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Case editrici di qualità


bollino-qualitaoro

Qualità, questa sconosciuta. Non del tutto, a dire il vero; però negli ultimi tempi più che mai si sente il bisogno – perlomeno in questi lidi – di avere qualche certezza in più, riguardo alla qualità dei libri. Dopo l’annosa polemica sulla cosiddetta spazzatura d’autore, sul forum e su tutti i nostri canali si è avviato un dibattito senza fine, ma che si può sintetizzare facilmente in poche parole: come si riconoscono i buoni libri?

Acquistare da una piccola casa editrice è sempre più un’incognita, per tanti motivi (vi rimando al già citato post sulla spazzatura d’autore per farvi un’idea più chiara); e non ultima questa mail inviata da una lettrice – una delle tante – fa capire che la questione è ben lontana dal trovare una risposta:

Tuttavia, nella mia testa è comparsa una domanda birichina, una sorta di avvocato del diavolo personale che non mi lascia in pace. I libri sono sempre gli stessi. Non sono cambiati. I loro titoli, i loro contenuti, la loro copertina. Tutto è rimasto invariato. Allora: quando hanno pubblicato pagando, erano “narcisisti scrittori” che per soddisfare il loro ego di emergenti hanno pagato. Bando della critica, del pubblico consapevole, bando morale per la loro azione. Ora sono free. Quindi cosa sono diventati? Autori che credevano in se stessi ed hanno voluto scommetterci sopra economicamente, insieme all’editore che poi si è ricreduto? A lume di naso direi di no. Insomma come possiamo giudicare il contenuto di un libro che prima era per forza da scartare in quanto eap, ed ora è necessariamente da valutare in quanto free?
Mi viene sempre di più in mente il post di Nayan. Spazzatura d’autore. Il marchio free oppure il marchio eap non sono sufficienti a garantire qualità o non qualità di quello che leggiamo, non garantiscono che in circolazione ci siano solo testi validi.

Si parla di quegli editori che cambiano politica, passando da EAP a free. È anche per questo motivo che a settembre abbiamo creato la lista degli Editori di Qualità, gli editori “Qualità Oro”, per citare una famosa pubblicità di caffè. Come vedete sono solo sette case editrici. Ci piacerebbe che crescessero, e di parecchio. Per fare questo abbiamo bisogno di due cose:

  • Delle vostre testimonianze, come sempre. Abbiamo bisogno di sapere che avete letto libri che vi sono piaciuti, quanto vi sono piaciuti, di sapere che quei libri che vi sono piaciuti erano curati come si deve. Per darci le vostre testimonianze le vie sono tante: commenti, forum, mail;
  • Dei libri degli editori; c’è un’iniziativa in corso, si chiama Porto Emergenti; siamo ben consapevoli che le difficoltà economiche, l’abolizione delle tariffe agevolate per le case editrici e compagnia cantante: quindi siamo disponibilissimi a leggere i libri in formato elettronico. E non temete, i libri che ci piacciono ce li compriamo.

Abbiamo delle iniziative concrete in corso; dateci una mano ad ampliarle.

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31 Comments
  • Xarxes
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    credo che la maggior parte degli scrittori esordienti non si accontenterebbe di una lista di nomi così breve(tenendo conto poi che se uno è vero fan del genere fantastico è impossibile che non conosca già molti dei nomi dell’attuale lista).

    Non penso ci sia il rischio che l’aspiorante scrittore medio si concentri solo su un gruppo sparuto di CE (che magari non pubblicano nemmeno il genere che gli interessa) e ignori tutte le altre.

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    @syllon: è esattamente quello che intendevo io. “WD certified” o roba simile era molto più appropriato come nel caso del Rifugio degli esordienti.
    @xarxes: non mi riferivo ai lettori (non sono i lettori che ravvivano il WD) ma agli scrittori esordienti

  • Syllon
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    Macché marchio DOCG! Non esageriamo. Io credo che la cosa vada vissuta così: è come se il WD dicesse “ragazzi questo editore è free, ecc. ecc. In più, abbiamo dato un’occhiata al suo lavoro e riteniamo (nostra opinione) che sia ottimo”. Tutto qui. Una cosa del genere l’ha fatta anche a suo tempo il “Rifugio degli esordienti”, sito ancora più vecchio del WD dedicato agli aspiranti autori, il quale nelle liste metteva un marchietto dorato con su scritto “certified”. Ovvio che se il marchietto mancava, non significava che quell’editore non era buono. Solo che non era certificato, il sito non garantiva né smentiva la sua qualità. N’est pas?

  • Reply

    concordo con Xarxes. Nox, tu pretendi di ottenere sul web il rigore e la precisione di un ente certificatore del mondo reale. Il fatto che l’azione del WD possa rivelarsi ancora lacunosa ai primi stadi non implica il fallimento in partenza del progetto perché:
    – non é che il consiglio ‘editore di qualità’ del WD conferisca una valenza superiore di sorta, ma semplicemente dimostra l’esito positivo di una disamina, senza elevare qualcuno nè affondare qualcun altro (allora gli editori non qualificati dal WD sono tutti cani? non credo proprio e infatti i ragazzi del WD si sono ben guardati dall’adombrare simili estremismi).
    – sopravvalutare il progetto, come mi sembra stia facendo tu, non é corretto, se in prima istanza su 1600 editori se ne valutano 45 e di questi 7 lavorano di sicuro a regola d’arte, 8 così così, 6 sono cani e 24 non rispondono equivale a dire che 7 (diconsi sette) editori hanno accettato di farsi valutare e verificare con esito positivo. Al contrario non leggerò in lista che 24 editori se ne sono fregati, 6 lavorano con i piedi e 8 si regolano caso per caso a seconda dell’autore che stanno pubblicando.
    Insomma, il WD sta rispettando anche la privacy degli editori più’ carogne e questo da solo basta a onorare il progetto. Che é e resta migliorabile, sia chiaro, ma che mi sembra non meritare i tuoi appunti, troppo didascalici ed eccessivamente pessimistici.

    ciao

  • Xarxes
    Reply

    non penso che qualcuno basi i suoi acquisti su una mini lista di CE stilata da un qualsiasi sito. Incappo nella lista e scopro che una certa CE è particolarmente apprezzata da WD, grazie tante dell’informazione che magari ho scoperto un paio di nomi che non conoscevo, ma amen.

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    appunto per questo, prima del metodo, sono discutibili il marchio e le parole che ne miei precedenti post avevo indicato con il termine generico copywriting.

    Faccio un esempio di frase non idonea estratta dai vari post del blog che comunicano (sottolineo) l’iniziativa:
    1) “il marchio è una garanzia di qualità sotto ogni punto di vista.”

    Abbiamo dunque un marchio che garantisce. In genere è assegnato da un ente certificatore il cui giudizio è riconosciuto dall’intera comunità (o comunque da una sua larga parte) di tutti gli stakeholders interessati (nel nostro caso i lettori, gli scrittori E GLI EDITORI); per questo normalmente chiunque riceva un marchio di garanzia lo pubblicizza nei propri spazi, cosa che invece non accade (mi pare) per le case editrici summenzionate. Il giudizio di preferenza espresso da una community di scrittori esordienti già richiederebbe un wording differente, ma di sicuro è inadatto a una scelta redazionale;

    2) il marchio riporta la frase “Editore di Qualità” dorato senza specificare in nessun modo WD. Anche questo non è idoneo al contesto, perché non si evince che trattasi di scelte redazionali soggettive e non di selezioni i cui criteri siano assoluti, difficilmente attaccabili; “La scelta di WD” o “The best of WD” o “WD’s choice” sarebbe stato più appropriato.
    3) Siccome le cose cambiano (come WD stesso fa notare) un marchio è inadatto, più idoneo sarebbe stato una sorta di bollino periodico (come l’auto dell’anno, il prodotto dell’anno, ecc.) dato alle 1-3 migliori analizzate quell’anno FRA QUELLE analizzate (specificando in largo anticipo i modi e i tempi del contest).
    4) Non sono i criteri di giudizio ad essere attaccabili (tutt’altro, esprimono la qualità in modo così generico che ci rientra tutto, quindi al limite eccedono per vaghezza) ma i criteri della scelta perché la selezione di coloro i quali sono passati al vaglio è invece estemporanea e soggettivissima, non pianificata.
    5) Un marchio con la scelta di comunicare il concetto “editore di qualità” “editore oro” implica ipso facto che tutti gli altri, anche – attenzione – quelli non passati al vaglio, non lo siano. L’esempio del caffè è assai poco pertinente, primo perché li si vende qualcosa e non è il caso in oggetto, secondo perché ad es. la qualità oro partecipa a un contest interno, cioè sta per “fra tutte le nostre qualità, questa è la più pregiata, ma non dimenticatevi delle altre delle quali si occupano altre campagne pubblicitarie con altri slogan (l’economicità, l’essere adatto a ogni situazione, ecc.)”
    6) infine (e concludo) le liste free, doppio binario, a pagamento erano ottime perché oggettive, attenevano al mondo dei fatti, inattaccabili e fornivano un grande strumento di scelta per la community (a me son servite); quando l’utente si collega ora e trova il bollino oro, cosa dovrebbe pensare. Andrà a leggere nel dettaglio il metodo (un po’ bislacco mi si passi) con cui le case ottengono il marchio? O vedrà solo il logo, sentirà risuonare solo la parolina “qualità” a prescindere? Si concentrerà magari solo su quelle, trascurando magari altre CE non passate al vaglio e quindi appartenenti a un limbo sospeso fra paradiso e inferno.

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    se il WD ha identificato solo poche case editrici che ancora possano vantarsi di essere ‘artigiane’ e di predisporre con meticolosità e precisione un prodotto di qualità, niente vieta di pensare che procedendo nelle indagini il numero iniziale di EQ si moltiplichi. Scartare a priori l’iniziativa mi sembra una pessima idea. Del resto non é che un parere positivo del WD consegni il marchio DOCG a nessuno, ergo suggerisco di chiudere i processi alle intenzioni e di collaborare alle verifiche, citando e allegando dati certi. In fondo che costa?

  • Reply

    @Ewan, il problema è che questi manoscritti scritti in klingon non dovrebbero nemmeno arrivarci, alla fase di editing…io sono dell’opinione che il requisito essenziale di un libro sia il buon italiano.

  • Reply

    Credi male, Nox. Chiedi a un qualsiasi editor se non gli è mai capitato di dover decifrare frasi che sembravano scritte in un misto tra klingon e aramaico antico e di dar loro un senso.

  • Nox A.M. Ruit
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    @Ewan: non credo che l’editing abbia molto a che fare con la sintassi e l’ortografia.

  • Reply

    Scusate se mi intrometto, ma c’è un limite sotto al quale un testo è oggettivamente di scarsa qualità, a prescindere dai gusti personali. E sto parlando di quei libri che non hanno mai incrociato un editor o che sono stati scritti da qualcuno che la grammatica della lingua italiana la usa per pareggiare i piedini del divano. Fidatevi, li ho visti coi miei occhi anche nei cataloghi Mondadori.

    Una CE che cura poco l’editing dei suoi prodotti oggettivamente sfornerà testi di qualità inferiore. E questo, lo ribadisco, al di là dei gusti personali, visto che, grazie al cielo, le regole della sintassi e dell’ortografia sono uguali per tutti i generi narrativi.

  • slacky
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    @Tiziana: sfondi una porta aperta. Anche io conosco stamperie che si spacciano per case editrici e che benché selezionino (ma non so su quale base) e non chiedano contributo, poi la fase di promozione del libro è totalmente a cura dell’autore. Eppure mi chiedo quanto difficile/facile sia, soprattuto all’inizio, per una casa editrice unire qualità e promozione. Alla lunga sicuramente rende, ma se il rendimento è atteso nel breve e immediato periodo non so quante piccole case editrici riescano a farlo. Credo si contino sulle dita di una mano, ma sarei felicissimo di essere smentito alla grande.

  • Tiziana
    Reply

    Anche io sono d’accordo nel ribadire che un prodotto di qualità si può intendere tale soprattutto per gli aspetti tecnici. Una casa editrice che lavora con criterio, è in grado di offrire una buona impaginazione, un’editing ineccepibile, una grafica accurata…Anche i testi fanno parte della qualità, ma lì entriamo più nei gusti dei singoli lettori: per lo più parlo di generi, di argomenti trattati e così via e ovviamente c’è chi ne apprezza uno chi un altro.
    Una buona casa editrice, per essere una con la E maiuscola, secondo me dovrebbe occuparsi anche della promozione e della pubblicità del libro che ha pubblicato. Non sono contraria all’intervento in prima persona dell’autore, tuttavia ho notato che molte delle case editrici di medio-piccole dimensioni ormai usano chiedere all’autore “la totale applicazione alla propria promozione e pubblicità”, restando di fatto una semplice “stampatrice” più che una casa editrice. Nella qualità, perdonatemi, ci inserisco anche la serietà in tal senso: un autore non sempre ha mezzi per ottenere quanto può una casa editrice in termini di promozione e pubblicità. Quanti autori hanno denaro da spendere per girare l’Italia a destra e a manca? Forse, una casa editrice ha più appoggi…

  • Syllon
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    @xarxes: in effetti il sito non è una bellezza. Però è funzionale e completo. Basta solo starci un po’ ad esplorarlo.

  • slacky
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    Beh ma in due anni? Nel catalogo ci sono solo 3 libri… Non per altro… :)

  • Reply

    Slacky il fatto che da due anni non pubblichi non significa che i libri che sono in catalogo non siano di qualità. Se non pubblicano un motivo ci sarà… Tipo che non trovano libri migliori? 😀

  • Nox A.M. Ruit
    Reply

    @Syllon: “criteri obiettivi, non opinabili” mi pare una frase uno zinzino assiomatica… ad essere opinabili sono appunto i criteri, il metodo e il copywriting (sottolineo questo ultimo elemento, perché spesso lo staff di WD ha una buona idea, ma la propone a colpi d’ascia bipenne, dimenticando che anche la forma, le parole con cui si propongono le iniziative, in sintesi la comunicazione, sono importanti).

  • slacky
    Reply

    Saranno pure editori di qualità, ma mi sfugge il senso di inserire nella lista una casa editrice che non pubblica più da due anni. E nessuno si scomoda a spiegarmelo.
    Tra gli editori di qualità potrebbe ricadere anche Intermezzi? Boopen LED? Mai letto nulla di queste due case editrici?

  • Xarxes
    Reply

    Syllon, ho dato un’occhiata al catalogo del tuo editore, non sembra male. Peccato però per il sito, veramente bruttino e scomodo.

  • Syllon
    Reply

    Ma qui non è questione di essere d’accordo o meno. Se decido di pubblicare una classifica basandomi su valutazioni “tecniche” e quindi oggettive (sempre ammesso che io sia in grado di farlo, ma questo è un altro discorso) di un qualcosa, significa che seguirò criteri obiettivi, non opinabili. Quindi non capisco la vostra obiezione, tutto qui.

  • Nox A.M. Ruit
    Reply

    Non è che basta dire che uno non è d’accordo che parte il fuoco di sbarramento dei Wuddini al grido di “comincia la polemica”. Fra discussione e polemica ci corre un oceano. Poi se non si vuole la discussione, è inutile fare un blog.

  • Syllon
    Reply

    E te pareva che non cominciasse la polemica. Scusate, ma quale sfumatura della parola “qualità” vi sfugge? Io credo che la cosa sia molto chiara. Ci sono libri fatti obiettivamente male e altri bene. Punto. Se mi trovo di fronte qualcosa che è rilegata approsimativamente, la grafica è poco curata, l’editing assente o scadente, la carta economica e si strappa dopo un po’, che criteri devo adottare per dire: “non è un libro di qualità”? Si sta parlando di cose “tecniche”, quindi obiettive. Il discorso cambia se invece si volesse suddividere gli editori in base alla qualità artistica dei testi. Allora si che le vostre critiche avrebbero un senso e potremmo parlare di gusti. Ma non mi pare che Ayame abbia citato niente del genere.

  • Reply

    Veramente si parla di editori che pubblicano buoni libri E hanno buoni rapporti con gli autori. Ovvero, si comportano da editori con la E maiuscola.
    Poi, mi pare che vogliate un dossier per ogni casa editrice… per quello basta leggere le recensioni dei loro libri e guardare i loro topic sul forum.
    Nel post dedicato agli editori di qualità c’è scritto:
    il marchio indica editori che non solo svolgono al meglio la loro funzione di casa editrice, curando – a proprie spese – tutte le fasi di produzione del libro e retribuiscono l’autore, ma che dedicano anche una cura particolare all’oggetto libro e pubblicano libri di alta qualità sia a livello di materiali che, cosa più importante, di contenuti.
    La valutazione della qualità dei contenuti è soggettiva? Sì, ma fino a un certo punto. Il libro è scritto bene, si legge bene, è scorrevole? Ci sono errori logici? Ci sono buchi narrativi, la trama è compromessa? Certamente gioca anche il fattore del gusto personale, ma molte volte persone nello staff mi hanno detto “questo libro non è di un genere che mi piace, ma è oggettivamente un buon libro”.

  • Reply

    Copio e incollo dalla vostra mail, critico ma con passione e pensiero positivo, ma critico:

    …… da settembre esiste un elenco di editori
    di qualità, ovvero case editrici che fanno bei libri sia come contenuto che
    come aspetto, e che hanno un ottimo modo di rapportarsi con i propri autori………

    Ora, i criteri di selezione di questo insieme sono troppo ampi, suscettibili di variazioni legate al gusto e al genere e si frammistano con qualità di rapporti umani e/o professionali tra autori ed editori…
    Secondo me detto in pisano “è una zuppa che non convince”.
    Ho curiosato in questa sezione perchè pensavo si potesse esprimere un giudizio di merito sulle case editrici in base alla loro serietà, ma quelli seri pubblicano cessi di libri e viceversa ed è pure vero il perfetto complementare.

    Di quale classica parli Ayame? nessuno credo vuol far finta di non vedere e accettare le classifiche, ma devono essere ordinate secondo un criteio riconosciuto, condiviso e misurabile, sennò…. è zuppa.

  • Reply

    Qualità significa qualità, libri scritti bene, che hanno tratti che sono apprezzabili al di là del gusto dei singoli. Non è né la maggioranza né la minoranza a fare la qualità: sono le caratteristiche.
    Se non ti piacciono le classificazioni puoi far finta che questa lista non esiste: non è sicuramente né la Bibbia né il Vangelo né chissà quale testo sacro, ma l’ultima volta che ho controllato in Italia era ancora possibile esprimere la propria opinione.

  • gnullo
    Reply

    Qualità che significa?
    A me può fare letteralmente schifo un libro che un’altra persona ama.
    Chi è nel giusto?
    Quel libro è… qualità?
    È la maggioranza a fare qualità?
    Oppure è la minoranza?
    Chi ha scelto le magnifiche “sette case editrici”?
    Onestamente non mi piacciono le classificazioni, specialmente in campi così al limite della possibilità di obiettività come le scelte degli editori.
    Concordo con Nox A.M. Ruit la cosa si presta a molte critiche.

  • Nox A.M. Ruit
    Reply

    un’iniziativa che presta il fianco a molte critiche e che, in quanto tale, avrebbe richiesto perlomeno scelte metodologiche e di copywriting assai differenti.

  • Syllon
    Reply

    Allora: avevo già citato sul forum, nel thread apposito, le Edizioni della Vigna. Luigi Petruzzelli è uno che fa i libri con passione e li fa senza porsi eccessivi limiti economici. Parte con tirature basse ma è veloce nelle ristampe. Tre versioni: una ebook, una “normale”, e una per collezionisti. Ora potrei essere di “parte”, essendo un mio manoscritto in fase di elaborazione per essere pubblicato in una sua collana. Ma quando lo citai nel forum del WD non gli avevo mandato ancora nulla, mi pare, o almeno non avevo avuto risposte definitive. Avevo solo letto un suo libro, in edizione “media”, Ombre a Venezia di Raffaele Olivieri: grafica pregiata, stampe d’epoca, bei caratteri in offset con il vecchio inchiostro grasso ben leggibili, carta lucida del tipo patinato. Segnalibro e una splendida mappa della Venezia ottocentesca. Editing professionale e refusi zero. E tutto a un prezzo accessibilissimo.
    Ecco, ho dato la mia testimonianza.

  • Reply

    […] This post was mentioned on Twitter by librisulibri, jacabook. jacabook said: Case editrici di qualità – http://bit.ly/gEEWRA […]

  • Reply

    Ciao Ayame,
    ti ho mandato tempo fa un MP con un elenco di possibili libri di qualità… Cioè a me son piaciuti. Non ho mai avuto risposta. Riprovo tramite il forum?

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