: le cose si complicano quando, tramite il web, il killer fa sapere di avere rapito Andira, la top model di un seguitissimo reality della televisione tedesca, e di volerla seviziare e uccidere come ha fatto con tutte le altre vittime. Per Clara, salvare Andira diventa una missione: se ci riuscirà, forse espierà la colpa di aver perso la sorellina. Ma non ha fatto i conti con la mente perversa del serial killer, e con un segreto che risale al proprio passato.

Ho approfittato di una promozione di qualche giorno fa su Bookrepublic per acquistare a 1,99€ questo ebook; forte del prezzo basso e incuriosita dalla trama me lo sono accaparrata e ho iniziato a leggerlo.
E mi sono pentita dell’acquisto.

I problemi, in questo libro, sono tanti, tanti, davvero TANTI. Sarà che ne è uscito ancora più male perché avevo appena finito una serie di letture bellissime – passando da Il cardellino della Tartt e finendo con Sofia si veste sempre di nero di Cognetti – ma la lettura mi ha lasciata non poco infastidita. Non so nemmeno da dove iniziare.

Partiamo dalla trama: è un’idea abbastanza intrigante, e in mano a un bravo autore probabilmente sarebbe uscito un bel libro.
Ma Etzold NON è un bravo autore. Gli sbrodolamenti di pensieri – banali, banalissimi – sono a ogni pagina, si sprecano su più e più pagine; infila in ogni dove frasi che vorrebbero essere ad effetto e invece non fanno altro che strappare una smorfia imbarazzata al lettore.
Etzold nomina a ogni pagina il male e l’odore del male, e alla fine quel che viene da pensare, imbattendosi in quei paragrafi, è che quel che trasuda è la banalità e l’odore della banalità. Il male non si evoca nominandolo, si evoca mostrandolo, facendolo vedere, raccontandolo.
Ci sono lunghi excursus che vorrebbero essere profondi e filosofici, e invece sono solamente banali e noiosi. E vengono ripetuti, costantemente, per tutto il libro.
Tagliandoli – io dalla metà in poi ho iniziato a saltarli, tanto erano diventati fastidiosi – il romanzo si sarebbe accorciato di una buona metà.

I protagonisti sono piatti. Sono delle macchiette che vorrebbero esprimere personalità ma non lo fanno minimamente; non sono nemmeno stereotipi, sono proprio dei cartonati di cartapesta che parlano raccontandosi cose che sanno già (molti dialoghi iniziando con “conosce il tal avvenimento X, non è vero?”; la risposta è “certo” e l’interlocutore inizia a spiegare TUTTA la vicenda. Ma se entrambi conoscono già la vicenda, perché spiegarla con dovizia di particolari e commentando e facendosi reciprocamente domande come se non ne sapessero nulla? Per spiegarlo al lettore, ovviamente, ma non è così che dovrebbe funzionare).

C’è un’altra cosa che mi è stata sullo stomaco per tutta la durata del libro.

L’autore è un evidente fan di Thomas Harris e di Hannibal Lecter. Nel romanzo vengono citati anche più e più volte, ma la cosa che mi ha dato fastidio è stato l’evidente intento di ricalcare malamente Il silenzio degli innocenti. 
La protagonista si chiama Clara ed è un commissario della omicidi. Vi ricorda una certa agente speciale Clarice?
C’è uno psichiatra esperto che riesce a capire alla perfezione l’assassino e tratta Clara con una certa freddezza, infischiandosene delle sue reazioni rabbiosi e mostrando quiete e pacatezza.
C’è il capo di Clara che è il suo mentore e ha un rapporto simile a quello di Clarice con Jack Crowford.
C’è l’assassino che scrive lettere a Clara e ha un legame con lei.
Ci sono serial killer che si chiamano Lupo Mannaro (ciao, Francis Dolarhyde), ci sono continui riferimenti al cannibalismo.
Persino l’assassino protagonista è un richiamo a Lecter: è diventato quel che è a causa di un trauma avuto da bambino con la sorella, e ha iniziato a uccidere giovanissimo.

Non è un plagio, sia chiaro: penso piuttosto che l’autore volesse fare un omaggio a Thomas Harris, ma ne è venuto fuori più che altro un insulto. I personaggi non hanno un briciolo di carisma o di personalità, sono sagome di cartone.

In più il romanzo è venato da una forte, spessa, corposa vena di sessismo e di maschilismo, cosa che mi ha veramente fatto incazzare.

Passi un brutto stile, passino dei personaggi tristissimi, passi una prosa meccanica e che non trasmette nulla; ma che oltretutto si debba fare i conti con del maschilismo proprio no.
C’è un passaggio chiarissimo ed esemplificativo:

«Evidentemente gli estremi fanno parte della natura maschile», sospirò Clara.
«Ragione per cui non esiste nemmeno un analogo femminile di Michelangelo o di Mozart.»
«È un complimento o un’insinuazione sull’inferiorità delle donne?»
«Lo interpreti come preferisce, ma è un dato di fatto».

A pronunciare questa frase è un uomo, il già citato super psichiatra.

Ma non sono solo frasi come questa: per buona parte del libro si parla di un programma televisivo, Shebay, dove le concorrenti vengono giudicate per il loro aspetto fisico. Non solo il conduttore le offende in maniera estremamente pesante, ma il premio per la vincitrice è la prostituzione: un bel po’ di soldi e l’obbligo di andare a letto con il vincitore maschile (scelto tra il pubblico votante) del programma.

Rivoltante a dir poco.

Più volte sono stata tentata di abbandonare la lettura, ma ho proseguito nella speranza che il libro si risollevasse e perché ero curiosa di vedere quale sarebbe stato il colpo di scena del serial killer a cui Clara e compagni danno la caccia.

Una delusione anche quella. L’unica consolazione è che ho pagato il libro poco meno di 2€.
Non sono solita fare recensioni negative, ma questo romanzo mi è piaciuto così poco – e mi ha infastidita così tanto – che ho sentito il bisogno di condividere con voi le mie impressioni.

Mi stupisce anche che in Germania l’autore sia considerato un grande autore di thriller: la trama in sé e ogni colpo di scena è prevedibilissimo sin dalla prima pagina, non c’è stata nemmeno un’occasione in cui abbia non dico avuto un’esclamazione di sorpresa, ma nemmeno inarcato un sopracciglio.

In definitiva, bocciato completamente. Anche solo per una lettura poco impegnativa e veloce.

 

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21 Comments
  • Reply

    scusate! ho sbagliato recensione!!!! Chiedo sinceramente scusa per l’equivoco.

  • Reply

    No comment!

    Dante Mafia, uno dei principali scrittori contemporanei italiani e candidato al Nobel per la letteratura 2014, dopo aver letto “X XXXXXXXX XXX XXXXX”, mi scrisse:

    Gentile Antonella,
    ho scritto una breve nota per il suo bellissimo romanzo
    al quale auguro tanta fortuna perché ha sapore di vita e non solo di letteratura.
    Grazie del dono.
    Cordialmente.
    Dante Maffia

    Libro molto intenso, scritto con una partecipata umanità che trabocca dalle pagine; libro che affronta problematiche attualissime e lo fa con naturalezza, dando la voce direttamente ai protagonisti che così sembrano fare una continua cronaca-confessione.
    Gli eventi si dipanano con estrema facilità, è la vita stessa a parlare, a dire la sua e dunque le pagine entrano vivamente nell’animo del lettore e lo accompagnano attraverso sottili fili psicologici.
    L’autrice è molto brava nel sapere far scorrere le situazioni senza caricarle di retorica o di momenti esornativi. Va dritto al dunque e in questo modo l’amore diventa una faccenda davvero fuori dal comune.
    Direi che la semplicità del dettato è la cifra che più convince, il saper legare il lettore con svolte che non hanno nulla di sconvolgente, apparentemente, e che invece entrano nella carne viva di una quotidianità ricca di mille situazioni.
    Non saprei dire con esattezza qual è il personaggio meglio delineato e realizzato, forse quello di Boris, soprattutto quando apprende da lei stessa del ritorno di Pietro.
    Ci sono, di conseguenza, delle pagine esemplari che la scrittrice semina di annotazioni psicologiche davvero profonde, di risvolti che fanno comprendere il senso recondito delle situazioni.
    Mi piace sempre ripetere una osservazione di Oscar Wilde, “non esistono libri belli o libri brutti, ma libri scritti bene o scritti male”.
    E riaprirò gli occhidi Antonella Maia è un libro scritto bene, con un suo ritmo narrativo prensile e accattivante, con protagonisti che hanno la voce viva e palpitante e non sono appena figure disegnate per la letteratura. Anzi direi che grondano di vita e perciò è facile diventare complici delle loro azioni.
    DANTE MAFFIA

    IL mio romanzo, di cui evito di fornire informazioni ha una sola recensione in Amazon ed è attorno alla 200millesima posizione!

  • Reply

    Ottima recensione e potrebbe essere ancora affinata. La copertina e la prefazione l’ho trovata intrigante, pur non essendo amante del genere. Del maschilismo poco mi frega, é una realtà in tanti di quegli ambienti che é inutile negarla, che l’autore ne sia così impregnato da farci una tale figuraccia é un problema suo, si sceglie il suo pubblico.. Mi manderesti il tuo CV in redazione? Saluti a tutti

  • cerbero
    Reply

    Per essere precisi in accordo con il commento di marcoeletti.

  • cerbero
    Reply

    Mi trovo in accordo.

  • Reply

    Vorrei fare un’osservazione sulla nota “maschilista” dell’estratto (non ho letto il libro): ciò che viene detto è detto fra virgolette, in un dialogo. Perciò è Etzold il maschilista o il personaggio? Non è affatto una cosa scontata e non si può puntare l’indice contro l’autore che, se avesse voluto fare del maschilisimo, avrebbe scritto la suddetta frase in maniera narrante (a meno che non si sia voluto nascondere dietro il personaggio).
    Ma sinceramente quella del “maschilista” è una polemica che sta prendendo piede negli ultimi anni e che ha anche un po’ stancato.
    Se affermiamo che il reato di “femminicidio” ha senso, a quando la suddivisione “homo sapiens” e “femina sapiens”? L’omicidio implica l’uccisione di un altro essere vivente, ed è grave sia che sia donna, bambino, uomo, ragazzina, anziana…

    • karoo
      Reply

      Nell’ottica della recensione, che denuncia i personaggi come cartonati privi di personalità e l’abitudine di parlare a beneficio del lettore, viene facile pensare che l’autore si nasconda dietro a loro per scrivere certe idiozie. Se il personaggio dello psichiatra è assimilabile a Lecter, allora quello che esce per sua bocca dovrebbe essere un punto di vista controverso ma spietatamente concreto. Per l’autore la frase incriminata lo è, il che lascia intuire la profondità (Nulla) del personaggio.
      E’ vero che la nota “Maschilista” spesso è usata a sproposito, ed è altrettanto vero che non si giudica mai un autore dai suoi personaggi, ma se l’autore è così scarso come vien da pensare, allora non nego l’evidenza che di personaggio ci sia ben poco.

  • enri
    Reply

    C’è gente che si incazza perché nello splatter si mozzano arti ed animali, chi per maschilismo conclamato, chi per il linguaggio o le bestemmie. … Nel romanzo ci sta tutto, ecco perché esistono generi ed autori diversi. Stiamo parlando di libri, e qui ci sta tutta la critica. L’autore può essere un cane ma non può essere giudicato partendo da quello che scrive: uno che parla di razzismo non è per forza razzista, a meno che sia lui a dichiararsi tale a priori

  • Ardens
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    Si può dire che uno scrittore è maschilista se ciò traspare da un giudizio del narratore. Ma non bisogna mai confondere le opinioni dell’ autore con quelle dei personaggi.

  • sergio lynch
    Reply

    Non ho letto il romanzo in questione e perciò non ho elementi di giudizio. Vorrei dire però che le affermazioni di un personaggio non devono necessariamente corrispondere alle idee di un autore. Se è maschilista, non è detto che lo sia anche lo scrittore. Inoltre, anch’io credo che un libro debba essere giudicato per lo stile e non tanto per le idee espresse, per quanto discutibili. Altrimenti con questo metro di giudizio i libri di Céline, giusto per fare un nome, dovrebbero essere eliminati. Quanto al maschilismo di Ellis, sono sinceramente perplesso. Io adoro Bret ma stento a considerarlo maschilista. Certamente descrive personaggi che hanno un determinato tipo di approccio nei confronti dell’universo femminile, ma anche in questo caso non è assicurato che Ellis abbia atteggiamento e mentalità analoghi. Il pazzo di ‘American Psycho’, per esempio, giudicava le donne in una determinata maniera ma era un personaggio volutamente negativo ed Ellis non si metteva mai dalla sua parte. A Fernanda Pivano lo scrittore disse: “Patrick Bateman rappresenta tutto ciò che odio dell’America reaganiana: il machismo esasperato, il bullismo da cowboy, l’egoismo, il rampantismo sfrenato e l’assoluta mancanza di empatia nei confronti dei cittadini meno privilegiati’.

    • Reply

      Concordo sul fatto che autore e personaggio non debbano mai essere confusi dal lettore, é capitato anche ad un mio autore che è stato chiamato ubriacone e derelitto della società, mentre di fatto é astemio e d un professionista di successo, evidentemente é stato bravo a suscitare determinate reazioni nel lettore. Cmq credo che la recensione negativa non si riferisse al personaggio ma ad un’insieme.

  • Reply

    Voglio conoscere chi ha scritto la recensione del libro, quella che ti ha spinta a comprarlo; è un Dio! 😛

  • Lynnet Blumstein
    Reply

    Certo, un conto è essere disturbante, un conto è approfittare di un’atmosfera un po’ così per spargere idee assurde, ma qui mi dato l’impressione che fossero proprio le idee dell’autore il problema.
    Gli autori sopra citati mai sentiti, evidentemente non scrivono generi che mi aggradano, quindi ho lasciato perdere xD

  • Reply

    A me la questione del maschilismo sembra secondaria: se proprio devo scegliere, preferisco leggere un romanzo maschilista ma ben congegnato piuttosto che il contrario (dopotutto Bret Easton Ellis, Martin Amis e Michel Houellebecq sono tutti dei gran maschilisti e tuttavia grandi autori).

    • Lynnet Blumstein
      Reply

      Non per fare polemica, però è come se dicessi che il Mein Kampf è un buon libro nonostante le idee razziste. Ovvio che non può essere così.
      Ogni forma di discriminazione o istigazione alla tale secondo me è un ottimo motivo per lanciare un libro fuori dalla finestra e per parlarne malissimo. La discriminazione dopotutto l’altra faccia degli stereotipi e il confine non è così sottile. Difficile mandare messaggi discriminatori senza volerlo.

      • Reply

        Ma poi bisogna distinguere in che modo un libro sarebbe maschilista, se sono le idee malate dell’autore che spuntano dal libro, o se l’autore ha voluto dare una certa impressione per dare un effetto disturbante. Son cose diverse.
        Io non darei del maschilista tanto alla leggera. Essere maschilista vuol dire pensare che le donne siano inferiori, e non è roba da poco.

        • Lynnet Blumstein
          Reply

          Su questo non saprei dirti, non ho letto il libro ma sono sicura che se la BossaH ha detto così probabilmente ha ragione d’essere.
          Anche perché a quanto ho capito a pronunciare le frasi incriminate sono i “buoni”, ma non conosco molto del libro in questione e mi astengo dal commentare.
          Il mio intervento si riferiva infatti al considerare un messaggio discriminatorio una buona ragione per abbandonare un libro o scegliere di non leggerlo, non alla recensione in sé.

          • Effettivamente ho risposto a te, ma mi riferivo al commento di DottorD su Amis e Ellis ‘maschilisti’. Che beninteso, non ho ancora letto – dovrei, visto che sono dei must, ma… coff. – ma conosco come autori volutamente disturbanti e provocatori.
            Frasi come quella citata nella recensione, specie se detta da un buono, specie se questo buono non viene successivamente smentito con una certa dose di ironia, fanno effettivamente pensare a un autore maschilista le cui opinioni filtrano nei personaggi.
            … quindi beh, il libro non l’avrei letto comunque, ma mi pare una ragione in più per asfaltarlo xD

  • Reply

    Proprio un libro fatto con i piedi. Forse la cosa che mi ha fatto arrabbiare è proprio la il maschilismo che traspare chiaramente da ogni poro. Non pensavo che potesse essere così tremendo come libro. Almeno se lo vedo, so che devo evitarlo assolutamente.

  • Reply

    Ho visto l’immagine di copertina solo a lettura della recensione ultimata, prima che caricasse credevo si trattasse di un autopubblicato O_o
    La sinossi è davvero amatoriale, soprattutto la ‘sezione crimini efferati’.

    >>Passi un brutto stile, passino dei personaggi tristissimi, passi una prosa meccanica e che non trasmette nulla; ma che oltretutto si debba fare i conti con del maschilismo proprio no.

    Fa piacere sapere di non essere l’unica a incazzarsi.

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