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#cenap, #noeap e le case editrici su Twitter


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Da poco tempo, diciamo da fine marzo, il sito Librisulibri ha lanciato su Twitter l’hashtag #cenap, che sta per Censimento Editori Non A Pagamento. Censimento del quale su Finzioni s’è parlato in toni che lasciavano presupporre si trattasse di un’iniziativa alquanto nuova.

Del fatto che Writer’s Dream se ne occupi da quattro anni – abbiamo festeggiato il compleanno 10 giorni fa, ricordate? – e che abbia stilato (e continui a stilare) una lista che conta oltre 270 case editrici, suddivise in ordine alfabetico e per genere di pubblicazione non si è parlato. Ma non è questa la cosa che non mi è piaciuta – non solo, almeno.

Non mi è piaciuto il #cenap in sé, perché oltre a fare un inutile reboot di un lavoro che va avanti da anni limita il censimento a 140 caratteri su Twitter. A dichiarazione di editori e autori – che possono essere vere come no – sul fatto che questo o quell’altro editore non chiedano soldi. Dato che nella nostra lista ogni editore è collegato a una discussione sul nostro forum dove autori e lettori e persone che hanno avuto a che fare con la casa editrice portano la propria testimonianza e opinione, direi che la differenza è sostanziale: come si può “mappare”, “censire” le case editrici senza le testimonianze di chi con l’editore c’ha avuto a che fare?

Così, ho scritto una mail a Finzioni, per chiarire il mio punto di vista – e chiedendo una risposta, non scrivo mail per interloquire con l’etere. Fatto sta dopo tre giorni non ho ricevuto risposta, e ho re-inviato la suddetta mail, pensando che si fosse dispersa tra qualche filtro antispam particolarmente solerte. Invece, mi è stato detto che la mail era già arrivata il giorno stesso in cui l’avevo spedita, ma non mi è stato detto perché non mi fosse stata data risposta. Boh. La replica continuava invece dicendo “se decideremo (cosa probabile) di fare un approfondimento su questi censimenti, allora riporteremo le tue osservazioni e ti citeremo”.

Cosa che Finzioni ha effettivamente fatto ieri, in quest’articolo. Dove, sarò pignola e brontolona e incontentabile e aggiungete tutti gli aggettivi di vostro gradimento, a mio parere la questione viene dipinta come un bisticcio tra bambini che vogliono il primato. Anzi, i capricci di un bambino che si lamenta perché viene escluso dai giochi.

E così, viene detto che Writer’s Dream – anzi,  io – ho lanciato l’hastag #noeap qualche giorno fa, in risposta a #cenap, per concorrenza. E Camilla Cannarsa di Librisulibri commenta che “#noeap mi sembra una presa di posizione. “No editoria a pagamento” lo dice qualcuno che è contro l’editoria a pagamento.”  E fin qui non fa una piega: #noeap esiste da molto, molto, molto tempo, e non è un hashtag lanciato da Writer’s Dream, ma usato da Writer’s Dream quando pubblica e condivide articoli contro l’editoria a pagamento.

Camilla Cannarsa, nei suoi commenti, prosegue così: “#cenap è soltantro una lista (consultabile ed embeddabile da tutti) che elenca le case editrici non a pagamento, e cioè che svolgono la normale attività di editori (selezione, cura, editing e promozione delle opere).”
E qui sorge un altro problema, derivante da una falsa voce diffusa qualche tempo fa da brava gente: secondo questa voce, la nostra lista non è consultabile, non è condivisibile, non è linkabile e nessuno di noi vuole che venga diffusa. Praticamente, ci mettiamo davanti alla lista abbaiando e ringhiando contro chiunque si avvicini.  Il motivo per cui la compiliamo è oscuro, a questo punto, e non si capisce cosa sia successo negli ultimi quattro anni quando siamo stati riempiti di minacce, insulti e diffide: se le liste sono ssseggggrete perché siamo stati vittime di uno scassamento di balle inimmaginabile?

Le nostre liste sono talmente nascoste e inaccessibili e non vogliamo che nessuno le legga che ci siamo presi la briga, il 30 agosto 2010, di  farne una versione suddivisa per generi aggiornata manualmente [nota dell’1/11/2012: da oggi è aggiornata in automatico] (sapete cosa significa suddividere manualmente per generi 270 editori, di cui praticamente nessuno pubblica un solo genere?). Così, per divertimento.

(Seriamente, ma chi diavolo l’ha messa in giro questa voce? E come ha fatto a farsi credere da chicchessia?)

Finzioni, in ogni caso, chiude così l’articolo: “Pertanto, #cenap o #noeap che sia, chiunque voglia segnalare la più o meno corretta attività di un editore è libero di farlo nel modo che più preferisce. Più le informazioni giuste girano, meglio è per tutti.”

Permettetemi qualche piccola precisazione:

1. Abbiamo appurato che #noeap non è un hashtag nato per contrapporsi a #cenap per contribuire al mappamento delle case editrici non a pagamento italiane. Chiunque voglia segnalarci la sua esperienza lo fa via mail o sul forum.

2. Pensare di censire le case editrici italiane in 140 caratteri è totalmente impossibile. Non ci sono approfondimenti, non ci sono verifiche, non c’è niente perché è totalmente impossibile condensare un’esperienza editoriale in 140 caratteri, perché se anche l’esperienza fosse riassumibile in “è stata sublime” o “ha fatto schifo a livelli stellari” personalmente – e i membri della nostra community – vogliamo sapere il perché. Sapete quanta gente è arrivata dicendo “il mio editore è uno stronzo, picchiatelo!” e si è scoperto che l’autore in questione pensava che la casa editrice l’avrebbe tradotto in quindici milioni di lingue ed esportato su Alfa Centauri?

3. Più le informazioni giuste girano, meglio è per tutti. Appunto, informazioni giuste. Perché nella lista compilata da Librisulibri errori ce ne sono più di uno. Non è nostra intenzione emulare i furboni che da anni arrivano da noi dicendo “ci sono un sacco di errori, mancanze e cose da sistemare” e alla domanda “ovvero?” sparivano, ma non abbiamo né il tempo né la voglia di indirizzare sulla giusta via un reboot di un lavoro che portiamo avanti con un team di persone che se ne occupano costantemente e che per la sua stessa natura – 140 caratteri su Twitter – è e rimarrà superficiale e non approfondito.

Infine, la frase di intermezzo dell’articolo dove si dice “due progetti identici dove ciascuno coltiva il proprio orticello senza interloquire con l’altro, o due progetti distinti per natura e scopi pur trattando uno stesso tema? ” non mi è piaciuta poi tanto, e per tanti motivi: perché non è uno scontro né una gara a chi ha l’orto più verde, perché Writer’s Dream non è un piccolo orticello ma una delle più grandi community italiane sull’argomento, e perché è da quando ho aperto questo posto che personalmente cerco la collaborazione con chi ha progetti simili al mio e/o che suscitano il mio interesse.

Dato che dicevo che Finzioni ha risposto alla mia mail solo dopo aver sollecitato la risposta con un secondo invio, è giusto riportare anche che ho contattato anche Librisulibri per discutere della questione “reperibilità delle liste”, ma non ho ottenuto risposta. Giusto per ricordare che parlare con l’etere non è simpatico.

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38 Comments
  • Reply

    Le argomentazioni (“polemicucce un cazzo”, rende bene, però) sono chiare. Passiamo alle questioni in ballo: la richiesta di una informazione limpida e pulita da parte degli editori.
    A parte che, a monte, urge una ridefinizione dei ruoli. Un editore è un editore, un Eap non è un editore, al massimo è un “pubblicatore”. Ha un ruolo diverso, si propone sul mercato con un core business diverso, lima o addirittura annienta i propri rischi imprenditoriali traslandoli nelle mani dell’esordiente/autore che, a ben vedere, diventa l’editore (di se stesso) senza però poter disporre dell’autonomia del suddetto (perché non possiede gli strumenti, le conoscenze, la libertà di azione eccetera).
    La questione Eap mi riguarda perché da editor collaboro solo con l’editoria “tradizionale” e sul mio blog – dove i lettori possono recensire i libri che amano e gli autori proporre i propri per essere recensiti – chiedo che non siano Eap. Perché? Mi garantisce che quel dato libro sia pubblicato da qualcuno che ha creduto nell’autore e nella sua storia tanto da mettere dei soldi sul piatto. Libri brutti e mal curati ne capitano comunque, ovvio, ma quello che applico è un piccolo filtro, tutto qui (senza contare che umanamente disapprovo la fabbrica dei sogni).
    Solo che gli autori e i lettori mi chiedono lumi su ’sti benedetti Eap. Chi sono? Cosa chiedono? Come li riconosco?
    Ecco io dico: ma se un autore ha il diritto di conoscere la storia di un editore, le sue collane, i temi che tratta, non ha il diritto di conoscere anche la sua politica circa i contributi?
    L’Aie – che fatico a capire a che cosa diavolo serva – dovrebbe fare un censimento serio a riguardo alle case editrici, dovrebbe pretendere limpidezza, una sorta di carta di identità dell’editore. E dovrebbe anche cercare di fare chiarezza tra i “pubblicatori” perché anche lì c’è una scala di valore e qualità. Ci sono Eap che leggono i libri, li selezionano, li editano e correggono ed Eap che stampano le ricette anticalli di nonna Fulgenzia alla modica cifra di 3mila euro.
    Possibile che in questo Paese, mentre gli enti creati per regolamentare una determinata professione son lì a metter le lenti a contatto ai moschini, il lavoro lo facciano GRATIS dei volontari? E senza tutela alcuna?
    Ecco, incazziamoci per questo e pretendiamo da addetti ai lavori e da lettori che le cose cambino. Il resto rischia di essere solo rumore per aumentare i contatti o farsi pubblicità…

  • Reply

    Ne avevamo parlato su Twitter, una volta esposto, seppur in breve, il mio punto di vista eri tu quella che doveva decidere se approfondire o meno. E io scompiglio non ne vedo, io vedo una discussione. Tanto più che l’articolo è nato per chiarire le inesattezze riportate da Finzioni.

  • Reply

    Linda, riassumo: se mi avessi chiesto l’email per parlarmi delle liste, io te l’avrei data volentieri.
    Secondo: con cenap si voleva solo confermare che alcune case editrici se ne sbattono altamente di avere un dialogo con i lettori non stilare una lista di case editrici free per poter poi creare una lista come la vostra.
    Terzo: di Finzioi non so che dirti, non ne faccio parte.
    Ora, invece di creare tutto auesto scompiglio, perché non mi hai scritto spiegandomi la situazione?
    Punto.
    Bandiera bianca, di nuovo.

    Bonne nuit

  • Reply

    Credo che non sia chiaro il punto del problema, Camilla. Non è l’hashtag che crea problemi, ora vado su Twitter e sai quanti hashtag creo? Frega niente degli hashtag, anche perché Twitter non è il canale privilegiato di comunicazione del WD. Per una come me, poi, che è prolissa e non ha il dono della sintesi, intavolare discussioni dove è obbligatorio stare in 140 caratteri è una sofferenza.
    Quando poi è impossibile intavolare una discussione in 140 caratteri semplicemente glisso. E scrivo altrove.

    Il problema, quello iniziale, è stato lo sconcerto. Perché un’iniziativa evidentemente limitante – il motivo l’ho spiegato nell’articolo, 140 caratteri, niente testimonianze, bla bla bla – che mette in campo ancora più problemi della nostra?

    Poi il secondo problema è stato la replica di Finzioni, dove la mia richiesta di chiarezza e il mio cercare di capire è stato dipinto come “una polemicuccia tra orticelli”. Ma polemicuccia un cazzo, scusami il termine – sono uno scaricatore di porto, lo so.
    Come sempre, il muovere un appunto, una critica viene visto come il cercare di prendersi a randellate sui denti. E dato che il mio scopo primario è sempre, sempre, SEMPRE stato quello di fare chiarezza e di diffondere le informazioni in maniera più limpida possibile, mi sono un tantinello alterata.

    Il terzo problema ti è stato indicato nei commenti, in maniera forse un po’ accesa. Il commento che riassume meglio di tutti la situazione è quello di Chiara:

    Quando si scopre la realtà degli Eap (se si rispettano i libri e gli autori, e si crede in entrambi) è un po’ come scoperchiare il vaso di Pandora e si ha una specie di fregola bellicosa. E viene voglia di fare chiarezza, di mettere i puntini sulle “i” e tutto il resto.
    Però, prima di “fare”, si dovrebbe cercare di avere un’idea del fenomeno, di ciò che è stato, per inserirsi quantomeno in modo produttivo nel “dialogo”.
    La battaglia per fare informazione sugli Eap è iniziata parecchio tempo fa. Quando non era di moda. Quando la gente non ne sapeva un tubo e in rete di notizie non ce ne erano.
    Questo non certo significa che Writer’s dream abbia una sorta di ius primae noctis sull’argomento, ma “ignorare” del tutto chi ha lavorato tanto per una causa dimostra mancanza di rispetto, soprattutto nei confronti di quell’informazione che si vorrebbe fare.

    Il problema, se così lo vogliamo chiamare, della “maternità” dell’idea è abbastanza relativo, d’altronde, ma ignorare il lavoro sistematico che c’è dietro a quell’idea, alla stessa idea che si vuole riprendere e ri-lavorare in chiave magari diversa – una lista su Twitter è senz’altro diversa, anche se è un metodo che come ho già detto non condivido per molti motivi – non è una buona soluzione. Non è una soluzione per niente, in effetti.

    L’ultimo problema è l’astio. L’astio che si è scatenato per l’articolo di Finzioni – perché riportare le cose come devono essere evidentemente non è più di moda, molto meglio definire disgustose le situazioni su Twitter e dire che le denunce e le diffide ce le siamo meritate tutte (grazie, mister, ricambio l’augurio dal profondo del mio arido cuore) – e per il fatto che si vuole sempre buttare tutto in “è una polemica”.

    Polemica un bell’accidenti. Dietro a questo lavoro c’ho speso la mia adolescenza, se permettete, e un minimo di riconoscenza di ciò che ho fatto assieme agli altri ragazzi, qui dentro, lo pretendo.

    Direi che è tutto, ma visto l’orario potrei essermi dimenticata qualcosa.

  • Reply

    Ma, mi chiedo, possibile che il lancio di un hashtag su Twitter, peraltro scaturito da un altro argomento (#caroeditore), e al quale tutti possono partecipare, segnalando anche liste già stilate come quelle di Writer’s per farle conoscere agli ignoranti come me, sia motivo di tanto astio?
    Credo, e con “credo” mi lascio il beneficio del dubbio, che sarebbe bastato segnalare le liste pubblicate qui, sul sito della Lipperini e su quello della Murgia.
    E con lo stesso hashtag, si sarebbe potuto segnalare l’hashtag #noeap, per parlarne insieme e in modo diverso.
    Se io lancio un hashtag e qualcuno mi dice “ehi, sai, ne ho lanciato uno simile l’altro giorno per spiegare questo, questo e quest’altro”, se ne parla e se ne tira fuori qualcosa di ancora più interessante.
    Se qualcuno di voi avesse segnalato le liste (anche quelle rimosse), potete credermi, ne avremmo parlato ovunque. E se qualcuno di voi mi avesse scritto “ehi guarda che qui ce n’è una nata così così e così”, avremmo di sicuro approfondito.
    Questo per dire che la polemica di per sé è faticosa, non sarebbe stato più rapido e semplice uno scambio pubblico su Twitter?

    Tutto qui.
    Poi se volete gettare fango, parlare di invidia (di che? io non voglio fare la scrittrice e librisulibri non vuole intraprendere nessuna campagna noeap), di cattiverie (ma no! i cattivi sono altri, non siamo noi e sicuramente non siete voi), di cose che davvero non fanno parte né di me né della redazione di librisulibri, questa è un’altra storia.

    Ma sull’editoria a pagamento, pur vedendola in
    modo diverso, cerchiamo di chiarirci.
    Forse dovreste guardare le intenzioni degli altri con un po’ più di ingenuità e di ottimismo, ma anche di collaborazione.
    Un tweet di spiegazioni (i 140 caratteri sono solo un’ introduzione, sarebbe bastato un link ad un articolo) sarebbe stato sufficiente.
    Adesso perdonatemi ma alzo bandiera bianca, siete troppi, accaniti e troppo arrabbiati (ma davvero? per un hashtag?) e non capisco dove sia il vero problema. Quello dell’hashtag è risolvibile, basta un tweet, o una bella chiacchierata (il caffè lo offro io).

    Buon lavoro,

    Camilla

  • Reply

    La ius primae noctis con l’eap… Geniale 😀

  • Reply

    Quando si scopre la realtà degli Eap (se si rispettano i libri e gli autori, e si crede in entrambi) è un po’ come scoperchiare il vaso di Pandora e si ha una specie di fregola bellicosa. E viene voglia di fare chiarezza, di mettere i puntini sulle “i” e tutto il resto.
    Però, prima di “fare”, si dovrebbe cercare di avere un’idea del fenomeno, di ciò che è stato, per inserirsi quantomeno in modo produttivo nel “dialogo”.
    La battaglia per fare informazione sugli Eap è iniziata parecchio tempo fa. Quando non era di moda. Quando la gente non ne sapeva un tubo e in rete di notizie non ce ne erano.
    Questo non certo significa che Writer’s dream abbia una sorta di ius primae noctis sull’argomento, ma “ignorare” del tutto chi ha lavorato tanto per una causa dimostra mancanza di rispetto, soprattutto nei confronti di quell’informazione che si vorrebbe fare.
    Detto questo, spero che venga fuori una focosa e polemica e interessante intervista 😉

  • Reply

    Ne possiamo parlare, ma non ti assicuro nulla. La mia mail è lindarando [at] writersdream.org

  • Reply

    No, di ripartire non se ne parla.
    Facciamo una cosa: un’intervista, ti andrebbe?
    Mandami la tua email così approfondiamo :)

  • Reply

    Camilla, come ti ho già detto anche volendo non avrei il tempo per partecipare. Per portare avanti la nostra lista c’è un team di tre moderatori fissi più altri collaboratori sporadici che si occupano della gestione e della verifica delle testimonianze, e ciononostante non riusciamo a essere precisi e infallibili come vorremmo. È un lavoro immane, e pur con tutta la buona volontà del mondo non ho né il tempo né la voglia di ripartire daccapo.
    Anche perché con 270 editori già testati, ripartire, da parte mia, sarebbe davvero folle :) Piuttosto, perché non ci aiutate voi a integrare la nostra lista? È anche più logico :)

  • Lemming
    Reply

    LOL
    Il grande spirito di osservazione colpisce ancora, vedo XD
    Ma scusa, sono tremila post che Linda ripete che in 140 caratteri non si può fare il lavoro approfondito che porta avanti da anni, e tu le dici di partecipare? XD
    Ma sei anche seria? XD

  • Reply

    Perfetto.
    Allora visto che #cenap esiste, partecipa ricordando queste cose e dì la tua sugli errori commessi.
    Il nostro lavorare su Twitter ha proprio questo come senso: fare in modo che altri condividano argomenti che conoscono bene. Se tu credi che sia il caso di intervenire, fallo! Io sarei ben contenta di portare la cosa avanti con te, anzi, come ho spiegato in un tweet pubblico, facciamo in modo che la cosa giri il più possibile.
    Noi abbiamo soltanto lanciato l’hashtag, se ti piace e se credi che ci siano cose da aggiungere, benissimo, facciamolo, io son disposta anche a parlarne sul blog e a intervistarti per saperne di più.

    Tutto qui.

    La mia email ce l’hai, se ti va, scrivimi puire :)

  • Reply

    Pardon, mi è sfuggita la domanda.
    Qual è il problema, chiedi.
    Il problema l’ho esposto nell’articolo e a te su Twitter: la superficialità dello stilare una lista in 140 caratteri, nell’impossibilità di dare spazio all’approfondimento. Tutto il resto – orticelli, critiche, “disgusti” sparsi su Twitter – lasciano il tempo che trovano, sono solo l’ennesimo contorno desolante con cui abbiamo a che fare, quindi figurati quanta importanza può avere.
    A me, lo ribadisco, non interessa chi prende e fa una lista di editori free: una lista non ha copyright – semmai ci può essere il riconoscere la maternità di un’idea – il problema è proprio la sostanza della lista, il suo essere, per natura della sua nascita, incompleta, parziale e superficiale.

  • Reply

    Bene, mi chiedo: cosa volevi che ti rispondessi?
    E poi, davvero, ma qual è il problema?

  • Reply

    Ma io li ho letti, li ho spediti e ho risposto alle tue risposte 😀 I messaggi a cui non ho avuto replica sono gli ultimi che hai riportato, infatti.

  • Reply

    Infatti a me interessava che li leggessi tu :)

  • Reply

    Scusami, Camilla, ma i messaggi privati si chiamano privati per un motivo. Altrimenti avrei mandato tweet pubblici, non credi?
    Il commento è in moderazione e non lo approverò.

  • Reply

    ah, pardon, questo tweet:
    e diciamo che cercavamo anche un pretesto per vedere quali case editrici rispoindevano all’appello. Una provocazione, ecco.

    è di Librisulibri, non di Writer’s Dream.

  • Reply

    @Camilla: anche se sono certa non risponderai (è meglio dire in giro su Twitter che noi facciamo sterili polemiche, of course), replico per punti a quanto hai scritto:



    Prima di tutto #cenap è case editrici non a pagamento, e non censimento eccetera.

    Sia chi si è preso l’onere di stilare “fisicamente” la lista sia Finzioni riportano “censimento editori non a pagamento”.


    Premesso che io tutto questo bellissimo lavoro di Writer’s Dream non lo conoscevo,

    Scusami, Camilla. Poche righe più su scrivi che “più che parlare cerchiamo di osservare”. Mi vuoi dire che nel lavoro di osservazione ti era sfuggito che da quattro anni Writer’s Dream si occupasse della stessa cosa? Complimenti 😀
    In ogni caso, a me non interessa un accidenti di chi stila liste uguali alle nostre. Ognuno è libero di farlo. La cosa che mi fa saltare la mosca al naso – e te l’ho detto su Twitter – è il fatto che vengano inseriti nomi di editori NON free.
    Ora mi dici che la cosa è stata fatta per provocazione? Perché a me, su Twitter, hai detto ben altra cosa, quando ti ho fatto notare che c’erano nomi di editori non free. Hai detto che era un problema a cui si doveva rimediare, non hai parlato di “provocazioni”.


    Poi è successa tutta ‘sta cosa ma io ho continuato a perseguire il mio obiettivo (cercare di cogliere sul fatto le case editrici a pagamento).

    Mi sfugge, comunque, il “voler cogliere sul fatto” gli eap quando tu stessa hai dichiarato di non essere contraria agli eap. Non comprendo lo scopo della lista, né tantomeno del “voler cogliere sul fatto”.


    Infine: Linda, mi sembrava di aver chiacchierato con te via Twitter, no? E mi sembrava di averti raccontato più o meno la cosa. Certo, in 140 caratteri, ma è stato pur sempre uno scambio.
    Altra cosa: A quale indirizzo hai mandato l’email?

    La mail che è andata persa è quella a Finzioni, a te ho mandato solo messaggi diretti su Twitter. Sì, mi hai risposto; quando, poche ore dopo la fine del nostro discorso ti ho mandato circa cinque o sei messaggi diretti – 160 caratteri per spiegare le cose erano poche – non ho ricevuto nessuna risposta. I messaggi riguardavano la reperibilità delle nostre liste.


    No, non lo è, è che io avevo dato molto meno peso alla questione e dunque non credevo necessarie tutte queste spiegazioni

    Vedi, qui il problema non è “c’è un altro sito che crea liste come lo facciamo noi da quattro anni”. Il problema è “c’è un altro sito che crea liste NON come facciamo noi da quattro anni, ma spargendo informazioni sbagliate”. Ecco, il problema sta lì.
    L’inutilità di #cenap non sta solo nel fare il reboot di un lavoro già portato avanti, bensì nel farlo in maniera superficiale e poco approfondita.

    Il resto è aria fritta. Saremo anche polemici, ma quantomeno noi le risposte le argomentiamo, non ci trinceriamo dietro al sarcasmo gratuito e privo di utilità.

  • Reply

    @Camilla: scusa, ma c’è una cosa che non ho capito. Cosa vuol dire che avete cercato di provocare apposta gli editori a pagamento? Cosa sarebbe, una specie di gioco?
    Non so, quando si parla di faccende in cui girano migliaia di euro secondo me c’è poco da scherzare e tanto da informare. Sarò strana io.

  • Vale
    Reply

    Ah, allora mi scuso.

  • Fra
    Reply

    Sì. Un’ ottima strada quella delle cose dette e riferite da ipotetici altri: Scusa la mia franchezza, ma sull’averti avvisato che eravamo polemici, lo hanno fatto prima che partisse l’iniziativa? Sai, e qualche anno addosso, e ho come la percezione che i conti non quadrino.

  • Lemming
    Reply

    Camilla, sinceramente, anche se sono arcisicura che sei già in giro per il web a scambiarti messaggini per cercare conforto e per sparlare, te lo dico di tutto cuore: stai facendo una figura miserabile.
    Tu dici che non conoscevi le liste editoriali del WD, non so se ti rendi conto di che boiata macroscopica hai scritto. Sono ai primi posti in qualsiasi ricerca su Google, sul forum arrivano ogni giorno aspiranti scrittori che hanno digitato semplicemente ‘editori free’ e sono stati reindirizzati in questi lidi.
    Se dici di non conoscere le liste del WD, tu stai dicendo che non ti sei preoccupata nemmeno di fare una ricerca di tre secondi con Google, per trovare qualche informazione utile al progetto che vuoi portare avanti.
    Non so se ti rendi conto di quanto sia squalificante questa cosa. L’utente medio che ti legge e che scopre che non ti curi neanche di trovare informazioni, che opinione vuoi che si faccia del tuo lavoro?
    Veramente, a rispondere con messaggini pieni di faccine e cercando in giro amiketti che ti diano ragione, stai soltanto dimostrando che questo progetto è nato così, senza nessun intento serio di fare informazione.
    E’ ovvio che poi la gente tragga le sue conclusioni.
    Ah, non avevi bisogno di chiedere in giro se il WD aveva una vena polemica: bastava domandare agli editori a pagamento e alla gente poco seria che da qui è stata cacciata. Ne sentirai di fenomenali XD

  • Asmodai
    Reply

    Tranquilla Vale ^^ Era rivolto a me il discorso dell’invidia LOL

  • Vale
    Reply

    Camilla, per favore, leggi meglio il mio commento. Io ho detto che parlare di orticelli come fate voi è come chi da dell’invidioso a chi critica gli altri. *Non* che voi siete invidiosi. Non l’ho mai detto, dato che non vedo perché voi dovreste essere invidiosi.

  • Ice*
    Reply

    Ehilà, benvenuta nel mondo degli aspiranti scrittori e dell’editoria, dove se vuoi fare una cosa e la fai male, di solito c’è qualcuno pronto a fartelo notare ^__^
    E i vostri amyketti (quelli che loro non lurkano e non si interessano ma sono tanto bravi a spargere voci informazioni pettegolezzi accuse insensate – tipo che noi abbiamo plagiato loro LOL?) lo sapevano benissimo che esistevano le liste visto che un tempo collaboravano con noi, il tuo ingenuo candore mi commuove *_*

  • Asmodai
    Reply

    Guarda, possiamo continuare quanto vuoi, così poi, puoi andare a blaterare su twitter, facebook e dove cavolo ti pare. Alla fine non mi cambia molto, ma la tua risposta, resterà per un bel po’, ad illuminarci sulla vostra cultura ed intelligenza. E’ tutto quello che ho da dire.
    Buon viaggio!

  • Reply

    …a chi lo dici…

  • Asmodai
    Reply

    WOW! Che ironia! Sono sconvolta!

  • Reply

    Non so cosa rispondere, mi avete beccata, è invidia.
    Davvero, volevamo copiare la lista di Writer’s Dream: perdonateci, non succederà più 😉

    E sì, invece di dedicare il tempo al lavoro, avevamo pensato di spargere in giro la voce che voi avete copiato noi. Sì, è un’ottima strategia, ci avete beccati anche su questo.

    Tranquilli ragazzi, adesso siete al sicuro.

    (ci avevano avvisati che eravate un po’ polemici, ma non credevamo fino a questo punto).
    E questa era l’ultima risposta, non so più cosa dire.

    Buon lavoro a tutti :)

  • Vale
    Reply

    Non posso che quotare Lem in ogni parola.
    Io non faccio parte dello staff del WD, sono una sempplice utente, ma qui non parlo da utente del WD, parlo da utente del web e da aspirante romanziera.

    Sono stata io ad andare per prima sul sito di una persona che ha pubblicizzato l’iniziativa #cenap come anche farina del suo sacco, una che va in giro gridando “no censura”, infatti i miei commenti (in cui facevo notare che le ormai famigerate liste esistono da 4 anni) sono spariti.
    Io sono diventata utente del wd dopo aver trovato le liste. Ho dato un’occhiata al sito, ho letto il regolamento, e quello che ho visto mi è piaciuto.
    Quale che sia la paternità (maternità?) del tag #cenap, poi, una cosa mi pare chiara: per una come me, una lista in 140 caratteri è assolutamente inutile. Considerando poi che avreste (davvero lo avete fatto?) inserito anche editori a pagamento. Con la scarsità di notizie che c’è in giro, che se non prendi il telefono e non rompi le scatole per sapere qualcosa, in qualsiasi campo, il lavoro del WD è encomiabile.
    E un’ultima cosa. A me questo parlare di orti, orticelli e verdure pare la stessa identica cosa di quelli che dicono “ah, criticate le veline/escort/chi per loro perché vorreste essere al loro posto”. Stesso livello di maturità.

  • Lemming
    Reply

    @Camilla: dici che #cenap è nato con intenti ben diversi da quelli del WD. Poi, dieci righe sotto, esponi ESATTAMENTE la linea di condotta che è sempre stata del WD, per oltre quattro anni (e querele, e diffide, e denunce… ah no quelle non le rischiate, voi parlare solo degli editori che non si fanno pagare, quelli a pago meglio non toccarli, che il gioco lì diventa serio).
    Onestamente, ma chi credi di prendere in giro? Non è stato il WD a parlare di orticelli e verdure varie, non c’è nessun orticello e le liste sono liberamente consultabili e linkabili da chiunque, e questo da ANNI. Sono perfino integrabili con la propria testimonianza, dalla quale dipende la collocazione dell’editore. Anche le liste di editori a pagamento, che solo Linda ha avuto il coraggio di affrontare a viso aperto, sono tutte lì.
    Sinceramente, dire che non conoscevi le liste degli editori (di tutte e tre le categorie: free, doppio binario e a pago), ti fa fare la figura A) di quella che è in malafede, o in alternativa B) la figura di quella che non ha voglia nemmeno di digitare su google ‘liste editori’ o ‘editoria a pagamento’, giusto per vedere se, per puro caso, ovviamente è impossibile che qualcuno abbia avuto lo stesso lampo di genio, ma sia mai che capita da una semplice ricerca che tutte le informazioni che vuoi divulgare esistono già?
    E adesso vorresti far credere che nelle vostre liste avete inserito di proposito editori a pagamento, per far scoppiare il flame (grandissimo servizio per gli aspiranti autori).
    Non so, il prossimo passo quale sarà, andare in giro a dire che il WD ti ha rubato l’idea, leggendoti nel pensiero con quattro anni di anticipo?
    E suvvia, un po’ di amor proprio.

  • Asmodai
    Reply

    Mi interessa questa citazione: “No, non lo è, è che io avevo dato molto meno peso alla questione e dunque non credevo necessarie tutte queste spiegazioni ”

    Ovviamente, non si ritengono mai necessarie le spiegazioni quando non si è la parte lesa. Ma quando si parte con dei progetti, come minimo, bisognerebbe informarsi se l’idea è già stata usata, concepita o che altro.
    Diciamolo più chiaramente, senza nasconderci dietro ad un dito: ve ne siete sbattuti alla grande del fatto che il WD avesse già avviato, ben molto prima di voi, questa lista, progetto, comelovoletechiamare.
    I volevo-sapevo-credevo stanno a zero, penso invece che l’intenzione sia stata molto diversa, da tutti i propositi carini e dolci che hai eloquentemente spiegato, lo posso riassumere in una parola: invidia.
    Ci siamo passati tutti, brucia eh? Eh lo so! Fa tanto male e divora dall’interno, ma adesso basta, è arrivato il momento di dire: Linda, abbiamo voglia di romperti le scatole (non sono le scatole, ma suvvia, proverò a non essere volgare). Questo ci sembra il modo migliore per farlo, prendiamo un’idea non nostra, facciamo gli spacconi e urliamo al mondo che siamo intelligenti perchè il progetto che abbiamo fatto è alla luce del sole e tutti lo possono vedere, al contrario di quei zozzoni del WD, che se lo tengono tutto per loro (siete delle gran cacche voi del WD e lo sapete).
    Poi Linda, invece di stare zitta (TAGLIATELE LA TESTA!) ha osato far presente che magari, ma forse eh! Non vi era passato per la testa, che il vostro #cenap era evidentemente una provocazione (lei non ha detto così, ma lo dico io perchè lo penso) e allora subito a parlare di orticelli e vedure varie. Ma alla fine, è chiaro come il sole che di questa verdura, cetrioli e zucchine. secondo quello che ho visto, dovrebbe solo prenderseli il WD e tenerli in quel posto.
    Mi sa che avete fatto male i conti.
    Buona continuazione.
    *benedice la folla*

  • Reply

    Ciao bella gente :)
    Camilla Cannarsa, yes I am.

    Dunque.
    Prima di tutto #cenap è case editrici non a pagamento, e non censimento eccetera.
    Poi, l’hashtag è nato per motivi ben diversi dai vostri. Non c’è nessuna gara, nessuna intenzione di coltivare orti e onestamente nemmeno il tempo di sfidare non ho capito bene cosa.

    Vi racconto la storia di #cenap, così magari evitiamo parole inutili.

    Qualche giorno prima di lanciare #cenap, abbiamo lanciato l’hashtag #caroeditore con la speranza che case editrici e lettori si mettessero in diretto contatto su Twitter. E ha funzionato.
    Ma noi, che più che parlare cerchiamo di osservare, abbiamo notato che alcune case editrici non hanno partecipato per niente. Ci siamo detti: “vuoi vedere che quelle che non hanno partecipato sono le case editrici a pagamento e quindi con la coda di paglia?”.

    Premesso che io tutto questo bellissimo lavoro di Writer’s Dream non lo conoscevo, ho pensato: “lanciamo #cenap e vediamo quali case editrici a pagamento hanno la faccia tosta di inserirsi nella lista, così, se qualche aspirante scrittore nota il fattaccio, scoppia il putiferio”. E abbiamo aspettato.

    Purtroppo però #cenap non ha avuto lo stesso successo di #caroeditore, e invece di inserirsi le stesse case editrici sono intervenuti i lettori.

    Poi è successa tutta ‘sta cosa ma io ho continuato a perseguire il mio obiettivo (cercare di cogliere sul fatto le case editrici a pagamento).

    Infine: Linda, mi sembrava di aver chiacchierato con te via Twitter, no? E mi sembrava di averti raccontato più o meno la cosa. Certo, in 140 caratteri, ma è stato pur sempre uno scambio.

    Altra cosa: A quale indirizzo hai mandato l’email? Non risulta da nessuna parte, di solito rispondiamo a tutti (nei limiti del possibile e dell’indispensabile), quindi riscrivimi pure, quando vuoi: camillacan [at] yahoo.it

    Ah! dimenticavo:
    @Nissia: il problema è che io con Camilla Cannarsa non c’ho mai parlato. Non capisco, francamente, questo “ribattersi” attraverso le pagine di qualcun altro: la comunicazione diretta è passata di moda?

    No, non lo è, è che io avevo dato molto meno peso alla questione e dunque non credevo necessarie tutte queste spiegazioni :)

    Buon lavoro a tutti!

  • Reply

    Devo dira la verità che l’unica lista aggiornata negli anni e che recentissimamente prima di iscrivermi ho trovato compelata è stata ed è quella di WD. Altri blog o siti rimandano poi a WD, quindi nascosta non è per niente, anzi, fruibilissima. A mio avviso hai fatto bene a mettere i puntini sulle i, come se domani trovassi pubblicato da qualche parte qualcosa a cui ho lavorato da un bel pò, girerebbero anche a me.
    Almeno adesso sanno con chi hanno a che fare se non lo avevano capito prima.:)

  • Reply

    @Nissia: il problema è che io con Camilla Cannarsa non c’ho mai parlato. Non capisco, francamente, questo “ribattersi” attraverso le pagine di qualcun altro: la comunicazione diretta è passata di moda?

  • Reply

    Io credo che malgrado l’intenzione fosse buona, resta pur sempre emulazione di un progetto molto più grande (non di certo un orticello). E di progetti simili ad altri, ogni giorno ne nascono a bizzeffe.
    Il WD non deve dimostrare nulla. Perché penso che onestamente, sia una community anche maturata un po’ per stare appresso ai commenti che la definiscono in questa maniera così volutamente poco attenta.

    Chi non sa cosa c’é dietro il lavoro che avete svolto, le difficoltà, insomma, chi non conosce la storia del WD penserà che è solo un’altra lista.
    Il WD è LA LISTA.
    Le intenzioni sono uguali.
    Ma l’obbiettivo raggiunto penso sinceramente che sia diverso.
    L’informazione che fornisce il WD è molto più specifica e raffinata, perché é diretta, verificata, vera. Un “CENAP”, censimento, chiamiamolo come vogliamo, è una tabella che posso anche farmi su word, e condividere su internet.
    E’ utile. Le mie intenzioni sono buone. Questo è indiscutibile. Manca però tutta una parte più importante.

    L’esperienza delle persone, la verifica della casa editrice (che costa lavoro e forse alle volte qualche difficoltà in più).
    In poche parole, il WD.

    Ciao a tutti.
    L. P.

  • Nissia
    Reply

    Mah, la risposta di Camilla Cannarsa mi è sebrata una risposta un po’ piccata per tentare di rispondere a una critica giustamente mossa: come si può dire se è uan cosa vera se non c’è testimonianza e documentazione diretta?
    Mah, non è una questione di voler coltivare nessun orticello personale (ammesso e non concesso che il WD non è più un orticello privato e non è mai stato). Contattare direttamente le case editrici e dare loro anche la possibilità di spiegare la propria inea editoriale èuna grande opportunità sia per chi vuole pubblicare, sia per al casa editrice stessa. E’ una questione di trasparenza! Il lavoro è duro, anzi durissimo. E questo lo so perchè a suo tempo ho contribuito io stessa a contattare e smistare le case editrici nelle liste. E dato che avere a che fare con gente che ti piglia a pesci in faccia o che ti vuole denunciare, non è il massimo della vita, per quale motivo se non perché è importante PER TUTTI, lo staremmo facendo? Le liste sono state sempre visibili e consultabili da tutti, altrimenti che senso avrebbe e come è possibile che siamo stati così tanto tartassati da diffide e avvocati?

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