Sygrid scrive nel forum:
Non so voi, ma io conosco parecchie persone che, pur definendosi appassionate lettrici, divorano con la medesima intensità capolavori e ciofeche, con l’unica pretesa che la narrazione sia serrata e ricca di colpi di scena.
Non dico che quello che a me sembra illeggibile non possa ad altri risultare piacevole, questione di gusti, né che un autore non sia capace di conquistare il cuore del suo pubblico pur con notevoli pecche stilistiche, ma a volte mi chiedo se valga davvero la pena di affannarsi tanto per mantenere il punto di vista stabile, la trama coerente, e di lambiccarsi il cervello per inventare sinonimi e metafore che arricchiscano il testo, quando tanti lettori certi dettagli non li notano nemmeno…


11 commenti
barbara on 2-25-2011 at 11:25 am
I lettori non sono tutti uguali: c’è chi legge tanto per avere emozioni e chi cerca qualcosa di più da un libro. Io, per mio conto, se il libro è scritto male, può avere tutta la trama avvincente che vuole, o non lo finisco (e lo tiravo nel cestino della spazzatura, prima di anobii) o faccio una gran fatica che non ne vale la pena. Ma la sensibilità allo stile è frutto di letture sulle quali si è formato il gusto personale. Secondo me la maggior parte dei libri italiani contemporanei sono scritti in una lingua nel migliore dei casi fastidiosa (calchi dall’inglese, lunghi periodi sintattici involuti, mancanza di fluidità)e questo probabilmente sta producendo i suoi effetti sui lettori. E’ come per cinema e televisione, l’abbassamento del livello qualitativo a favore della quantità produce gente di bocca più che buona. E poi non so se vale ancora la vecchia distinzione fra generi “alti” e “bassi”, vale a dire che dalla letteratura di consumo (giallo, horror, fantastico, fantascienza, etc. etc.) e letteratua. Suppongo di no a livello conscio, ma a livello inconscio secondo me vige ancora. Chi legge un romanzo di genere, vuole solo i fatti, i colpi di scena, la suspance. E gli autori e soprattutto gli editori pensano che vada bene così. D’altra parte Dan Brown docet: scritto nello stile anglosassone più piatto e corrivo, corredato (l’ho letto in inglese e lo so) di errori clamorosi nelle parti redatte in italiano, ha fatto un mucchio di soldi, perché non dovrebbero farlo anche gli altri? E per ultimo ci sono le scuole di scrittura creativa che appiattiscono tutto. Per riuscire graditi agli insegnanti e sperare forse in una pubblicazione bisogna scrivere come dicono loro, cioè male. Quindi mi perplimo tanto anch’io quando mi metto in testa di scrivere bene. Ma mi perplimo ancora di più quando leggo romanzi e racconti pubblicati che io avrei cestinato alla grande.
simone on 2-25-2011 at 12:14 pm
i lettori non sono tutti uguali e lo stesso lettore è diverso a seconda del periodo in cui si trova. Se sono stressato prediligo gialli e noir con stili scorrevoli, giusto per staccare la testa e rilassarmi. Se invece sono più fresco mentalmente mi leggo anche cose ben più complesse.
Poi i gusti sono molto personali, e derivano dal bagaglio di letture che ognuno ha. Per esempio a me “il suggeritore” ha fatto veramente correre in bagno, mentre leggo di altri utenti del forum che lo osannano come un capolavoro. Chi ha ragione? Tutti e due probabilmente.
Nox A.M. Ruit on 2-25-2011 at 12:52 pm
Scrivere un bel libro non ha nulla a che vedere con la somma delle tante regolette sui POV, le coerenze, i sinonimi, gli avverbi di cui si riempiono tante pagine di manuali, blog e bignamini del perfetto writer. Un libro è quanto di più olistico esista al mondo. La metascrittura è utile fino a un certo punto: scrivete il libro e poi ogni lettore riconoscerà il suo.
Vocedelsilenzio on 2-25-2011 at 4:17 pm
Io amo la Woolf ma amo anche Joanne Harris. Adoro follemente la scrittura di Proust, ma mi sono goduto anche qualche libro di Wilbur Smith.
Dipende da cosa cerca uno in quel determinato momento, a mio avviso. Oppure si amano diversi libri per diverse ragioni. Non posso dire di amare Proust per i colpi di scena come non posso dire di amare la ricchezza linguistica di Wilbur Smith.
Ma quando scrivi, le cose sono, a mio parere, ben diverse, perché TU devi scrivere quello che TU vuoi. Quando io scrivo voglio che tutto sia in ordine, sia curato, sia sviluppato. Non mi interesso di quello che gli altri hanno scritto e apprezzato. Quando si pensa al lettore e non a se stessi, secondo me si sbaglia tutto. Se tu preferisci scrivere alla Meyer piuttosto che alla Joyce poco importa, a mio parere. Però devi volerlo tu!
Certo, poi, tra lo scrivere e il pubblicare è tutto un altro paio di maniche.
samanta on 2-26-2011 at 9:54 am
Scrivere è un’arte, un lavoro; leggere è un piacere, pubblicare… beh! pubblicare e riuscire a vendere libri è altro mondo. So di gente “importante” e “famosa” che non scrive per professione, che viene pubblicata solo perchè lo deve essere; poi se ci sono errori, frasi poco scorrevoli e punteggiatura, vale poco.
Ma il lettore è un essere complesso, basti pensare al lettore di Calvino ne “Se una notte d’inverno un viaggiatore” e vedremo che il lettore è un uomo e, come tutti gli uomini hanno momenti e momenti, sfaccettature e umori quindi prima leggerà Wolf e poi, magari, Moccia!!!
Sakura87 on 2-26-2011 at 2:37 pm
Credo che finché il lettore legge ciofeche e grandi classici e li apprezza entrambi pur valutandone i limiti non sia un problema. Il problema è quando legge solo ciofeche e gli piacciono tutte.
Credete che molte lettrici, non so, di goth-romance, sappiano apprezzare le differenze tra una Rice e una Meyer? O molti lettori di fantasy riescano a valutare correttamente una Licia Troisi paragonata a un Terry Brooks (dico Brooks per non dire Tolkien, ché altrimenti è come sparare sulla Croce Rossa)?
Il livello medio del mercato è tragico e forma lettori dal palato d’amianto che al massimo si infastidiscono quando uno scrittore usa frasi troppo lunghe o un lessico troppo ricercato.
Sakura87 on 2-26-2011 at 2:38 pm
Se non si fosse capito, la mia risposta alla domanda è: no, il lettore medio italiano è diseducato alla lettura. Basti vedere le classifiche di vendita quali sono.
Nox A.M. Ruit on 2-26-2011 at 3:00 pm
leggere non è confrontare le storie, ma confrontarsi con esse.
Taksya on 2-26-2011 at 7:51 pm
Concordo con Sakura.
Il lettore che non possiede un ampio parco giochi, tende ad abituarsi a quello che il mercato propone… e non è che il nostro mercato offra poi così tanta scelta.
Nox… io posso anche confrontarmi con le storie, ma le confronto anche tra di loro e sarebbe un errore non farlo.
E’ questo che mi permette di approfondire la mia capacità di lettore critico e che mi permette di decidere cosa leggere, quando e perché.
Non sempre posso avere voglia del testo profondo… certe volete voglio leggere cavolate, ben consapevole che sono cavolate.
Non tutti i romanzi sono fatti per essere fonte di saggezza o di grandi emozioni.
Se leggo un romanzo di avventura, lo faccio perché voglio divertirmi. Ma se leggo un romanzo di avventura che dice cavolate, per quanto possa essere in cima alle classifiche, resta un libro che dice cavolate e non è detto che mi diverta.
Così come il più profondo dei testi, che potrebbe regalarmi chissà quali emozioni, se scritto male o in un italiano approssimativo, mi regalerà solo fastidio.
Non tutti i lettori sono uguali e lo stesso lettore non è mai uguale a se stesso… basta un minimo fattore e tutto cambia.
La cosa importante è non prenderci sotto gamba.
Confessione di un pessimo lettore « La Voce del Procione on 3-1-2011 at 3:22 pm
[...] i neurotrasmettitori a livelli normali e analizzare cosa ho letto.Rispetto al quesito sul blog di Scrittori Esordienti sono assolutamente convinto che per un autore[...]valga davvero la pena di affannarsi tanto per [...]
Massimo on 3-1-2011 at 5:05 pm
Scrivere bene è un’esigenza e un dovere per chi ama raccontare storie, non c’è scelta.