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EditAutori – Cronaca di un’odissea


editautori

Il fotomontaggio che apre questo articolo è realizzato da Marco, il quale ha gentilmente acconsentito a farmi usare l’immagine, il suo nome e cognome -che preferisco non citare – per quello che andrò a scrivere. Per chi se lo sta chiedendo, io non mi nascondo dietro a un nick. C’è la mia mail e se avete voglia di diffidarmi potete farlo lì. Sono una persona e non un fake dei miei ideali che, nonostante tutto, ancora restano ben saldi.

Marco è stato come me uno dei soci di EditAutori. Grazie anche a lui, non mi sento di chiudere il bilancio in negativo di questa esperienza fallimentare, solo  per le belle persone che ho incontrato al suo interno. Mi pare superfluo spiegare che mi riferisco solo ai soci, cioè agli aspiranti scrittori, e non a chi ha armato baracche e burattini solo per giocare con i sogni degli altri.

È da tanto che ho intenzione di scrivere qualcosa su questa associazione, partita con le migliori intenzioni, e naufragata in un mare promesse mancate, di menzogne e di falsità.

Il niente silenzioso con cui si è conclusa l’intera faccenda, la scomparsa del blog su cui si pubbliciazzava l’iniziativa, la cancellazione di post su facebook – come se questo potesse cancellare anche gli screen dei soci che sono stati tacciati in tutte le maniere da gente sicuramente superiore in acredine e superbia, e che stupidi non sono mai stati – la dice assai lunga su che cosa fosse in realtà EditAutori.

Ho tentato di riassumere in mille maniere questa faccenda ma… sapete cosa? Mi viene il voltastomaco solo a pensarci, per cui lo faccio a modo mio: un certo Syllon propone un progetto, abbastanza ambizioso ma dai contorni evanescenti. Viene qui in casa nostra e ottiene numerosi consensi. La stessa founder, che nonostante la sua giovane età non è certamente una sprovveduta,  dà fiducia al progetto e sostiene la buona fede di chi lo proponeva. Ci sono stati molti iscritti, specie tra utenti e staffer del WD. Io ho ricevuto una telefonata da un signore che si è presentato come Roberto Calasso, presidente dell’Adelphi, che interagiva all’interno dell’associazione con lo pseudonimo di Franco Civoli. Sono state fatte molti nomi di case editrici che si erano affiliate all’associazione… Salvo poi arrivare alle ritrattazioni più eclatanti come quella dell’Adelphi che sottolinea come il suo presidente, Roberto Calasso, fosse completamente estraneo alla vicenda. Ma anche quelle delle case editrici estranee quanto Calasso-Civoli all’intera faccenda.

Il tutto con la perdita di più di 70 euro a testa per i soci, ma soprattutto di serenità e di tempo: queste non potranno essere ripagate nemmeno intentando un’azione legale.

E ora basta col riassunto perché, sinceramente, ho il voltastomaco. Se avete voglia di leggere di più, fartelo qui.

La fine della vicenda potete leggerla qui:

Però, a questo punto, sento il bisogno di scrivere la mia storia, quella per cui prendo tutte le responsabilità del caso.

Da quando è partito il progetto di EditAutori sul web c’è stato un susseguirsi di notizie. Numerose le richieste di spiegazioni. Tante discussioni e toni molto più che accesi. Combinazione, però, la telefonata di un personaggio definito come un “pezzo grosso dell’editoria” a un’aspirante socia ha rianimato le speranze e incrementato le iscrizioni. Quella socia ero io.

Il 2 aprile del 2012, ho ricevuto la telefonata di un uomo che si è presentato come Civoli, spiegando subito come questo fosse il suo pseudonimo. Disse di essere in realtà Roberto Calasso, presidente dell’Adelphi. Ricordo anche che mi preannunciò uno scoop eclatante: avrebbe rilasciato, di lì a poco, un’intervista   su Rai tre e aveva intenzione di parlare dell’associazione – notizia più volte ribadita anche all’interno di EditAutori dagli stessi organizzatori. Di questo sono stati testimoni anche gli altri soci ed esistono gli screen a conferma per i più scettici.

L’Adelphi era dentro questo progetto e non poteva esserci maggiore garanzia per convincersi di poter realizzare il sogno di pubblicare con questa casa editrice. Sta di fatto che dopo la divulgazione della telefonata che ho ricevuto, le acque si sono calmate. Al nuovo riaccendersi del malcontento il 30 maggio Alfonso sostiene di aver ricevuto una mail, firmata dall’assistente dell’ufficio stampa Rita Minoli: lei comunicava come i quadri dirigenziali di Adelphi consideravano EditAutori il veicolo preferenziale di talent-scouting.  L’1 settembre si legge anche pubblicamente della nomina di Calasso (Flavio Civoli) a vicepresidente onorario di EA. Per la prima volta appare pubblicamente il nome vero e lo pseudonimo di Calasso.

Qualche mese dopo Alfonso fa una smentita pubblica:

“Tengo a specificare (a causa di una serie di equivoci) che la casa editrice ADELPHI non fa parte (in questo momento) del gruppo editori di Editautori, né ha mai collaborato con noi. Qualsiasi riferimento a questa casa editrice e/o a suoi collaboratori è pura illazione.”

Alla luce di quanto successo, giacché ho ricevuto una telefonata da un numero anonimo e giacché non c’è stato mai un riscontro oggettivo della presenza di Calasso all’interno dell’associazione ma solo clamorose smentite, io credo di aver ricevuto la telefonata di qualcuno che ha usato il nome di Calasso. È un’illazione? Beh, chiamatela come volete. Per me è una presa per i fondelli.

Sempre secondo Alfonso si ottiene finalmente un resoconto del bilancio cassa: il fondo cassa dell’associazione era inizialmente di 2450 euro (70 x 35 soci). Di questi, 400 sono andati al commercialista, altri 600 al legale per il deposito dello statuto e dell’atto costitutivo. Restano 1450 euro da cui bisogna detrarre, sempre a detta di Alfonso, le spese ordinarie affrontate fino ad ora, cioè risme di carta, fax, inchiostro per le stampanti, ecc. Chi ha mai visto un documento stampato o un fax o qualcosa che vagamente abbia a che fare con la “cancelleria”? E perdonatemi, ma 300 euro per queste cose non le spende nemmeno una scuola in un intero anno scolastico!

Inoltre dai soldi che rimangono, sempre a detta di Alfonso, bisogna detrarre le tasse che alcuni soci nell’effettuare i versamenti delle quote hanno addebitato all’associazione: mah! Totale restante: euro 1129,48. I redattori e collaboratiori documentano le spese con un modulo di richiesta rimborso e con scontrini ed eventuali fatture: mai viste.

Contando che per depositare anche un pezzo di carta igienica dal notaio si spende intorno i 1000 euro, a conti fatti credo che fossero rimasti sì è no 129 euro (gli spiccioli forse sono serviti per qualche mancia.)

Tutte queste spese saranno state realmente fatturate? Io non le ho viste. Nessuno dei soci le ha viste. Quindi come nel caso Calasso-Civoli anche questo risulta un fatto privo di fondamento. Visto che sono stati spesi soldi per la cancelleria, fare delle copie scannerizzate e inviarle per mail ai soci, costava troppa corrente elettrica? Eppure era stato detto che avremmo ricevuto tutti i documenti per email, gli stessi che attendevano di essere pubblicati sul forum fantasma di EditAutori – che è rimasto solo l’ennesimo gruppo chiuso e accessibile solo ai soci. Per sparare cazzate si poteva continuare a usare il gruppo chiuso di fb e non spendere altri soldi per trasferirci nel niente.

Sempre sulla questione della registrazione dell’associazione: la forma dell’atto pubblico è richiesta solo per la costituzione di una associazione riconosciuta (il riconoscimento può essere concesso oppure no), mentre EditAutori era  un’associazione non riconosciuta, che non richiedeva l’atto pubblico, quindi  andava bene una scrittura privata. La registrazione presso l’ufficio del registro di una scrittura privata (nel caso di specie dell’atto costitutivo e dello statuto) non è il riconoscimento dell’associazione, ma solo un metodo per realizzare la cosiddetta pubblicità dichiarativa, ossia la possibilità di opporre a terzi una scrittura privata con una data che si considera certa dal giorno della registrazione.

La procedura è questa: consegna in duplice copia della scrittura privata, accompagnate da una marca da bollo da 14.62 euro ogni 4 facciate o 100 righe, infine va compilato un modello.

EditAutori ha pagato 600 euro un avvocato per il deposito dello statuto e dell’atto costitutivo. Si sa che trattasi del cognato di Alfonso, avvocato. Queste notizie le troverete nelle pagine del forum. Ho tenuto a ribadire quest’ultimo concetto perchè, a un certo punto, è uscita fuori la novità del deposito notarile.

Anche in questo caso, prima si è detta una cosa, poi un’altra.

La cosa veramente importante è che il bilancio di un associazione non deve essere solo presentato ma approvato dai soci in un’assemblea sociale. La mancanza dell’approvazione non è sicuramente a norma. Tanto per essere chiari l’ultima frase in grassetto non è una mia considerazione ma una constatazione da parte di gente che lavora nel campo.

Dunque, tiro le somme per quanto mi riguarda: ho bruciato più di 70 euro e circa un anno di serenità. Se un estraneo mi avesse chiesto di regalargli la stessa somma per problemi personali avrei fatto di tutto per fare una raccolta. Non è la prima volta. Ma in questo caso io ho versato una quota per un’associazione che non esiste, che evade le tasse perché non c’è una presentazione di bilancio agli ordini competenti, che non l’ha presentata perchè non ancora registrata e che quindi… non esiste. Ho versato una quota per ricevere la telefonata da uno che ha detto di essere qualcun altro, che non ha un numero di telefono per cui verificarne la veridicità, che scriveva post entusiastici nel gruppo chiuso per poi leggere pubblicamente la sua assoluta estraneità. E, per cortesia, lasciamo da parte l’amicizia e cose varie, perchè  nell’associazione non ho mai avuto intenzione di fingere, altrimenti sarei stata al gioco e avrei detto: sapete, io sono la figlia del re d’Inghilterra, amica intima di Martin Scorzese, non che testimone di nozze di Brad Pitt e Angelina Jolie! Che ho battezzato uno dei loro gemelli, l’ho detto?

Fatti dimostrabili non ce ne sono e non ce ne sono stati. E io sono disgustata abbastanza. Ho ricevuto pareri da persone competenti in materia fiscale, tanto da formare una raccolta di leggi e articoli che sono stati infranti sino ad ora. Sulla questione quota da restituire, per esempio, si è tirato in ballo l’atto firmato e menate del genere, pari a carta straccia.

Per avere riscontro di questi fatti basterà rivolgersi agli agenti della guardia di finanza, sempre molto disponibili a fornire informazioni quando si tratta di queste cose, oppure informarsi su come si gestisca e su cosa sia un associazione, per esempio leggendo qui.

Detto questo, e mi pare di aver detto solo il minimo, permettetemi di chiudere con l’unica nota dolente di questa storia. Perché siamo buoni, noi italiani a farci prendere nelle reti di chi crede di essere più furbo e intende approfittare dei sogni della gente… ma, signori e signore… siamo eccellenti nel dispensare buoni consigli e giudizi.

Mi riferisco a tutte quelle persone umili e competenti che in tutto questo periodo non hanno saputo fare altro che deridere chi ha creduto in questa storia. La cosa che mi ha stupito di più e leggere in giro per il web come queste voci appartenessero a “scrittori, editori, professionisti del campo…” per poi riscontrare di come fossero dei perfetti sconosciuti, talvolta autoinvestitesi di titoli senza fondamento. Ma anche questo pare che sia una moda tutta italiana. Perché è facile dire sono uno scrittore… certo anch’io lo sono adesso che sto mettendo questi segni uno dietro l’altro tentando di dar forma ai miei pensieri, ma c’è una grande differenza tra me e loro. Io non dico di essere una scrittrice, non sono io che devo attribuirmi questo titolo, e per dirla tutta, non so nemmeno se mi interessa. Sono una moderatrice di questo forum, questo è certo. Come tale, ho deciso di rimanere fino alla fine dentro a EditAutori perché… gente, se ancora non ve ne foste accorti, qui al WD ci crediamo davvero che “scrivere non sia solo un sogno” e le nostre battaglie le portiamo avanti anche perdendoci dei soldi di tasca nostra. Faccio parte di questo forum perché ho rispetto di ogni singolo individuo e non mi sognerei mai di dare del “pollo” o dello “sprovveduto” a chi mi attraversa la strada.

Così, se siete arrivati alla fine di questo articolo, comprenderete anche perché io adesso voglia concludere salutando tutte le persone, che sono diventate miei amici, e che – vi stupirà forse? – scrittori lo sono diventati per davvero, in barba agli insulti che si sono presi gratuitamente da sconosciuti pieni di boria e soprattutto non grazie ad EditAutori. Citerò solo i loro nomi, per una questione di privacy, e perché loro non hanno bisogno di farsi pubblicità rosicando o gettando benzina sul fuoco.

Un ringraziamento speciale va a Vito e a Ettore, insieme ai quali ho inghiottito bocconi amari per arrivare alla fine di questa storia. Abbiamo mangiato cosce di rospi annaffiati con bile ma anche bevuto del buon vino rosso spruzzato da una sana ironia. Questi sono stati gli ingredienti adatti a far implodere un’associazione. Credetemi: è meglio che insultare e restare con le mani in mano!

Grazie a: Laura, Tanja, Francesco, Alessandro, Marco, Angela, Vincenzo, Samuele, Federica, Anna, Enrico, Luca R., Luca P., Michael, Barbara, Giovanni, Artemisia, Giuseppe e tanti altri… perché eravamo in tanti e ci siamo ancora. Tutti amici, liberi di investire 70 euro in un progetto e anche perderli…

Ah, che tutti quelli che hanno pubblicato, alla fine lo hanno fatto NON a pagamento l’ho detto?

Adesso rimbalzate pure questo articolo su Facebook, Twitter, blog e siti. Ricordate, però, che non siete migliori della gente che ho citato in questo articolo!

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15 Comments
  • Reply

    […] Qui trovate un mio articolo. Era doveroso farlo per due motivi essenziali: per aprire gli occhi su nuove iniziative che possono sembrare allettanti e che invece risultano solo una perdita di denaro e di tempo prezioso; per ridare dignità a quelle persone che sono state fatte oggetto di scherno da parte di gente che dimentica che cosa sia avere rispetto e che spesso crede di essere migliore, più furba del mondo intero. Un po’ di sana autocritica non guasterebbe, anche perché l’acqua calda è stata già scoperta. E se ci fosse l’onestà di mettere nel proprio curriculum titoli reali, e non inventati e poco credibili come quelli di “editor”, “correttore bozze” e via discorrendo, allora sì che avremmo la possibilità di guardare a nuove iniziative letterarie con tranquillità. […]

  • Reply

    Per quanto mi riguarda EditAutori è un melodramma scritto male che in me evoca solo sentimenti di disgusto profondo. Ho passato intere giornate, intere notti a cercare di capire cosa stesse succedendo (si, io sono il Vito citato dalla meravigliosa Anja che con me e altri hanno sfiorato l’esaurimento).
    Che cosa ne ho ricavato? Una serie di nomi, per la maggior parte inesistenti (perché troppo importanti per trovarsi sul web, figuriamoci) che mi ritenevano pronto per una pubblicazione (mai avvenuta)
    La presa in giro che Roberto Calasso, signore dell’editoria e della Scrittura (con la S maiuscola) si fosse interessato a un progetto che si è dimostrato di uno squallore senza precedenti, è veramente una delle punte di massima pena.
    Io mi chiedo come faccia, certa gente, a prendere in giro persone che hanno dei sogni. La risposta non ce l’ho.
    E Syllon, smettila di giustificarti, di fare la vittima come hai fatto dal primo giorno in cui hai dato vita a questa farsa, di minacciare. Basta. Renditi conto che porti avanti delle tesi paranoidi che solo nella tua fantasia trovano un briciolo di veridicità.
    Gran parte delle persone erano inesistenti: tale Amalia Fontana, colei che avrebbe dovuto leggere il mio testo, “docente di scrittura creativa presso un importante università americana” non esiste.
    E in più, come ciliegina sulla torta, si disse che era stato chiesto il patrocinio al comune di Boscoreale per l’associazione e che il Sindaco avesse accettato. Ovviamente non è vero visto che ho chiesto a un Consigliere di mia conoscenza di verificare. Il Sindaco non aveva mai sentito dell’esistenza di EditAutori.
    Per cui, io sono veramente nauseato da questa vicenda e ancora oggi mi sento deluso e preso in giro, forse più di prima.
    Spero solo che riescano a sviluppare un po’ di senso del pudore, che pensino che c’é gente che non ha soldi neanche per morire e loro giocano con i sogni della gente vestendosi di belle intenzioni.
    E’ semplicemente penoso.
    Per me la vicenda si chiude definitivamente con questo articolo.
    Ovviamente immagino che per la diffida bisognerebbe dare altri soldi… mi viene da sorridere. Che vergogna. Infine, io auguro a tutti coloro che lo sognano di pubblicare, ma mai elemosinando, mai pensando di dover ricorrere a chissà quale strada, mai rimanendo zitti mentre venite presi in giro. Se no smette di essere un sogno, e diventa un incubo.
    Buona serata.

  • antiocheno
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    Se può interessare a qualcuno (le informazioni sono tutte di pubblico dominio):

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    Status: clientDeleteProhibited
    Created: 2012-09-13 04:24:18
    Last Update: 2012-09-19 00:56:36
    Expire Date: 2013-09-13

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    ns2.keedra.com

  • ziohenry
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    Non c’è sicuramente nient’altro da aggiungere. Io credo che tutte le iniziative, anche le migliori, possano andare incontro a fallimenti e generare delusioni. Ma in questo caso è diverso, molto diverso; se non altro per il fatto che non si è mai nemmeno tentato di far funzionare le cose, è sempre mancata la volontà, la voglia di fare, anche se Syllon si ostina dire il contrario e si atteggia a vittima di una cospirazione. Ma la cosa ancora più grave è stata la mancanza di onestà intellettuale da parte di chi ha proposto il tutto, la faciloneria e il poco rispetto con cui sono stati trattati i soci, a prescindere dal fatto che abbiano pagato. Io ero un socio di questa sedicente associazione, non mi considero un boccalone, anzi, generalmente tendo a fidarmi poco; ma questa volta l’idea mi era piaciuta davvero e credo che avrebbe anche potuto funzionare. Peccato che sia venuta alla persona sbagliata. Ma nessuno di noi la conosceva, anche se a me dall’inizio ha dato l’impressione di essere uno “tutto chiacchiere e distintivo”, come direbbe De Niro. Ma tant’è, nella vita non si butta via niente, tutto fa esperienza o perlomeno volume. La prossima volta ci si starà più attenti. Una cosa voglio dire: la parte veramente buona e sana di EA erano i soci, tutti; mi sarebbe dispiaciuto non averli conosciuti.

  • Syllon
    Reply

    I soldi furono spostati su un conto intestato Editautori l’anno scorso. Cosa risaputa e più volte annunciata anche dallo stesso nuovo amministratore. A quanto vedo qui c’è un tam tam un po’ difettoso, alcune cose arrivano benissimo, altre restano nel limbo. Ma va bene così. Io c’ho rimesso più degli altri singoli soci in denaro, ho riaspettato lo statuto e ho rinunciato pure alla mia di quota. Sul mio conto PayPal ci sono pochi euro e tutti miei, chiunque volesse controllare, può rivolgersi all’autirità giudiziaria, io sono disponibilissimo. Dove tra l’altro risultano tutti i movimenti e il trasferimento di denaro. Non ho niente da nascondere.
    A Marco: io scrivo Sci-Fi e horror, non fantasy, mi dispiace…
    Ora credo di aver fornito tutti i chiarimenti che mi riguardano. Se c’è qualcuno che volesse partecipare con me alla diffida mi contatti pure. Per il resto non so né cosa altro aggiungere, né cos’altro fare.
    A bientot.

    • Reply

      Caro Syllon: hai ragione. Non scrivi Fantasy. Però ti consiglio un taglio netto sui commenti che stai inserendo. Non migliorano la figura che hai fatto. Con noi, intendo.

      • Reply

        In altre parole, hai dato i soldi a terzi senza rifondere prima le persone che l’avevano richiesto e che ne avevano diritto. Hai trovato il tempo di passare tutto a qualcun altro (autorizzato da chi? I soci hanno autorizzato il trasferimento dei LORO soldi?), ma non di fare un banalissimo accredito su Paypal.
        E ci credo che non sai cos’altro aggiungere.

        • Reply

          A me non risulta nessun conto di EditAutori.
          Nessun socio ne sa niente, smettila di fare il complottista. Anche perché di soldi non se ne parlava mai. Ergo, mi associo a Marco: concentra le tue fantasie nel fantasy, ma migliora la coerenza e l’ancoraggio ai dati di realtà.

  • samuele
    Reply

    Puoi anche finalmente rimborsare coloro a cui era stato promesso un rimborso, dopo una votazione eccetera.

    E come hanno detto altri, tutti i soldi sono stati versati sul tuo paypal. Se adesso li ha Topolino o Pluto, perdonami non sono affari miei. Tu hai promesso, tu hai ricevuto le quote straordinarie, tu non hai rimborsato.
    Il resto sono chiacchiere.

  • Reply

    Sì, ma i soldi che sono stati versati a te, e non a Signorelli o a chiunque si sia ‘rubato’ l’inesistente ‘associazione’, che fine hanno fatto?
    Perché ora come ora, e fino a prova contraria ( = ricevute e distinte, non chiacchiere), i soldi delle quote e delle successive donazioni sono ancora in mano tua.
    Stranamente, è l’unico argomento che hai evitato.

  • Reply

    Bello, Syllon. Ma è un Fantasy, vero?

  • Syllon
    Reply

    Il mio silenzio? E’ da sue mesi che sto rispondendo e spiegando dappertutto. Lo faccio anche qui: io sono stato preso per i fondelli come tutti gli altri soci. L’unica differenza è che ero il fondatore, ci credevo, ci ho creduto fino all’ultimo e, alla fine, mentre voi avete perso i soldi e l’illusione, io oltre a quelli ci ho rimesso anche la faccia, avendola messa in gioco in prima linea e da solo. Cara Anna, che tu ci creda o no, purtroppo (e sottolineo purtroppo), quel pomeriggio la persona che ti telefonò era davvero chi diceva di essere. Ma non è questo il punto. Il punto è che gente della grossa editoria mi hanno fatto mesi e mesi di promesse, tirando in ballo di tutto e di più e alla fine, dopo aver affidato il tutto a Marco Signorelli, dopo aver fatto un’assemblea del tutto arbitraria e a mio avviso illegale, dopo aver ribadito che ero praticamente un illuso imbecille buono a nulla, si sono presi l’associazione, registrando uno statuto ASSURDO che ammette anche l’EAP e trasforma il mio progetto in una sorta di agenzia letteraria che pubblichertà sempre gli stessi. Civoli, dopo avermi rinnegato, ha ribadito più volte che non c’entra con nessuna di queste iniziative. Quindi sono più schifato di te e di tutti quelli che avevano creduto nel sottoscritto. Tuttavia, se può consolarti, ho diffidato Editautori, sia per l’assemblea arbitraria, che per vietarle di usare il marchio e il nome, di cui non mi frega niente in quanto la mia è solo un’azione dimostrativa che, almeno platonicamente, potrà riabilitare gli “stupidi” (voi da un lato e io dall’altro) presi in trappola in questa storia. Magra soddisfazione, lo so, ma meglio di niente.
    E che tutto ciò sia di monito a tutti quelli che intendano fare qualcosa di serio e di costruttivo in Italia nel mondo editoriale. Specie se l’idea è buona e affascina qualcuno.
    Io non posso fare altro (per quel che vale) che chiedere scusa a tutti gli “stolti” che come me avevano creduto in quella idea meravigliosa che avrebbe dovuto essere Editautori.
    PS: non sono più intervenuto nel WD per la sola ragione che lì dentro era inutile ormai qualsiasi mio intervento, visto che ero diventato un delinquente, malfattore e truffaldino per partito preso e qualsiasi cosa dicessi avevo come unica risposta offese e ironia.

  • Samuele
    Reply

    Complimenti.

    E il silenzio di tomba che Syllon (lo stesso a cui sono state versate le quote e ora se ne lava le mani) urla da mesi parla da solo.

    Grazie a chi è stato nel gruppo, chi si è disperato con me: sia per dei soldi investiti male sia per avere creduto in persone (?) che si sono rivelate dei truffatori, ovvero: “coloro che si fanno dare soldi in cambio di beni o servizi inesistenti”.
    Se qualcuno si sente offeso, controbatta pure.

    Ringrazio in ultimo, ma non ultimo, chi ha trovato un’altra strada, chi si è preso una sberla più forte di tutti i “no” ricevuti dagli editori e ha continuato e continuerà ad andare avanti.

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