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L’angolo del moralista #2 – Aspirazioni


moralizzatore
Quest’articolo fa parte de “L’angolo del moralista“, una rubrica aperiodica dove il moralista di turno bacchetterà sulle nocche qualcuno.

Prendo spunto da questa discussione nata sul forum per parlare di una questione spinosa: le aspirazioni dell’autore. Precisiamo una cosa, prima di continuare: non ce l’ho assolutamente con mackey, né mi riferisco a lui in quest’articolo. Lo ribadisco di nuovo: non parlo di mackey in alcun modo. Si parlerà semplicemente di una tendenza generalizzata (e generale, purtroppo).

Come potete leggere nel topic che ho linkato, l’autore in questione vuole fare il salto di qualità: si sente pronto, si sente carico, si sente quello giusto. L’idea del piccolo editore non lo esalta, aspira a qualcosa di più. E come lui tanti altri. Che c’è di male?, mi diranno i miei piccoli lettori (cit.). La risposta è quantomeno semplice e disarmante: non c’è nulla di male. Assolutamente, totalmente, incredibilmente nulla. È un desiderio legittimo, quello di fare il salto di qualità, di migliorare le nostre condizioni e avere successo. È un desiderio che, inevitabilmente, ci accomuna tutti, nessuno escluso – e tu che stai scuotendo la testa, laggiù, piantala: non ci crede nessuno che ti piace fare lo spazzino per 700€ al mese.

Appurato che non c’è nulla di male a voler fare il salto di qualità, dov’è il problema? Anzi, esiste, un problema? La risposta è no: non c’è nessun problema.

Non c’è nessun problema, perché non c’è nessuno che soffre la fame per tentare di realizzare questo salto, né qualcuno che ci lascia le penne – anche perché fare il salto di qualità comporta un miglioramento della qualità della vita, sarebbe abbastanza strano che nel cercare di saltare ci si schiantasse contro un muro.

Dunque, perché ne parlo? Perché c’è un coro di lamentele che fa un fracasso enorme. Gli aspiranti autori (o gli esordienti, o gli emergenti, o gli emersi; ce n’è per tutti) aspirano, aspirano e aspirano; abbiamo già detto che non c’è niente di male nell’aspirare (magari, a forza di aspirare, mancherà un po’ il fiato); ma quando l’aspirazione si tramuta in pretesa, siamo ancora sicuri che non ci sia niente di male?

Perché, signori, il problema sono le pretese, non le aspirazioni. Mentre chi aspira persegue il suo obiettivo tenendo i piedi ben piantati a terra, chi pretende vola alto con la fantasia e si incazza se le fantasie non diventano realtà. Ci troviamo quindi di fronte all’aspirante che pretende di pubblicare in mondovisione con Il Più Grande Editore Del Mondo, che dal suo libro – venduto in centinaia di trilioni di copie – venga tratto un kolossal girato da Steven Spielberg, Tim Burton e Ridley Scott insieme (perché lui ha bisogno di gloria e competenza, uno solo dei tre non basterebbe mai!), interpretato da Johnny Depp, Angelina Jolie, Anthony Hopkins e Jodie Foster, tradotto in ventordici lingue ed esportato nel resto dell’universo da Doctor Who. E magari portato nel futuro da John Titor.

E lo pretende, badate bene. Non è che lo spera: lo pretende proprio. E se non avviene si incazza, si incazza a morte e se la prende con tutti: con gli altri aspiranti scrittori, perché se fossero meno gli editori avrebbero più tempo e risorse da dedicare al suo Capolavoro; con i piccoli editori, perché sono troppo piccoli per garantirgli il Successo e la Gloria che Lui merita; con i grandi e medi editori, perché non lo considerano non impiegano tutte le loro risorse per fare conoscere la sua Geniale Opera. E se la prenderà anche con altri, solo che non ho voglia tempo di elencare tutti, ché non sto mica qui ad asciugar gli scogli, io.

Il problema? A parte la rottura di scatole che questa tipologia di aspirante scrittore provoca al resto dell’universomondo, il fatto che producono – nel 99% dei casi – delle schifezze inenarrabili. Non ho ancora conosciuto un aspirante con un ego smisurato come quello descritto sopra che abbia prodotto qualcosa di perlomeno leggibile. Questo si traduce in tante piccole cose seccanti: apertura di case editrici ad personam, insozzamento dei siti di print on demand e self publishing, spam in quantità industriali inviato ad cazzum.

Il rimedio? Ignorateli. E distruggete il loro ego, riportateli coi piedi per terra. Vi sembra crudele? Sappiate che in realtà fate un grandissimo favore al mondo gli fate un grandissimo favore.

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