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Self publishing VS Editori a pagamento


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Nel web italiano c’è questa querelle, abbondantemente condita dall’ignoranza – e talvolta dalla cattiva fede – di chi scrive sulla questione, che confonde gli autori italiani e aspiranti tali.

“Autopubblicarsi è come pubblicare a pagamento”, proclamano. E dato che oltre ai proclami puntano il ditino verso chi consiglia il self publishing – e tra quel qualcuno ci siamo anche noi – facciamo luce sull’argomento e spieghiamo una volta per tutte perché autopubblicarsi è tutt’altra cosa rispetto alla pubblicazione a pagamento. Una nota, prima di cominciare: sentirete molti blogger cianciare di etica compromessa in egual modo dal self publishing e dall’editoria a pagamento. Noi, francamente, ce ne freghiamo: in questo sito non si è mai parlato di etica, né si è mai ragionato secondo i suoi criteri. Sicuramente, non inizieremo a farlo ora. Se vi si sconsiglia l’editoria a pagamento non è perché non è etica: è perché è una pratica assurda, equiparabile solo a stipendiare il proprio capo pur di lavorare per lui. Dell’etica e delle questioni morali non ce ne frega niente.

Passiamo dunque allo sfatare i falsi miti messi in circolazione dai sedicenti guru e consiglieri dell’editoria:

1. “Per autopubblicarsi è necessario pagare, come nell’editoria a pagamento”
Completamente falso. Ci si può autopubblicare senza spendere un centesimo, lavorando personalmente su testo, grafica e promozione. Per la copertina, ad esempio, ci sono migliaia di immagini gratuite utilizzabili a scopi commerciali, pronte per essere usate e permettere anche a chi non sa usare un programma di fotoritocco o non sa disegnare di farsi la sua copertina. Inoltre, in giro per il web ci sono molte iniziative gratuite che permettono all’autore di avvalersi di servizi di editing ecc. gratuitamente.

2. “Ma per avere un buon libro occorre investirci e assumere dei professionisti: tanto vale pagare un editore a pagamento”
La prima parte della frase è parzialmente vera: infatti, grazie alla moltitudine di community nella rete, è possibile trovare persone competenti disposte ad aiutare con editing, correzione bozze (nel mondo delle fanfiction queste figure sono numerosissime, lavorano totalmente gratis e si chiamano beta reader) o realizzano copertine e illustrazioni gratuitamente in cambio di pubblicità. In ogni caso, qualora vogliate rivolgervi ad agenzie di servizi, ce ne sono a bizzeffe, per tutti i gusti e per tutte le tasche, anche le più malandate. “Ma allora tanto vale pagare un EAP!” Decisamente no, per due motivi. Il primo è puramente economico: rivolgersi a un’agenzia costa molto, molto meno. Il secondo è che la maggioranza degli EAP non fa niente di ciò che vi promette e vi vende: l’editing non esiste, la grafica fa pena e la promozione è nulla.

3. “In entrambi i casi però l’autore paga. Quindi non c’è differenza”
La differenza c’è eccome, ed è grande quanto una cattedrale. Autopubblicandosi, l’autore investe sì su sé stesso, ma diventa anche il proprio editore e assume il ruolo di un piccolo imprenditore, con tutti i rischi e benefici che questo comporta. È come un libero professionista che si crea da sé il proprio lavoro. Pubblicare a pagamento, invece, significa pagare per lavorare: non solo non guadagnare nulla sul proprio lavoro, ma addirittura pagare per poterlo fare. È il famoso idraulico che viene a casa vostra, vi aggiusta il lavandino e vi dà pure 100€ per ringraziarvi e scusarsi per il disturbo. Esiste, un idraulico così?

4. “Comunque, sia se ci si autopubblica che se si paga per pubblicare, non c’è selezione”
Ancora una volta, nient’affatto. Nel self publishing a fare la selezione è direttamente il lettore, il quale sa che quel libro è offerto direttamente dall’autore e non è stato filtrato da nessuno. Con una pubblicazione a pagamento, invece, il lettore la selezione se l’aspetta: pur essendo un EAP è pur sempre un editore, e l’editore funge da filtro tra il creatore dell’opera e i suoi usufruenti. In altre parole, nel primo caso il lettore è consapevole di ciò che va a leggere e l’autore è trasparente (questo dovrebbe interessare a chi tanto ciancia di etica); nel secondo, il lettore viene imbrogliato.

5. “In entrambi i casi l’autore non avrà lettori”
Falso, falsissimo e stra falso. Se l’autore che si autopubblica gestisce un blog o un sito web di qualità, con uno zoccolo affezionato di lettori (bastano un migliaio di visite al giorno, non cifre astronomiche) e/o frequenta i canali giusti (siti web e forum seri, non luoghi dove ci si scambiano marchette) e presenta un libro con una buona veste, le possibilità di farsi un pubblico sono infinite. Basti pensare agli americani John Locke e Amanda Hopkins, che hanno venduto un milione di copie dei loro eBook autopubblicati. Siamo, appunto, nell’era degli eBook, dove ogni giorno si aprono nuovi scenari e possibilità prima impensabili. Fino a poco tempo fa chi avrebbe mai pensato che un tizio qualunque, senza nome, senza mezzi economici, senza un editore, potesse vendere un milione di copie del suo libro? Pubblicando a pagamento, invece, le possibilità si riducono a zero: se con l’autopubblicazione c’è la possibilità di farsi notare dalle persone, spingere sul passaparola e venir notati anche dai media tradizionali, con un EAP alle spalle questi scenari sono impossibili. I media tradizionali disdegnano sempre di più le pubblicazioni a pagamento – si sono occupate del caso testate come Repubblica e Il Giornale – i siti web e i blog del settore (quelli seri, s’intende, quelli che hanno un qualche valore) ignorano i libri pubblicati a pagamento e non concedono loro spazio e anche i lettori semplici sono sempre più consapevoli di come funziona l’EAP, e si guardano bene dall’avvicinarcisi. Al contrario, l’apertura a chi si autopubblica è sempre più grande.

Infine, una nota personale che riguarda noi di Writer’s Dream: non è certo per un banner pubblicitario che svendiamo le nostre idee e i nostri ideali. Sul forum abbiamo i banner di ebookVanilla e Youcanprint, due ottimi – a nostro parere i migliori – servizi di self publishing in Italia. Non è certo per i 200€ guadagnati da quei banner che sosteniamo l’autopubblicazione: di possibili acquirenti per gli spazi pubblicitari ne abbiamo a bizzeffe; a noi interessa dare spazio a realtà e possibilità in cui crediamo. Il fatto che questi siti affianchino al servizio gratuito di self publishing e distribuzione un’agenzia di servizi letterari che fornisce editing e altro è perfettamente naturale: non sono servizi obbligatori, sono semplici possibilità offerte all’autore. Non c’è niente di sbagliato, immorale, illegale o qualsiasi altro aggettivo sconclusionato che possa venire in mente ai detrattori del self publishing.

Concludendo: se siete tentati dall’idea di autopubblicarvi fatelo senza timore e soprattutto senza farvi impressionare da chi parla di “etica tradita”, vi paragona agli autori a pagamento e vi assicura che finirete all’Inferno degli autori autopubblicati. Il self publishing sta prendendo piede ogni giorno di più, cresce vertiginosamente con il passare delle settimane e sono tanti quelli che credono si tratti del futuro dell’editoria. Tra quei tanti ci siamo anche noi.

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32 Comments
  • Reply

    […] e relativi link. Fatto? Guardate, vi spiegano anche perché editoria a pagamento e self-publishing sono diversi. Okay, ora possiamo […]

  • valutativo
    Reply

    Salve a tutti, ho letto con molto interesse questo articolo e vorrei iscrivermi al forum. Mi sono registrato ieri ma non ho ancora ricevuto la mail di conferma. Vorrei affrontare più nello specifico questo argomento del self-publishing, grazie

  • Reply

    […] delle ragioni esposte in un intervento pubblicato su Writer’s dream (per leggerlo, cliccate qui), da me condivise […]

  • mario vincenti
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    Molto interessante, grazie per i consigli.

  • Reply

    Carolina Carolina, ti becco sempre a litigare 😉
    Ciao a tutti, sono un autore che ha esperienza diretta in materia di self-publishing, infatti ho iniziato autoproducendomi prima di arrivare alla pubblicazione. Vorrei raccontarvi la mia esperienza sperando che sia utile.

    La prima cosa che vorrei dire è che penso anch’io che l’editoria a pagamento sia sbagliata per principio, ma non è giusto trattare gli autori che si rivolgono ad essa come se portassero un marchio d’infamia. Gli autori ne sono soprattutto vittime; a volte per narcisismo, più spesso per ingenuità o mancanza d’informazione. E’ inutile dire “doveva informarsi prima, peggio per lui”; quando ti rendi conto di esserci cascato è già troppo tardi. A volte chi desidera pubblicare un romanzo non ha esperienza di come funziona il settore e vorrebbe solo tenere in mano il proprio libro, per cui finisce per farsi abbindolare da annunci che si trovano spesso anche sui giornali. Io stesso, anni fa, ingenuamente, senza sapere come è considerata l’editoria a pagamento – all’epoca non avevo nemmeno il concetto preciso di cosa fosse – inviai la prima bozza del mio manoscritto a uno di questi “editori” e mi arrivò puntuale l’offerta di pubblicazione; rifiutai non sulla base di un principio etico ma per il semplice fatto che volevano 3000 euro e ho pensato: “Chi ve se incula”.

    Parlando sempre di costi per chi comincia, un problema simile l’ho avuto con un’agenzia letteraria che voleva 700 euro solo per stilare una scheda di valutazione, alla mia richiesta di farlo gratis l’editor si è inalberato e ho preferito lasciar perdere. E qui ci sarebbe da discutere se è giusto che le agenzie chiedano soldi in anticipo o se devono prendere la percentuale sui diritti dopo aver piazzato il libro.

    Dopo un po’ di tempo, vedendo che i primi editori a cui avevo mandato il libro non mi rispondevano, ho deciso di rivolgermi al self-publishing tramite POD (su ilmiolibro.it) e vedere dove mi portava la cosa.

    Ora, per quelli di voi che non hanno esperienza diretta in materia, anche nel campo dell’autoproduzione c’è modo e modo di autoprodursi. Caricare il testo su un servizio di POD con una copertina pescata da internet, editing inesistente e ordinarsene una copia da regalare a mamma effettivamente costa poco e niente, ma non ti porta nulla. Fare un’autoproduzione seria di un certo livello e farla conoscere è tutt’altra, e costa anche molti soldi, tempo e fatica. Io ho deciso di imboccare questa strada e mi sono dato da fare, commissionando copertine a ottimi illustratori, creando la grafica, cercando persone che mi aiutassero nell’editing e curando quanto più possibile ogni dettaglio. Ho messo su un sito promozionale molto curato che facesse da vetrina e chiesto in giro per ottenere delle recensioni da metterci dentro. Ho distribuito copie a destra e a manca, tra editori, critici e lettori, sempre nella speranza che saltasse fuori qualcosa. Sicuramente per fare tutto questo mi saranno partiti 1500 euro senza che me ne venisse quasi niente in tasca, ma se non altro sono stato il padrone di me stesso e non ho ceduto i diritti a nessun delinquente di editore a pagamento, ho voluto credere nel mio progetto e portarlo avanti nonostante le difficoltà.

    Ciò non toglie che dopo un po’ ho iniziato a credere che fosse una fatica inutile in quanto stavo spendendo soldi anche a causa di costi di stampa eccessivi senza che arrivasse una vera svolta. Anzi in verità quando presentavo le copie del libro stampato, gli editori in fiera lo guardavano in modo inorridito e c’è stato anche uno che mi avrebbe pubblicato ma si è rifiutato proprio perché mi ero già autoprodotto. E’ una cosa che ancora non capisco dato che nell’autoproduzione non c’è niente di sbagliato, anzi, permette di fare un giro di prova e vedere se il prodotto funziona su un mercato ristretto, cosa che nel mio caso è successa, quindi dal mio punto di vista un editore dovrebbe sentirsi INCORAGGIATO a pubblicare un autore che si autoproduce perché ha già raggiunto un piccolo pubblico, invece di punirlo perché si è dato da fare per conto suo. Nel fumetto infatti l’autoproduzione è un valore aggiunto, non una vergogna. Questa convinzione che l’autore non possa autoprodursi mi sembra frutto di una concezione arcaica, che punisce l’intenzione invece di valutare il merito.

    A un certo punto il sito è stato notato da un editor che cercava un nuovo progetto, il quale, senza dirmi chi fosse, si è ordinato una copia del romanzo, se l’è letto e gli è piaciuto molto. Così mi è arrivata un’offerta per la pubblicazione, da parte di un editore non grandissimo ma serio. Questo mese il mio romanzo è finalmente uscito e ha dato un senso a tutta la burrascosa avventura iniziata con l’autoproduzione.

    Ammetto di aver avuto una botta di culo che non potrà capitare a tutti… però è stata anche una botta di culo costruita attraverso un grande lavoro, una botta di culo meritata.
    Per me è stata una grande soddisfazione vedere che tutto il sudore speso da me e dai miei collaboratori in una cosa apparentemente modesta come un’autoproduzione ha contribuito a creare l’immagine di un prodotto ben fatto e vendibile al punto di attirare l’attenzione di un vero editore che non mi ha chiesto un soldo per pubblicare. Sono contento di aver avuto la dimostrazione che anche oggi, anche in Italia, il duro lavoro e il merito possono venire ripagati, e che l’esordiente non deve necessariamente scegliere solo se prendersela in quel posto, o scendere a compromessi e prendersela doppiamente in quel posto. C’è una terza via, però tocca farsi il mazzo. Adesso ho iniziato a pubblicare e se avrò anche solo un po’ di successo, un domani potrò dire con fierezza ecco, mi sono fatto da solo, non mi sono svenduto; e se qualcuno mi dirà una sola parola sul fatto che l’autoproduzione è uguale alla pubblicazione a pagamento potrò a buon diritto mandarlo a quel paese.

  • Luca
    Reply

    Ci tengo a precisare che sono d’accordo con te. Io però non mi riferisco alle case editrici o ai POD, ma mi sto riferendo agli autori. Forse sono nel sito sbagliato, ma mi è capitato in giro per il Web di sentire giudizi sprezzanti nei confronti degli autori che hanno pubblicato a pagamento, definendoli quasi come dei mostri che riempiono il mercato di carta straccia, con un marchio incancellabile di “scrittore fallito” e quant’altro, solo perché non sono passati attraverso un filtro di selezione serio, filtro che comunque può mancare anche nell’autopubblicazione. Comunque è chiaro che, se dovessi scegliere adesso come adesso, sceglierei l’autopubblicazione, anche perché se non altro, hai sotto controllo la vendita delle copie del tuo libro, sai quante copie hai venduto. Alcune case editrici purtroppo imbrogliano anche su questo, il che, se hai tra l’altro pubblicato pagando, significa prendersela nel di dietro due volte.

  • Reply

    Non capisco perché così spesso nei confronti tra editoria a pagamento e POD ci si dimentica di precisare un elemento che fa la differenza a mio parere più cruciale tra le due modalità: la proprietà esclusiva dei diritti del testo. Con l’editoria a pagamento l’autore paga l’editore e gli cede pure i diritti del proprio testo per tot anni. Con il POD l’autore paga per la stampa di tot copie ma conserva la proprietà esclusiva della propria opera.
    Mi sembra una precisazione importantissima.
    Carolina Cutolo

  • Reply

    L’articolo si apre dicendo che a noi dell’etica non importa un fico secco… Non ho la minima intenzione di parlarne, perché per me il “problema etico” non esiste in nessun caso.
    La differenza sta nel fatto che nessuno ti mena il can per l’aia dicendo “sei bravissimo, ma non abbiamo i soldi/il mercato funziona così/non ce la facciamo a reggere i rischi/qualsiasi altra scusa possibile e immaginabile”, ma sei TU autore che consapevole del fatto che non c’è nessun filtro decidi di proporti e rischiare di essere preso a calci dal pubblico. L’editore a pagamento è un editore, e come tale si crede faccia da filtro. Perlomeno, lo credono gli autori che ci pubblicano.
    Che poi le eccezioni ci siano certo, è vero. Rimane sempre il discorso, però, del “pagare per lavorare”: autopubblicarti non è pagare il tuo datore di lavoro, è aprire una propria attività e darsi da lavorare da soli.

  • Luca
    Reply

    Se mi è concesso esprimere la mia opinione, pur rispettando quello che è stato scritto fino adesso, l’unica differenza tra l’autopubblicazione e l’editoria a pagamento sta nel risparmio di soldi. Dal punto di vista etico, che differenza c’è? Si dice che le case editrici a pagamento pubblicano di tutto senza nemmeno leggere i manoscritti, quindi chi pubblica a pagamento in un certo senso prende una scorciatoia. A parte il fatto che non sono convinto che TUTTE le case editrici a pagamento usino questa pratica, colui che si autopubblica, non usa la stessa scorciatoia? Si dice che chi pubblica a pagamento lo fa perché è stato rifiutato dalle case editrici serie, ma siamo sicuri che la stessa cosa non valga per chi decide di autopubblicarsi?
    Io non ce l’ho con i POD, anche perché sono onesti e dicono chiaramente che cosa sono e cosa offrono. Ma non sono d’accordo con il fatto che chi pubblica a pagamento è uno pseudo scrittore fallito, e chi si autopubblica invece no.
    Siamo proprio sicuri che tutti, ma proprio tutti tutti gli scrittori che hanno pubblicato a pagamento sono scadenti?

  • filippo
    Reply

    Peraltro, nel frattempo, anche ilmiolibro – cito una comunicazione che è arrivata l’altro ieri a me ed immagino a tutti gli iscritti – ha messo l?ISBN a pagamento, ayame ti risulta? a questo punto quali siti sono rimasti che danno l’ISBN gratuitamente?
    grazie
    filippo

  • kristalia
    Reply

    Grazie, molto gentile. Anche se più che di perplessità si tratta di condizioni scritte. Spero davvero siano “accomodabili”.

  • Reply

    Riporto le tue perplessità allo staff di ebookVanilla, ma credo si tratti solo di formalità.

  • kristalia
    Reply

    Ti riporto il testo che ho ricevuto.
    ******
    IL TUO LIBRO, QUALORA ORDINATO ANDRA’ IN STAMPA IN QUESTO FORMATO (A5, 148mm x 210mm).
    IL MARGINE SUPERIORE E’ IMPOSTATO A 21 mm MENTRE QUELLO INFERIORE A 17 mm.
    L’INDICE DEVE INIZIARE IN UNA NUOVA PAGINA DISPARI
    OGNI CAPITOLO DEVE INIZIARE IN UNA NUOVA PAGINA DISPARI
    Per impaginare correttamente il tuo libro, cancella il testo di questa guida e incolla il testo del tuo romanzo ricordandoti che l’indice e l’inizio dei capitoli devono necessariamente cominciare nelle pagine dispari.
    Nell’ultima pagina del tuo libro deve essere inserita la pagina del copyright di ebook Vanilla che trovi nell’ultima pagina di questa guida.
    Per la scelta del font, qui trovi già impostato il carattere Garamond a corpo 11, il migliore e più leggibile tra tutti i font.
    Per il titolo di tutti i capitoli ti consigliamo di usare il font garamond grassetto a corpo 11.
    Il capitolo deve iniziare sempre in una nuova pagina dispari, come questo.

    Copyright © 2011 Vanilla
    Se vuoi diffondere questo libro tramite il tuo sito web, blog o pagina ufficiale, devi richiedere con esito positivo il consenso scritto dell’editore
    *************
    Ecco, tra l’altro, visto che si tratta di POD, l’autore non cede i diritti: per quale motivo il consenso deve essere richiesto a loro? O non è un POD?
    Sai, Ayame, io stavo pensando di passare a loro, ma, almeno da quanto leggo, sono esitante.

  • Reply

    I libri di Writer’s Dream vengono pubblicati da ebookVanilla, e l’impaginazione l’abbiamo curata noi normalmente :)

  • kristalia
    Reply

    Io spero che tu abbia ragione. Sono felice di sbagliare, però il file di impaginazione che hanno voluto mandarmi, dice testualmente: “Ogni capitolo deve iniziare in una nuova pagina dispari”. Questo mi ha sconcertata alquanto.

  • kristalia
    Reply

    Sì, ma EbookVanilla ha una linea grafica non sempre condivisibile: a me non piace dover iniziare ogni nuovo capitolo dalla pagina dispari, lasciando la precedente bianca. Perché? Nessun libro è impostato così. Il capitolo inizia nella pagina successiva a prescindere che sia pari o dispari.
    Ci ho pensato a lungo, ma, alla fine, ho rinunciato.

  • Reply

    Dà l’ISBN a pagamento, sì. Prova a rivolgerti a ebookVanilla.

  • filippo
    Reply

    ciao ayame, grazie dell’interessamento: ho provato a sottoporre la questione al servizio clienti de ilmiolibro, ma mi hanno ribadito che l’opera può essere o tutta in bianco e nero, oppure tutta a colori, non è cioè possibile un mix. Proverò senz’altro con yuocanprint ma mi sembra che, in un precedente post, non è citato come uno dei servizi che ti da l’ISBN gratuitamente, è così?
    In questo caso sai di qualche operatore che da l’ISBN gratuito e, allo stesso tempo, fornisce o potrebbe fornire un prodotto con parti in bianco e nero e parti a colori?
    Mille grazie
    Filippo

  • Reply

    Praticamente tutti i self publishing lo permettono, basta selezionare l’interno come “a colori”, come appunto già opti. Il consiglio è quello di contattare direttamente i pod in questione e farti fare un preventivo sulla base di quello che effettivamente ti serve. Youcanprint, per esempio, offre il servizio di assistenza in chat, quindi puoi partire da lì.

  • filippo
    Reply

    ciao a tutti, molto utile ed approfondita la discussione; già sapevo qualcosa di self publishing, anche perchè sto cercando di pubblicare anch’io la mia opera, si tratta di una guida, per cui ci sono contenuti a colori (tipicamente foto, mappe, ecc) ed in bianco e nero (il resto): sapete se esiste un self publishing che permette di coniugare queste due modalità in una sola opera ed anche il relativo prezzo?
    mi spiego meglio: è noto che le pubblicazioni in bianco e nero costano di meno e buona parte del contenuto della mia opera è compatibile con il bianco e nero; tuttavia è imprescindibile che parte dei contenuti – minoritaria – sia a colori; ad oggi tutti i siti visitati forniscono o un prezzo a colori od uno in bianco e nero, con il risultato che dovrei optare per un’opera a colori, più costosa: non esiste un operatore con il quale sia possibile coniugare queste due modalità in una sola opera e di conseguenza anche il prezzo?
    Grazie mille
    Filippo

  • Reply

    Grazie mille per le informazioni sui vari POD a costo zero, e con o senza acquisto di codice ISBN.

    Sul fatto di informare, non ho mai detto che “non vi preoccupate” di dire alle persone di informarsi (perché mi attribuite questa generalizzazione che non ho mai fatto?) ho solo fatto presente che parlando dei disservizi dell’EAP confrontandoli coi servizi del POD si rischia di dare per scontato che disservizi nel POD non ce ne siano mai. A me sembra molto diverso da un’accusa generica di “non preoccuparvi” di dire a chi legge di informarsi.
    Perché è così difficile pensare che si sta collaborando ad informare chi legge e così facile invece sentirsi giudicati se qualcuno aggiunge informazioni o precisazioni che mancano perché il discorso sia il più completo possibile?

    Poi secondo me (ma naturalmente è la mia opinione) è sempre meglio ribadire concetti già detti piuttosto che omettere, perché qualcuno potrebbe essere appena venuto a conocenza del fenomeno di cui si parla, non c’è niente di male. E in caso non ci si voglia ripetere c’è sempre la possibilità del link a precedenti spiegazioni, sul quale chi sa bene di cosa si parla può evitare di cliccare, ma chi non lo sa ha la possibilità di approfondire.

    A proposito degli slogan di Youcanprint non condivido le vostre considerazioni perché non considero il POD editoria, ma nel migliore dei casi autoproduzione, (che è cosa nobilissima). La migliore editoria e il miglior POD sono due cose diverse, che partono da premesse diverse e funzionano in modo completamente diverso, il fatto che possano avere obbiettivi comuni (cioè vendere libri) non fa di due operazioni di pubblicazione la stessa cosa, quindi dire che attraverso il POD si accede al mondo dell’editoria per me resta falso e ingannevole.

    Sulla questione “morale” invece non capisco a cosa vi riferiate, probabilmente il senso che diamo alla parola “morale” o “etico” è diverso, perché per me l’eticità attiene alla valutazione (relativa e personale naturalmente, ma inevitabile) di giusto o sbagliato, e nel caso di un progetto attiene alla sua correttezza e alla sua trasparenza, nel caso specifico qui trattato al fatto che va bene pubblicizzare i propri servizi e il proprio nome (ci mancherebbe, anche EbookVanilla lo fa, e molto correttamente a mio parere), ma per esempio non promettendo il falso come fa Youcanprint.
    Però appunto dite che non vi interessa e siete liberi di non interessarvene, ci tenevo solo a dire perché invece per me la questione “morale” è importante e imprescindibile.

    Grazie per questo scambio di idee, anche quando le opinioni sulla stessa questione sono diverse confrontarsi è sempre un’importante occasione di approfondimento, riflessione e magari riconsiderazione di alcuni aspetti del proprio punto di vista. Per me questo confronto lo è stato.

    Carolina Cutolo

  • Reply

    1. Dite che è completamente falso sostenere che per autopubblicarsi è necessario pagare. Questo è vero nel caso di alcuni progetti che prevedono costi di stampa solo in base alle ordinazioni, ma se si vuole il codice ISBN bisogna pagarlo, non si può scrivere che non si spende un centesimo senza fare questa importante precisazione. Inoltre, se si vuole toccare con mano e controllare che nella stampa vada tutto bene prima di vendere il proprio libro, bisogna ordinare almeno una copia per sé e farsela recapitare (cosa peraltro a mio parere consigliabile), spendendo una cifra irrisoria, certo, ma secondo me anche questo era da precisare. Mi risulta inoltre ulteriormente riduttiro fare riferimento alla questione non solo senza spiegare che tipo di servizio POD permette di spendere solo sul codice ISBN (ed eventualmente sull’acquisto di una copia di controllo) se non fornite informazioni precise su quali progetti prevedono questo tipo di servizio.
    A me sarebbero utili queste informazioni, vi chiedo la cortesia di aggiungerle, magari includendo vari progetti di questo tipo e non solo EbookVanilla che è vostro partner.

    Lulu non lo fa pagare, l’ISBN; non lo fa pagare nemmeno LibreriaUniversitaria – che ha un servizio di self publishing; e nemmeno Narcissus. Nemmeno Boopen (ora PhotoCity) fa pagare l’ISBN, e così anche IlMioLibro.it. Anche Lampi di Stampa dà gratuitamente l’ISBN. Non ho scritto l’articolo pensando a ebookVanilla, che è una realtà piuttosto nuova, ma a nomi storici – quali sono appunto Lulu, IlMioLibro e Boopen.

    2. Concordo su tutto, tranne che, formulata così, la questione dà per scontato che invece TUTTO il POD fornisca servizi validi. Ritengo più onesto invitare in ogni caso ad informarsi bene e a cercare testimonianze di chi ha pubblicato con vari POD, in modo da essere più sicuri di ottenere quello per cui si paga. Questa non dovrebbe essere una sorta di competizione tra POD ed EAP, ma un dibattito che aiuti chi vuole pubblicare ad orientarsi nel modo migliore possibile.

    E infatti non è una gara tra POD ed EAP (gli EAP non entrano mai in gara, non c’è nessun motivo per consigliarli o per cui, in qualsivoglia occasione, sia opportuno pubblicare con loro). È perfettamente logico che prima di pubblicare con qualcuno ci si deve informare: è talmente logico da essere scontato. Se qualcuno non ci pensa… Beh, affari suoi. Mi è appena arrivata la mail di una persona che ha firmato il contratto con un EAP e ora non vuole pagare perché ha letto in internet che l’EAP non è una gran cosa. Bisogna informarsi prima, e francamente dato che sono quattro anni che lo ripeto se non lo scrivo in un articolo non credo caschi il mondo. Anche perché se qualcuno sta leggendo significa che si sta già informando… Questo sito nasce proprio per informare, dire che non ci preoccupiamo di dire alle persone che devono informarsi è ridicolo!

    3. Qui manca una cruciale differenza tra POD ed EAP che non menzionate: nel POD si resta proprietari dei diritti del proprio testo, nell’EAP invece no. Quindi nel primo caso si paga nel migliore dei casi pochissimo restando in possesso dei diritti dell’opera, nel secondo caso si pagano cifre spesso spropositate rinunciando oltretutto per diversi anni all’esclusiva prorietà dell’opera, che diventa di proprietà dell’editore.

    Vero.

    5. Giustissimo, tranne che un migliaio di visite al giorno NON è una cifra trascurabile. Concordo che il web fornisce possibilità di diffusione potenzialmente illimitate, questo vivaddio è innegabile, ma bisognerebbe chiarire che però non le garantisce, e che i casi di milioni di copie vendute non solo la regola, ma l’eccezione. Dunque è assolutamente reale la democraticità dell’accesso e della costruzione della propria visibilità, ma bisognerebbe precisare che non si tratta di un effetto automatico ma di un’operazione tutta da costruire con un necessario sforzo di intelligenza e creatività, proprio perché sono sempre di più le persone che cercano di fare pubblicità autonomamente ai propri blog e ai propri testi, quindi distinguersi e attirare l’attenzione è ogni giorno più difficile.

    Invece è proprio una questione di creatività: proprio perché attirare l’attenzione è difficile, una voce fresca, innovativa e interessante si nota come una macchia nera su un muro bianco. Tante persone attorno a me costruiscono dal nulla blog con un vasto seguito: occorre avere le carte in regola per farlo, però, ed è sempre il solito discorso che non tutti possono avere successo. Non c’è posto per tutti, al contrario di quanto sostengono alcune campagne pubblicitarie.

    Allo stesso modo, a mio parere, la frase di Youcanprint è ingannevole, perché è una promessa velata di un successo che NESSUNO, neanche un grande editore, può essere certo a priori di mantenere. Per me c’è questa grossa differenza tra EbookVanilla e Youcanprint, che il primo non ha bisogno di usare slogan fraintendibili e promesse ambigue ed è molto attento, pur con la giusta dose di ottimismo visti i tempi di sviluppo accelerato del POD, a parlare di potenzialità e non di fantomatici accessi al mondo editoriale, il secondo invece non si fa problemi a promettere qualcosa che non può avere la certezza di mantenere.

    Un conto è la pubblicità ingannevole, un conto la pubblicità. La pubblicità deve invogliare qualcuno ad acquistare o a usufruire di un servizio; la cosa divertente, sotto un certo punto di vista, è che se disegnare un abito non ti proietta nel mondo della moda, pubblicare un libro ti fa effettivamente entrare in quello editoriale. Non amo molto le formule pubblicitarie di YouCanPrint, ma offrono un ottimo servizio, e quando si parla con gli operatori – dato che tutta la procedura è guidata da un operatore – nessuno ti promette grandi vendite o altro. Anzi.

    liquidando le motivazioni di tale disprezzo con la famigerata formula del “me ne frego”.

    A noi non interessa la morale. La morale la lasciamo alla coscienza di ognuno, noi non ci vogliamo entrare. Non siamo qui per giudicare chicchessia, quindi non vedo perché dovrebbe importarci dei risvolti etici e morali di qualsiasi servizio. Noi esaminiamo le cose alla luce dei fatti, non delle impressioni personali; che dai fatti si traggano opinioni personali, poi, è logico e innegabile, ma partire ad analizzare qualcosa alla luce di una cosa tanto personale e variabile come la morale e l’etica è fuori da qualsiasi campo d’interesse di questo blog.

  • Reply

    Rispondo dopo a tutto il resto, perché sto finendo un lavoro importante, ma vorrei chiarire una cosa: il “ce ne freghiamo” si riferisce a qualsiasi implicazione morale, sia dell’editoria a pagamento che quelle – presunte – del self publishing. Non ci è mai interessato parlare di morale. La morale è un concetto personale, e noi non ci vogliamo avere niente a che fare. “Pubblicità ingannevole” non è morale, è illegalità e ci interessa eccome. E quando parlavamo di blogger che cianciano, non mi riferivo certo a Scrittori in Causa.

    Per tutto il resto, torno tra una mezz’ora.

  • Reply

    Come saprete su Scrittori in Causa abbiamo pubblicato un articolo (scritto da me e revisionato da tutta la redazione) che corrisponde esattamente alla vostra descrizione:

    “sentirete molti blogger cianciare di etica compromessa in egual modo dal self publishing e dall’editoria a pagamento”

    Per poi aggiungere, a proposito delle questioni etiche da noi e da altri sollevate a proposito di marketing ingannevole:

    “Noi, francamente, ce ne freghiamo”.

    Peccato, dico sul serio, peccato per l’approccio sprezzante a un’opinione diversa dalla vostra (quel “ciancare” assolutamente gratuito), e peccato per la soluzione storicamente (e tristemente) celebre del “me ne frego”, perché sarebbe stato più interessante e proficuo per me confrontarmi con un interlocutore più rispettoso, ma ritenendo nonostante tutto interessanti molte delle vostre considerazioni su questo tema controverso, vorrei ugualmente provare a dire la mia su quanto da voi qui sostenuto. Vado per ordine:

    1. Dite che è completamente falso sostenere che per autopubblicarsi è necessario pagare. Questo è vero nel caso di alcuni progetti che prevedono costi di stampa solo in base alle ordinazioni, ma se si vuole il codice ISBN bisogna pagarlo, non si può scrivere che non si spende un centesimo senza fare questa importante precisazione. Inoltre, se si vuole toccare con mano e controllare che nella stampa vada tutto bene prima di vendere il proprio libro, bisogna ordinare almeno una copia per sé e farsela recapitare (cosa peraltro a mio parere consigliabile), spendendo una cifra irrisoria, certo, ma secondo me anche questo era da precisare. Mi risulta inoltre ulteriormente riduttiro fare riferimento alla questione non solo senza spiegare che tipo di servizio POD permette di spendere solo sul codice ISBN (ed eventualmente sull’acquisto di una copia di controllo) se non fornite informazioni precise su quali progetti prevedono questo tipo di servizio.
    A me sarebbero utili queste informazioni, vi chiedo la cortesia di aggiungerle, magari includendo vari progetti di questo tipo e non solo EbookVanilla che è vostro partner.

    2. Concordo su tutto, tranne che, formulata così, la questione dà per scontato che invece TUTTO il POD fornisca servizi validi. Ritengo più onesto invitare in ogni caso ad informarsi bene e a cercare testimonianze di chi ha pubblicato con vari POD, in modo da essere più sicuri di ottenere quello per cui si paga. Questa non dovrebbe essere una sorta di competizione tra POD ed EAP, ma un dibattito che aiuti chi vuole pubblicare ad orientarsi nel modo migliore possibile.

    3. Qui manca una cruciale differenza tra POD ed EAP che non menzionate: nel POD si resta proprietari dei diritti del proprio testo, nell’EAP invece no. Quindi nel primo caso si paga nel migliore dei casi pochissimo restando in possesso dei diritti dell’opera, nel secondo caso si pagano cifre spesso spropositate rinunciando oltretutto per diversi anni all’esclusiva prorietà dell’opera, che diventa di proprietà dell’editore.

    4. Grazie, questa è una precisazione molto interessante e pertinente.

    5. Giustissimo, tranne che un migliaio di visite al giorno NON è una cifra trascurabile. Concordo che il web fornisce possibilità di diffusione potenzialmente illimitate, questo vivaddio è innegabile, ma bisognerebbe chiarire che però non le garantisce, e che i casi di milioni di copie vendute non solo la regola, ma l’eccezione. Dunque è assolutamente reale la democraticità dell’accesso e della costruzione della propria visibilità, ma bisognerebbe precisare che non si tratta di un effetto automatico ma di un’operazione tutta da costruire con un necessario sforzo di intelligenza e creatività, proprio perché sono sempre di più le persone che cercano di fare pubblicità autonomamente ai propri blog e ai propri testi, quindi distinguersi e attirare l’attenzione è ogni giorno più difficile.

    Per quanto riguarda invece la nota personale con cui concludete, definite “due ottimi – a nostro parere i migliori – servizi di self publishing in Italia” EbookVanilla e Youcanprint, e giustamente (considerandoli validi) ritenete assolutamente coerente dare spazio ai loro banner pubblicitari piuttosto che ad altro. Niente da dire su EbookVanilla, che promuove i propri servizi senza mai, e dico mai incappare in formule ambigue. Su Youcanprint invece mi permetto di dissentire. Forse per voi non è importante (anzi, dite proprio che VE NE FREGATE) la questione della pubblicità ingannevole, che è l’unico motivo per cui Scrittori in Causa paragona il POD all’EAP, e cioè l’uso di formule ambigue per ingannare l’ingenuità dei consumatori meno attenti, per me invece è fondamentale, e trovo profondamente scorretto che Youcanprint dichiari sul proprio sito, testualmente, che “permette a chiunque di accedere al mondo dell’editoria”.
    Recupero un esempio che ho fatto altrove per chiarire meglio:

    Se un sarto pubblicizza i propri servizi con slogan del tipo: “disegna il tuo abito, realizzalo grazie a noi, e accedi finalmente al magico mondo dell’alta moda”, non è semplicemente paraculo, è anche ingannevole, cioè vìola delle leggi ben precise che prevedono certi limiti entro i quali la pubblicità può esprimersi. Se per esempio una pubblicità dice il falso sul prodotto (o sul servizio) che promuove, è perseguibile, perché inganna i consumatori.
    Allo stesso modo, a mio parere, la frase di Youcanprint è ingannevole, perché è una promessa velata di un successo che NESSUNO, neanche un grande editore, può essere certo a priori di mantenere. Per me c’è questa grossa differenza tra EbookVanilla e Youcanprint, che il primo non ha bisogno di usare slogan fraintendibili e promesse ambigue ed è molto attento, pur con la giusta dose di ottimismo visti i tempi di sviluppo accelerato del POD, a parlare di potenzialità e non di fantomatici accessi al mondo editoriale, il secondo invece non si fa problemi a promettere qualcosa che non può avere la certezza di mantenere.

    Concludo ringraziandovi in completa sincerità per il vostro contributo e gli interessantissimi spunti di discussione sulla questione, pur rammaricandovi che per fornirli abbiate dovuto ricorrere al disprezzo per le altrui opinioni (quella di Scrittori in Causa e di altri blog che equiparano il marketing ingannevole di POD ed EAP) e liquidando le motivazioni di tale disprezzo con la famigerata formula del “me ne frego”.

    Carolina Cutolo

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    C’è o non c’è in libreria, un libro pubblicato con l’EAP è sempre una fregatura per lo scrittore. @Kristalia, per la parte dell’autopromozione posso darti qualche consiglio, se può farti piacere. Io la trovo molto divertente se la si fa con creatività. Basta entrare, imparare le regole del gioco e giocare ;). Puoi trovarmi su http://www.robertotartaglia.com

    Un abbraccio a tutti!

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    @Kristalia: lieta che l’articolo ti sia piaciuto. Per quanto riguarda Albatros in Mondadori e Feltrinelli, solitamente si tratta di autori locali, che si mettono d’accordo con i responsabili della libreria di zona; anche da me, di tanto in tanto, spuntano titoli del Gruppo Albatros in libreria; ho parlato coi titolari, chiedendo come mai li tenessero. La risposta è stata “per fare un favore agli autori, perché insistono tantissimo. Tanto, non ne vendo mai.”

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    Ps: resta il mistero di come faccia Albatros a entrare nel mercato. Un sospetto è lecito? Che sia legata a qualcuno?

    Kristalia

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    Questo articolo capita a fagiolo, stamattina. Ho visto proprio ieri sera, che alcuni libri editi da Albatros Il filo, non solo sono nelle librerie Feltrinelli, ma addirittura vengono presentati nei Multicenter Mondadori.
    È comprensibile che abbia dormito male stanotte, perché, per quanto se ne parli mali, questi riescono a penetrare il mercato più di quanto sia dato ai piccoli editori seri. Confesso, sono un po’ amareggiata. Per quanto riguarda me, ho fatto una scelta che, come dice chi ha scritto l’articolo, è l’equivalente di un’impresa con tutto quello che comporta in termini di rischi e investimenti. Per me è normale, perché ho passato la mia vita a gestire il rischio d’impresa, avendo sempre lavorato autonomamente e anche in questo caso, ho seguito la mia propensione. Ma è dura! Perbacco! È dura perché il mondo editoriale è tutt’altro che trasparente, ma persevero. Il mio romanzo è uscito a luglio: dopo aver ottenuto la valutazione del manoscritto e averlo sottoposto all’editing, mi sono risolta a contattare youcanprint, che, a conferma di quanto avete scritto, non mi ha chiesto un centesimo per la pubblicazione. L’editing era già stato fatto e per tutto il lavoro grafico, inclusa la copertina, ho accettato l’aiuto (offerta gratuita) di professionisti. Per il booktrailer, invece, ho scelto Keitai. Naturalmente, la parte più ostica – e che ve lo dico a fare – è la distribuzione e, quindi, la disponibilità delle librerie ad accogliere un libro autopubblicato o edito da piccole case editrici. È la solita storia.
    Con questa testimonianza, confermo quanto scritto nell’articolo e mi complimento per la lucida analisi. Un po’ di chiarezza da parte di siti autorevoli, come il vostro, ci voleva. Per questo, vi ringrazio.

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    Un po’ di luce nel mare buio delle opinioni contrastanti. E come al solito, facendolo un po’ mio, diffondo la notizia nei miei canali

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    Punto di vista assolutamente condivisibile :)

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    Cosa dire: ottimo post. Io sono un autore autopubblicato che ha già avuto le sue belle soddisfazioni e che aspira a molto di più. Ma sono anche uno che, prima di affidarsi al self publishing, ha tentato la via dell’editoria tradizionale, incappando, purtroppo, anche nell’EAP (ma senza farsi fregare). Per questo non posso che applaudire questo post e inserirlo nel mio newsradar su http://www.facebook.com/viverediscrittura.
    Complimenti!

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