Scrivere sul libretto degli assegni #1


Per sapere qualcosa di vero, devi appartarti in un angolo e parlare sottovoce: su facebook tutti sono amici di tutti e, ovviamente, tutti scrivono. Che poi si scriva pagando, a qualcuno sfugge. Fa sempre un bell’effetto dire “sono uno scrittore”, ma avete mai incontrato un idraulico a pagamento?

“Dai, ti prego, ti do 50 euro se mi lasci dare un’occhiata al tuo lavello!”

Via Gumwriters

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Linda Rando, fondatrice del sito e amministratrice capo, detta amichevolmente “BossaH”. Classe 1991, non è particolarmente tollerante nei confronti del prossimo. Il suo motto è “sono un’amministratrice cattiva, non una cattiva amministratrice”. Paragonata a tutti i più grandi dittatori della storia, è stata recentemente definita “Divoratrice di stelle”. Il suo blog personale è Claire de Moon.

4 commenti

  • edorzar on 1-9-2011 at 12:42 pm

    Cara Linda, ogni volta che spari un post in quest’ambito si scatenano troll, cialtroni e immunodepressi di ogni età, rango e dislocazione geografica.
    Qualcosa mi dice che scoprire la piaga dell’EAP faccia molto più male di quanto si creda…

  • Esulterei on 1-9-2011 at 4:27 pm

    ho parlato di voi e del vostro progetto nel mio blog. credo che se non avessi saputo della vostra esistenza avrei ceduto alle sirene dell’editoria a pagamento.
    qui la mia esperienza
    http://esulterei.wordpress.com/2011/01/09/il-caso-writers-dream-contro-i-razziatori-di-sogni/

  • Feleset on 1-10-2011 at 9:14 am

    @ Esulterei: e pensa che tu sei stato anche fortunato, perché le poesie hanno poche pagine. C’è gente che ha proposto al Gruppo Albatros dei mattoni e si è vista arrivare un contratto che chiedeva anche 5000 euro.
    In pratica loro ti vendono la pubblicazione come le patate: più c’è quantità più devi pagare. I contenuti non sono importanti.

  • Esulterei on 1-10-2011 at 5:05 pm

    @Feleset: non sapevo della logica delle patate. Ma dalla Albatros ormai mi aspetto di tutto, considerando anche le esperienze postate qui su Writer’s dream.
    Ma davvero c’è gente disposta a spendere cinquemila euro per vedere il proprio libro “pubblicato”? Tra il furbo e il fesso, non so chi ha più colpa.

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