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Inferni – Recensione


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Titolo: Inferni
Autore
: Errico Passaro
Editore: Bietti
Prezzo: 16,00€
N° pagine: 
144

Chi mi conosce, sa che ho una passione sfrenata per l’aldilà e per i morti. Le ambientazioni nei mondi dei defunti sono le mie preferite, e adoro il personaggio del diavolo nella sua accezione cristiana.
Passando davanti allo stand di Bietti Editore alla fiera di Torino, dunque, non potevo certo lasciarmelo scappare (pochi soldi, tra l’altro, il libro era in forte sconto).

“Corrado Marziali morì.”

Questa è la prima frase del libro, e come inizio non è affatto male. Inferni è la storia di Corrado Marziali, protagonista assoluto del romanzo. Lo segue come una piattola un ambiguo “Virgilio” di nome Caron, che lo assiste prima nella fuga dai cacciatori degli inferni, e poi nel suo tentativo di ascesa al trono dell’inferno cristiano.
Ho specificato “cristiano” di proposito: quello cristiano non è il solo, ne esistono moltissimi altri, tanti quante sono le religioni e le eresie partorite dalla mente dell’uomo.
Gli inferni sono connessi tra loro, e passano il tempo a contendersi reciprocamente anime come quella di Marziali, ateo in vita e quindi “sulla piazza”.
Ebbene, cosa fa il nostro neo-defunto in questo aldilà? Sotto la guida di Caron, come un Dante-gangster contemporaneo visita l’inferno di Dio (una sterminata metropoli) e i suoi “gironi”, che prendono la forma di fallimentari scempi architettonici, grattacieli che tiranneggiano sull’intera città, discoteche e metrò popolati da non-morti alienati e costretti a non uscirne mai. Visita questi luoghi per fuggire dai suoi cacciatori, che vorrebbero portarlo in altri inferni, ma anche per cercare e sfidare Satana, ossessionato dall’ambizione di prenderne il posto.
Marziali è, anche, l’unico personaggio seriamente approfondito e analizzato. Tutta l’avventura si svolge con un punto di vista inchiodato su di lui e sulle sue azioni, spesso vengono esplicitati i suoi pensieri, insomma è sempre in primo piano. Non vengono mai narrati episodi in cui lui non sia presente, tanto che fatico a giustificare la scelta del narratore onnisciente in terza persona, dato che la sua “onniscienza” non viene usata praticamente mai, se non da Passaro per innestare qualche considerazione personale nella narrazione. Forse un narratore in prima persona sarebbe stato più efficace.
Comunque sia, l’universo di Passaro mi è piaciuto. Benché l’ispirazione dantesca sia oltremodo palese, il contrappasso è specchio della miseria umana “dell’aldiquà” e, soprattutto, non è detto che sia visto come una vera e propria punizione da chi lo subisce. Le interazioni con gli altri inferni, poi, sono un aspetto molto singolare che meritava sicuramente più spazio. Benché il protagonista incontri gruppi di cacciatori molto eterogenei sulla sua strada (islamici e del vecchio culto egiziano, tanto per fare un paio di esempi), esce di rado e per breve tempo dall’inferno di Dio. Avrei preferito un libro più lungo e complesso, piuttosto di vedere tanti buoni propositi in sole 130 pagine.

Quanto alla produzione, siamo su buoni livelli. Non so dire a che punto finisca Passera e cominci l’editing, ma lo stile è scorrevole, secco e inciampa abbastanza raramente. Passera ha un ottimo vocabolario che padroneggia senza difficoltà, si lascia leggere molto bene, e non ricordo contraddizioni troppo palesi o imperdonabili errori di trama, tranne qualche punto un po’ oscuro. Inferni, comunque, non è privo di difetti. Soprassedendo su un paio di refusi, alcune scelte tipografiche mi hanno fatto inarcare più di una volta il sopracciglio. Per esempio, ho trovato molto sgradevole l’uso del grassetto per intendere “voce tuonante fuori campo”, così come l’aver trovato scritto <<SATANAAAAAA>> mi ha messo i brividi, ma non per il personaggio invocato. Fortunatamente, di scelte così discutibili ce ne sono relativamente poche. Nel complesso, il romanzo è ben editato e corretto, anche se alcune parti, specie verso la fine, mi hanno lasciato un po’ perplesso.

Riassumendo, Inferni è un libro discreto, dall’idea originale, non privo di alcuni interessanti aspetti di critica sociale. Soprattutto, però, è un romanzo in cui il viaggio conta più del finale, e così andrebbe preso. Mi sento di consigliarlo a chi è in cerca di un fantastico fuori dagli schemi e di atmosfere diverse dal solito.

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