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LeRecensioniCattive: Bugie – L’essenza delle ombre


l'essenza delle ombre

Ormai è noto che il self publishing è diventato l’alternativa alla pubblicazione tradizionale, attraverso editore, e personalmente non ho niente in contrario; credo infatti che molti testi che sarebbero meritevoli vengano scartati, per ragioni che non c’entrano niente con la qualità, e mi fa sempre piacere dare una chance ad autori che hanno magari la ‘colpa’ di scrivere su argomenti poco commerciali, di avere uno stile particolare, di non avere accettato compromessi. Certo il rischio di trovare anche spazzatura è alto, ma quando ho trovato in cima alla classifica di Amazon l’intera trilogia di Elisa Gentile, ho pensato di fare un colpo sicuro.
In vetta alle classifiche, primo, secondo e terzo posto! Recensioni entusiastiche, a decine e decine! Sono così tante da farmi escludere che si trattasse delle solite marchette di amici. Ho quindi acquistato gli ebook, che hanno dalla loro il vantaggio di costare davvero poco (Il primo costa 1,96 euro, i seguenti 99 centesimi) e ho deciso di tuffarmi in una lettura estiva, leggera e piacevole.
L’esperienza si è purtroppo rivelata completamente negativa, sotto ogni punto di vista: che la guardi come esperienza letteraria, come esperienza emotiva, come esperienza didattica, come esperienza di evasione, non ho trovato assolutamente nessun lato positivo in questi ebook autoprodotti. A tratti mi sembrava di leggere il vademecum ‘tutto quello che uno scrittore non dovrebbe fare mai’, ma più spesso era puro trash, a tratti divertente, ma in linea di massima fastidioso. Non ho chiesto il rimborso su Amazon soltanto per correttezza, perché i files mi sono arrivati integri, e che la trilogia sia stata un’esperienza di lettura completamente negativa non è colpa dello store.
Ma analizziamo quest’opera più a fondo.
La vicenda ruota intorno alla storia d’amore tra Jayden Stewart, ricchissimo, bellissimo, dotatissimo eccetera eccetera, e Selvaggia Pirelli, ricchissima, bellissima, purissima, buonissima eccetera eccetera, e a tutte le avversità che i due dovranno superare per stare insieme. Bugie si propone come descrizione esauriente (a tratti estenuante) degli stati d’animo dei due protagonisti, sfruttando una narrazione alternata dei capitoli, che passano dal punto di vista di Jayden a quello di Selvaggia. La Gentile tratteggia i due personaggi come opposti, forse con l’intenzione di farli apparire complementari, ma il risultato è che la vicenda, da storia d’amore, diventa qualcosa di raggelante: andando avanti nella lettura appare chiaro che si tratta di una storia di abusi, violenza, priva di qualsiasi pretesa di verosimiglianza, nella quale la vittima e il carnefice convivono, e questo dovrebbe passare per amore.
Già dall’incipit ci si accorge che qualcosa non quadra: un prologo in media res, che si propone di aggiungere pathos a una vicenda che altrimenti avrebbe un avvio forse troppo tranquillo, per i gusti dell’autrice (incontro al parco dopo che lui l’ha stalkerata per un paio di settimane). Jayden è disperato, la sua amata è in coma, forse non si sveglierà mai più, ma anche se si svegliasse, sicuramente non vorrebbe più saperne di lui, che è un fallito, un disgraziato, aveva un tesoro e se l’è lasciato scappare, è pentito, ma è troppo tardi. È così pentito che, mentre si dispera in questo modo, fa sesso con una prostituta nella casa dove viveva con Selvaggia.
Sì, esatto: l’amata è in sospeso tra la vita e la morte e lui, a casa, fuma, beve, la tradisce. Però è tanto pentito di averla trattata male, eh. Vorrebbe uccidersi, ma è troppo codardo per farlo, quindi vai di alcol, droghe, prostitute. Una reazione normalissima, chi di noi non l’ha fatto, se per disgrazia la persona amata ha tentato il suicidio per colpa nostra?
Come non si può affezionarsi da subito a un eroe tragico di tale spessore e levatura morale?
Come dubitare che, alla fine, l’amore trionferà, Selvaggia si sveglierà dal coma, lo perdonerà per cose di poco conto come abusi e violenza, e vivranno sempre insieme felici e contenti?
Mi riesce difficile, se non impossibile, evitare giudizi di valore a riguardo. Le cronache sono piene di storie di ‘amore’ come questa, che sfociano in tragedie annunciate, e lanciare il messaggio che al proprio compagno si possa, anzi debba, perdonare tutto, lo trovo irresponsabile. Quindi ritengo più opportuno passare oltre. Basti dire che, in tutta la trilogia, Jayden si comporta da idiota quando va bene, da pazzo completo nella norma, è un alcolizzato e un tossicodipendente, ma sia chiaro, lui smette quando vuole. E tutti gli credono, perché non dovrebbero? Lui è bellissimo, ricchissimo, e ha un… vabè ci siamo capiti.
Selvaggia, dal canto suo, è una ragazzina di sedici anni, un’ereditiera della famiglia Pirelli (domanda: non è illegale utilizzare persone e parentele realmente esistenti, senza autorizzazione? La dicitura ‘questo romanzo è frutto di invenzione’, che compare su ogni seconda di copertina, cosa ci sta a fare?), bellissima, ricchissima, bravissima, buonissima oltre i limiti di demenza consentiti. Il suo tragico passato consiste nell’essere stata trascurata dai genitori e nell’avere avuto tutto tranne il loro affetto. A riguardo l’autrice ci regala perle di un’involontaria comicità che ha dell’irresistibile:

«Loro hanno divorziato quando io ero molto piccola, avevo appena sei anni. Ma hanno tenuto l’atto legale per loro, senza farlo sapere ai media.» la lascio continuare, corrugando però la fronte. «Mio padre non voleva perdere la stima dei soci, e mia madre teneva troppo alla sua facciata di donna d’affari, madre affettuosa e moglie perfetta. […] «Mia madre aveva molti amanti, qualcuno anche nella servitù. Molti soci di mio padre sono finiti nel suo letto.»

Non so che tipo di soci avesse mr. Pirelli, ma secondo me se avesse annunciato il divorzio l’avrebbero rispettato di più. Di certo ha contribuito a rendere molto allegri i suoi consigli di amministrazione, e spero che la sala avesse un soffitto molto alto, se capite cosa intendo.
Già che siamo in tema di analisi semantica, preferisco passare a quest’ultima, lasciando il resto dell’intreccio alla fine.
Dunque. La storia è ambientata a Manhattan, sono tutti milionari se non miliardari, Jayden può permettersi tutti i vizi che vuole – ma sia chiaro, smette quando gli pare – viene ribadito di continuo quante e quali griffe i personaggi indossino, i luoghi esotici che hanno visitato, la bella vita che fanno… salvo, durante la lettura, constatare che la Gentile è caduta nell’errore tipico dello scrittore che parla di cose che non conosce, solo perché ‘fa figo’.
Mi permetto di asserire senza tema di smentita che la Gentile non solo non è mai stata a Manhattan, ma nemmeno negli States, che non si è documentata minimamente su come sia la vita dell’alta società newyorkese, e che si sia limitata a trasporre la propria esperienza di vita italiana in un contesto patinato oltreoceano.
Gli esempi sarebbero infiniti, ne segnalo solo alcuni tratti dal primo libro: Selvaggia è minorenne, ha solo sedici anni, Jayden è trentenne. Devo forse ricordare io, come lettrice, quanto siano rigide le leggi statunitensi sull’adescamento dei minori? Devo forse andare avanti nella lettura chiedendomi perché nessuno dei personaggi coinvolti mai, neanche una volta, durante tutta l’agghiacciante relazione di abusi e violenza che vede coinvolta una minorenne circuita da un uomo adulto, pensi a sporgere denuncia? Selvaggia è minorenne. Minorenne. MINORENNE. Anche se Jayden la rispettasse e la trattasse come una regina, potrebbero sorgere dei problemi (ok, essendo sfondati di soldi li metterebbero a tacere subito, ma un pensiero andrebbe dedicato a questo fatto fondamentale). Per come si mettono le cose, il protagonista maschile dovrebbe finire in carcere.
Sempre su Selvaggia, che come detto è minorenne, ha sedici anni. Va ancora a scuola. Giusto. Ogni volta che lui la chiama, lei è a casa china sui libri. SBAGLIATO. A sedici anni, signora Gentile, le ragazze di famiglia ricca sono all’high school, nel campus. Non stanno a casa a studiare la sera per il giorno dopo. Selvaggia dovrebbe essere in un campus, di quelli che costano sessantamila dollari al mese, più le donazioni di cui questi college vivono. Ripeto: Selvaggia non può essere a casa sua, a quell’età. Se è ricca, si trova in qualche high school stradispendiosa, non certo a studiare da sola, come una qualsiasi liceale italiana che ha l’interrogazione il giorno dopo.
Altro esempio: nel loro primo appuntamento, Jayden la porta a fare colazione in un bar esclusivo di Manhattan. Leggiamo come lui ponderi bene dove portarla, e dopo tanto sforzo neurale, non trovaidi meglio che andare dove lavora una sua ex, ma tralasciamo. Si vede che a Manhattan ci sono pochi posti dove andare, occorre adattarsi. In questo bar esclusivo, forse per far vedere che lui è uomo di mondo e conosce tutti, la Gentile inscena uno scambio imbarazzante di battute con il gestore del locale, che conclude con ‘buon appetito, ragazzi!’ dopo avere portato loro muffin e caffelatte.
Ma stiamo scherzando, vero?
Un locale esclusivo di Manhattan dove la cameriera con cui hai fatto sesso ti si siede in braccio davanti alla nuova fiamma e il proprietario si comporta come il barista della piazza del paese?
Un supermercato di Manhattan che ha un CORRIDOIO dedicato alle scatole di pomodori pelati?
Signora Gentile, ma non faceva prima ad ambientare la storia in Italia, invece di piazzare nomi stranieri a casaccio su quello che è CHIARAMENTE un contesto di provincia italiana?
È l’errore basilare dell’aspirante scrittore, e questa trilogia lo rispecchia in pieno. Se volete trovare un minimo di senso, fate conto che sia ambientata a Ferrara, però non la Ferrara bene, la Ferrara dei liceali e dei fancazzisti dell’università. Credere che questa gente sia l’alta società newyorkese è, in una parola, impossibile.
Il lessico adottato non aiuta. La Gentile ha problemi con la consecutio, e nella stessa frase gli eventi sono narrati al presente e al passato – la forma basilare scelta è prima persona al presente – ma soprattutto risente dell’utilizzo di termini gergali e dialettali che stridono in maniera fastidiosa con il contesto. I capelli ‘ingellati’, il top ‘paillettato’, sono i primi che mi vengono in mente. Ma le cose sono un po’ più serie di così.
Tra una descrizione di guardaroba e uno sfiancante elenco dell’ennesimo locale in cui Jayden porta l’amata, ecco che troviamo svarioni inaccettabili. Non refusi, i refusi scappano, e soprattutto in un’autoproduzione, possono e devono essere perdonati, ma qui si parla di italiano. Si parla di un’autrice che non conosce le parole che usa, tanto da sbagliarle clamorosamente.

“La grande camera per gli ospiti si apre su un piccolo angolo di Manhattan, dove si può
ammirare uno squarcio di Central Park.”

Squarcio? Ho proprio letto squarcio? È caduto un meteorite a Central Park mentre la Gentile descriveva nei dettagli l’arredamento della casa di Jayden e ce lo dice così? D’accordo che tutte le invasioni aliene partono da lì, ma penso che dopo ogni contrattacco dei supereroi, ci siano degli addetti che aggiustano tutto. Non penso lascino squarci aperti sulle piste da jogging.
Forse, ma non sono sicura, la Gentile intendeva dire ‘scorcio’. Che non è uno squarcio, sono due parole diverse che esprimono concetti profondamente diversi. Scrivere squarcio per scorcio vuol dire non sapere cosa si sta scrivendo.
Insomma, come esperienza letteraria, Bugie – l’essenza delle ombre è stata completamente fallimentare. L’intera trilogia risente di errori marchiani di questo tipo, non c’è una sola pagina che ne sia esente.
Come esperienza didattica, anche peggio. Apro un breve inciso: un lettore è, per definizione, una persona che sta imparando. Anche quando legge un romanzo d’evasione, lo stato mentale del lettore è di apertura e assimilazione, sta apprendendo qualcosa, che è diverso per ciascuno, ma sfido chiunque a chiudere un libro e dire di non averne ritenuto niente, fosse soltanto la sensazione di avere sprecato il proprio tempo. Non è possibile leggere un libro senza questa predisposizione mentale, e la Gentile spreca completamente l’occasione di creare un’esperienza di questo tipo, dimostrando di essere, nei fatti, meno acculturata del lettore medio. Non ci siamo, per niente.
Chiuso l’inciso.
Passiamo all’intreccio, vera nota dolente di una trilogia che, ahimè, già a questo punto ha parecchie ossa rotte e il resto a scricchiolare. Dunque, Jayden e Selvaggia si amano tanto, lui è un disgraziato che si redimerà per amore di lei (ovvero, smetterà di tradirla, non aspettatevi chissà che cambiamento), lei è l’angelo che lo salverà, e come finirà lo sappiamo tutti.
Questo non è un punto debole in linea generale. Si tratta di un romance, e in fondo quello che ci aspettiamo è proprio che l’amore vinca ogni ostacolo e si imponga sulle brutture che vorrebbero estinguerlo. Va bene.
Quello che non va bene, per niente, è volere far passare il messaggio che una persona che subisce abusi gravissimi debba tornare con il suo carnefice. Questo, mi spiace, non è ammissibile. Non è ammissibile che passi il messaggio che tante rose e tante promesse possano aggiustare cose inaccettabili come il tradimento, la violenza, l’aborto. Se il messaggio era ‘l’amore vince tutto’, mi spiace signora Gentile, quello che ha trasmesso è invece ‘non importa se lui è un delinquente, tu devi rimanere con lui e redimerlo’.
Ma anche no, ma anche no, ma anche no assolutamente.
Non si pretendono chissà che analisi sociologiche da un romance d’evasione, e tuttavia questa è una mancanza di rispetto imperdonabile, nei confronti di tutte le donne che si trovano davvero intrappolate in simili relazioni, che vivono nella paura del loro compagno, e che magari gli abusi spaventosi subiti da Selvaggia li hanno vissuti sul serio.
Questo non è un amore tormentato, è una storia di violenza che doveva concludersi con una denuncia.
Gli ostacoli posti sul cammino dei due innamorati sono risibili. Poteva essere una storia effettivamente tormentata, per via della differenza di età e delle leggi americane, ma la scelta della Gentile è stata di far tornare alla carica l’ex di Jayden, che si presenta come una persona infida e sgradevole (ma, naturalmente, figa da paura), che mette in atto teatrini e commedie che, nella vita reale, susciterebbero ilarità, ma che da Jayden vengono presi così sul serio da indurlo a rinnegare la figlia che Selvaggia – ribadisco, una minorenne – attende. Selvaggia, invece di rifilargli il calcio nel culo che meriterebbe e la denuncia che sarebbe sano fargli recapitare, tenta il suicidio. D’altra parte, parliamo della persona che, visto un tatuaggio enorme e tamarissimo sul braccio dell’amato, e chiestogli quando se l’è fatto, ride come un’oca alla sua spiegazione di non ricordare niente, perché troppo ubriaco e strafatto per averne ricordi.
Ragazze, la Gentile non ve l’ha detto, ve lo dico io: se un uomo vi dice che si è tatuato in stato di coscienza alterata da droghe e alcol, non ridete. Non fate come Selvaggia. Scappate come fulmini. Soprattutto se siete belle e ricche, troverete di meglio, ma anche se siete bruttine e squattrinate, tranquille che avrete di meglio, rispetto a questo essere agghiacciante, che crede a tradimenti basati su fotografie fatte su controfigure.
Sono cose che ho letto nei manga quando avevo quindici anni, solo che nei manga il personaggio maschile, assorbito un attimo lo choc della sorpresa, si riprende, si rende conto che l’amata non è quel tipo di persona, si accorge che qualcosa non quadra, e torna subito sui suoi passi, prima che l’amata decida che lui è troppo idiota per meritarla. Jayden, intellettualmente, si colloca al di sotto del personaggio medio di manga per liceali.
Gli altri personaggi sono cliché da telenovela: il padre e la madre troppo presi da se stessi per ricordarsi della figlia, l’ex che insidia la felicità della coppia (mi verrebbe da dire, ci vuol poco), l’amica perfida dell’ex che fa da supporto, il nuovo possibile amore che Selvaggia rifiuta perché il suo cuore è tutto per il carnefice, amici e parenti vari, tutti bellissimi, tutti . Non sono precisamente il punto debole della trilogia, come già detto, leggendo questo tipo di romanzi, ci si aspetta di avere a che fare con dei cliché. Certo, non aiutano a sollevare le sorti.
L’erotismo presente non merita che qualche riga: monotono, meccanico, descritto sempre con gli stessi termini. A tratti, piuttosto disgustoso – per la scelta dei termini adottati, le copule in sé sono tutte uguali – quando non si tratta di violenza vera e propria, fatta passare come atto d’amore, da parte di un uomo talmente passionale che non può fermarsi di fronte alla ritrosia dell’amata. L’erotismo è un’altra cosa.
Passaggi come questo:

“[Jayden] Mi trafigge e mi impedisce di muovermi senza provare dolore. I suoi testicoli sono schiantati contro le mie natiche, tendo i piedi e li metto sulle punte, cercando così di alleviare il dolore e magari spostarlo su altro.”

Non sono erotici, sono trash. E schiantare i testicoli deve fare un gran male, suggerisco ai lettori all’ascolto di non provarci a casa. Leggere:

“Esce da me con uno scatto veloce, lasciandomi vuota e dolorante. Ancora in mezzo alle mie gambe si afferra l’asta, schizzando il proprio piacere lungo le lenzuola di raso.”

È la morte di qualsiasi erotismo possa essere sopravvissuto ai vari ‘cazzo’, ‘piccola’, ‘bambola’ con cui Jayden infarcisce puntualmente ogni suo discorso rivolto alla compagna.
Infine, un appunto sulla struttura stessa di questa trilogia: l’incipit del primo volume anticipa una situazione che viene chiarita solo nel secondo, e che si scioglie nel terzo. Parrebbero essere un libro unico, suddiviso per ragioni di praticità. Può starci. Il problema è che, così facendo, quell’incipit non ha nessun senso, l’arco narrativo si interrompe senza dare compiutezza alla vicenda, e il lettore arriva all’ultima pagina del primo libro senza avere, di fatto, completato la lettura. Sì, qualcosa si immagina, ci sono continui salti temporali che fanno capire più o meno tutto, ma un romanzo non è strutturato così. Il fatto che molte case editrici seguano questa linea, per assicurarsi i lettori anche dei volumi successivi, non rende giusta una scelta sbagliata.
Insomma, credevo di andare a colpo sicuro con Bugie, dato che si trova sul podio di Amazon e a quanto pare è una storia molto amata, ma ho trovato qualcosa di molto diverso da quello che mi aspettavo.
Purtroppo, non in meglio.
Il self publishing può e deve offrire prodotti qualitativamente migliori di questo, se vuole uscire dal ghetto dei romanzi scartati dalle case editrici perché troppo scadenti per essere pubblicati.

 

EDIT: Per gentile segnalazione ho corretto ‘college’ con ‘high school’.

ABOUT THE AUTHOR
Blogger, Seo copywriter e Web editor. Autrice delle Guide alla Letteratura 2.0, per aspiranti scrittori e self-publisher.
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29 Comments
  • ire
    Reply

    qualcuno mi sa dire dove trovare buio e luce?

  • Tiana Pop
    Reply

    Ammetto che ho letto questa recensione e mi è piaciuta un sacco. (Lo so, non ho più speranze di andare nei Giardini dei Giusti, anche ”perché ho dentro 50 sfumature di tenebra”, per citare un’autrice molto popolare di questi tempi.) :) Detto ciò, avrei paura a presentarti “lo sfogo della mia vena artistica”, non hai pelli sulla lingua, ma le dici bene. La verità fa male, ma fa crescere.

  • Noemi
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    Tornando su questo sito mi sono accorta di questa recensione “maligna” e anche di alcuni commenti “maligni”. Ahah!
    In primis, ammetto di non aver letto la storia della signorina Gentile (che, visti gli eventi che la coinvolgono, tanto gentile non è), anche perché non amo leggere e-book (eh sì, faccio ancora parte della “vecchia guardia” che legge solo cartaceo – in verità ho provato a leggere degli e-book però finiscono sempre con il leggere storie che non possiedono anima) per cui posso dire che certi interventi sono piuttosto “opinabili”. Vabbé che siamo a New York ma a 16 anni iniziano a darti la patente per girare, tanto minorenne non sei ai loro occhi se poi fanno anche programmi di dubbio gusto sulle ragazzini incinte a 16 anni. Il concetto di “maggior età” è visto in senso lato in quell’ambiente.
    Fermo restando che vi sono anche molte altre storie in circolazione che parlano di violenze e abusi scambiati per “amore”, a differenza della storia della Gentile (da quel che ho compreso dalla recensione) esse vengono poi fatte evolvere in storie di tormenti, traumi, perdono e morte, eventi tragici o eventi risolutori accompagnano il tutto.
    Certo, ognuno è libero di leggere ciò che vuole ma finire per leggere una storia che solo una ragazzina senza un minimo di conoscenza sul “background” che una storia dovrebbe avere, mi sembra una grande offesa per gli scrittori con la S maiuscola che ci hanno sempre messo il massimo impegno per scrivere le loro opere.
    E non trovo che la recensione sia stata scritta per “invidia”, anzi, di che dovrebbe essere invidioso qualcuno su questa faccenda? Di una storia che pare simile a un Harmony di quarta categoria con sfumature di noir alla potenza di un spruzzo di un pennino malfunzionante? Non penso proprio. Fossi l’autrice, mi vergognerei anche solo aver pensato di rendere pubblico un simile scempio.
    E non lo dico tanto per dire. Agli inizi anch’io, come penso tutti, scrivono cose che non stavano né in cielo né in terra ma ebbi la minima decenza di farle leggere a pochi e non ad amici ma a persone più grandi e studiate di me affinché potessero dirmi dove avevo sbagliato e poi ricominciare dall’inizio. ^_^

  • Reply

    Dante Mafia, uno dei principali scrittori contemporanei italiani e candidato al Nobel per la letteratura 2014, dopo aver letto “XXXXXXXX”, mi scrisse:

    Gentile Antonella,
    ho scritto una breve nota per il suo bellissimo romanzo
    al quale auguro tanta fortuna perché ha sapore di vita e non solo di letteratura.
    Grazie del dono.
    Cordialmente.
    Dante Maffia

    Libro molto intenso, scritto con una partecipata umanità che trabocca dalle pagine; libro che affronta problematiche attualissime e lo fa con naturalezza, dando la voce direttamente ai protagonisti che così sembrano fare una continua cronaca-confessione.
    Gli eventi si dipanano con estrema facilità, è la vita stessa a parlare, a dire la sua e dunque le pagine entrano vivamente nell’animo del lettore e lo accompagnano attraverso sottili fili psicologici.
    L’autrice è molto brava nel sapere far scorrere le situazioni senza caricarle di retorica o di momenti esornativi. Va dritto al dunque e in questo modo l’amore diventa una faccenda davvero fuori dal comune.
    Direi che la semplicità del dettato è la cifra che più convince, il saper legare il lettore con svolte che non hanno nulla di sconvolgente, apparentemente, e che invece entrano nella carne viva di una quotidianità ricca di mille situazioni.
    Non saprei dire con esattezza qual è il personaggio meglio delineato e realizzato, forse quello di Boris, soprattutto quando apprende da lei stessa del ritorno di Pietro.
    Ci sono, di conseguenza, delle pagine esemplari che la scrittrice semina di annotazioni psicologiche davvero profonde, di risvolti che fanno comprendere il senso recondito delle situazioni.
    Mi piace sempre ripetere una osservazione di Oscar Wilde, “non esistono libri belli o libri brutti, ma libri scritti bene o scritti male”.
    XXXXXXXX idi XXXXXXXX XXXX è un libro scritto bene, con un suo ritmo narrativo prensile e accattivante, con protagonisti che hanno la voce viva e palpitante e non sono appena figure disegnate per la letteratura. Anzi direi che grondano di vita e perciò è facile diventare complici delle loro azioni.
    DANTE MAFFIA

    Questo libro ha una sola recensione in Amazon ed è al 200 millesimo posto!!!

  • Brianna
    Reply

    Prima di tutto complimenti per la recensione, mi ha fatto sorridere e riflettere. Non ho letto nulla della Gentile, sono andata in cerca su amazon e come hai già detto, è scomparsa. Sono favorevole al self publishing, anche se gli unici libri che ho acquistato mi sono stati consigliati da persone che conosco personalmente. Potrei fare un paio di ottimi esempi di auto pubblicazione (Ann Owen e Amabile Giusti, quest’ultima ha firmato un contratto con Mondadori). E’ anche vero che chiunque può pubblicare, quindi è facile trovarsi tra le mani una “ciofeca”, così come mi è capitato di leggere romanzi editi da grandi e piccole CE pieni di refusi e con trame raffazzonate. Nella fattispecie la Gentile, credo, ha seguito l’onda del momento, scrivendo una storia leggera sulla falsariga delle osannate 150 sfumature, ma proprio perché si tratta di letteratura di puro intrattenimento, non tutti riescono a coglierne gli errori, sia essi di forma, ortografici o stilistici. Da qui, suppongo, derivi il boom di vendite. Molte persone quando leggono sono più “di pancia” che “di testa”, sono più attirati dall’intreccio narrativo e se l’autore sa tenere alto l’interesse ecco che ha trovato la chiave del successo.

  • Reply

    Cara Paola, non posso che condividere quanto hai detto sull’ortografia e la grammatica.
    Purtroppo non ho più trovato il libro e non posso giudicare quanto sia sgrammaticato. Il fiume di fiele concerneva piuttosto il contenuto. A parte squarcio (opinabile) e schiantare (doloroso), non ho elementi per giudicare.
    Elisa Gentile, molto probabilmente, non aveva la minima intenzione di scrivere della letteratura destinata alle antologie.
    Voleva divertire, voleva far sognare chi non potrà mai scoprire personalmente la differenza fra college e high school.
    Voleva servire chi desidera solo divertirsi leggendo, immaginare di partecipare, sognare o quanto altro, senza affaticare la mente, come guardando uno spettacolo televisivo.
    Elisa Gentile li ha serviti, anche bene. Ha voluto scrivere anche lei la sua trilogia come E. L. James. Ci è riuscita e ha avuto successo. Tanto di cappello, sono sinceramente contento per lei. Non pensava di certo ad essere accomunata alla Deledda solo perché ha usato la parola squarcio nella stessa accezione.
    Le scuole non le chiudiamo di certo, perché Elisa Gentile probabilmente ha imparato da qualche parte come costruire le sequenze e mantenere l’attenzione dei suoi lettori. Nella sua nuova carriera di scrittrice meritatamente affermata avrà bisogno di editor e avvocati, tutta gente che ha usato le scuole.
    Forse Elisa Gentile ha anche frequentato un college e sa anche di non sapere come vive veramente l’alta società di New York, ma non le importa un bel niente (dovrebbe forse essere importante per la cultura?) perché a scuola ha imparato cosa vuol dire finzione o fiction, visto che siamo a New York. Sa quanto è irrilevante e quanto invece conta veramente per piacere ai lettori ed è stata ricompensata. Ribadisco i miei complimenti e riaffermo la mia teoria sull’invidia.

  • Reply

    Potrei trovare anche repellente questo genere di romanzi, ma più repellente ancora trovo chi dall’alto della propria superiorità culturale e intellettuale pretende di dover tutelare le menti inferiori, incapaci di scegliere quello che vogliono leggere e troppo deboli per reggere a una prosa “non di regime”.
    Il prossimo passo potrebbe essere l’indice dei libri dannosi per le menti inferiori e poi … Meglio non pensare a quello che potrebbe arrivare dopo, di libri ne sono già stati bruciati tanti.

    Tra l’altro Gentile è letteralmente scomparsa da Amazon. Volevo toccare con mano le recensioni positive e vedere con i miei occhi la posizione fra i bestsellers, ma non mi è stato possibile.
    Qualcuno sa dirmi cosa è successo?
    Forse non è bastato il ribrezzo provato dagli intelletti superiori, ma c’è anche stato l’intervento di una famiglia offesa?
    Mi piacerebbe sapere se i lettori sono stati messi sotto tutela o il libro è stato ritirato perché l’autrice ha sottoscritto un contratto con un grande corruttore di menti inermi, che fra poco inonderà il mercato di “spazzatura”.
    Non potuto quindi leggere nemmeno una riga di Gentile, a cui va tutta la mia solidarietà, ma mi sono ricordato di un caso analogo.

    Tempo fa, nell’esaminare le referenze per una proposta di collaborazione, ho trovato un blog, in cui uno degli ultimi argomenti era la crocifissione intellettuale di “50 sfumature di grigio”.
    Vetriolo a profusione, dimostrazioni di quanto tutto fosse poco plausibile, feroce critica dei personaggi, tutto molto simile e proveniente da anime e menti affini agli staffilatoti della Gentile.
    Anche in quel caso ero rimasto spaventato (sì, proprio spaventato) per la preoccupazione nei confronti degli intelletti inferiori, sconvolti da storie tanto poco realistiche, obnubilati da una prosa talmente scadente che avrebbe aperto orrendi “squarci” (posso usare “squarcio”, oppure, visto lo scarso spessore delle menti inferiori e la loro trasparente semplicità, dovrei usare “scorcio”) nelle loro menti intorpidite?
    Il libro non era sparito e l’ho comprato, anche se non era il mio genere. Non mi vergogno ad ammettere che mi è piaciuto. Non per quello ho arredato una mia stanza rossa.

    Io voglio essere libero di essere una mente inferiore. Voglio essere libero di leggere quello che decido. Voglio leggere opere di finzione (Treccani: “Invenzione della mente, ciò che si crea con l’immaginazione”) senza preoccuparmi della plausibilità o di come vive veramente l’alta società di New York.
    Voglio divertirmi a leggere quello che mi pare e piace e se ne rimango deluso scriverò che mi ha fatto schifo.
    Nessuno deve impedirmi di scegliere e di leggere. A doppia ragione se piace a tante persone e si rivela un successo.
    Forse il punto è proprio questo: l’invidia avvelena l’animo e rende le recensioni taglienti.

    • Reply

      Caro L.K. Brass mi trovo a pensarla come te sulla libertà di ognuno di noi di leggere ciò che più gli aggrada, mi chiedo però, al tempo stesso se sia giusto divulgare cose scritte in questi modi. Che senso ha avuto per tutti noi frequentare la scuola allora? Dannarsi per inparare la grammatica, per coniugare i verbi. Perchè abbiamo studiato storie e geografia? Perchè l’insegnante faceva orribili segni rossi quando trovava degli errori?
      Se tutti possono scrivere senza preoccuparsi degli errori allora chiudiamo le scuole e stiamo tutti in vacanza perenne…soprattutto dalla cultura.

  • Reply

    Complimenti per la recensione, davvero magnifica. Sottoscrivo tutto ciò che è stato detto e purtroppo devo confermare che questa “cosa” sarà pubblicata in cartaceo. In molte occasioni si è cercato di spiegare all’autrice i suoi errori, con l’unico risultato di venire insultate da lei e dalle sue adepte. Con l’ordine perentorio di eliminare la recensione negativa da parte dei blog che l’avevano ospitata. Grazie per aver dato voce a molti lettori insoddisfatti, ma più ancora, increduli e diciamocela tutta, disgustati.

  • Reply

    Non riesco a capire come spazzatura simile possa essere prima in classifica su Amazon. Writer’s Nightmare esclude che le decine e decine di recensioni siano marchette di amici e parenti. Allora che succede? Davvero i lettori sono dei decerebrati che acquistano qualunque cosa in odore di fama? Se così, allora è inutile perdere tempo a scrivere ancora.

  • Sabina
    Reply

    Sapete la novità? Ho saputo che la trilogia sarà pubblicata da un editore!

  • katia
    Reply

    Non accetterò mai di leggere libri che possano fomentare abusi e violenze, lasciandoli passare come atti d’amore. Ad intuito, pur avendone avuta la possibilitá, ho preferito non leggere questa trilogia. Complimenti per la recensione

  • Ilaria
    Reply

    Complimenti di cuore per questa recensione: ben scritta (sicuramente meglio del libro in questione), ben argomentata, piena di riflessioni concrete! Oggi ho letto su Facebook la scrittrice in questione è in trattative per la pubblicazione. Che dire: c’è speranza proprio per tutti :)

  • Reply

    […] dei bagni della stazione, cliché che fanno rabbrividire, testi sciapi più del vero pane toscano. (qui qualche esempio) Siamo al solito punto: stiamo scrivendo perché sentiamo di doverlo/volerlo fare, […]

  • Tel
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    Io questo libro non l’avrei mai letto. Non perché è autoprodotto. Non perché è famoso e quindi è brutto. Non l’avrei mai letto perché i romance non mi piacciono. Grazie per la recensione accurata.

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    Del resto si sa che ci sono agenzie che vendono pacchetti di stelline e recensioni entusiastiche per cifre nemmeno poi così abnormi. Quando leggi una recensione su un giornale puoi avere dei dubbi sul critico e sui suoi rapporti con l’autore e la casa editrice. Quando leggi recensioni online, specie su Amazon, i dubbi te li puoi pure risparmiare.

  • una ragazza
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    Dopo questa recensione ottima mi sento di dire che molte scrittrici autoprodotte sono delle montate, spesso e volentieri mi ritrovo con gente sulla mia pagina di facebook a chiedermi di fare pubblicità e recensire positivamente i loro scritti su goodreads o altri siti e, a un mio rifiuto e critica o a una recensione negativa, mi ritrovo insultata e bloccata con pagina spesso segnalata. Il genere di autori che attualmente è in cima alla classifiche di amazon è li per lecchinaggio estremo et simili, è rara la presenza di opere degne tra questi, ma d’altro canto ultimamente anche le case editrici stanno pubblicando della gran merda indegna e tradotta da gente incapace, nemmeno le loro scelte sono le migliori.

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    Buonasera e complimenti all’autrice di questa recensione ben curata, tanto da non indurti ad acquistare la trilogia in questione. Ciò che mi lascia perplessa è la posizione nella classifica Amazon occupata da questi tre romanzi. Come voi anche il blog “Sogni di Marzapane” si è occupato della Gentile, ottenendo risposte non molto piacevoli, sia dall’ autrice che dalle sue sostenitrici.
    Ancora complimenti!

  • Sacha
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    Leggendo la recensione pensavo che fosse quella di 50 sfumature di… un colore a caso. Ah già, ma quelli sono di Mondadori…

  • Francesca
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    Non ho letto Bugie perché a differenza di te io non acquisto più romanzi autoprodotti, dopo averne letti un paio davvero deludenti, ma ho trovato la tua recensione davvero esilarante e per molti versi sconcertante. Le case editrici servono allo scopo di non immettere nel mercato libri di autori senza talento che si improvvisano scrittori, magari non fanno sempre scelte illuminate ma sono certa che tanta mediocrità sarebbe stata cestinata. O almeno me lo auguro. Certo ci saranno anche autori meritevoli ma in questa babele di libri dove ogniuno crede di essere la nuova Kleypass o il nuovo Asimov, giusto per fare due esempi di due filoni a caso, ci ritroviamo con molti illetterati la cui conoscenza della grammatica italiana è a dir poco superficiale! Io ed il self publishing abbiamo chiuso!

  • Giovanni
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    Il fatto è che non avete scelto un libro a caso, magari perché attratti dal titolo o dalla copertina o ancor meglio all’incipit, no avete scelto quello più pubblicizzato, quello più in vista, esattamente come fanno tutti, ed essendo tutte attività commerciali l’unico metro di valutazione sono le vendite, basta! non conta altro. Le case editrici tradizionali, i grandi editori non pubblicheranno mai un emerito sconosciuto e non importa ciò che scrive o come scrive, importa soltanto se ha o meno una certa popolarità acquisita, allora qualsiasi baggianata scriva verrà pubblicato, essendo sicuri che male che vada l’editore rientra sempre quantomeno nelle spese, poi se funziona verrà ripubblicato, altrimenti si passa ad un’altro, alle barzellette di Totti, vende e perciò va bene! questa è la filosofia e non serve dare consigli ai self publishing,anche voi se avreste la certezza che scrivere cento pagine del tipo: il cavallo partì,glop,glop,glop, il cavallo arrivò! vi farebbe vendere un milione di copie, lo stampereste senza batter ciglio! Giovanni Maniscalco.

    • Writer's Nightmare
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      Ho specificato fin dall’inizio che avevo acquistato questi ebook proprio perché erano in vetta alle classifiche, superando di parecchie lunghezze romanzi pubblicati da editori tradizionali. Niente mi avrebbe reso più felice che poterne parlare in termini entusiastici, l’idea che un autore autoprodotto avesse ottenuto simili risultati sì, è stata l’esca che mi ha fatto acquistare gli ebook.
      In ogni caso devo dissociarmi da quanto dici: se io ‘avrei’ la certezza di vendere un milione di copie con una porcheria, no, non lo stamperei. Con questa mentalità, si può stare certi che i lettori staranno sempre molto lontani dai romanzi autoprodotti.

  • Giulia
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    Guarda che anche Deledda e Pasolini usavano squarcio, per Dio: http://www.treccani.it/vocabolario/squarcio/

    • Writer's Nightmare
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      Io ho cercato di scusare l’autrice per un ‘refuso’, sotterrarla così è davvero poco gentile XD
      Lo squarcio pasoliniano (ed è già una licenza poetica, lui può prendersela) si riferisce a una vista limitata riferita a un paesaggio naturale. Non a una finestra che si apre su Central Park. Qui torniamo alle spiegazioni di terza elementare sulla differenza tra paesaggi naturali e panorami creati dall’uomo, ma soprattutto sul fatto che una finestra non è uno squarcio, e ahimè neanche uno scorcio come avevo sperato essere nelle intenzioni dell’autrice. È proprio una vista panoramica.
      Pasolini scriveva squarcio, Tommaso di Lampedusa ha pubblicato a pagamento. I parallelismi che si trovano, per scusare gli errori commessi dagli autori esordienti in questo 2014, sono infiniti.

    • Reply

      Se è per questo Joyce scriveva senza punteggiatura, facciamo che tutti quelli che scrivono senza punteggiatura sono legittimati? Tipo anche no.

    • http://www.serenamariabarbacetto.wordpress.com
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      “Squarcio” è usato soltanto nel senso di “squarcio fra le nubi”, esteso a “squarcio di (cielo) sereno”. NON è sinonimo di “scorcio” (“angolo visuale di un paesaggio più ampio, con connotazione positiva”). Ergo, l’autrice ha usato impropriamente il termine: “La grande camera per gli ospiti si apre su un piccolo angolo di Manhattan, dove si può ammirare uno squarcio di Central Park.”

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    Al college, a meno di non essere ragazzi prodigio, si va a diciott’anni. Se Selvaggia vive negli Stati Uniti e ha sedici anni, probabilmente frequenta ancora una high school. Quindi ci sta che alla sera sia a casa a studiare.

    • Writers Nightmare
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      Chiedo scusa, errore mio. Intendevo parlare di high school, il principio rimane: si parla di un’ereditiera ricchissima, e le high school per ricchissimi sono a pensione completa. Le famiglie si indebitano per mandarci i figli.

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