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Contro l’editoria a pagamento


PRIMA GIORNATA NAZIONALE CONTRO L’EDITORIA A PAGAMENTO: ALZIAMO LA VOCE.
E SMETTIAMOLA DI FARCI PRENDERE IN GIRO.

Qual è il problema sostanziale dell’editoria a pagamento? È la sua non onestà, il suo cercare di giocare a scaricabarile giustificando in decine di modi diversi la propria scelta di chiedere un contributo per la pubblicazione.
Perché di scelta si tratta, non prendiamoci in giro; scelta libera e non obbligata, al contrario di quanto molti vogliono lasciar intendere.
Ci sono centinaia di editori che non chiedono un soldo e fanno gli imprenditori (non i mecenati, non i benefattori, attenzione). E anche nel caso in cui l’editore fosse effettivamente impossibilitato a metterci i suoi, di soldi, chi diavolo lo obbliga ad avviare un’attività? Non compriamo un tv al plasma se non abbiamo i soldi.

Quel che si discute, quel che dà fastidio, quel che non si tollera è che gli editori a pagamento cerchino di prendere in giro la gente, di manipolarla e farle credere che il contributo è obbligatorio, è prassi, è inevitabile ed è addirittura giusto; anzi, si arriva al punto per cui non chiedere contributi e voler pubblicare gratuitamente è sbagliato, scorretto, presuntuoso. Come a dire all’idraulico che ha appena finito di farvi l’impianto idrico in bagno di andarsene a casa e anzi, di pagarvi, perché mica è giusto che voi lo paghiate per il suo lavoro.
Perché l’editore fa un lavoro importante, ci mette il nome, la faccia, il tempo e l’impegno; e poi si viene a sapere che quell’editore, proprio quell’editore che diceva di curare i suoi testi, di non essere un banale stampatore, in realtà non fa uno straccio di selezione e pubblica qualunque, qualunque cosa, senza nemmeno pensare a editing, correzione bozze e via dicendo.
Anzi, se gli mandi un manoscritto fasullo come questo ti riempiono di complimenti, ti propongono di pubblicare (pagando), parlano della scrittura fluida, della trama interessante, dei dialoghi verosimili che caratterizzano l’intero romanzo.
Quale scrittura, quale trama, quali dialoghi?
Dove li trovano, in cento pagine di puzzle fatto con paragrafi estrapolati a caso da blog, racconti, Wikipedia e assemblato in dieci minuti senza alcun filo logico – anzi, avendo cura che di logicità non ce ne fosse nemmeno un grammo?
Elogiano una simile porcata e poi si incazzano, danno a te della scorretta perché – marrana! – hai osato proporre loro un manoscritto fasullo permettendoti di mettere in dubbio la loro buona fede, ti sei azzardato a mettere in discussione la loro professionalità.
Ma quali dubbi? Ma quale discussione? Qui si parla di prove e di fatti, nero su bianco, proposte di pubblicazione mai smentite se non dopo che l’editore è stato avvisato da qualche lurker di periferia delle mie uscite pubbliche. E nonostante questo l’editore che smentisce è ignaro di aver selezionato duevolte lo stesso manoscritto, solo con titoli e autori diversi.
Ma sono io la scorretta, sono io che in malafede penso male. A pensar male si farà pure peccato ma ci si prende, purtroppo.

“Chi sei tu per chiedere a noi di giustificarci e di darti spiegazioni?”
È questa la domanda che mi sono sentita porre in questi giorni dagli editori che mi hanno spedito la proposta di pubblicazione e si sono risentiti della loro stessa proposta (della serie: io non leggo e non faccio il mio lavoro ma la colpa è tua).
A me non me ne frega un accidenti delle vostre giustificazioni, tenetevele e fatevene quel che vi pare. Quel che voglio io, quel che vogliamo noi è l’esatto contrario: voglio che la si pianti di prendere in giro la gente – perché è questo che si fa, chiamiamo le cose col loro nome – e che si dica chiaro e tondo come stanno le cose.
Non si può cercare di far credere stronzate alla gente: non è vero che l’unico modo per pubblicare è pagando, non è vero che tutti gli editori fanno così, non è vero che siete costretti a chiedere soldi. È una vostra scelta, punto.

E poi, chi sono io per chiedere spiegazioni? Io sono una cittadina italiana che – per sfortuna di molti – conosce i suoi diritti e li applica e, santo Dio, ho tutto il sacrosanto diritto di fare domande, criticare e manifestare il mio dissenso.
E gli stessi diritti li hai TU caro editore; gli stessi, appunto. Non di più, non di meno. Avere un’azienda non ti eleva a chissà quale livello: sei sullo stesso piano della sottoscritta, dei lettori di questo blog, di tutte le altre persone. E quindi non è che se rispondi “ti abbassi al nostro livello”: rispondere è sinonimo di civiltà e di educazione. Ignorare la gente e far finta di essere l’aristocratico alle prese con la plebaglia non funziona più da secoli.
Hai un’azienda pubblica, produci libri, il tuo lavoro dipende indissolubilmente dalla gente comune come me e chi ti pone le domande che tanto ti irritano e tu pensi di poter nasconderti dietro a un dito? Non esiste. Non esiste al mondo.

Cari editori, risparmiatevi i 5€ della raccomandata con ricevuta di ritorno e tenetevi nel portafogli i soldi per l’avvocato. Né diffide, né minacce, né querele mi faranno tacere; e ricordate che ad aprire la bocca non ci sono solo io: ci sono dozzine di persone, là fuori, che fanno quello che faccio io e che lo fanno assieme a me.
Non siamo pecore, conosciamo i nostri diritti e non abbiamo paura.
Siamo stanchi di essere presi per il culo, siamo stanchi di vederci negati i nostri diritti da persone che non hanno la minima influenza in merito e che pensano che facendo la voce grossa possano rimettere a posto la plebe. La plebe è stanca di tacere.

Dite di non avere nulla da nascondere e nulla di cui vergognarvi: parlate chiaro, allora.
O lo faremo noi.

Approfondimenti sull’editoria a pagamento

  1. Perché non pubblicare a pagamento
  2. Gruppo Albatros: collana Nuove Voci
  3. Gruppo Albatros: testimonianze
  4. Contro l’editoria a pagamento
  5. I costi reali  e i contributi richiesti
  6. Quando i sogni hanno un prezzo

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26 Comments
  • Clari
    Reply

    ok , scusa per il termine puoi cancellare se vuoi, mi è sfuggito come vedi.

  • Clari
    Reply

    che poveraccio era anche lui sicuramente sfruttato da questi personaggi spregevoli.
    Mi ha detto che ricevono circa 800 manuscritti al mese e ne pubblicano 50 …..fate un pò il conto …. 50 x 2.000,00 ….100.000,00 euro al mese…per non fare un c…o . rischio zero. Ovviamente è tutto legale e lecito, è la gente che accetta queste condizioni. Questo perché gli italiani non sanno più riconoscere il bene dal male , il giusto dallo sbagliato…altrimenti non si spiegherebbe una cosa simile. Ovviamente non c’è nessuna legge in questo colabrodo di stato che impedisca una porcata simile. L’unica cosa che spero è che almeno dia lavoro ad alcuni neolaureati. Questa sarebbe l’unica cosa positiva. Ovviamente anche questi avranno contratti e compensi ridicoli, però hanno trovato qualcosa da fare per il momento.

  • Reply

    @Clarissa Maracci: qui gli insulti non sono tollerati, sei pregata di moderare i termini.

  • Clarissa Maracci
    Reply

    che poveraccio era anche lui sicuramente sfruttato da questi personaggi spregevoli.
    Mi ha detto che ricevono circa 800 manuscritti al mese e ne pubblicano 50 …..fate un pò il conto …. 50 x 2.000,00 ….100.000,00 euro al mese…per non fare un c…o . rischio zero. Ovviamente è tutto legale e lecito, è la gente che accetta queste condizioni. Questo perché gli italiani non sanno più riconoscere il bene dal male , il giusto dallo sbagliato…altrimenti non si spiegherebbe una cosa simile. Ovviamente non c’è nessuna legge in questo colabrodo di stato che impedisca una porcata simile. L’unica cosa che spero è che almeno dia lavoro ad alcuni neolaureati. Questa sarebbe l’unica cosa positiva. Ovviamente anche questi avranno contratti e compensi ridicoli, però hanno trovato qualcosa da fare per il momento.

  • Clarissa Maracci
    Reply

    E’ successa anche a me la stessa identica cosa, contenuto rimosso dall’amministrazione in quanto offensivo.
    Ho litigato con il malcapitato di turno per circa 3 ore,

  • meo
    Reply

    Grandi. Continuate così, che questo scempio abbia un giorno fine!

  • Reply

    Complimenti per l’inchiesta. Truffe del genere vanno distrutte con l’informazione.

  • Stefano
    Reply

    @Fabio, non ho fatto di tutta l’erba un fascio. Leggi bene il post: mi riferiivo a chi è già “arrivato” ovvero scrittori relativamente famosi che decidono di pubblicare con case editrici a pagamento. Devo fare qualche nome? Quando apro il sito del Gruppo Albatros vedo le faccine di De Crescenzo e di Pinketts, bene, io di questi due non comprerò un libro.
    Certo, ogni scelta è discutibile, c’è chi pensa: vado ovunque, purché mi paghino e c’è chi decide di non lavorare per un azienda (perché di aziende si tratta) per una questione etica. Personalmente mi rifiuterei di farlo.

  • Fabio
    Reply

    @Stefano: non facciamo di tutta l’erba un fascio, per favore. Perchè come ho già detto, ci sono anche persone che ci sono cascate dentro questa trappola per malasorte.
    Bisognerebbe cercare di boicottare almeno tutte quelle persone egocentriche che, avendo pubblicato un libro con un EAP, si sentono “realizzate” e riempiono le pagine web di blog, video su Youtube e spazzatura. Perchè questi individui non sono assolutamente paragonabili a dei veri “autori”, ma a persone che cercano soltanto di fare qualche soldo a sbaffo, e allo stesso tempo non fanno altro che confondere le idee a chi magari cerca il classico libro “raro” che non ha tanta pubblicità.

  • Elvira
    Reply

    A riguardo, segnalo una serie di post molto divertenti sul blog di uno scrittore..

    http://diegozilla.blogspot.com/2009/12/il-ritorno-di-lando.html

  • non
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    in futuro non ci saranno più persone, solo artisti.
    diceva debord. direi che in questa società se c’è qualcuno disposto a pagare per farsi pubblicare ci sarà qualcunaltro disposto a farsi dare i soldi per pubblicarlo.

  • Stefano
    Reply

    Anche se non “commettono reato” devono fallire, lo auguro a chiunque pretenda denaro per pubblicare un libro, a chiunque speculi sulla ingenuità, sulle velleità, sui sogni delle persone. Mi fanno schifo gli “arrivati” che pubblicano con questi editori per lucro, mettendo la loro faccia sui siti di questi editori, contribuendo a renderli “credibili”. Personalmente ho deciso di boicottare questa stirpe di maledetti.
    Infine un consiglio di lettura: “Il Pendolo di Foucault”… è ironico e tagliente nei confronti degli stampatori a pagamento.
    Saluti

  • Fabio
    Reply

    Bisogna assolutamente fermare questi individui e cercare di far ritornare le cose ai tempi di una volta, in cui esisteva soltanto la realtà del piccolo umile editore disposto a “provare”. Perchè non tutti gli autori che hanno pubblicato con un’EAP sono degli esaltati o degli egocentrici, ma ci sono anche autori che ci sono cascati per pura malasorte.

  • Alessandro
    Reply

    In un vecchissimo articolo apparso su qualche rivista quasi quarant’anni fa e poi ripubblicato in volume nel 1973, U. Eco tratta da par suo l’argomento. Io lo lessi allora ma certamente il libro è stato ristampato. “L’industria del genio italico” è il titolo del pezzo e il volume s’intitola “Il costume di casa”
    Probabilmente, comunque, lo conoscete già.
    Saluti

  • Reply

    Concordo in pieno!

    La gente si atteggia e provoca l’irritazione di chi sta nel giusto!

  • Reply

    Leggete attentamente il contenuto del Blog, e state attenti agli spot televisivi, a tutto ciò che concerne l’editoria a pagamento. Sono come avvoltoi; pur di spillarvi soldi inventerebbero qualsiasi elogio che, per lo scrittore esordiente ingenuo, potrebbe anche sortire l’effetto desiderato.
    Non cascateci, davvero. Non è vero che l’unica via per la pubblicazione è questa, NON è giusta la metodica che ci propongono. Io non pagherò mai tremila e passa euro per “spese di Ufficio Stampa”, nè acquisterò copie del mio libro da rivendere ad amici e parenti.
    Non prendiamoci per il culo, c’è tanto di documentazione in giro e tanto di video, di dibattito al Salone del Libro di Torino, di Mirror Climbing soprattutto.
    Ora, spetta a voi decidere quale sia il vostro faro. Le case editrici a pagamento, con i loro sotterfugi e le loro promesse, oppure la gente che ci crede davvero, tutti quelli che amano realmente la scrittura e lottano affinché i risultati, e la pubblicazione, si ottengano con il giusto sforzo.
    Perché a differenza di quanto dice qualcuno, pubblicare non è diritto insindacabile dell’essere umano…

  • Reply

    @Ayame
    Ottimo! In ePub, mi raccomando… Il pdf non è un ebook!

    Luke

  • Reply

    @eBookLuke: già lo sto facendo, uscirà entro il mese.

  • Reply

    Stupefacente!
    Sarebbe da scriverci un libro, sulla vicenda…*
    Mi auguro che con l’avvento dell’editoria digitale (come puoi intuire dal mio nick sono un assiduo lettore di ebook) certe truffe, che altro non sono, possano finire.

    Luke

    *Anzi, perché non lo scrivi sul serio, un libro? Prendi il manoscritto tarocco, racconti la tua avventura come introduzione e alleghi in coda i commenti degli sventurati utenti che sono finiti nelle grinfie dell’EAP, o che hanno rischiato di finirci.
    Io ti realizzo l’ebook (gratis) e te lo metto in distribuzione…

    Luke

  • Reply

    Mamma mia. Pelle d’oca.

    Ti stimo.

  • Reply

    Il bello di tutto questo è che ora che si ha la conferma del fatto che non leggono una mazza di ciò che ricevono.
    Cade dunque la scusa del “il mercato è brutto e cattivo, e noi piangiamo, e se un autore vuole pubblicare deve aiutarci gne gne”: sono degli stampatori di quarta categoria e stop.
    Hai fatto più progressi con questo test di quanti se ne facciano in dieci anni di discussioni. Bella trovata.

  • Syllon
    Reply

    Mi sto dando da fare su FB e sul web. L’iniziativa sta avendo un certo successo. L’eap rovina il mercato dei libri. Bisogna cominciare a dire BASTA e a informare. Molti pensano che sia l’unica soluzione per pubblicare: NON è così. Facciamolo sapere.
    PS: Linda se non ci fossi qualcuno t’inventerebbe di sicuro…

  • Reply

    […]  http://www.writersdream.org/blog/2010/05/contro-leditoria-a-pagamento-3/   […]

  • Reply

    […] già raccontato un po’ di tempo fa la mia personale esperienza con questa gente. Qui c’è l’articolo della promotrice di questo […]

  • angie
    Reply

    Io avevo proposto una piccola raccolta di poesie alle tre case editrici che ho riscoperto in seguito a pagamento, quando in realta´ mi avevano inviato dei contratti da firmare dopo neanche due mesi dal ricevimento del mio manoscritto. E´ da allora mi ero accorta che qualcosa sotto puzzava, infatti chiamai uno di questi per dire che non sono cosi´ egocentrica per mettere al primo posto sto libricino di poesie,e che ho ben´altro a cui dare la priorita´ nella mia vita!!!!
    Per quello che riguarda il falso manoscritto, avete fatto benissimo a farlo, dovrebbero nascondersi alla faccia di tutto cio!!!

  • Reply

    Congratulazioni per l’iniziativa e per quanto fatto in occasione del salone del libro di Torino. L’idea del finto manoscritto era geniale!

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