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Perché dire no all’editoria a pagamento


Si possono cercare mille motivi per cui non pubblicare a pagamento, dalla deontologia professionale ai vari paralleli con la quotidianità (quale venditore all’ingrosso paga il negoziante al dettaglio perché esponga la merce che gli vende?), ma voglio spogliare la questione da tutte le sue implicazioni morali, soggettive, e in generale di tutte quelle implicazioni che sono determinate dal punto di vista.

Se si crede nella propria opera e si cerca qualcuno che ci creda altrettanto, al punto di scommetterci, non si deve pagare. Perché? La farò breve: non si deve pagare perché la stragrande maggioranza degli editori a pagamento o che pubblicano a doppio binario ha ammesso di domandare contributi per opere di basso livello letterario. Non di scarso livello commerciale: si parla di effettiva qualità del testo.
Memorabili le parole di un editore che dichiarò che domandava contributi ai casi disperati, specificando che si trattava di quasi tutta la narrativa italiana.
Quindi, se non volete non pagare non perché è sbagliato, perché il mestiere dell’editore è quello dell’imprenditore, perché è lui che deve assumersi il rischio d’impresa altrimenti non è più editore, perché se non pagate l’editore è costretto a fare promozione efficacemente, perché bla bla bla tutte le motivazioni già viste e riviste (e che vi consiglio comunque di rileggere qui e qui) fatelo almeno per non svalutarvi da soli e non farvi ridere in faccia dagli stessi editori.

Approfondimenti sull’editoria a pagamento

  1. Perché non pubblicare a pagamento
  2. Gruppo Albatros: collana Nuove Voci
  3. Gruppo Albatros: testimonianze
  4. Contro l’editoria a pagamento
  5. I costi reali  e i contributi richiesti
  6. Quando i sogni hanno un prezzo
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7 Comments
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    […] ci arrivate da soli, ma dato che qualcuno l’ha fatto molto prima di me, vi invito a leggere questo articolo e relativi link. Fatto? Guardate, vi spiegano anche perché editoria a pagamento e self-publishing sono diversi. […]

  • Ayame
    Reply

    @Gian: non capisco se tu parli senza cognizione di causa o per convinzione (errata), gli editori che ti pubblicano senza contributo e senza talent scout esistono e ne trovi una lista di ben settanta qui.
    Settanta, eh. Che poi i grandi lavorino principalmente coi talent scout non è una novità, ma c’è una fitta fauna di piccoli e medi editori che interagiscono direttamente con l’autore, senza nessun bisogno di contatti e raccomandazioni varie, e te lo dico perché conosco editori validissimi – li conosco di persona – e pubblicano non per sentito dire, non per raccomandazione, ma sulla base del talento.

    In quanto all’editore a pagamento che ti fa emergere… mi dici un editore a pagamento che ha fatto emergere qualcuno? No, perché i recensori professionisti – e quelli amatoriali, come quelli di WD – i libri pubblicati a pagamento li rifiutano. Gli editori grandi non vanno a frugare nel catalogo degli eap, hanno già abbastanza manoscritti da valutare.

  • gian
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    No all’editoria a pagamento, e su questo potrei anche essere daccordo.
    Ma gli editori che pubblicano non a pagamento c’e’ un modo per contattarli ?
    Assolutamente no perche’ e’ una favola che esistano realmente i talent-scout che leggono e valutano i libri. Per entrare in contatto con un editore che pubblica senza richiesta di contributo ci vogliono i contatti giusti, la segnalazione di qualcuno che ti presenta e ti introduce in quell’ambiente. E di conseguenza il talento, quello vero, e’ nelle mani di chi ha saputo agganciare le persone giuste. Tutti gli altri non saranno mai conosciuti. Tra di loro forse c’e’ tanta spazzatura, questo e’ vero ma qualcosa di buono potrebbe anche esserci.
    Ed in un paese come il nostro dove per emergere devi a forza conoscere forse l’editoria a pagamento non e’ sbagliata come concetto.
    Almeno li non devi conoscere nessuno ma solo sborsare soldi.
    Se poi li perdi sono cavoli tuoi ma almeno non perderai mai nessun rimpianto. E sarai sicuro di aver fatto tutto il possibile che qui da noi e’ soltanto cacciare fuori i soldi.

  • Ayame
    Reply

    Il problema, cara Francesca – perdonami se ti do del tu, ma in rete mi viene più spontaneo farlo – è che l’editore a pagamento si professa editore a tutti gli effetti. E la stragrande maggioranza delle volte non ha nemmeno una linea grafica per le sue collane e si fa fornire la copertina dall’autore, una cosa assolutamente impensabile. Purtroppo, è una cosa che fa gola a molti autori…

    L’editore a pagamento non è un’agenzia letteraria, bisogna tenerlo bene a mente.

  • Francesca
    Reply

    Gentile blogghista,
    per caso sono capitata in questo suo blog e incuriosita ho letto il post soprastante che desidero commentare.
    Sono una libera professionista nel settore editoriale e da anni collaboro sia con case editrici a pagamento sia con case editrici che non richiedono alcun contributo.
    Dalla mia esperienza le posso dire che da un lato è vero il fatto che sovente nelle case editrici a pagamento esiste una bassa qualità sia da un punto di vista letterario che grafico, ma è anche vero che in queste stesse case editrici si trovano dei veri e propri capolavori che nulla hanno da invidiare ai più grandi libri di autori nazionali e internazionali.
    Per tanto, credere che le case editrici a pagamento raccolgono, per così dire, in un calderone tutto ciò che arriva può corrispondere alla realtà, ma è anche vero che tra questi libri ce ne sono molti che si presentano di alto livello.
    A questo punto si chiederà come mai questi libri così eccellenti non siano stati pubblicati presso le case editrici non a pagamento: il punto è che la selezione dei volumi trova spesso vari ostacoli che lo stesso autore non può conoscere e ciò che a lui risulta è semplicemente che il suo libro non ha trovato interesse.
    Tenga anche presente che molti grandi autori oggi famosi non sono stati pubblicati da subito. Quindi, anche se fa male ammetterlo, è una realtà piuttosto normale.

    L’autore può quindi ripiegare su questi servizi editoriali che sono definiti “case editrici” ma che in realtà non sono molto diversi da uno studio grafico pubblicitario e questo l’autore del libro lo sa già in partenza. In sostanza, nel momento che lui paga, è perché va a chiedere un servizio.
    Per spiegarmi meglio: Lei deve pensare per esempio che ha una brochure da pubblicare, questa brochure richiede lavoro grafico, lavoro creativo, lavoro di testo e lavoro per la pubblicazione. Lei si affida a uno studio grafico affinché qualcuno esegua il lavoro. Una volta pronta, lo ritira. A questo punto la distribuzione non è compito dello studio grafico ma è Lei che la deve divulgare.

    Tuttavia la differenza tra lo studio grafico e la casa editrice a pagamento sta nel fatto che il libro è un prodotto che ha un prezzo ed è quindi a scopo di lucro e non è pertanto una brochure gratuita. La gestione commerciale e amministrativa è assunta pertanto interamente dalla casa editrice che Le fa quindi anche questo servizio che, mi creda, purtroppo va influire molto sul costo del libro stesso e sulle minime percentuali che vengono offerte all’autore su ogni libro venduto.

    Se Lei pubblicasse il suo libro da solo e lo distribuisse avrebbe bisogno di fatturarlo e per farlo dovrebbe aprire una attività. Per questa ragione esistono queste case editrici a pagamento, fanno il servizio che altrimenti da soli non si potrebbe gestire.

    Purtroppo è difficile vendere il proprio libro a causa della distribuzione che spesso per il piccolo autore inizia e termina con parenti e amici: ma questo è un aspetto che l’autore conosce bene quando si assume la responsabilità di utilizzare questi servizi editoriali che normalmente non includono la distribuzione e l’unico contatto con il pubblico può essere quello di mettere in “vetrina” sul loro sito aziendale, i libri dei loro clienti: anche questo è un servizio che l’autore paga.

    Pertanto mi permetta di dirle che non sono d’accordo sulla sua presa di posizione contro i servizi editoriali, appunto perché sono semplicemente dei servizi. Che poi la denominazione commerciale imponga certe definizioni nei nomi è una questione ben diversa e qui potrebbe far cadere qualcuno in errore, ma nel momento in cui qualcuno ci chiede una cifra, va da sé che siamo di fronte a un servizio che abbiamo richiesto noi.
    E’ in quel momento lì che un autore dovrebbe pensarci bene e rivolgersi alle case editrici non a pagamento per vedere se il suo libro può trovare lì la pubblicazione: altrimenti se lo desidera può usufrire di questi servizi.
    Spero di essermi espressa abbastanza chiaramente, nel salutarla cordialmente,
    Le auguro tanti grandi cose se ha un libro da pubblicare,
    Francesca

  • Reply

    Concordissimo ^^
    E complimenti anche per la grafica, davvero molto bella!

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